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ALL THAT REMAINS + SOILWORK + CALIBAN + BLEED FROM WITHIN + NEAERA - Magazzini Generali, MIlano, 14/12/2010
31/12/2010 (2373 letture)
14 Dicembre, ultima settimana della mia vita milanese e con ogni probabilità il mio ultimo concerto dell'anno. Dovevo assolutamente parteciapre all'evento in questione, prima di tutto perchè è da ottobre che non vedo un concerto, secondo perchè devo onorare una scommessa con Dirk Verbeuren, al quale devo una birra (clicca qui per saperne di più).

Ero partito un pò prevenuto circa l'evento, non capivo come un gruppo della storia e dello spessore dei Soilwork potesse fare da opener per gli All That Remains. Nulla contro la band del Massachussets, che anzi considero insieme a Bleeding Through e As I Lay Dying come i milgiori esponenti del metal-core americano, ma è evidente che i Soilwork sono un gruppo di tutt'altra caratura, che inoltre ha appena pubblicato una gemma quale The Panic Broadcast, mentre gli All That Remains hanno appena sfornato un album da 6 politico ovvero For We Are Many. Ma andiamo con ordine.

Al mio arrivo, dopo essermi scolato svariate birre ed aver ammirato e invidiato il servizio alcolici all'interno del bus dei Soilwork, stanno suonando i Bleed From Within. Si tratta dellla solita band core in stile americano (anche se i nostri sono scozzesi), magari anche brava negli arraggiamenti e nei ritornelli ma con la personalità ancora molto da sviluppare. Non mi entusiasmano affatto e decido di scolarmi qualche altra birra nel cortiletto fumatori del locale (in realtà trattasi di parcheggio). Le mie prolungate chiacchiere mi fanno perdere involontariamente i tedeschi Neaera, che hanno riccevuto opionioni bilaterali, tra chi li ha bollati come uno schifo e chi li ha osannati.

Rientro anche a causa della temperatura glaciale, il locale è ormai discretamente pieno.
E' il turno di un'altra band germanica, i Caliban. Su di loro è stato scritto ormai tutto. Questi ragazzi si sono ormai fatti inquadrare come un gruppo da 6 politico: esecuzioni decenti con qualche sbavatura e tutte uguali, come del resto lo sono le loro canzoni. Per chi come me li ha visti in più di un'occasione, l'impressione si è confermata di nuovo. Non che i Caliban non sappiano suonare (anche se il genere non è certo colmo di virtuosisimi), ma propongono uno spettacolo troppo prevedibile: riff cattivi, parti più melodiche, breakdown, wall of death e circle pit. Certo non c'è nulla di male in tutto questo, anzi per il sottoscritto è stata la migliore esibizione dei tedeschi in assoluto, ma sarebbe ora di cambiare qualcosa. Non so come spiegare il clima di "vista una, viste tutte" che circonda questa band, ma è veramente esagerato. E se questa per il sottoscritto è stata la migliore esibizione vi lascio immaginare le altre.

Ecco finalmente il turno dei Soilwork, forse la band più attesa della serata anche in virtù di un album riuscitissimo come il già citato The Panic Broadcast.
La band si presenta on stage senza troppi fronzoli, niente musichetta introduttiva, e si parte spediti con Late For The Kill, Early For The Slaughter l'opener dell ultimo album. Bjorn, che porta una bellissima maglietta dei Disarmonia Mundi guadagnando così punti nella mia personale classifica di simpatia,è in discreta forma vocale, anche se nel corso del concerto verrà spesso superato dal pubblico, ma come showman da lui abbiamo visto di più; Dirk è indemoniato dietro le pelli nell'attacco della canzone, e per fortuna è rientrato anche Peter Wichers, che nel seguito del concerto si esibirà in bellissimi assoli: loro i protagonisti insieme al pubblico. Purtroppo però, il concerto stenta a decollare, nonostante vengano eseguite perle quali As We Speak e The Flameout; il pubblico canta timidamente e il pogo è moscissimo, ma dopo l'esecuzione della bellissima Nerve, a circa metà concerto, cambia tutto. Il pubblico risorge, si scatena e anche la band sembra rinvigorita a sentire tanto affetto, da Bjorn fino al nuovo arrivato Sylvain, che sembra molto a suo agio nella band, si vedono scambiarsi scambia sorrisi e tutti sembrano in perfetta sintonia. Pezzi come Crestafallen e Bastard Chain mostrano il gruppo al massimo delle sue capacità, e la celebre Stabbing The Drama chiude il concerto. Nel complesso si è trattado dunque di una bella esibizione, che ha presentato degnamente il nuovo album trascurando forse un pò troppo la produzione più classica e d'annata, la cui presenza avrebbe fatto molto piacere a chi conosce la band. Solo una domanda continua a ronzarmi in testa: sono l'unico che non capisce l'utilità del tastierista nei Soilwork?

SETLIST SOLIWORK:
01) Late for the Kill, Early for the Slaughter
02) Night Comes Clean
03) As We Speak
04) The Flameout
05) Nerve
06) Crestfallen
07) Two Lives Worth of Reckoning
08) Let this River Flow
09) Bastard Chain
10) Stabbing the Drama


Ed eccoci agli headliner All That Remains, anche loro freschi di release da presentare agli astanti. Dopo una breve intro e una spruzzata inumana di ghiaccio secco, si parte spediti e veloci con For We Are Many. La band dimostra di saperci fare sia nelle parti cattive che in quelle melodiche, e al contrario della maggior parte dei gruppi del genere è anche dotata di ottime capacità tecniche, come dimostrato dall'esibizione del chitarrista Oli Herbert. Pezzi come Hold On e Two Weeks mettono in evidenza le abilità della band anche a coloro che avessero ancora qualche dubbio, mentre la reazione del pubblico durante l esecuzione di This Calling è il momento di maggior coinvolgimento della serata, grazie ad un refrain che più catchy non si può. Certo, sentire il frontman Labonte (ovvero il sosia di Fred Durst) a metà concerto dire "Ci mancano ancora cinque canzoni", non è il massimo della simpatia e fa pensare che il gruppo sia quasi costretta a stare lì. A mezzanotte si accendono le luci, la band saluta il pubblico dopo circa 50 minuti di concerto, i bis non arrivano (mah! Com'è possibile?) e il locale comincia pian piano a svuotarsi. Nella sostanza, quella degli All That Remains è stata un'esibizione piacevole che dimostra come, a tutti gli effetti, il ruolo di headliner non è proprio demeritato, anche se comunque si denota la necessità di maturare ancora un pò.

Il mio ultimo concerto del 2010? Si è chiuso in maniera piacevole, ma certamente i concerti da ricordare quest'anno sono altri.



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La locandina del concerto
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