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HYBRID CIRCLE - # 3 - Il Predicatore
15/01/2011 (1884 letture)
IL PREDICATORE
«Lui è vulnerabile quanto noi! Noi l’abbiamo creato e noi possiamo distruggerlo! È una macchina creata dallo Xelyano e come tale ha i suoi difetti! I virus possono ucciderci, perché un virus non potrebbe uccidere lui? Siete degli stolti a non darmi ascolto, mi osannerete quando rivedrete la luce e vi convertirete anche voi alle mie credenze. Avanti! Raduniamo chiunque sia capace di scrivere un fottuto codice! Pecore! Non ci tenete nemmeno un poco alla vostra libertà? Si, perché è della nostra libertà di cui si parla. Nel glorioso passato i criminali andarono in prigione e ora noi ci troviamo nella più grande prigione mai costruita. Siamo per caso criminali? No! E allora che stiamo facendo qui? Vorrete mica farmi credere che vi piace, vero? Sempre nelle carceri vi era il gioco della saponetta e se c’è qualche volontario in questo gregge ve lo mostrerò! Mi ignorate? Come sempre! Ma io non smetterò mai di tormentarvi con le mi idee! Purtroppo ho bisogno anche di voi per salvarmi, quindi non crediate che parli per puro altruismo! Il mio è semplice egoismo! Bestie ignoranti! Non me ne può fregare di meno di un popolo di montoni!»

Il vecchio stava dando i numeri. Come suo solito. Ma per la prima volta riuscii a comprenderlo. Il messaggio fu chiaro: lui era a conoscenza di un qualcosa che dovevamo assolutamente scoprire.
«Lex, siamo sicuri che il vecchio non sia semplicemente pazzo?»
«Provare non ci costa nulla, non credi?»
«Ok, ma ci parli tu!»
«Il vecchio è sceso dal suo palco improvvisato, ma credo non sia ancora il momento, almeno non qui tra la gente. Che faccio lo seguo? Ok lo seguo. Derek, andiamogli dietro. Vediamo dove va»
Il vecchio sembrò camminare senza una meta precisa, non riuscii a capire dove fu diretto. Girò l’angolo.
«Si può sapere che volete da me!? Perché mi seguite?»
«Cosa ti fa credere che ti stiamo seguendo, vecchio?»
«Ho girato in tondo per quattro volte, e poi eravate gli unici attenti mentre parlavo! Che volete un autografo?»
«Ok vecchio, hai ragione. Tu hai qualcosa che è della comunità, e noi abbiamo qualcosa che ti può interessare»
«Cosa potreste mai avere voi che interessi me? In fin dei conti sono solo un povero pazzo, no?»
«Abbiamo un libro intitolato “Robopsicologia applicata e Variazione del peso delle tre leggi”»
«Seguitemi!»
Tre isolati a destra, uno a sinistra, due dritti e poi in un vicolo. Ecco apparire una minuscola porticina di ferro senza maniglie e senza serratura.
«Entrate»
«Ma come hai fatto ad aprirla?» Il vecchio mostrando una mano disse «Chip sottopelle, ignoranti. E voi sareste degli esperti? Datemi quel libro e sparite! Lo avete voi solo perché non entrava nella mia sacca»
«Ma allora sei uscito da solo?»
«Ovvio, chi altri verrebbe con me?»
«E come hai fatto con i robot?»
«Mai sentito parlare di VWC ?»
«Si, veicoli senza equipaggio... Ma...»
«Ma non sai a cosa mi siano serviti, vero?»
«Già...»
«Se ne prendono quattro, gli si da l’ombra localizzatrice di un essere xelyano, e li si spara verso i vertici del CySquare appena si esce dalla tana. Un mantello di materiale radio-riflettente addosso e ci si assicura la sopravvivenza per almeno un paio d’ore. Poi i robot se ne accorgeranno e a quel punto si lavora di gambe.»
«Ah, capisco»
«Vi prendo una tazza di qualcosa»
La casa del vecchio era un vero caos. Piena di ferraglie e cavi che pendevano dal soffitto e dalle pareti. Polvere, topi e altre cose che non avevo mai visto»
«Comunque il mio nome è Harvey Cohen. E il tuo, pivello?»
«Io sono Lex Mitnick e lui è Derek Turing»
«Comunque se avete uno di quei libri di certo non li avrete trovati per strada. Cosa vi ha spinto ad andare laggiù?»
«Curiosità»
«Vallo a raccontare a qualcun’altro! Nessuno esce per pura curiosità! Solo io posso farlo! Dimmi la verità, ragazzo. Cosa sai che io non so?»
Derek si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò freneticamente
«Lex, non dirgli niente! Andiamo via da qua, io non mi fido di questo vecchio pazzo!»
«È vero Harvey, io so qualcosa che tu non sai, ma per ora non ho intenzione di rivelartela. È vero che tu sei riuscito a catturare uno di quei robot?»
«No, non è vero, non l’ho catturato. Si è rotto da solo cadendo, probabilmente un giroscopio fuse a causa delle ultime violente tempeste»
«E che ne hai fatto?»
«E che te ne importa? Comunque l’ho smontato»
«Ma è ancora funzionante?»
«Volendo si, ma attualmente la testa è staccata dal corpo. Comunque mi state facendo perdere tempo. O parlate o ve ne andate a calci!»
«Va bene. Hai presente il virus di cui parlavi prima? Bene, io ce l’ho»
«Vorreste farmi credere che due pivelli sprovveduti come voi siano in grado di creare un virus di tale portata? Ma non fatemi ridere!»
«Difatti non l’abbiamo realizzato noi»
«E chi, allora?»
«Gli stessi che hanno creato quella che tu chiami la macchina. Sai che il suo vero nome è CyberVAC?»
«Non la bevo nemmeno se lo vedo!»
«Allora facciamo un esperimento. Senti questo»
Avevo portato con me il nastro su cui era registrato il messaggio di Isaac West e quando cominciò a girare, i suoni uscirono dai diffusori. La faccia di Harvey era incredula. Di colpo sembrava diventato più vecchio di quel che era. Il silenzio fece scorrere lentamente il tempo e ad ogni parola di Isaac, Harvey impietriva sempre di più»
«Impossibile pivello. È assolutamente impossibile. Questo è unicamente un montaggio a regola d’arte!»
«Lo abbiamo ricevuto via radio vecchio! E se non ci credi metteremo il codice sorgente del virus dentro il cervello staccato del corpo!»
«Impossibile, non potremmo riaccenderlo. CyberVAC, come lo chiamate voi, se ne accorgerebbe immediatamente e ci ritroveremmo pieni di questa schifosa ferraglia da non saper più dove scappare»
«Lex, Harvey! Ora sembrate entrambi pivelli! Mai sentito parlare della gabbia EDS?»
«Giusto pivello! Come ho fatto a non pensarci prima? Comunque rimarrebbe il problema di infettare il cervello positronico. Come faremmo a portare il codice sorgete dal nastro al robot? Non abbiamo convertitori analogico-digitale»
«E questo sarebbe un problema? Guarda quanta ferraglia hai qui intorno! Lo potremmo costruire!» disse Derek
«Harvey, fidati di Derek, non è così sprovveduto come potrebbe sembrare!»
«E va bene, proviamo. Ma per me rimarrà sempre un pivello!»
Subito cominciammo a rovistare in quel lerciume. Non ci crederete ma era una vera miniera d’oro. Io e Derek, quando costruimmo l’antenna impiegammo vari giorni per trovare i componenti. Lì dentro fu questione di minuti»
«Harvey, qui sembra un negozio di elettronica dopo una rapina compiuta da ladri molto disordinati»
«E voglio che così rimanga. Non azzardatevi a mettere in ordine altrimenti non ritroverò più niente!»
«Harvey, hai un saldatore?» disse Derek
«Guarda nel mucchio a sinistra»
Dopo vari rovistamenti, Derek trovò tutto il necessario per iniziare la costruzione del convertitore. Rimase colpito da un oggetto ben nascosto che fino ad allora vedemmo solo sui libri: un proiettore olografico. Derek non riuscì a trattenersi vedendolo carico. Lo accese ed apparve l’immagine di un ragazzo. Harvey piombò subito su di noi come un fulmine strappando immediatamente dalle mani di Derek il proiettore, e disse
«Mi spiace ragazzi, ma questo non si tocca, sempre se teniate ad avere le mani!»
«Scusaci, Harvey. Non avevamo mai visto dal vivo quest’oggetto»
«Bene, ora che è accaduto continueremo a lavorare»

Dopo molti tentativi falliti e relativi principi di incendio, finalmente Derek sembrava aver creato qualcosa che a vederlo non avrebbe funzionato, ma che almeno non avrebbe preso fuoco.
«Lex, forse ci siamo. Dammi il registratore ed il computer»
«Harvey, hai un computer qui?»
«No, penso sia l’unica cosa che manchi. Gli unici funzionanti si trovano nel Centro operativo della comunità. Quello che chiamate “The Hole”»
“The Hole” è il nome più azzeccato per questo artefatto dello xelyano. Artefatto è la parola più giusta per definirlo. In origine fu un rifugio antiatomico, o perlomeno così si crede dati i documenti ritrovati al suo interno, e fortunatamente dispose di riserve di cibo e una sorgente d’acqua probabilmente proveniente dal sottosuolo. La fonte, a causa dei vari anni di inutilizzo e di scarsa manutenzione, scavò sotto le fondamenta del rifugio facendolo sprofondare una ventina di metri. Da qui il soprannome “The Hole”.
Progressivamente divenne il centro della nostra pseudo-città. Li si distribuirono razioni di vivande e d’acqua. Nel “The Hole” si conservò tutto il materiale antecedente all’avvento dei robot, ovvero libri, computer e quel che siamo riusciti a prendere dall’esterno nelle varie missioni. Ma accedere a questo materiale era estremamente difficile perchè necessitavano le dovute autorizzazioni. Queste venivano rilasciate da una giuria formata dai cinque Saggi, ossia i cinque più anziane della comunità. “The Hole” era l’area più protetta della Tana. L’unico posto, esclusi gli ingressi, nel quale si poterono trovare xelyani armati. Nella nostra comunità, non vi erano crimini, anche perché non c’era nulla da rubare o da invidiare, se non ci si aiutava a vicenda non si poteva andare avanti.
«Harvey, Lex, sapete benissimo che li non potrete entrare!»
«Derek, allora sei tu il pivello!» dissi
«Si, Lex ha ragione! Sei tu il pivello! Secondo te quante infrazioni abbiamo commesso finora?»
«Una o due, forse?»
«Ne hai commesse abbastanza per essere cacciato dalla tana e lasciato in balia dei droidi di CyberVAC. Sai cosa stiamo facendo in questo momento?
Un’adunanza non autorizzata, pesantemente punita!»
«Derek, Harvey ha ragione. Ormai ci siamo dentro. Ci serve un computer, e lo andremo a prendere!»
«Vuoi recarti nel “The Hole” e rubare!?» chiese Derek
«Si pivello, noi andremo a rubare un computer perchè per ora l’idea di Lex è la migliore! Lex, dovremmo escogitare un piano per eludere la sorveglianza.
Idee?»
«Io una ne avrei. Hai ancora qualche VWC?» e Harvey carezzandosi il pizzetto
«Certamente...»
Il piano fu questo: costruire un fucile elettrico da applicare ad un VWC per poter stordire le guardie. Avremmo commesso il primo crimine della Tana. Derek, un po’ riluttante, si occupò della costruzione del fucile e Harvey lo montò sopra il VWC. Poi, insieme, programmammo il percorso dell’automa. Una volta tramortite le guardie saremmo potuti entrare, in quanto nel“The Hole” non c’erano porte.
Uscimmo dalla casa di Harvey e ci dirigemmo nelle vicinanze dell’obiettivo. Era ora di agire.
«Lex, tu entrerai prima di me essendo più giovane e quindi anche più veloce. Derek, tu invece ti occuperai di azionare i fucili elettrici ed io guiderò il VWC. Pronti? Allora iniziamo!»
Ebbi paura nell’istante precedente all’attacco delle guardie, ma durò solo un attimo perchè Harvey cominciò subito a far muovere il VWC e dopo pochi secondi Derek azionò i fucili. Le guardie caddero stordite a terra senza generare alcun tipo di rumore ed io, istintivamente, corsi verso l’entrata di “The Hole”. Feci luce con una torcia a diodi luminosi improvvisando il tragitto verso la sala dei computer. Dopo pochi tentativi entrai nella sala e vidi i computer disposti a semicerchio, ma la mia attenzione cadde su un modello molto compatto, un portatile, forse l’unico rimasto al mondo. Lo presi immediatamente e con il cuore in gola scappai verso l’uscita a gambe levate, oltrepassai le due guardie ancora tramortite a terra sentendo un brivido attraversarmi la schiena. Non riuscii a credere a quello che ebbi fatto. Il primo crimine nella storia della Tana. Divenni un criminale, ma per giusta causa.
«Via, via! Andiamo via!» Mi sussurrò Harvey, ed accolti dalle tenebre tornammo nella casa di Harvey. Pensai che sarebbe divenuta la nostra dimora per un bel po’ di tempo.

Quella notte nessuno di noi dormì. Ci mettemmo subito all’opera per trasferire il virus dal registratore al computer e Derek riuscì quasi al primo colpo nel trasferimento. Mi accorsi che Harvey cominciò seriamente a fidarsi.
Il mattino seguente ci svegliammo di soprassalto. L’intera Tana fu in subbuglio. Si accorsero della violazione al “The Hole”. Nessuno parlò del furto, ma solo dell’attacco alle due guardie. Si presentò il pericolo delle perquisizioni nelle case e fummo costretti a nascondere tutto il materiale a cui stavamo lavorando, non potemmo correre il rischio di attirare attenzioni su di noi.

_________________________ NOTE _________________________
(1) VWC: Vehicle without crew (Veicolo senza equipaggio)
(2) ESD: Electromagnetic device shield (Dispositivo di schermatura elettromagnetica)



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La casa di Harvey secondo Gildo Iacovella
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