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GODS OF METAL 2004

(Sabato 5 Giugno 2004)

Musica: 70/ 100
Un breve excursus sulle band della giornata di sabato…

DARK LUNACY: tre lunghi (lunghissimi!) brani che presentano la loro ultima fatica discografica. Il suono è eccellente (assieme a quello dei Judas Priest, il migliore della giornata), la musica molto meno. Le canzoni infatti, togliendo le partiture campionate d'orchestra (peraltro molto belle), risultano piatte ed essenziali. La presenza scenica è sufficiente (almeno per quel che riguarda il cantante).

INTO ETERNITY: diverse canzoni, ma rese uniformi da un suono confuso ed inappropriato. La musica è piuttosto buona (anche se ricordano un po' troppo i Gardenian, già di per sé una band priva di originalità), e la tecnica esecutiva è veramente pregevole: chitarre soliste che si doppiano vorticosamente in riff veloci e d'effetto, un cantato che alterna un pulito power ad un growl death (una trasformazione repentina e stupefacente) e supportato da backing vocals curatissime. La presenza scenica è molto buona (e lo dimostrano Michael Romeo che, nascosto nell'angolo, si gusta compiaciuto i numeri circensi dei chitarristi, e Mike Terrana che filma con la telecamera il batterista che pesta sulla batteria come un dannato).

DOMINE: ovvero, come sprecare una grandiosa testata Mesa Boogie con i suoni più brutti del mondo. Per il resto, solita storia: il gruppo ormai nausea con la piattezza delle nuove canzoni, e la ripetitività con cui si ripropone al Gods è quanto mai sospetta. L'esecuzione di Morby appare anche leggermente sottotono, ma ciò può essere imputabile ai volumi sballatissimi.

RAGE: un grande gruppo, che suona grande musica con grande tecnica e grande presenza scenica. Poco altro da aggiungere: i Rage dimostrano come si possa, con soli tre componenti, fare egregiamente il lavoro che a volte band di sei musicisti non sono in grado di portare a termine. I suoni sono equalizzati più che decentemente, e ciò non fa che dare spessore alla loro ottima proposta musicale.

ANATHEMA: fuori… tema, ma indubbiamente validi. Una di quelle band che fa dell'atmosfera e dell'emozione il proprio punto di forza, senza disdegnare nemmeno qualche leccata di popò (vedi le magliette dell'Italia) per conquistarsi un pubblico che appare un po' annoiato (a ragione). Il suono va e viene… anche i fonici si addormentano? Apprezzabile la cover finale di "Comfortably Numb", anche se siamo molto lontani dalla magia di Waters.

SYMPHONY X: uno show che sarebbe favoloso, in presenza di suoni migliori. Le chitarre di Romeo sovrastano tutti i toni bassi della batteria, la voce fa capolino sporadicamente, e lo stesso dicasi di basso e tastiere. Nonostante ciò, una delle migliori performance della giornata: tecnica eccezionale, grande feeling con il pubblico, una scaletta di tutto rispetto. Grandi.

NEVERMORE: una band forse sopravvalutata (anche se, avendoli già visti altre volte, so che possono fare di meglio). Warrel Dane non è capace di gestire la voce, cosicché la già precaria capacità dei fonici è messa in crisi da un cantato impossibile da equalizzare (un particolare che sembra stupido ma che in effetti è fondamentale: un cantante deve sapere quando allontanare il microfono dalla bocca per rendere il volume uniforme). Inoltre il cantante sembra piuttosto rigido (anche se indubbiamente l'espressività facciale, un po' sullo stile dei Moonspell, è di grande impatto). Loomis suona molto bene, ma i riff appaiono dannatamente scolastici e quadrati. La scaletta scelta è molto buona.

STRATOVARIUS: ci ha pensato la grandine divina a cancellare l'esibizione di una band ingiustamente blasonata.

JUDAS PRIEST: inutile dire che l'attenzione della stragrande maggioranza dei presenti è rivolta a Halford. E, senza dubbio, ne vale la pena. I Priest con Owen stanno a quelli con Halford come gli Iron con Blaze stanno a quelli con Dickinson. Rob Halford sfodera un carisma assolutamente unico, ed è capace di rendere ogni singola canzone un capolavoro, complice la teatralità dei movimenti, ed un'ugola che non sente l'usura del tempo. Il resto della band appare più vecchia e stanca (come al solito, del resto), ma il suono eccellente di ogni strumento dona una marcia in più.

Organizzazione: 30/ 100
- Parcheggio non custodito a pagamento (4 euro). Al ritorno all'auto, scopro che una doppia fila di vetture dietro la mia blocca qualsiasi possibilità di fuga. Guarda caso, una volta uscito dal parcheggio facendo rally tra le tende da campeggio, i parcheggiatori sembrano svaniti nel nulla, togliendomi così qualsiasi possibilità di reclamo. Complimenti!

- Non si può entrare con le bottiglie (ma solo dopo una certa ora). Inutile dire che all'interno dell'arena, di bottiglie se ne vendevano a quintali. Ad un mio amico è stato consigliato di chiamare la Finanza per i reclami. L'impavido ha pure telefonato, ma le risposte fornite potete immaginarle da soli, visto l'andazzo generale, no? Complimenti!

- Costo di una birra piccola (piccola piccola): 4 euro. Complimenti!

- Il Gods of Metal, se non sbaglio, esiste dal 1997. Tuttavia, nel 2004 una pioggia torrenziale della durata di mezzora riesce a mettere a soqquadro l'intera organizzazione, come se prevenire un simile evento fosse un fattore irrilevante. Complimenti!

- Il suono degli strumenti, a partire dagli Into Eternity, è talmente basso da rendere possibile chiacchierare amabilmente col vicino anche a due metri dal palco. Inutile dire che appena uno del pubblico prova a cantare… il concerto diventa un karaoke senza base. Complimenti!

- Nonostante il timbro stampato all'uscita dall'arena, senza il biglietto d'entrata non viene concesso di rientrare. Ciò vuol dire che centinaia di persone che hanno perso il biglietto, chi perché l'ha disintegrato sotto la grandine, chi perché semplicemente non lo trova, una volta uscito dall'arena, non può più rientrare. Complimenti!

- Il giorno successivo viene concessa l'entrata a quelli che vogliono vedere l'esibizione dei "compianti" Stratovarius. Tuttavia, uscendo un secondo dall'arena, non è più possibile tornare dentro, nonostante l'adesivo-pass che viene fornito. Complimenti!

Autore: Renato Zampieri "Renaz"

Recensione di Francesco Pighi (Primo e Secondo giorno)
Recensione di Alessandro Prandini (Primo giorno)


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