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Bruce Springsteen - Human Touch
( 3493 letture )
Human Touch è l'undicesimo album (il nono in studio) del “Big Boss” del rock statunitense, Bruce Springsteen. Prodotto dallo stesso Bruce, e da Jon Landau, Chuck Plotkin, Roy Bittan, il lavoro viene pubblicato insieme a Lucky Town, all’interno di un’operazione ambiziosa e probabilmente un tantino azzardata. Il tutto si può interpretare in svariati modi, ma i tanti cambiamenti che coinvolsero il rocker abrasivo in quei periodi rivelarsi fra i più rilevnti. Nel 1989 infatti Bruce Springsteen divorzia per ben tre volte: le prime due in gennaio, quando rompe con Julianne Phillips, un matrimonio durato poco più di tre anni e mezzo, lascia il nativo e ispirante New Jersey per trasferirsi in California con la sua nuova compagna, Patti Scialfa, mentre la terza disgiunzione, quella meramente artistica e resa pubblica il 13 novembre, apparve scioccante per i fan di lunghissima data: dopo oltre diciassette anni giungeva la fine della collaborazione con la mitica E Street Band. Uno dei membri del gruppo, l’organista Danny Federici, suonava con il leader da addirittura ventidue anni, dai tempi degli Steel Mill. I fedeli seguaci non la presero certo bene e anche alcuni componenti della storica formazione, il sassofonista Clarence Clemons, su tutti, manifestò energico dissenso.

Gli anni ‘90 e ‘91 furono scanditi da un’alternanza di notizie riguardanti il privato, il matrimonio con Patti Scialfa e la nascita di due figli, e le indiscrezioni sulle sessioni d’incisione, con Springsteen al lavoro in vari studi losangelini con turnisti di fama mondiale quali il bassista Randy Jackson, il batterista dei Toto Jeff Porcaro, il trombettista Mark Isham e il tastierista Ian McLagan. Rimangiandosi la parola, il Boss fece una parziale marcia indietro sull’argomento E Street Band e richiamò a se Roy Bittan, convocandolo per la stesura del nuovo disco, o per meglio dire delle due nuove uscite. Eh si, perché tra lo stupore generale, nel marzo del 1992, approdarono nei record shop non uno ma addirittura due LP nuovi, con la stampa e l’opinione pubblica convinta che Bruce Springsteen, avvolto nella sua inquietudine atavica di mettersi in discussione, avesse scelto di sperimentare percorsi musicali inediti tentando di dare un taglio netto al passato glorioso, fatto di storiche composizioni e vendite da capogiro. In tutta sincerità, al sottoscritto, questo “Tocco Umano” non ha mai fatto salire i brividi e non ha mai convinto appieno, scaturendo qualche disappunto. Gli standard compositivi, oggettivamente, appaiono al di sotto rispetto a ciò che il Boss aveva scritto e prodotto nella decade antecedente, sciorinando poca coesione tra le varie song e dando una chiara idea di episodi slegati e poco compatti, radunati sotto l’egida di questi solchi. Ci sono però dei rigurgiti di gloria innegabili soprattutto nelle tematiche trattate nei testi: Human Touch ostenta in maniera forsennata la voglia, il bisogno, la necessità assoluta di contatto umano, di rapporti cristallini da sbattere in faccia ad un mondo impazzito che devasta e asfalta ogni sensazione con ipocrisia e zero senso del rispetto altrui. Un tema sciaguratamente attuale e cancro di questo crazy world contemporaneo….significative le parole della song autointitolata: “Ho una macchina giapponese, una villa ad Hollywood, ho tutto! Ho 57 canali… ma dentro non c’è proprio niente.” Una disapprovazione aspra contro la nostra collettività, una sorta di rimprovero al mondo occidentale, una sorta di riconoscimento del fallimento della società capitalistica. Il disco in toto, però, lascia la lingua allappata rimanendo a metà del guado e fornendo la fondata impressione di zoppicare, sia nella direzione storica tracciata in precedenza, sia nel non approfondire pienamente una nuova vena fresca ed innovativa. All Or Nothin’ At All, ad esempio, cerca di mutuare un certo tipo di AOR a stelle e strisce ma ne sortisce fuori una traccia che potrebbe essere a firma di Bryan Adams o Richard Marx, il che deve far riflettere; nemmeno il soul contaminato dal pop da classifica di Real Man convince e persuade, anzi, esattamente il contrario. Tutto l’album lascia l’ascoltatore perplesso e dubbioso, i troppi arrangiamenti perfettini di Soul Driver e Real World, per esempio, accalappiano una deriva poco rock e senza il sacro fuoco della vita di strada, emblema fiammeggiante nel dna springsteeniano da sempre. Human Touch, come il già precedente Tunnel of Love, si mostra nella sua vera natura, ascolto dopo ascolto: un lavoro decisamente meno rock rispetto ai precedenti capitoli vinilici del rocker del New Jersey. Convivono più generi in questo cd, probabilmente troppi, il folk di With Every Wish ornato dalla tromba con sordina di Mark Isham, Pony Boy, una soffice ninna nanna/filastrocca suonata da Bruce insieme alla moglie Patty Scialfa che chiude la track list o ancora la radiofonica Soul Driver, nella quale ritroviamo David Sancious, già compagno del Boss nella prima formazione della E Street Band, e poi finalmente una chitarra dura in Gloria’s Eyes e Long Goodbye che però non spostano più di tanto gli equilibri. E ancora una scheggia come Cross My Heart con flavour country e un singing quasi baritonale e I Wish I Were Blind dolce ballata, dolorosa ammissione, che sposa la voglia di condividere una vita con la persona amata.

In definitiva Human Touch appare intriso da troppi ingredienti provocando smarrimento nei fans fedeli, un buon album ma non certo da annoverare tra i colpi di genio di Springsteen, una vera e propria istantanea che fotografa fedelmente quel frangente storico vissuto dal singer rauco. Al di la di tutto, le troppe tastiere sparse, un sacco di sintetizzatori che proliferano in un pop un po’ stucchevole, rendono l’assenza brillante della E Street Band nostalgica e malinconica. Un lavoro certamente definibile in tono minore, nonostante le liriche di denuncia e spiccato valore “umano”.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
63.42 su 7 voti [ VOTA]
DEEP BLUE
Domenica 28 Luglio 2019, 11.10.32
3
Mai sentito un disco peggiore di questo. Little Steven, dopo averlo sentinto in anteprima, gli propose di risuonarlo tutto con la E street Band. Aveva ragione
Galilee
Mercoledì 19 Febbraio 2014, 21.19.24
2
Concordo in pieno. Questo è lucky town probabilmente sono i suoi dischi meno riusciti.
hm is the law
Mercoledì 19 Febbraio 2014, 17.53.17
1
L'eccezione che conferma la regola: disco discreto in mezzo ad un mare di capolavori
INFORMAZIONI
1992
Columbia Records
Rock
Tracklist
1. Human Touch
2. Soul Driver
3. 57 Channels (And Nothin' On)
4. Cross My Heart
5. Gloria's Eyes
6. With Every Wish
7. Roll of the Dice
8. Real World
9. All or Nothin' at All
10. Man's Job
11. I Wish I Were Blind
12. The Long Goodbye
13. Real Man
14. Pony Boy
Line Up
Bruce Springsteen (Voce, Chitarra, Basso)
Roy Bittan (Tastiere)
Randy Jackson (Basso)
Jeff Porcaro (Batteria, Percussioni)
Patti Scialfa (Cori)
David Sancious (Organo Hammond)
 
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