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Tygers of Pan Tang - Crazy Nights
( 1261 letture )
Mai troppo ricordati e mai sufficientemente osannati, i Tygers of Pan tang fanno parte di quella piccola pattuglia di gruppi che, pur trascinandosi dietro elementi provenienti dagli anni '70, introdussero tra i primissimi le note della N.W.O.B.H.M. sulla scena degli anni '80, con tutto ciò che ne consegue in termini di importanza storica. Reduci dall'incisione di Spellbound, quello che viene considerato quasi unanimemente il loro capolavoro ed uno dei long playing più importanti della prima metà degli anni '80, i Tygers avevano bisogno di capitalizzare il successo ottenuto con una promozione adeguata da parte della loro casa discografica e dal loro inserimento nel circuito dei fest. La MCA, invece, si mosse in maniera a dir poco inopinata, costringendo Jon Deverill & Company ad entrare in tutta fretta nei Trident Studios di Londra (tra l'altro, questo vinile dovrebbe essere l'ultima incisione effettuata prima della loro chiusura) per produrre immediatamente il successore. La cosa generò grosso malumore e forti pressioni -specialmente per ciò che riguarda John Sykes- che rischiarono di far scaturire un disco molto scialbo ed affrettato.

Nonostante le premesse di cui sopra ed a dispetto della considerazione relativamente scarsa ottenuta da Crazy Nights, l'album in argomento era e rimane un prodotto d'ottimo livello, anche a distanza di così tanti anni dalla sua uscita, restato nel ricordo degli appassionati anche per la famosa copertina del grande Rodney Matthews , che faceva il verso al film su King Kong, con la tigre a cercare di abbattere gli aerei dalla cima della Post Office Tower di Londra. Nobilitato dai soli e dal riffing di Sykes (non all'apice della carriera, ma sempre su livelli più che godibili) ben coadiuvato da Rob Weir, dall'ugola di Deverill assolutamente giusta per il mood fresco dei pezzi e dalla coppia Rocky Laws/Brian Dick al basso ed alla batteria, il vinile si pone come ottimo esempio di N.W.O.B.H.M. della prima ondata. Aperto dalla semplicità e dall'immediatezza di Do it Good, canzone spontanea dal sapore post-settantiano che si snoda sulle note affilate e "vuote" delle chitarre, dal suono così tipico del periodo e sulla voce assolutamente heavy-rock di Deverill, questa costituisce un ottimo antipasto per il resto della tracklist. Più aggressiva e quadrata Love Don't Stay, apparentemente più dentro la situazione musicale che si viveva nel 1981 nel suo riff di base, ma in realtà molto bluesy e resa più amichevole da un arrangiamento che prevede un chorus decisamente americaneggiante, forse un po' slegato dal contesto generale del brano. Decisamente più interessante ed oscura, anche se ancora con un piede piantato nel blues, Never Satisfied. Pezzo più moderno e chiaramente rivolto nel suo sviluppo alla N.W.O.B.H.M., mostra un Deverill in palla, ben calato sia nella singola canzone, che nel clima di quella fase musicale. Se poniamo la composizione in relazione con l'anno d'uscita, il pezzo risulta anche molto aggressivo. Restando in tema di aggressività, ancor più efficace si dimostra Running Out of Time, piccolo manuale di come si faceva heavy metal al tempo. Grande lavoro di Rocky Laws al basso, il quale ruba la scena alle chitarre, per un pezzo che mostra con chiarezza di essere costruito per le esibizioni dal vivo. Spazio quindi alla title-track: solenne quanto poteva consentirlo la produzione di quel tempo, si scatena poi in un ritornello molto heavy-rock dal grande potenziale evocativo, per quanto non certo più originale di tanto. Ancora Laws sugli scudi, a legare tutto con il suo quattro corde. Indi un esempio di N.W.O.B.H.M. del tipo "gioioso" e di derivazione hard rock, ossia quello che più ha contribuito ad imporlo sulla scena, con Down and Out. Come di prammatica, per apprezzare compiutamente quello che oggi potrebbe sembrare un innocuo rockettino, esso va contestualizzato storicamente e culturalmente rispetto all'anno d'uscita ed alla scena su cui impattò. Discorso simile per Lonely Man, dalle caratteristiche accostabili, ma risolta su un mid-time che la rende più marziale rispetto alla precedente. La situazione viene ulteriormente sviluppata con Make a Stand, che sembra la naturale continuazione della canzone appena ascoltata, con un tasso di cattiveria leggermente aumentato, a produrre pertanto un risultato più duro. Molto bello il break pre-assolo, che introduce una nota di pathos in più, prima di chiudere con Raised on Rock. La cavalcata sfrenata di sapore chiaramente R'n'R, viene incattivita dal drumming galoppante di Brian Dick, il quale permette sia a Deverill di far correre la voce come sa, che alle asce di scatenarsi liberamente; un finale dal grande effetto.

Nonostante un più che dignitoso diciottesimo posto raggiunto nelle charts U.K., le frustrazioni provocate dal comportamento della casa discografica, indurranno Sykes a lasciare subito dopo l'uscita di Crazy Nights, tentato da un provino per Ozzy, che però non avverrà mai. In seguito la MCA continuerà a gestire in maniera a dir poco discutibile i Tygers of Pan Tang, provocandone di fatto la fine. Un altro classico esempio di scelleratezza gestionale da parte di gente che di musica capiva ben poco. A prescindere da queste considerazioni, Crazy Nights rimane un lavoro validissimo, da parte di una delle band più importanti per capire come si è sviluppato il mondo dell'heavy ai suoi albori, contorno compreso. Come è scontato, anche di questo disco è uscita una versione rimasterizzata risalente al 1997, comprendente tre bonus-tracks. Chiaramente, la versione originale è quella da considerare per avere un quadro fedele rispetto a quanto si ascolta.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
84 su 5 voti [ VOTA]
Philosopher3185
Sabato 13 Dicembre 2014, 18.38.44
4
Molto bello come album..piu' rock'n roll hard rock..io ci sento anche alcuni passaggi,che rimandano ad alcuni lavori dei Saxon.
AL
Venerdì 28 Febbraio 2014, 9.37.28
3
è un buon disco. per me vale 75. è inferiore a Spellbound però che considero un album veramente bello! concordo su crazy nights!
jek
Sabato 22 Febbraio 2014, 13.58.13
2
Dopo l'innamoramento di Spellbound, per me è un deciso passo indietro, probabilmente come spiegato nella solita precisa rensione grazie alla fame di soldi della casa discografica, troppo frettoloso e improvvisato. Ottimi alcuni pezzi ma molti poco graffianti tant'è che non comprai il disco ma me lo feci duplicare in cassetta (naturalmente persa).
The Nightcomer
Sabato 22 Febbraio 2014, 11.02.41
1
Per me questo fu l'ultimo lavoro veramente degno di nota dei Tygers. Lo considero un ottimo album, che riflette pienamente il periodo in cui vide la luce, anche se mi appare leggermente meno continuo rispetto ai due illustri predecessori. Condivido la recensione nella sostanza ed anche la considerazione sulla superiorità di Spellbound, ma Crazy Nights é un disco da avere per ogni amante delle sonorità di quel periodo meraviglioso.
INFORMAZIONI
1981
MCA Records
Heavy
Tracklist
1. Do It Good
2. Love Don't Stay
3. Never Satisfied
4. Running Out of Time
5. Crazy Nights
6. Down and Out
7. Lonely Man
8. Make a Stand
9. Raised on Rock
Line Up
Jon Deverill (Voce)
John Sykes (Chitarra)
Robb Weir (Chitarra)
Rocky (Basso)
Brian Dick (Batteria)
 
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