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Pripjat - Sons of Tschernobyl
( 1928 letture )
Con un moniker del genere, di sicuro i tedeschi Pripjat, sorti nel 2011, non passano inosservati: Pripyat è infatti una località ucraina colpita frontalmente dall'esplosione nucleare di Chernobyl (20 aprile 1986) e da allora trasformata in una sorta di città-fantasma. A Pripyat tutto è rimasto come nel giorno della tragedia: la città è stata evacuata ma ne resta intatto lo scheletro, fatiscente e terrificante. La scelta di chiamare la propria band in questo modo è fortemente simbolica, dunque, probabilmente ispirata dalle origini ucraine del singer Kirill Gromada e del chitarrista Eugen Lyubavskyy: il gruppo sembra voler dare una collocazione reale e storica al classico contesto post-nucleare tanto in voga nel thrash ottantiano, fornendoci nel loro esordio Sons of Tschernobyl una serie di 'pezzi a tema' che mescolano la cruenza sonica del thrash e la crudezza lirica di testi incentrati proprio su quel drammatico avvenimento della storia europea.

Il quartetto di Colonia abbatte ogni ostacolo attraverso uno stile velocissimo e concitato, rigorosamente figlio della vecchia scuola: il riffing è tagliente e ossessivo, ripetuto fino allo sfinimento, le vocals sguaiate -la timbrica di Gromada sembra un'emulazione non troppo velata di quella di Schmier, dei Destruction- i rallentamenti costruiti ad hoc per anticipare le brucianti ripartenze rapide o gli assoli al fulmicotone, di chiara impronta slayeriana. I Destruction stessi costituiscono forse il paragone più azzeccato al sound dei Pripjat, che si articola in maniera competente e senza mai banalizzare le strutture delle composizioni. Il drumming scrosciante e compatto, le chitarre nervose ed i loro riff, semplici e graffianti, innervano di adrenalina i quarantuno minuti abbondanti di questo Sons of Tschernobyl, che si apre con due bordate velocissime come Nuclear Chainsaw, dal riffing convulso, e Liquidators, uno degli episodi migliori del lotto: un brano tiratissimo e trascinante, che oltre alle dirompenti sezioni da headbanging mostra anche una struttura più che discreta. Acid Rain, invece, sorprende piacevolmente quando sterza da un avvio ritmato non trascendentale ad una caustica corsa ritmica, abbellita da un bel solo melodico; la band si esprime al massimo quando pigia il piede sulla tavoletta dell'acceleratore, quindi brani come Snitches Get Stictches, Red Disease o l'irresistibile Born To Hate, col suo refrain da pugno al cielo, faranno la gioia dei thrashers oltranzisti. In queste canzoni vengono mitragliati riff letali a gran velocità ma con precisione chirurgica; nella stessa Red Disease compare pure qualche riff più melodico, ben innescato su un canovaccio a dir poco devastante. Proprio questi piccoli dettagli danno la sensazione di un sound maturo e relativamente stratificato, nei limiti che il genere -nella sua accezione più verace- consente. Qua e là nel corso del disco sono presenti anche alcuni assoli più musicali e curati, anche se i fanatici più belligeranti possono dormire sonni tranquilli: la maggioranza premia sempre e comunque certe scariche di adrenalina fiammante, quei classici assoloni abrasivi e (apparentemente) caotici alla velocità della luce tanto cari ai puristi indefessi del settore.

Tutta la scaletta poggia su brani di ottimo livello, con le distruttive Destruction Manifesto e Toxic che quasi alzano l'asticella della violenza nel momento in cui, invece, ci si aspetterebbe forse un calo qualitativo o, quantomeno, un momento di stacco: niente di tutto ciò, si corre fino alla fine e senza sosta. Certo, la title-track sembra possedere qualche sfaccettatura troppo melodica, a tratti, ma nel complesso il disco si lascia ascoltare con elettricità ed entusiasma a più riprese. Giusto il minutaggio, giusto il numero dei brani, completato dalla versione in lingua russa di Liquidator: la tensione non viene mai meno ed il platter volge al termine con immutato nervosismo, quasi come fosse una colonna sonora postuma con la quale accompagnare le drammatiche scene di fuga e distruzione seguite a quel maledetto disastro di tanti anni fa. Se volessimo trovare un difetto al disco, parleremmo della varietà non certo spiccata dei brani: il canovaccio è sempre lo stesso, serrato e condito da qualche rallentamento ma orientato in tutto e per tutto alla corsa a velocità smodata; questa, però, rimane una lacuna soltanto in parte, perché dal thrash più spinto non possiamo che aspettarci proprio questa straripante veemenza di fondo e non certo arazzi o virtuosismi particolari. Pripjat dunque promossi e con voti assai alti: se avete voglia di scapocciare a più non posso, Sons of Tschernobyl fa proprio al caso vostro.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
79.33 su 3 voti [ VOTA]
hermann 60
Mercoledì 12 Luglio 2017, 20.13.54
7
scusate il ritardo li ho scoperti da poco. grande disco di grande thrash sempre lanciato a folle velocita', fantastico 80
HTEDAGEMMEGADETH
Lunedì 12 Maggio 2014, 18.35.51
6
Bel debutto, promettono bene... Voto : 80
jeffwaters
Sabato 29 Marzo 2014, 9.46.05
5
Grade Rino,bella rece come al solito....thrash till death
jek
Sabato 1 Marzo 2014, 20.37.30
4
Li sto alternando ai Prematory, anche questo per me è un discone da paura grande thrash. Vale quello che ho detto nella recensione dei Prematory, largo ai giovani. Anche in questo caso e tutto scritto nella recensione e il voto e perfetto.
The Thrasher
Venerdì 28 Febbraio 2014, 12.02.10
3
grazie della fiducia ragazzi
AL
Venerdì 28 Febbraio 2014, 10.40.59
2
grande Jek!! mi hai fatto morire dal ridere! anche questo album me lo devo ascoltare. un 78 da Rino significa qualità!
jek
Martedì 25 Febbraio 2014, 20.15.37
1
Dopo i Prematory questi, li sto sentendo sul tubo, un'altro disco da avere poi con questa recensione non ci sono dubbi. Certo che il 2014 col thrash è partito alla grande se andiamo avanti di soto passo Renzi i miei bot non potrà tasarli
INFORMAZIONI
2014
Bret Hard Records
Thrash
Tracklist
1. Nuclear Chainsaw
2. Liquidators
3. Acid Rain
4. Born To Hate
5. Snitches Get Stictches
6. Red Disease
7. Destruction Manifesto
8. Toxic
9. Sons of Tschernobyl
10. Ликвидаторы
Line Up
Kirill Gromada (Voce, chitarra)
Eugen Lyubavskyy (Chitarra)
Michael Thomer (Basso)
Yannik Bremerich (Batteria)
 
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