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Godflesh - Streetcleaner
( 5888 letture )
Anno 1989: il mondo del metal è un'esplosione di thrash, death metal e grindcore, velocità elevate, pezzi brevi ed incisivi; gli anni '80 sono una decade che verrà ricordata a posteriori come la migliore per queste specifiche correnti musicali. Ma c'è una band che decide di uscire fuori dagli schemi, di non limitarsi a seguire l'ondata, di irrompere con qualcosa di diverso da tutto quello che era stato scritto fino ad allora. I Godflesh, guidati da Justin Broadrick e G.C. Green (ex-Fall of Because), il 13 novembre di quello stesso anno partoriranno quello che si può senza ombra di dubbio considerare un album seminale, imprescindibile per l'industrial metal: Streetcleaner.
L'impatto che Streetcleaner ha avuto sulla musica di allora è stato talmente forte da creare una frattura molto profonda e le reazioni di coloro che si sono trovati di fronte all'intensità ed alla claustrofobia di questo lavoro non potevano che essere volte verso un senso di angoscia e profondo disagio, quello stesso disagio che si prova nell'affrontare qualcosa per la quale non si è ancora pronti. Le linee che delimitavano il perimetro geometrico del metal disegnato fino ad allora sono state definitivamente scavalcate, per dare vita ad un nuovo manufatto artistico che coniuga mondi tenuti ben separati tra loro fino a quel momento e che, apparentemente, viaggiavano in antitesi; questo disco è una creatura che ha seminato confusione e disorientamento nell'ascoltatore, che ancora non sapeva dare una definizione ben precisa a quello che stava ascoltando.

Prima di loro solo i Ministry, i Big Black ed i Killing Joke avevano osato navigare così a fondo negli abissi dell'elettronica industriale, pur coniugandola con paradigmi decisamente diversi. I Godflesh incarnano tutta la controversia e la complessità dell'immaginario più intimo e lacerato di Broadrick, che fino ad un paio di anni prima aveva partecipato all'altra grande rivoluzione della musica metal, quella sancita dal grind dei Napalm Death, band con la quale Justin ha prodotto Scum. Per questo motivo si potrebbe considerare anche il padre putativo del grind, ma è effettivamente con la sua band più personale che riuscirà successivamente ad esplicitare in maniera più completa e visionaria la sua concezione negativa e nichilista del mondo, oltre che ad influenzare una schiera di band industrial e nu-metal che si ispireranno a lui negli anni successivi. Il frontman decide di scagliarsi contro quella fetta di metalhead che riteneva conservatrice, chiusa nella sfera più classica ed heavy che tanto in quel periodo andava in voga e di fondare una nuova band insieme al fidato bassista Green, che lo aveva affiancato già nelle sperimentazioni industriali con i Fall Of Because, i quali tuttavia erano ancora legati musicalmente all'esperienza grind. La proposta musicale è così anticipatrice che, come lo stesso Justin ammise durante un'intervista, lui ed i Godflesh in un primo momento furono esclusi dalla cerchia heavy, nonostante ebbero l'occasione di partecipare a numerosi tour.

Per quanto la musica si fosse spinta agli estremi, la pesantezza e l'oppressione onnipresenti in Steetcleaner erano qualcosa di così sconvolgente da apparire minaccioso. L'intento era quello di ridurre ai minimi termini qualsiasi orpello, per approdare a soluzioni più primitive e scarne, infarcite di (de)cadenze ossessive, chitarre distorte, ronzii assordanti ed una drum machine marziale e brutale, che scandisce una marcia disturbata e lisergica.
I dieci pezzi che compongono il full length sono densi di noise, di percussioni che degenerano in rumori persistenti e scandiscono le dieci tappe di un viaggio sofferente e malato, tanto da poter essere paragonate alle dieci piaghe che, secondo la leggenda raccontata nel Libro dell'Esodo, Dio inviò per punire il popolo egiziano. In effetti si ripetono nelle nostre orecchie come castighi e i loro testi urlano parole di denuncia contro l'umanità corrotta (Locust Furnace), bugiarda, disgustosamente perversa, piegata alla logica del profitto (Life Is Easy) e spietata, tanto da apparire deforme e morta dentro (Like Rats).
Tutto questo non sarebbe stato possibile se Broadrick non fosse cresciuto nel contesto industriale di Birmingham, che influenzò prepotentemente le sue ossessioni musicali. Uno scenario che riusciamo ad immaginare anche scorrendo i brani di Steetcleaner, che sembrano sudare ruggine e sputare i fumi delle ciminiere delle industrie, eco dei fasti di quella Rivoluzione Industriale attorno alla quale la città si espanse economicamente ed architettonicamente. Un altro tema ricorrente in Streetcleaner (ma nello stile di Broadrick in generale) è la velata -ma ripetitiva- presenza di temi a sfondo cristiano, ovviamente elaborati in forma critica ed esasperati all'ennesima potenza, che vengono sublimati e riassunti nell'artwork, dove alcune croci avvolte tra le fiamme stanno per crollare carbonizzate.

L'inferno è qui sulla Terra, la vita è denaro, la vita è debito, la vita è morte.
E noi tutti veniamo allevati come ratti.



VOTO RECENSORE
93
VOTO LETTORI
93.82 su 23 voti [ VOTA]
zakyzar
Venerdì 31 Agosto 2018, 17.58.42
21
una mattonata allucinante un disco che quando usci'fece sbiancare i cosidetti duri della nwobhm e i bayarea ..una coltellata alla giugulare,un disco malato che trasmette un ansia sconcertante..altro che depressive e company..voto95
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 17 Aprile 2018, 14.36.41
20
Bellissimo il commento di Marco75 al 12, anche io sono nel dubbio che possa essere tutto vero!
Doomale
Lunedì 12 Marzo 2018, 18.11.27
19
@Sele, si intendo proprio Il nome del Rock a Palestrina. Io sto li vicino e sto ancora rosicando. Ti invidio, un amico mi raccontò tutto....P.s. Ottima disamina.
Selenia
Lunedì 12 Marzo 2018, 17.45.09
18
@Doomale: intendi a Palestrina? io c'ero! Furono grandiosi. Bello anche il concerto che fecero un paio di anni dopo a Roma, anche se meno coinvolgente di quello. Un manifesto, sì, ogni volta che lo riascolto è sempre un'esperienza.
Doomale
Lunedì 12 Marzo 2018, 14.18.44
17
Riascolto dopo un secolo tra ieri sera e stamattina. Un manifesto nel genere, poco da dire. Ho sempre preferito la corrente Britannica...e pensare che per il tour della reunion suonarono in un parco a 5 km da casa mia e non ho potuto assistere causa vacanze. Un gigantesco ratto meccanico, fondamentale e' dir poco e non solo x l'industrial.
Shadowplay72
Mercoledì 29 Novembre 2017, 18.52.30
16
i pionieri dell'industrial metal assieme ai ministry,autori di album seminali come questo e pure.tra l'altro justin broadrick gia' aveva fatto un album seminale come scum dei napalm death.da citare come sue band anche i fall of because,i god,i painkiller,e i jesu!
Demanufattura
Venerdì 3 Novembre 2017, 15.04.19
15
L'album più inquietante che abbia mai ascoltato, incredibilmente malato. Grandissima band.
manaroth85
Venerdì 27 Maggio 2016, 11.44.28
14
capolavoro del genere! indescrivibili! non capisco come mai rimasti sconosciuti ai molti! qui dentro ci son centinaia di gruppi! dal industrial al death al doom ecc...grandissimo gruppo, poi pensare che era il 1989 quando usci!!! voto massimo 100!
Alessandro
Sabato 5 Luglio 2014, 0.12.38
13
Un suono che rimarrà autentico e non databile per i secoli a venire.
Marco 75
Sabato 7 Giugno 2014, 11.28.56
12
Comprai questo disco quasi per caso e devo dire che all'inizio non mi entusiasmò particolarmente. Lo ascoltavo poco, due, tre pezzi e poi spegnevo lo stereo. Più tardi mi resi conto che non facevo così tanto perchè il disco non mi piacesse, ma piuttosto perchè mi faceva paura, e lo dico senza vergogna. Streetcleaner trascina l'ascoltatore in un gorgo oscuro e senza speranza, si rimane schiacciati da suoni opprimenti, vischiosi come pece e pesanti come macigni. Non ci si diverte ascoltando un disco come questo, eppure non si può fare a meno di rimanerne in qualche modo affascinati, perchè il disco ci mette in contatto con le parti più oscure dell'animo umano, quelle zone dello spirito che non vogliamo guardare, ma che sappiamo esistere dentro di noi. ecco, queste sono le sensazioni che mi trasmette Streetcleaner. Non so dargli un voto, non so come catalogarlo, non so nemmeno se mi piaccia o no...continua a farmi paura...
VomitSelf
Lunedì 10 Marzo 2014, 21.52.56
11
Dio mio questo album! Uno dei vinili più usurati che ho sullo scaffale, da quanto l'ho consumato. Un monumento. 100 pieno per il sottoscritto
Unia
Domenica 9 Marzo 2014, 14.15.50
10
"... un album seminale, imprescindibile per l'industrial metal", hai già detto tutto. There has to be someone killed...
Ubik
Domenica 9 Marzo 2014, 10.49.03
9
Disco immenso
Masterburner
Domenica 9 Marzo 2014, 0.37.24
8
non si può far altro che confermare 'Pietra Miliare' della musica rock. Hanno osato fare un passo oltre.
TheAlien
Sabato 8 Marzo 2014, 23.52.19
7
Pietra Miliare.
CYNIC
Sabato 8 Marzo 2014, 19.42.11
6
PIETRA MILIARE niente da aggiungere, se un non, fatelo vostro al più presto. VOTO 95 su 100.
Ste
Sabato 8 Marzo 2014, 15.03.01
5
Stupendo, nient'altro d'aggiungere!!
Galilee
Sabato 8 Marzo 2014, 13.39.10
4
Un classico dell'industrial metal. Grande band, forse questo è il loro capolavoro. Ai tempi giravano coi Napalm death in tour. Paura.
Theo
Sabato 8 Marzo 2014, 12.33.29
3
"Like Rats" e la successiva "Christbait Rising" da inno. Ottimo disco, secondo me uno dei migliori del genere proprio, come del resto loro. Forse gli preferisco un filo il successivo "Slavestate", ma son piccolezze, due capolavori del genere. Sull'importanza invece nulla da dire, di certo questo rimane il top della loro discografia. Voto e recensione azzeccati, forse io starei un filo più basso (ma la scelta è limitata dai miei gusti, lo riconosco) ma rimane un capolavoro del genere e non solo.
Mickey
Sabato 8 Marzo 2014, 11.39.52
2
Marcissimo ed alienante since 1989.
enry
Sabato 8 Marzo 2014, 10.47.55
1
Ossessivo e alienante come pochi, disco fondamentale per il genere che resta di gran lunga il loro migliore...Voto 90.
INFORMAZIONI
1989
Earache Records
Industrial
Tracklist
1. Like Rats
2. Christbait Rising
3. Pulp
4. Dream Long Dead
5. Head Dirt
6. Devastator
7. Mighty Trust Krusher
8. Life Is Easy
9. Streetcleaner
10. Locust Furnace
Line Up
Justin Broadrick (Voce, Chitarra, Batteria programmata, Tastiere)
G.C. Green (Basso)
Paul Neville (Chitarra nelle tracce 6, 7, 8, 9, 10)
 
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