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Love/Hate - Blackout in the Red Room
( 2317 letture )
L’ultimo vero colpo di coda dello street metal prima del oblio del grunge. Un’opera d'arte senza pari, un disco che tentò in tutti i modi di ritardare l’invasione delle camicie di flanella, con il processo di distruzione della scena già avviato, che poi imploderà, su se stesso, di lì a poco. Un vero peccato che questo platter non abbia ottenuto onori mondiali, alla luce di composizioni di così grande spessore, fatte di rabbia, desolazione, frustrazioni, degrado, whisky, periferie e voglia di salvare la ghirba. L’ensemble, costituitasi nel 1985, era composta da Jizzy Pearl (vero nome Jim Wilkinson) con un passato nel gruppo super cult L.A. Rocks, dal bassista Skid (Chris), il chitarrista Jon E. Love ed il batterista Joey Gold, e andava sotto il nome di Data Clan, realtà orientata su tracce d’ambientazione new wave/elettroniche. Durante questo periodo di magre musicali Skid tentava di guadagnarsi la pagnotta vendendo fiori agli angoli delle strade di Los Angeles, pura sopravvivenza insomma. Ad inizio 1986 il nome venne cambiato definitivamente in Love/Hate, titolo di un brano che veniva suonato live in quei periodi. Incisero vari provini, cambiando stili alla ricerca di quello definitivo, celebre la demo prodotta dal bassista dei Ratt, Juan Croucier: la leggenda narra che costò l’esorbitante cifra di 27 mila dollari e conteneva già ferree realtà come She's An Angel, My Girl, Why Do You Think They Call It Dope?. Per alcune settimane ospitarono nella formazione Tracy Grijalva come chitarrista ritmico, il celebre Tracy G. che poi entrerà nella formazione di Ronnie James Dio. Ad inizio 1988 vennero incise su nastro ulteriori canzoni in studio, alternando l’attività live: ogni lunedì la band si esibiva regolarmente al rinomatissimo Whiskey-A-Go-Go. Fu così che i ragazzi vennero notati e riuscirono ad assicurarsi un contratto con la Columbia Records, i Love/Hate firmarono il 13 gennaio 1989 con un compenso di 100.000 dollari. Il 22 febbraio 1990 vide la luce quella bomba ad altissima distruzione di massa, con le vesti del debutto, titolato Blackout in the Red Room e prodotto dal nume tutelare Tom Werman (Nugent, Cheap Trick, Mötley Crüe, Twisted Sister, Stryper, L.A. Guns, Poison).

Il disco, per uno sviluppo di 40 minuti di musica caustica e potentissima, venne registrato ad Hollywood presso gli One on One Studios e Ocean Way Recording. La title track sbordella subito le porte del LP e segna inevitabilmente chi ascolta per violenza sonora, alta penetrabilità nel cervello e soluzioni cariche a manetta: una compattezza coriacea devastante che sbattezza sin dal primo ascolto. Jizzy è rauco, incazzato, potente, le chitarre deragliano, la drum assilla, il basso circuisce puttanelle nel metrò, i cori decadenti scoloriscono i muretti marcescenti del drug store lì accanto. Una saetta che penetra l’acciaio come gomma piuma e va direttamente a bersaglio: questo brano e l’altro singolo Why Do You Think They Call It Dope riusciranno facilmente a sfondare nelle radio e su MTV con passaggi a rotazione che attrarranno molto pubblico, e di conseguenza produrranno interesse verso il quartetto, con vendite interessanti. Rock Queen è uno sbotto di violenza urbana senza compromessi, con un crescendo inarrestabile e sensazionale, la crudezza degli arrangiamenti conquista, i cori selvatici abbagliano e Jizzy rimane un valore aggiunto da far impressione, ma tutta l’amalgama sonora è da cuspide della piramide, Tumbleweed, invece, incarna il vero grido di battaglia, una song che ti fa decidere di spogliarti di tutto e darti in pasto alle spire del Metallo. La traccia 3 è il momento superiore dell’intero platter, uno sviluppo eterno, jam dilatata, stacchi e controstacchi che entrano nel midollo, un whooooo!! vocale che da la stura ad un solo-guitar lucido nella sua follia plettrata: un songwriting perfetto, acuminato dalle corde vocali sbrecciate e sagomate con vetri rotti, Jizzy Pearl semplicemente strepitoso. Why Do You Think They Call It Dope? è un’ennesima traccia disperata ma terribilmente attraente e dall’incedere originale e fuori dai canoni, ottimo il saltellare del basso in slap, ma tutto si fa fottutamente udire con estrema attenzione sfociando in un chorus anthemico e in un solismo chitarristico che pesca nella new vawe dei primi eighities, ennesima perla infilata in carniere anche grazie ad una clip divertente che mostra il look della band, diverso dai loro predecessori, con giubbotti, chiodi e gilet disegnati con lo stile della copertina del disco. Fuel to Run pone l’accento sul blues ma alla maniera dei Love/Hate, ovvero con vigoria esplosiva; One More Round è un altro grande gioiello con la batteria eternamente in tempo dispari, incastri ripetuti e partiture davvero eccitanti: una caratteristica comune di questa release quella di inserire parti che apparentemente potrebbero stonare e che diventerà un vero marchio di fabbrica di questi quattro pazzi scatenati sul pentagramma hard. Originali, originalissimi Jon E. Love e compari. She's an Angel scocca con un arpeggio che farebbe pensare ad una ballad, invece parte un violento yeyeyeye che trasforma il tutto in un mid tempo pesante che si configura con un nerboruto e villoso spaccato al catrame e nicotina, mentre la seguente Mary Jane si prefigura come una traccia quasi sperimentale marchiata a scintille roventi dallo stile personale della band; peculiare e ottimo l’intervento solista dell’ascia, mentre il basso disegna in sottofondo paesaggi lunari. Straightjacket possiede un ritornello coinvolgente che si scarica, all’improvviso, tra armonici filamentosi della sei corde, Slutsy Tipsy appare semplicemente micidiale nel tiro e nel lavoro coordinato di batteria e basso che è da pollice alto in tutto il playing, mentre Slave Girl e Hell, Ca., Pop.4 concludono da par loro questo lavoro eccezionale.

I Love/Hate iniziarono un tour di supporto al fianco della band DIO, ma non vennero ben accolti dall’audience e successivamente partirono con gli AC/DC. Il gruppo seppe costruirsi un'ottima reputazione durante le gig live che terminarono l’anno seguente per la scrittura del nuovo lavoro da studio e il loro debutto vendette abbastanza bene, nonostante i cicloni musicali acidi provenienti da Seattle, raggiungendo la posizione 154 di Billboard. Blackout in the Red Room è un disco micidiale ancora oggi, di grande impatto roccioso, che ha poco a che fare con il carrozzone un po’ stereotipato, con gli anni che avanzavano, dello street metal degli eighties. I Love/Hate erano e sono una ventata di aria fresca, magari avessero potuto continuare nella loro produzione di livello astrale. Semplicemente regale nella sua luridezza, Blackout In The Red Room è un capolavoro inarrivabile!



VOTO RECENSORE
91
VOTO LETTORI
85.36 su 19 voti [ VOTA]
Maurilio
Giovedì 15 Agosto 2019, 0.08.37
22
Wow signori qui parliamo di una perla rock. Personalmente preferisco la.loro seconda fatica , ovvero Wasted in America. Grandissimi cmq.
jaw
Mercoledì 13 Giugno 2018, 10.47.54
21
Grandissimo disco, ho visto che nella recensione sono citati gli L.A. Rocks, dove è passato anche James Christian prima che diventassero gli Eyes. Con tutte le ristampe inutili io rimango sempre in attesa che vengano ripescati i demo della band, sarebbe fantastico
duke
Venerdì 25 Maggio 2018, 21.00.10
20
giusto!tutte grandi band...e grandi album...e i love/hate sono spettacolari....da avere assolutamente...
Metal Shock
Venerdì 25 Maggio 2018, 18.06.28
19
Warrant, Extreme, Thunder, Don Dokken, Damn Yankees, Little Caesar, Y&T, Tigertailz, Firehouse, Spread Eagle, Company of Wolves, Cinderella, Sons of Angels....tanto per dire qualche nome di gruppo che nel 1990 fecero uscire album stupendi, come questo sopra.
Kory Clarke
Venerdì 25 Maggio 2018, 17.42.33
18
Il più bel disco hard rock del 1990 senza alcun dubbio! Immancabile in ogni discografia che si rispetti 100/100
Metal Shock
Lunedì 23 Maggio 2016, 19.15.29
17
Che album, uno degli ultimi della scena sleaze prima dell'arrivo del grunge. Una perla che purtroppo non ha portato la band ai livelli che competeva. Why do you... l'ho ascoltata a ripetizione non so quante volte. Capolavoro!!
Argo
Sabato 30 Aprile 2016, 8.43.43
16
Appena riposto il cd nella custodia mi ritrovo questo album fra le recensioni... !!!
nat63
Venerdì 29 Aprile 2016, 22.20.01
15
Straordinario lavoro di hard rock stradaiolo, alcolizzato fradicio , barcollante evizioso , cool e debosciato come solo la L.A. di fine anni 80 poteva essere. Grandissima prestazione vocale di Jizzy Pearl. Capolavoro .
Rob Fleming
Sabato 30 Gennaio 2016, 16.58.06
14
ra la seconda fascia dello street i L/H erano tra i migliori come confermano Why do you think, Mary Jane e l'inusuale Hell,ca,pop 4. 75
Sabbracadabra
Lunedì 24 Marzo 2014, 15.28.36
13
Comprato ai tempi dell'uscita, non mi ha preso x niente. Evitabile.
lux chaos
Martedì 18 Marzo 2014, 0.22.06
12
Quoto Galilee, possiedo wasted in america, inferiore al debutto ma cmq grandissimo album. Poi mi fermo qui
Hammer83
Lunedì 17 Marzo 2014, 11.09.02
11
in 110mi volevo dire
Hammer83
Lunedì 17 Marzo 2014, 11.07.56
10
Concordo con Paolo. I voti in centesimi presuppongono l'infallibilità pressochè assoluta del recensore in questione. Trattandosi comunque di un giudizio personale, un voto così centimetrico per me appare fuori luogo. Nemmeno all'università i prof valutano in centesimi gli esami ma in 30esimi. Solo alla tesi valutano in 100mi ma c'è una commissione di molti professori. Come nelle enciclopedie io sarei addirittura per dare solo da una a 5 stelline, le mezze stelline sono ammesse Alla fine conta quello che c'è scritto nella recensione, il voto è secondario e dovrebbe solo evidenziare per linee di massima la bontà e importanza dell'album in questione.
paolo
Lunedì 17 Marzo 2014, 10.48.00
9
non ho mai capito il senso del voto in centesimi. O è 90 o è 95. 91 secondo me non vuol dire assolutamente nulla
blackiesan74
Domenica 16 Marzo 2014, 14.41.22
8
Ho dovuto ricomprare 3 volte il 33 giri, da quante volte l'ho ascoltato... stupendo
Galilee
Domenica 16 Marzo 2014, 13.56.49
7
Argo. Il loro secondo disco, wasted in America è una figata, fidati. Anche se non proprio ai livelli del debutto.
entropy
Sabato 15 Marzo 2014, 21.39.21
6
quando usci mi paicque tantissimo. Ora ascolto altre sonorità, ma davvero un gran album!!
Argo
Sabato 15 Marzo 2014, 18.10.51
5
Album stupendo, comprato in cd appena uscito ed è ancora "alive and kickin'" dopo 24 anni e le metto sempre su come se fosse per la prima volta. Dico la verità, di questa band ho preso solo questo poi non l'ho più seguita, ma questo disco l'ho veramente consumato, voto 100.
lux chaos
Sabato 15 Marzo 2014, 17.06.22
4
Letteralmente stra-consumato. Tanta roba, Jizzy beve benzina e mangia carta vetrata, che voce ragazzi
LORIN
Sabato 15 Marzo 2014, 17.05.51
3
Mi piacque fin da subito. Album eccezionale. Ha un impatto con l'ascoltatore a dir poco devastante, ti fa saltare per tutta la sua durata. Lo avrò ascoltato centinaia di volte. Bellissimo.
Galilee
Sabato 15 Marzo 2014, 15.15.21
2
Letteralmente divino! Uno disco che non ha eguali.
Gabriele
Sabato 15 Marzo 2014, 11.43.42
1
Letteralmente consumato!!!!!!!!!!!!
INFORMAZIONI
1990
Columbia Records
Street Metal
Tracklist
1. Blackout in the Red Room
2. Rock Queen
3. Tumbleweed
4. Why Do You Think They Call It Dope?
5. Fuel to Run
6. One More Round
7. She's an Angel
8. Mary Jane
9. Straightjacket
10. Slutsy Tipsy
11. Slave Girl
12. Hell, Ca., Pop.4
Line Up
Jizzy Pearl (Voce)
Jon E. Love (Chitarra)
Skid (Rose) (Basso, Chitarra ritmica su traccia 11, chitarra a 12 corde su traccia 7)
Joey Gold (Batteria)
 
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