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SpellBlast - Nineteen
( 2818 letture )
Irritazione, e delusione. Le prime due sensazioni che ho provato ascoltando Nineteen degli SpellBlast sono state queste, irritazione e delusione, perché non è davvero accettabile il fatto che un disco di tale bellezza sia autoprodotto e non venga pubblicato da un’etichetta capace di dare il giusto supporto a questa band. E non stiamo parlando di novellini sprovveduti con buone capacità ed idee, ma assolutamente ignari di come ci si muova nel mondo musicale. La band vanta la giusta gavetta ed esperienza e Nineteen rappresenta la loro terza uscita ufficiale. Nulla in questo disco è lasciato al caso, nulla è fuori posto, pochissime sono le critiche da muovere e si tratta più che altro di consigli o pareri personali; tutto è confezionato come si deve. Non lasciatevi ingannare dalle parole che spesso si spendono per le band italiane dette per campanilismo e che poi di sostanza ne hanno poca, questo disco è un esempio di come dovrebbe essere affrontato il metal, in Italia ed all’estero, da spingere l’appassionato ad investire i fatidici dieci-quindici euro e giustificarne in toto la spesa.

Partiamo dalla fine: il packaging, l’artwork e tutta la grafica sono ben curati; la qualità di registrazione, mixaggio e produzione sono di alto livello; l’esecuzione dei singoli è ineccepibile e gli arrangiamenti sono molto curati, si sente dalla prima all’ultima nota che ogni brano è stato ragionato, pensato e studiato a menadito, senza però perdere una certa freschezza e spontaneità, ma il vero punto di forza è proprio la capacità, veramente rara, di proporre un heavy piuttosto classico condito di power ed elementi folk senza risultare scontato e banale, lasciando l’ascoltatore libero di ascoltare tutte le tredici canzoni di un fiato senza mai annoiarsi. Nineteen è un concept ispirato alla saga de La Torre Nera di Stephen King e, per quanto ambizioso e difficile sia il progetto, gli SpellBlast riescono a concentrare il tutto in un disco riuscito anche sotto il profilo della continuità narrativa e della compattezza musicale. Tutto questo grazie ad uno spiegamento di forze che comprende un paroliere esterno alla band, Daniele “Geno” Caravina, Remo Baldi alla regia ed alle orchestrazioni ed alcuni ospiti che hanno arricchito il lavoro, nello specifico Alberto Condina alla tromba e Stefano Colleoni alla chitarra acustica. Consideriamo anche che il lavoro ha una ambientazione western e che a corollare il tutto troviamo arrangiamenti ed inserti in puro stile cinematografico che hanno un certo sapore -osiamo nominare una leggenda- alla Ennio Morricone ed il quadro è ben definito. Le atmosfere folk/epiche dei due dischi precedenti lasciano spazio dunque ad un folk di tipo diverso, facendo compiere alla band un passo avanti, pur restando quest’ultima ancorata saldamente ad un heavy/power roccioso. Tutti i brani sono ben confezionati, con riff e ritmiche grintose, linee vocali curatissime e ritornelli che senza essere immediati sono piacevolissimi. La prova di Daniele Scavoni, al suo debutto con la band, è esemplare, il suo timbro potente e graffiante si differenzia dalle voci acute stereotipate e talvolta sterili, risultando un ulteriore punto di forza della band; discorso simile per il nuovo batterista Michele Olmi, autore di una prova varia e precisa senza mai esagerare. I superstiti della vecchia formazione sono solo Xavier Rota al basso ed il leader Luca Arzuffi, abile compositore e buon chitarrista che, conscio di non essere un virtuoso delle sei corde, punta tutto sulla melodia e sulla cura delle singole note, creando fraseggi e trame melodiche molto belle. Forse gli unici limiti che non consacrano Nineteen ad essere un vero capolavoro si possono ricercare proprio nella mancanza di qualche episodio di virtuosismo o qualche brano più vario visto che i tredici brani si mantengono su terreni di mid tempo; ma questo a voler proprio cercare il pelo nell’uovo. Difficile anche citare brani in particolare, data la bontà di tutto il prodotto nel suo complesso, ma probabilmente l’opener Banished, A World Has Moved On, Until the End e Programmed to Serve si aggiudicano il titolo di top songs, mentre è inutile cercare filler poiché non ce ne sono. L’album va ascoltato a più riprese, scoprendo ogni volta nuovi dettagli ed arrangiamenti curati in maniera maniacale, perciò un’analisi track by track sarebbe davvero superficiale e darebbe poco valore aggiunto a quanto detto finora.

Arrivati alla fine del disco restano due cose: la voglia di riascoltarlo e tanta delusione, ancora, al pensiero che purtroppo questo Nineteen sarà apprezzato da pochi e la band non godrà della visibilità e delle soddisfazioni che meriterebbe. Da appassionato, ascoltatore e musicista, non passa giorno in cui non speri di trovarmi di fronte a dischi interessanti come questo. Se amate la musica, non commettete l’errore di snobbarlo.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
87.57 su 33 voti [ VOTA]
HeroOfSand_14
Giovedì 17 Agosto 2017, 14.06.52
17
Ho ripreso in mano questo disco e dico che è proprio un album ben fatto e ben suonato, un gran bel lavoro. Le melodie ci sono, ma quello che mi ha fatto apprezzare di più l'opera è stato il leggere i testi e ritrovarmi nei libri meravigliosi della Torre Nera, ascoltate i brani con le lyrics davanti perchè ne vale la pena. Se devo però trovare dei difetti dico subito che la voce del cantante non è sempre precisa ma è personale e mi piace, il problema grosso (mi permetto di dirlo) è la pronuncia brutta dell'inglese che stona un pò nel contesto. Le canzoni alla fine si assomigliano un pò tutte ma funzionano comunque, e Eyes In The Void è l'highlight del disco, grandissimo brano. C'è qualche canzone che è meno "attraente" ma, ripeto, per essere un lavoro autoprodotto tanto di cappello agli Spellblast. Hanno portato (cosa difficilissima) in maniera dignitosa dei libri nei brani, pur non andando spesso nello specifico ma descrivendo molto le emozioni provate dai protagonisti della saga.
Salvatore82
Venerdì 31 Marzo 2017, 20.08.01
16
Era da tempo che non sentivo un album heavy -Power così bello! Grandi!
Salvatore82
Venerdì 31 Marzo 2017, 20.06.17
15
Era da tempo che nn sentivo un album heavy -power così bello! Grandi!
Maurizio
Lunedì 20 Luglio 2015, 21.48.33
14
Passato oramai un anno, la domanda è : l'avete comprato?? Tra due decenni se ne parlerà ancora....grandioso. Ma non aspettate che questo sia il passato, andate a vederli se vi capitano a tiro.
Maurizio
Sabato 24 Maggio 2014, 10.17.36
13
Sorpresone coi fiocchi. E visti dal vivo sono anche meglio...preso anche il cd, soldini molto ben spesi. E' una delle uscite migliori dell'anno.
Maurizio
Sabato 24 Maggio 2014, 10.17.22
12
Sorpresone coi fiocchi. E visti dal vivo sono anche meglio...preso anche il cd, soldini molto ben spesi. E' una delle uscite migliori dell'anno.
HeroOfSand_14
Domenica 23 Marzo 2014, 14.17.35
11
Amando la serie Torre Nera (proprio in questo periodo la sto ri-leggendo tutta perchè mi mancava) non posso che essere curioso di ascoltare questa band e questo album. Se ci mettiamo poi che il power è il mio genere preferito, penso che apprezzerò. Le band italiane con qualità vanno sempre supportate, solo che se il mercato discografico rimane come adesso, sarà sempre più difficile scoprire questi gruppi e questi cd..
dario
Giovedì 20 Marzo 2014, 21.18.05
10
ci sto buttando un ascolto e mi sembra molto interessante.
K__
Mercoledì 19 Marzo 2014, 11.55.27
9
Album molto molto bello. Per fortuna c'è kickstarter
Paul
Mercoledì 19 Marzo 2014, 7.21.28
8
In realtà anche i gruppi dovrebbero pensare alle etichette non solo a entità inutili, non è che qui non ci fossero etichette disponibili, ma solo il fatto che a volte si pensa di fare meglio da soli, quindi non irritirarti o deluderti.
enrico86
Lunedì 17 Marzo 2014, 21.53.24
7
si in effetti apprezzo molto lo stile del chitarrista, molto asciutto, ma pieno di idee...la riprova è che ogni pezzo di questo nineteen ha un taglio diverso dato proprio dalla chitarra
Brontolone
Lunedì 17 Marzo 2014, 15.08.32
6
Meglio un disco autoprodotto che ammazzato dalle etichette discografiche... vedrò di sentirlo
Mauro Paietta "My Refuge"
Domenica 16 Marzo 2014, 12.12.36
5
infatti non ho scritto che i soli di Luca sono "semplici", la ricerca e l'esecuzione dei suoi lead, come la cura dei vibrati denotano una buona tecnica, non emerge il lato più shred, innegabile, ma se le cose stanno come dite tanto meglio, comunque penso di essere stato abbastanza esplicito sul fatto che il disco mi sia piaciuto molto
Dameth
Domenica 16 Marzo 2014, 7.53.32
4
Nonostante i miei ascolti principali si siano spostati da tempo su altre sonorità, ascoltare questo disco è stato comunque un piacere. Questo album è potente, compatto, senza inutili fronzoli...diretto. Un appunto sul lavoro chitarristo lo faccio anch'io...Luca è un virtuoso per quanto mi riguarda, ma la prima cosa che gli ho detto dopo aver ascoltato il disco è stata proprio il mio apprezzamento per non essersi lasciato andare a quegli assoli, consueti in questo genere, tipici da "lo faccio per far sentire che lo so fare"...invece la "semplicità" (che poi tanto semplice non è) qui si traduce nell'efficiacia di fraseggi melodici estremamente funzionali all'intera struttura della composizione. Perché la maturità artistica stà anche nel capire che certa tecnica non va ostentata "per forza" e che, laddove non serva, semplicemente non va usata.
Giasse
Sabato 15 Marzo 2014, 17.35.44
3
Sono di parte perché, conoscendolo attraverso Metallized, sono diventato (molto) amico di Arzuffii, ma il disco è davvero buono e particolare. Io ce l'ho una mia preferita ed è Into Demon’s Nest, ma mi piacciono moltissijmo anche Eyes in the Void e Shattered Mind (particolarissima). Faccio qualche notazione: a mio avviso il power è rimasto solo come eco e non più come caratterizzazione reale: classificherei il disco più come heavy orchestrale. Lato "consapevolezza" di Arzuffi, credo che la semplicità sia cercata, indipendentemente dal tasso di virtuosismo esprimibile dalle sue dita... Meglio di Battlecry, io avrei dato un 85. Baci a tutti.
enrico86
Sabato 15 Marzo 2014, 17.21.30
2
dici bene....l'unica cosa che manca agli spellblast è un'etichetta che "presenti bene" il disco. Con questo album danno tranquillamente la pappa a gente come i kamelot, e non lo dico perchè sono italiani o per chissà cosa, ma per ilfatto che hanno un'originalità e una convinzione che poche altre band hanno in campo power. per me 90/100
W.Axl
Sabato 15 Marzo 2014, 15.42.24
1
Per ora ho sentito solo la traccia sul tubo, ma data la qualità penso che prenderò tutto il disco
INFORMAZIONI
2014
Autoprodotto
Heavy/Power
Tracklist
1. Banished
2. Eyes in the Void
3. Highway to Lud
4. A World That Has Moved On
5. The Reaping
6. Into Demon’s Nest
7. Blind Rage
8. Shattered Mind
9. Until the End
10. We Ride
11. Programmed to Serve
12. Endless Journey
13. The Calling
Line Up
Daniele Scavoni (Voce)
Luca Arzuffi (Chitarra)
Xavier Rota (Basso)
Michele Olmi (Batteria)
 
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