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Dire Straits - On Every Street
( 3428 letture )
I Dire Straits, ovvero la band britannica più "americana" del mondo a parere del sottoscritto; ammetto che fa un po' effetto recensire un loro lavoro, specie ripensando al periodo in cui questo uscì e alle relative grandi aspettative da parte di un pubblico bramoso di poter ascoltare nuovamente qualcosa dei propri beniamini che sembravano invero latitanti dall'ormai lontano 1985; per riempire questo vuoto venne rilasciato nel 1988 il best of Money for Nothing il quale dimostrò una volta di più che l'interesse per la band non era diminuito, tutt'altro. Certo dare un seguito allo strepitoso Brothers in Arms non era impresa da poco e infatti Knopfler ci mise ben 6 anni, preso com'era da altri interessi, non ultimo il side-project folk/blues/country The Notting Hillbillies, la cui ombra sembra far capolino di tanto in tanto tra i solchi di On Every Street; ma in questo album c'è soprattutto molto di quello che verrà di lì a breve con la carriera solista del formidabile leader del gruppo. On Every Street sarà l'ultimo LP di inediti pubblicato dalla band a cui seguirà nel 1993 il live On the Night, registrato appunto nel tour di supporto al disco. L'album in questione non è immediato come il suo predecessore, risultando più ricercato e intimista e molto meno easy-listening (e quindi da un certo punto di vista meno "agevole" se così si può dire). Tra gli ospiti qui presenti si possono annoverare fra gli altri nientemeno che Jeff Porcaro dei Toto e Mr.George Martin (il famoso "quinto Beatle", produttore storico dei Beatles, appunto, e noto per aver preso parte ad alcuni loro brani suonando il pianoforte): niente male no?

Musicalmente parlando si va dal blues classico di Fade to Black -dialogo chitarristico di grande atmosfera e batteria sommessa con tanto di spazzole- al rockabilly/country di When It Comes to You e The Bug (a proposito di quest'ultima, ascoltandola non si può far a meno di pensare a un gruppo di persone in stivali e cappello da cowboy che balla la line dance in un saloon) fino a giungere al folk rock di Iron Hand, un manifesto di protesta verso i rudi modi della polizia per reprimere lo sciopero dei minatori inglesi del 1989; leggendo il testo appare chiara la critica verso l'allora primo ministro Margaret Thatcher, la Lady di Ferro - da cui evidentemente deriva il titolo della canzone. È invece assai atipica Ticket to Heaven con le sue sonorità latine -quasi esotiche- provenienti dalla Spanish Guitar e dagli archi affidati alla direzione esperta del già citato Martin, una vera sorpresa rispetto ai canoni a cui ci aveva abituati il buon vecchio Mark, mentre la bellissima title track ricalca molto la vecchia Where do You Think You're Going? (inclusa nel secondo lavoro del gruppo); la formula è la stessa: parte iniziale cantata e a seguire un giro di chitarra che si ripete in una coda strumentale di grande effetto fino alla fine del pezzo medesimo in fade out. La piacevolissima My Parties sembra un pezzo "innocuo" ma occhio a fischiettare il refrain dei fiati: dà dipendenza patologica; si ha l'effetto opposto invece con la malinconica You and Your Friend, in cui il tocco sulla sei corde di Knopfler, suo vero e proprio marchio di fabbrica, ci regala l'ennesimo riff inconfondibile. Ma non si vive di solo country o blues: in un album dei Dire Straits non possono certamente mancare chitarre dal sound più pesante -in stile Money for Nothing per intenderci- ed ecco il riff bello carico di Heavy Fuel e l'opener Calling Elvis, la quale dopo un andamento rockeggiante piuttosto dimesso in crescendo ci sbatte in faccia l'"esplosione controllata" del breve assolo di Mark; il divertente videoclip della canzone venne affidato a Gerry Anderson, creatore della serie TV '60 Thunderbirds -davvero innovativa per l'epoca- il quale trasformò i Nostri in marionette animate alquanto imbranate.



Si rischia di non essere obiettivi nel valutare il lavoro di un nome grosso come quello dei Dire Straits, tanto più se -come il sottoscritto- li si annovera tra le migliori rock band del mondo e si ha un'ammirazione totale per l'antidivo Mark Knopfler, ma mentirei se etichettassi questo full length come un capolavoro. Sia chiaro, ad avercene di dischi così, ma non possiamo ignorare il fatto che gli inglesi ci abbiano regalato perle molto più ispirate e canzoni davvero memorabili e -a voler essere maliziosi- si potrebbe dire con una battuta che siamo di fronte più al primo album solista di Knopfler che non all'ultimo dei Dire Straits: è questo forse il "difetto" più grande del platter, il fatto che nonostante sia suonato in maniera impeccabile da ottimi musicisti non riesca appieno ad essere coinvolgente come altri lavori della band. Detto ciò il disco vale sicuramente l'acquisto e permette di passare un'ora ascoltando musica di classe suonata da gente che dà del tu al proprio strumento come pochi altri, magari sorseggiando un buon whiskey e immaginandosi -a seconda del brano che si sta ascoltando- seduti in qualche jazz club frequentato da donne di classe o al bancone impolverato di un cafe texano sperduto lungo la Route 66. Troppa fantasia? La musica serve anche a questo.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
77.15 su 13 voti [ VOTA]
Silvia
Venerdì 9 Febbraio 2018, 23.57.25
13
Non parlavo di questo album ma del suo talento in generale. Antipatico non saprei, non lo seguo
Steelminded
Venerdì 9 Febbraio 2018, 23.38.48
12
Silvia, mettiti un bel cappello da cowboy allora... per me è anche antipatico ... la musica è regressiva e da sottofondo (ergo: una soundtrack più che vero rock)... Non apprezzo molto...
Silvia
Venerdì 9 Febbraio 2018, 23.26.11
11
X me Knopfler è uno dei più grandi chitarristi e songwriter, e anche uno dei miei preferiti
Steelminded
Venerdì 9 Febbraio 2018, 23.07.50
10
Secondo me Knopfler se crede sto kaxxo... almeno mi da l'impressione... Non apprezzo troppo.
Donato
Martedì 26 Luglio 2016, 13.51.36
9
Straquoto pienamente Mario. Mark anche (e soprttutto) live è in assoluto tra i più grandi del rock............
mario
Domenica 19 Giugno 2016, 22.19.27
8
Concordo, e' davvero un bel disco, con delle perle assolute, tra le mie preferite qui ci sono le tracce 1,2,4,5,7,11,e knopfler si conferma quello che e', uno dei più' stupendamente emozionanti ed espressivi chitarristi della storia del rock, adoro il suo stile inconfondibile, un grande anche in sede live.
Donato
Domenica 19 Giugno 2016, 21.53.00
7
Non riesco proprio a capacitarmi dl perchè venga spessissimo sottovalutato, ma secondo me è davvero un mraviglioso disco, che contiene pezzi meravigliosi come You aand Your friends e la complicata Planet of New Orleans, stranamente non mensionata nella recensione. Non concordo sul fatto che sembra un prologo alla carriera solista del mitico Mark, secondo me è evidentissimo il netto confin con Golden Heart, in cui Knopfler cambia decisamente registro Per me 99/100
dario
Giovedì 3 Aprile 2014, 22.35.27
6
Album piacevole. Indubbiamente belle, a mio parere, Heavy Fuel Fade to Black Calling Elvis e On Every Street . Concordo con il voto. 75.
andreastark
Martedì 25 Marzo 2014, 18.11.46
5
Grande disco...migliore di brothers In Arms e soprattutto disco di gran classe senza cadute di tono e assolutamente senza filler voto 87
Er Trucido
Sabato 22 Marzo 2014, 15.11.34
4
Ricordo che mi avvicinai al gruppo proprio grazie al video di Calling Elvis. Mio padre (da sempre loro estimatore) comprò il vinile di questo disco e ricordo che la cassetta che registrò per la macchina era tra le mie preferite, tant'è che la portai anche a scuola (ero alle elementari, ora non ricordo di preciso che anno) dove un altro amico ce l'aveva originale. Dopo più di 20 anni la passione per i Dire Straits c'è ancora e con quell'amico andiamo assieme ai concerti e condividiamo ancora tanta musica. E tra l'altro Massimo dovresti conoscerlo anche te
Unia
Sabato 22 Marzo 2014, 9.48.33
3
Concordo sul "non elogiarlo troppo". È un album molto semplice e per certe tracce coinvolgente (da "Calling Elvis" a "The Bug") però lavori come Love Over Gold sono di tutt'altra fattura. Comunque resta piacevole e buono all'ascolto. Voto giusto.
Red Rainbow
Venerdì 21 Marzo 2014, 16.39.41
2
Premesso che si parla di mostri assoluti, mi ripeto nel mio (rispettoso...) dissenso con Galilee già emerso nella rece di Brothers, e non è un caso che viaggiamo a valutazioni invertite Qui concordo in pieno con Matocc, questo è davvero il primo album solista di Knopfler e al tempo dell'uscita per me fu un mezzo colpo. Con gli anni ho recuperato qualcosa ma ancora oggi ma le corde vibrano davvero solo per la title track, impossibile restare indifferenti davanti a quell'assolo...
Galilee
Venerdì 21 Marzo 2014, 14.55.26
1
Secondo me è un gran disco, molto minimalista in alcuni casi, ma di grande pathos, lo preferisco sicuramente a Brothers in arms che per me rimane il loro peggior lavoro in studio.. In linea con l'esordio e comuniqué. 85/100
INFORMAZIONI
1991
Vertigo
Rock
Tracklist
1. Calling Elvis
2. On Every Street
3. When It Comes to You
4. Fade to Black
5. The Bug
6. You and Your Friend
7. Heavy Fuel
8. Iron Hand
9. Ticket to Heaven
10. My Parties
11. Planet of New Orleans
12. How Long
Line Up
Mark Knopfler (Voce, Chitarra)
John Illsley (Basso)
Alan Clark (Organo, Piano, Sintetizzatore)
Guy Fletcher (Sintetizzatore, Cori)

Musicisti ospiti
Jeff Porcaro (Batteria e Percussioni)
Phil Palmer (Chitarra)
Paul Franklin (Pedal Steel Guitar, Acoustic Lap Steel su traccia 6)
Vince Gill (Chitarra, Cori su traccia 5)
Manu Katché (Percussioni e Batteria su tracce 1, 7, 11)
Danny Cummings (Percussioni)
George Martin (Arrangiamenti Orchestrali su traccia 9)
Chris White (Flauto e Sassofono)
 
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