Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Ne Obliviscaris
Urn
Demo

Rust
Rust
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

22/11/17
HYPERION
Dangerous Days

24/11/17
AETHERIAN
The Untamed Wilderness

24/11/17
DEEP AS OCEAN
Lost Hopes | Broken Mirrors

24/11/17
STRAY TRAIN
Blues From Hell

24/11/17
LOCH VOSTOK
Strife

24/11/17
TAAKE
Kong Vinter

24/11/17
STARBLIND
Never Seen Again

24/11/17
SCORPIONS
Born To Touch Your Feelings

24/11/17
ALMANAC
Kingslayer

24/11/17
HOUSTON
III

CONCERTI

18/11/17
EXTREME NOISE TERROR + GUESTS
CSO RICOMINCIO DAL FARO - ROMA

18/11/17
HELLOWEEN
MEDIOLANUM FORUM - ASSAGO (MI)

18/11/17
BE THE WOLF + GUESTS
OFFICINE SONORE - VERCELLI

18/11/17
MORTUARY DRAPE + SULFUR + PRISON OF MIRRORS
CIRCUS CLUB - SCANDICCI (FI)

18/11/17
CELESTIA + IMAGO MORTIS + BLAZE OF SORROW
COMUNITA' GIOVANILE - BUSTO ARSIZIO (VA)

18/11/17
HAVENLOST + DISEASE ILLUSION
ALCHEMICA MUSIC CLUB - BOLOGNA

18/11/17
ANIMAE SILENTES + VORTIKA
MOLIN DE PORTEGNACH - FAVER (TN)

18/11/17
DOMINANCE + CRISALIDE
BE MOVIE - SANT'ILARIO D'ENZA (RE)

18/11/17
UNMASK + KILLING A CLOUD
TEATRO LO SPAZIO - ROMA

19/11/17
CRIPPLED BLACK PHOENIX + EARTH ELECTRIC + JONATHAN HULTEN
SANTERIA SOCIAL CLUB - MILANO

One Machine - The Distortion of Lies and the Overdriven Truth
( 1290 letture )
Torna a mettersi in gioco per l’ennesima volta uno dei chitarristi più talentuosi e più sottovalutati del panorama heavy/thrash metal. Stiamo parlando di Steve Smyth, famoso per la sua collaborazione con i Nevermore sul grandioso This Godless Endeavor, per i soli su Omega Wave dei Forbidden e per aver affiancato Eric Peterson nel suo progetto secondario Dragonlord, oltre che per alcuni anni dal vivo con i ben più famosi Testament, orfani sia di Alex Skolnick che di James Murphy. Un curriculum da fare invidia a molti, malgrado il nome non appaia altisonante come i succitati, che viene messo a disposizione nel suo nuovo progetto modern thrash metal, i One Machine. Per il qui presente The Distortion of Lies and the Overdriven Truth, pubblicato sotto l’egida della nostrana Scarlet Records, Steve ha reclutato l’ex singer dei Mercenary Mikkel Sandager, il chitarrista Jamie Hunt (Biomechanical), il bassista dei Mnemic Tomas Koefoed e il nostro Raphael Saini (Chaoswave) alla batteria. La maggior parte dei brani sono stati scritti dallo stesso Steve Smyth che, tuttavia, ha dedicato molto tempo nel ricercare i compagni di band giusti per ultimare il lavoro; visti i curricula dei musicisti coinvolti, non possono affiorare dubbi sulle capacità e sulla validità delle loro prestazioni, tuttavia non bisogna dimenticarsi che alcune volte line-up ancora più risonanti, hanno presentato un lavoro molto al di sotto delle aspettative (Charred Walls of the Damned, giusto per fare il primo nome che può venire in mente). Ora ci rimane solo da ascoltare il disco per vedere se l’esordio dei One Machine sarà valido e all’altezza delle aspettative fornite dal suo frontman e dai suoi colleghi.

La title-track d’apertura ci mette di fronte tutti gli elementi che possono rientrare nella categoria dei pregi di questa release: chitarre affilate, un drumming serrato e assoli d’altissima fattura. Il problema principale è che essa ci mostra anche tutti gli elementi difettosi dell’esordio dei One Machine, ovvero un’omogeneità eccessiva della loro proposta e, in alcune parti, una piattezza sonora che rischia di annoiare l’ascoltatore. Pur con un certo grado di amarezza, le affinità con la proposta dei succitati Charred Walls of the Damned sono facilmente riscontrabili e, nei cinquantadue minuti della riproduzione, rischiano di sviare l’ascoltatore sulla strada della noia, una delle incognite più problematiche per una band. Brani come Kill the Hope Inside cercano di tracciare una differente linea stilistica, con un intermezzo rallentato e un assolo dalla velocità bruciante in una riminescenza di quanto ascoltato su This Godless Endeavor dal favoloso Jeff Loomis, tuttavia le vocals smorzano questo tentativo erigendo una prova piatta e poco trascinante, anche dopo numerosi ascolti. Punto forte dell’intera sezione strumentale del disco, l’ottimo assolo di Defiance che vede uno scambio di alto livello tra le due asce protagoniste. Malgrado ciò, nella maggior parte di queste cavalcate thrashy si sente l’assenza di un refrain coinvolgente, come ad esempio quello di Armchair Warriors, amalgamando il sound sino a rendere quasi difficoltosa la differenziazione tra un brano e l’altro se l’ascolto avviene in un momento distratto della giornata. Un altro brano da segnalare è Into Nothing, che ha almeno il pregio di rimanere in testa all’ascoltatore. Arrivati alla fine del disco, purtroppo ci viene ribadita una delle leggi della musica metal: un album dall’altissimo tasso tecnico è terribilmente troncato se non viene supportato da un songwriting all’altezza. Quello dei One Machine non è il primo caso a rientrare in questa categoria, né sarà l’ultimo, ma si spera che possa essere un punto di partenza per uno sviluppo futuro più personalizzato che possa rendere giustizia alle grandiose capacità di questi musicisti.

Riassumendo, lapalissiani pregi strumentali e grossi difetti stilistici s’alternano in questa prima uscita targata One Machine. La prolissità e l’altalenante songwriting che raggiunge solo saltuariamente dei livelli coinvolgenti sono il problema più grande di un disco che, sostanzialmente, sarebbe di buon livello se fosse supportato da idee più trascinanti e variopinte. La maggior parte dei pezzi danno l’impressione di non essere stati sviluppati in tutte le loro potenzialità, stagnando come brani di livello sufficiente con un canovaccio di fondo che si sarebbe potuto evolvere in pezzi dalla qualità decisamente più alta. Positiva, invece, la prova strumentale su tutti quella chitarristica di Steve Smyth: malgrado non ci fossero dubbi, le sue corde vibrano con ferocia, melodia e tecnica in un mix solista di livello assoluto. Furibonde pennate, delicate melodie e sweep picking a manetta sono le caratteristiche che lo hanno reso grande in passato e continuano a dimostrare la sua altissima qualità strumentale. Da segnalare anche la prestazione dietro le pelli del nostro Raphael Saini, perfettamente calato nella parte e in grado di offrire un drumming costante e di ottimo livello in tutti i brani, senza mai calare d’intensità o di qualità. Concludendo, il primo lavoro dei One Machine è un disco quasi sufficiente, salvato nella valutazione complessiva solamente da una grande tecnica strumentale; ovviamente, rimane molto amaro in bocca per via delle numerose idee non sviluppate in tutte le loro potenzialità. Se nel prossimo album Steve saprà ovviare a queste mancanze, parleremo sicuramente di un voto sensibilmente più alto visto che le potenzialità -sembra banale dirlo- sono immense.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
73 su 2 voti [ VOTA]
Mirko
Domenica 23 Novembre 2014, 16.24.50
3
Salvo solo la titletrack, che pur nell'ennesima riproposizione di cliché nevermoreiani, non è malaccio. Il resto è 'na palla inconcludente.
Claudio
Lunedì 31 Marzo 2014, 13.54.30
2
Pacco totale..55? troppo buono siamo sotto i 30
inflames69
Domenica 30 Marzo 2014, 20.30.18
1
Cd di una noia mortale!!!idee zero personalitá zero solo un continuo e fastidioso muro di suono. Veramente un disco scadente!!!
INFORMAZIONI
2014
Scarlet Records
Thrash
Tracklist
1. The Distortion of Lies and the Overdriven Truth
2. Crossed Over
3. Kill the Hope Inside
4. Armchair Warriors
5. Defiance
6. One Machine
7. Into Nothing
8. Evict the Enemy
9. Last Star Alights
10. Freedom and Pain
Line Up
Mikkel Sandager (Voce)
Steve Smyth (Chitarra)
Jamie Hunt (Chitarra)
Tomas Koefoed (Basso)
Raphael Saini (Batteria)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]