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Hell Theater - Reincarnation of Evil
( 1966 letture )
Eccoci alle prese con una band italiana che, finalmente, riconosce un doveroso tributo ad uno degli artisti metal più fantasiosi di sempre: sua maestà Kim Bendix Petersen, meglio noto come King Diamond, il vero e proprio sovrano dei racconti horror trasposti in salsa heavy metal; i trevigiani I Hell Theater, infatti, a partire dalla scenografia dei loro live fino all’atmosfera di questo sorprendente debut album, passando per la voce del singer Victor “Death” Solinas -che si alterna fra voce rauca ed un falsetto malvagio-, omaggiano in modo palese gli album del frontman dei Mercyful Fate e della sua eponima band; sarebbe tuttavia altrettanto ingiusto ridurli a meri cloni del pur ottimo operato del Re, dal momento che la musica scritta dal quintetto risente anche di una considerevole influenza thrash, il che ci permette di indicare un’altra delle influenze della band nei seminali Metal Church; inoltre, sempre per ciò che concerne l’aspetto teatrale e luciferino, non possiamo non citare come inevitabili influenze il decano Alice Cooper ed i nostri Death SS. Non male, no?

Reincarnation of Evil, come appena detto, si divide difatti fra pezzi più atmosferici e diabolici, dove il singer è protagonista incontrastato e brani decisamente più veloci e pesanti, con i chitarristi e la sezione ritmica sugli scudi; la traccia d’apertura, The Dark Shadows Room, appartiene decisamente alla prima categoria e mette in mostra un bell’arpeggio, oltre che una prestazione da applausi del cantante; giungo persino a dire, pur essendo un fan adorante di King Diamond, che alcuni potrebbero preferire l’ugola di Solinas alla sua, dal momento che il nostro sembra possedere un falsetto lievemente più operistico e meno acuto del musicista danese. Lady of the Candles, al contrario, in alcuni punti picchia davvero duro, anche se il chorus rallenta e ci riconduce su lidi prettamente heavy; la prestazione dei due chitarristi, Brian "Slaughter" Steele e Bob "Raven" Axx (attenzione però, ragazzi, c’è un solo Raven e lo abbiamo noi!), è sublime sia alla ritmica che nelle parti soliste, così come il batterista Diego "Evil" Blackarrow -possibile in questo caso che il nomignolo omaggi l’immortale canzone dei Mercyful Fate?- si distingue sia nelle parti veloci che in quelle più melodiche. Per quanto riguarda il racconto alla base del concept album, invece, senza rovinarvi la sorpresa, vi anticipiamo che la storia e racconta di un ragazzo, Moron, con il volto segnato da un’orrenda cicatrice frutto di abusi infantili, che finisce in un orfanotrofio dopo che la madre si taglia le vene in una vasca; il luogo, una vera e propria clinica degli orrori che ricorda molto quella del perfido Dr. Landau di diamondiana memoria, è dominato dalla figura dell’infermiera Lucy, sadica torturatrice dei minori affidati all’istituto, che dispone di una personale sala delle torture illuminata dalla fioca luce di alcune candele (la Lady of the Candles della canzone); ad un certo punto, tuttavia, Moron riesce ad evadere, dopo aver ucciso proprio la terribile donna in preda ad un raptus omicida scatenato da voci nella sua testa, le stesse voci che gli faranno comprendere, man mano che la storia procede, di essere la reincarnazione di un potentissimo Male. Come detto non vi anticipiamo altro per invogliarvi all’ascolto dei testi oltre che della musica, che dal canto suo tratteggia sapientemente tanto i momenti più cupi quanto quelli più violenti del grandguignolesco concept: il ritmo forsennato di Room of a Million Voices è infatti un efficace sottofondo per le voci demoniache ed il raptus assassino di Moron, Escape from the Bloody House on the Hill fa percepire la determinazione del ragazzo allo stesso modo della costernazione di coloro che indagano sulla sua vicenda e su quella di Lucy; in questo, ancora una volta, va evidenziata la grande interpretazione del singer, perfettamente capace di rendere le emozioni dei protagonisti dei testi senza inficiare la potenza e scorrevolezza delle canzoni.

I brani che compongono il concept, in sostanza, non hanno grossi punti deboli e, tutt’al più, agli Hell Theater si può rimproverare una lunghezza forse un pelo eccessiva e qualche passaggio appena ripetitivo, che peraltro può anche essere fisiologico quando si punta su una lunghezza complessiva importante. A parte questo, l’album scorre che è una bellezza, convince e rapisce tanto con la sua musica, sempre potente ed ottimamente suonata, quanto con il suo concept e con l’interpretazione che di esso danno i musicisti, a partire dal già incensato singer. Teniamo d’occhio questi ragazzi insomma, perché di qui a qualche anno potremmo davvero trovarci a definirli gli eredi italiani di Sua Maestà King Diamond e, perché no, la nostra horror metal band di punta assieme ai mostri sacri Death SS. Non ne siete convinti? Abbassate le luci, premete play e lasciate che il sipario del Teatro Infernale si apra per voi…



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
89 su 4 voti [ VOTA]
LAZZA
Lunedì 31 Marzo 2014, 23.36.23
1
dovete vederveli live questi ragazzi! altroche!
INFORMAZIONI
2012
My Graveyard Productions
Heavy/Thrash
Tracklist
1. The Dark Shadows Room
2. Lady of the Candles
3. The Room of a Million Voices
4. Smell of Blood
5. Escape From The Bloody House on the Hill
6. The Time Has Come
7. Walking Through The Flames of Hell
8. The Shadow of the Devil
9. Slaughter in the House of the Witch
10. Under the Sign of rhe Evil
11. Red Eyes of the Abyss
12. The End of the Beast
Line Up
Victor "Death" Solinas (Voce)
Brian "Slaughter" Steele (Chitarra)
Bob "Raven" Axx (Chitarra)
Alessandro "Dark Soul" Young (Basso)
Diego "Evil" Blackarrow (Batteria)
 
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