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Delain - The Human Contradiction
( 5264 letture )
Ritornano i Delain con la loro ultima impresa, The Human Contradiction, primo full length con la nuova etichetta discografica, la Napalm Records, (quarta prova invece nella loro carriera), disco che, pur rimanendo sulla scia dei precedenti, non risulta senza sorprese per gli ascoltatori di lunga data: prima di tutto troviamo una Charlotte Wessels in forma non solo dal punto di vista vocale -per questo però dovrete attendere ancora qualche riga- ma anche per quanto riguarda i testi.

Già in We Are the Others l’artista aveva affrontato la tematica dell’essere diversi, questa volta, prendendo spunto da un romanzo di Octavia Butlers, rivela un’altra faccia della diversità, quella che ci mette l’uno contro l’altro e che ci fa vivere come delle monadi, un’umana contraddizione che porta soltanto alla distruzione.
Per evitare tutto ciò dovremmo cercare di conoscere l’altro, di aprire metaforicamente la porta della nostra mente e scoprire gli altri mondi possibili, ma per ora andiamo a scoprire il mondo creato dai Delain.

You’re not afraid
To take a step into my world


Fin dall’apertura con Here Come The Voltures la chitarra si distingue per una distorsione molto ruvida, palm muting e riff accattivanti si alternano a parti meno dinamiche; allo stesso modo la batteria seguendo la sette corde non eccede troppo, restando su ritmiche mai esagerate, ad esclusione di alcuni passaggi più audaci e qualche scarica di doppio pedale che possiamo ascoltare in Tell Me, Mechanist, per altro una delle canzoni più aggressive dell’album anche per merito delle harsh vocals di George Oosthoek -con cui la formazione aveva già collaborato nei primi album- che danno ulteriore tono alla traccia.
Le parti soliste del giovane chitarrista invece sono disciplinate, i moduli melodici che si inseriscono nella ritmica sono sporadici, gli assoli comunque non mancano di mordente, netti e precisi come in Army Of Dolls, proprio quest’ultima è una delle poche tracce in cui compare con fraseggi originali e un suono incisivo Van Der Oije; la linea di basso infatti rimane spesso sopraffatta dalla poderosa plettrata di Timo Somers e soltanto nei momenti di assenza di quest’ultimo il basso riesce veramente ad emergere.
Martijn Westerholt riduce le orchestrazioni più ampollose a piccole porzioni come in Sing To Me, mentre archi e pianoforte si alternano tra parti più cupe e altre dall’atmosfera più spensierata, in più non mancano gli elementi elettronici, meno dark rispetto a quelli del precedente album, ma non meno presenti, esemplare in merito è Stardust.
Arriviamo così finalmente alla voce di Charlotte Wessels, che con la sua impostazione di canto moderno ritroviamo completamente a suo agio nel registro medio-alto, il suo timbro ormai è inconfondibile: pieno di carattere e grintoso, ma allo stesso tempo melodioso.
In più non mancano illustri ospiti ad arricchire le varie tracce come Alissa White-Gluz -recentemente diventata la nuova vocalist degli Arch Enemy- in The Tragedy Of The Commons dove le due voci femminili si avvicendano in un duetto singolare: il growl acido della canadese e la dolcezza della Wessels.
Altro invitato è Marco Hietala, faccia ormai nota per i Delain
dato che vanta numerose collaborazioni con il gruppo olandese, spogliato del suo basso vivacizza con la sua caratteristica voce alcune tracce tra cui Sing To Me, brano che dopo la prima strofa richiama molto da vicino Storytime dei Nightwish, sarà forse stata la vicinanza con il bassista della band finlandese a minare l’ispirazione della parte di chitarra?

Insomma The Human Contradiction è effettivamente un album contraddittorio: l’alternanza tra atmosfere più cupe e altre più allegre, la ricerca di un suono molto più pesante e aggressivo della chitarra mescolato a elementi elettronici, il tutto immerso in una vena poppeggiante che continua a serpeggiare in ogni traccia.
Dopotutto è anche vero che musicalmente i Delain non sono mai stati troppo inaccessibili, fin dalla prima prova infatti si sono rivelati come un gruppo “easy listening” e questo ultimo album lo dimostra appieno.
È pur vero che le melodie rimangono in testa e si finisce per canticchiarle anche senza volerlo, i riff sono catchy, gli artisti sono di ottimo livello, sembra però che questa volta l’ispirazione sia andata avanti un po’ per inerzia, diretta sempre di più verso un approccio soft, quasi in un tentativo di aumentare il proprio bacino di ascoltatori, per lo meno puntando a quelli con orecchie non troppo esigenti.

Alla resa dei conti purtroppo i Delain non sembrano molto convincenti nel sound globale, per quanto non manchi la professionalità nel loro lavoro, anche la produzione infatti è più che buona, sembra che The Human Contradiction sia privo di quella marcia in più che potrebbe permettere a questo disco di non perdersi tra le miriadi di nuove uscite.
In ogni caso è meglio lasciare la porta socchiusa per i Delain, sperando che con i prossimi tentativi possano essere più fortunati.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
75.56 su 16 voti [ VOTA]
GorgoRock
Giovedì 11 Febbraio 2016, 2.35.18
11
Lo sto ascoltando proprio ora per l'ennesima volta. L'ho rispolverato e i riff non mi escono più dalla testa. Saranno banalotti ma la loro discografia sul mio MP3 a rotazione c'è spesso. Charlotte è veramente migliorata e in questo album si sente. 10 punti in più del voto del recensore.
Alex74VR
Martedì 15 Aprile 2014, 8.55.36
10
Voto 40. Nomination per la ciofeca dell'anno. Noioso e scialbo. Peccato, april rain mi era piaciuto moltissimo, we are the other gia' meno. Questo proprio no!
Lontano
Sabato 12 Aprile 2014, 22.07.44
9
Non sono d'accordo con la recensione. La band è in continua progressione e, se We Are the Others era, per me, una leggera flessione (dovuta forse ad un sound più edulcorato per far piacere alla Roadrunner/Warner ed avere finalmente il disco fuori!), questo album riporta il loro suono alla sua origine: un heavy metal sinfonico "poppeggiante". Poi, chiaro, può piacere o meno, ma questo è il loro stile. Ci sono almeno 4-5 pezzi più che validi, un paio così così ed un paio di inevitabili filler, la band è però (finalmente) coesa e non solo più il progetto del "tastierista malato dei Within Temptation", Charlotte è diventata una vera front-woman a tutto campo, la sua voce è migliorata in espressione e estensione; Otto e Sander formano una solida base ritmica e il giovanissimo Timo si è perfettamente inserito fra le tastiere di Westersholt. Per me un album da 78/80, ai livelli di Apri Rain. Poi va da sé, non siamo di fronte ad un capolavoro, ma ad un buon lavoro che mi farà compagnia per molte settimane! PS. e poi il 25 Aorile me li rivedo per la terza volta live, in apertura dei Within Temptation
Prometheus
Venerdì 11 Aprile 2014, 20.27.31
8
Allora supponevo male. xD Grazie per avermi corretto, Arianrhod. La Butler ha fantasia e talento nel creare le storie e le ambientazioni, ma non mi piace il suo stile di scrittura fin troppo "Literary Fiction", quindi non penso che leggerò altri suoi romanzi.
Arianrhod
Venerdì 11 Aprile 2014, 18.54.01
7
@Prometheus, i libri a cui Charlotte si è ispirata sono quelli della trilogia di Lilith's brood o della Xenogenesi, la tematica di fondo trattata in questa serie è comunque molto vicina a quella de "La Luce del Sole"!
Coven
Giovedì 10 Aprile 2014, 0.20.36
6
Solita roba. Continuano ad autoplagiarsi. Promuovo solo la traccia d'apertura.
Sabbracadabra
Martedì 8 Aprile 2014, 14.20.58
5
A me piace + del disco precedente e anche dell'ultimo dei WT. Orecchiabile ma con gusto.
Le Marquis de Fremont
Martedì 8 Aprile 2014, 13.27.32
4
Senza dubbio inferiore a We Are the Others e si sente eccome, il trademark della famiglia Westerholt, tranne che i Within Temptation sono più pop. La ragazzotta ha una bella voce ma il songwriting è banalotto. Poco da dire. Au revoir.
anvil
Martedì 8 Aprile 2014, 9.44.36
3
Disco carino , we are the others era un disco di ben altro spessore e mi era piaciuto di più , secondo me difficile fare il paragone con il disco dei Within Temptation mi sembrano due cose diverse , se dovessi scegliere tra i due sceglierei sicuramente il secondo , sempre questione di gusti comunque.
Prometheus
Lunedì 7 Aprile 2014, 23.52.05
2
Il romanzo in questione è "La Luce del Sole", no? Avrei dovuto recensirlo per una rivista letteraria, ma poi ho preferito occuparmi di altro. Anyway, io ho apprezzato moltissimo il precedente album dei Delain e penso che il nuovo sia leggermente inferiore, ma comunque un album molto buono. Promosso a pieni voti, sì! :3 Però per me Hydra dei WT è superiore, sorry. P.S. la bonus-track "Don't Let Go" è una figata. *-*
AntonioS
Lunedì 7 Aprile 2014, 22.53.49
1
Dopo il bellissimo "We are the others" questo disco, pur risultando piacevole, può essere tranquillamente considerato una mezza delusione. I Delain possono e devono fare di più, in ogni caso, se l'ultimo orribile disco dei Within Temptation prende 69, a questo disco almeno un 75 se lo merita.
INFORMAZIONI
2014
Napalm Records
Symphonic Metal
Tracklist
1. Here Come The Voltures
2. Your Body Is A Battleground
3. Stardust
4. My Masquerade
5. Tell Me, Mechanist
6. Sing To Me
7. Army Of Dolls
8. Lullaby
9. The Tragedy Of The Commons
Line Up
Charlotte Wessels (Voce)
Timo Somers (Chitarra)
Martijn Westerholt (Tastiere)
Otto Schimmelpenninck Van Der Oije (Basso)
Sander Zoer (Batteria)

Musicisti ospiti
Marco Hietala (Voce in Your Body Is A Battleground e Sing To Me)
Alissa White-Gluz (Voce in The Tragedy Of The Commons)
George Oosthoek (Voce in Tell Me, MechanistOliver Philipps (Voce in My Masquerade)
 
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