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Enslaved - Frost
( 4195 letture )
Una mattina nebbiosa. Il vento spira dal mare, portando con sè l'odore della salsedine. Un drakkar vichingo sbarca nei pressi di un villaggio di contadini. Case che bruciano, urla. Urla di uomini morenti e di donne stuprate, di bambini che cercano invano la salvezza. Il fumo crea una densa nube nera che rende l'aria irrespirabile. Gli autori del massacro, lunghe barbe intrecciate e asce alla mano, falciano vite come dei braccianti farebbero con le messi. Lanciano anch'essi grida, di guerra però, e di vittoria. Il nome di Odino tuona possente reclamando sangue cristiano.

Lo ammetto, è la più banale e puerile rappresentazione di un'assalto vichingo che si potesse fare, mancano solo gli elmi con le corna e poi sarebbe un insieme di tutti i luoghi comuni più diffusi su questi nordici bionocriniti. Eppure Frost, dei norvegesi Enslaved, riesce ad evocare alla mente immagini di questo tipo con inaudita forza, rappresentando con la propria furibonda rotta musicale un coacervo di sensazioni, liriche, strumentali e ambientali, in grado di portare in vita tutto ciò che viene comunemente visto come "vichingo". E in un genere come il viking la potenza visiva e immaginifica della propria musica è tutto. A nulla sevono riff da capogiro o intricatissime ritmiche: se il disco non è pregno di atmosfera e non riesce a catapultare l'ascoltatore del mondo scandinavo che fu, non potrà mai dirsi un buon album viking metal. Ascoltare per credere i capolavori dei Bathory: chitarrismo semplice, ritmiche monolitiche e lineari, ma nonostante (e anche grazie a ciò) Quorthon riuscì a imprimere nelle sue opere quello spirito fiero, orgoglioso e duro , così fieramente legato alla propria tradizione religiosa e territoriale. Animati dalla medesima volontà di glorificare e celebrare il proprio passato si presentarono all'inizio degli anni '90 gli Enslaved, poco più che ragazzini all'epoca degli esordi. Difatti nel 1991 il frontman, di allora come di adesso, Grutle Kjellson, aveva 17 anni, mentra il chitarrista Ivan Bjorson (che avrebbe militato nei Borknagar e sarebbe diventato turnista di Satyiricon e Taake) ne aveva appena 13. Nel '91 e nel '92 videro la luce rispettivamente Nema e Yggdrasil, due seminali demo, sporchi, grezzi e confusionari come era tipico di quegli anni. Nonostante la produzione le intenzioni del trio formato da Grutle, Ivan e dal batterista Trym Torson iniziano a rivelarsi. In ogni caso la proposta del gruppo in questi primi tempi è un black ferale e violento, ovviamente influenzato dagli altri esponenti della scena di Bergen, in particolare dai soliti Mayhem e dai "cugini" Emperor, con cui dal 1996 al 2001 avrebbe suonato lo stesso Torson. Ed è proprio insieme alla band capitanata da Ihsahn che i nostri danno alle stampe lo split Emperor / Hordanes Land, che raccoglie due EP di recente uscita per un totale di sette canzoni canzoni. Il risultato fu, ed è, straordinario. Accanto ad anatemi immortali di black metal come I Am the Black Wizard e Cosmic Keys to My Creations and Times (degli Emperor) troviamo tre monolitici brani degli Enslaved, imprenscindibili per ciò che oggi è il viking metal. Canzoni lunghe, dal tono solenne, eppure indissolubilmente radicate nel black metal. Musicalmente infatti Kjellson e compagni rimango ancorati al sound black delle demo, conferendogli però una patina di epicità e di antica fierezza, oltre ad innestare sulla base chitarristica interventi di tastiera, chiaramente debitori agli Emperor. Col senno di poi è dovuto riconoscere a Hordanes Land il merito di aver aperto la strada alla maniera tipicamente norvegese di suonare viking metal, caratterizzata da un sound black, nobilitato da una feroce epicità, fatta di rallentamenti e di lunghe cavalcate in stile Bathory, sapientemente alternate a devastanti blast beat. Sulla scia degli Enslaved, padri di questa tradizione musicale, si inquadrano gruppi come gli Helheim e gli stessi Windir (sebbene più legati alla componenete sinfonica e folkloristica) e i primi Borknagar.

Veniamo ora al capolavoro in questione. Uscito nel 1994, un anno dopo Hordanes Land, si presenta fin da subito come la naturale continuazione del discorso iniziato con il precedente episodio discografico. Frost è inoltre il primo album a essere pubblicato sotto la dicitura viking metal: dichiarazioni della band fanno risalire l'utilizzo di questa catalogazione a una conversazione avuta con Euronymous, che si risolse nel classificare come black solo quei gruppi che presentassero momenti lirici ricollegabili al satanismo, argomento mai neanche sfiorato dagli Enslaved. La musica proposta potrebbe invece essere facilmente etichettata come black metal: riff diretti e violenti, tremolo picking e chitarre feroci e taglienti, il tutto supportato da ritmiche veloci e devastanti, scandite da blast beat e da sfuriate in doppia cassa. Sul tutto poi si erge il crudo scream di Kjellson, in grado di offrire una prestazione da brividi, ruggendo come un'anima dannata per tutto il disco.
Ad aprire le danze, o meglio la battaglia, è la titletrack, un intro strumentale eseguita dal synth, dove una scarna melodia si innesta sul tappeto di archi. La traccia svolge alla perfezione il suo compito, calando l'ascoltatore nelle fredde distese scandinave, tra i ghiacci del mare del nord. A rompere l'armonia è il ringhio distorto della chitarra, che apre la successiva Loke. I norvegesi iniziano a fare sul serio: il brano è uno degli anatemi assoluti del viking metal, feroce e interamente giocato sull'alternanza tra sezioni tiratissime ed altre dall'incedere solenne. La sguaiata risata finale di Grutle fa accapponare la pelle, è un folle monito a coloro i quali avessere il coraggio, o la stupidità, di fronteggiare un assalto vichingo. Siamo ormai al centro del campo di battaglia quando inizia Fenris, altro pezzo da novanta del lotto. L'incedere è magnificamente black e Torson sfoggia una prestazione monumentale, annichilendo con la forza e la precisione delle sue bordate sulle pelli ogni resistenza da parte dell'ascoltatore. Poco prima della fine emergono dal marasma le note di synth, che riescono a donare freschezza e dinamicità alla composizione. La successiva, Svarte Vider, dona momenti lirici tra i più toccanti del disco ed è perfettamente in grado di esemplificare l'impianto tematico attorno al quale si muovono gli Enslaved.

"Guerrieri uniti nel sogno
della riconquista del vecchio trono norvegese.
Sotto nuove bandiere,
con le spade tenute alte.
I corvi volano, e il dio dal solo occhio osserva.
Nella nebbia appaiono ombre,
icone cadute in una guerra santa.
E sui neri monti, la guerra è vinta."


Altro esempio lampante del legame della band norvegese col proprio patrimonio mitico di stampo pagano, è sicuramente Wotan. La canzone è la più puramente black del lotto, con tanto di assolo cupo e dissonante, ed è retta da un continuo blast beat. Il testo è ovviamente un inno al dio Wotan, meglio conosciuto come Odino.

"Combatteremo fin quando non vedremo Ritrost!
Combatteremo fino a quando Heimdall suonerà il Gjallarhorm!
Combatteremo per le nostre terre!
Combatteremo al fianco degli dei della guerra!
Wotan!"


Si crea in Frost un perfetto sinolo tra testi e musica, entrambi completamente pregni di fiero orgoglio nordico, inscindibili l'uno dall'altro, perfettamente complementari. Alla violenza degli episodi più black come Jotunblod e la già citata Wotan corrispondono testi altrettanto crudi e battaglieri, mentre sono inni tragici le liriche di episodi solenni come Yggdrasil e Isoders Dronning. Ogni singolo brano ha uno spirito proprio, eppure solo se ascoltati insieme, tutti d'un fiato, riescono nella loro più alta missione: quella di dare un sanguigno e ferale affresco di quell'anima norrena che ancora scorre nelle vene del popolo norvegese. L'album è da considerarsi appunto un monolite, da godere per intero, per meglio calarsi nelle atmosfere che gli Enslaved evocano con questo capolavoro.
Fate vostro questo disco. E non intendo semplicemente "compratelo". Fatelo fluire nel vostro sangue, battere nel vostro cuore.
Hail Wotan



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
92.32 su 28 voti [ VOTA]
lisablack
Martedì 15 Agosto 2017, 13.35.04
16
Me lo sono riascoltato ieri, album bellissimo il top degli Enslaved e tra i migliori album viking di sempre..dopo Quorthon ovviamente. Album che crea emozioni, è un viaggio nel gelo e negli oscuri fiordi norvegesi, rende proprio l'idea come essere davvero li. Stupendo..comprato appena uscito..ogni tanto fa sempre piacere riascoltare capolavori come questo.
mario
Sabato 13 Febbraio 2016, 23.10.16
15
°°# correggo" violenti blast beat combinati con dei magici taglienti riffs di chitarra che a dire il vero risentono non poco di influssi thrash". La sostanza comunque è che è un album meravigliosamente bello. Epico e leggendario. ne sono troppo affezionato. 100.
mario
Sabato 13 Febbraio 2016, 22.56.12
14
brrr che gelidi brividi.Quest'album è una tempestosa ventata di gelido blizzard, che ti si scaglia potentemente addosso a tutta velocità, il mio black viking preferito, liks e riffs piu' taglienti di uno spadone vichingo, sezioni ritmiche più devastanti di un iceberg, bellissimo e azzecatissimo guitarworking, con temolo piking di bellissima fattura, e ottima anche la batteria stracarica di prepotenti fills e veloci e violenti blast beat che a dire il vero risentono non poco di influssi thrash e contribuiscono a creare anche grazie al sinyh, un atmosfera musicale unica.Sono di parte, amo incodizionamente questa splendida perla vichinga. Capolavoro.
Rob Fleming
Venerdì 22 Gennaio 2016, 18.23.39
13
Epico ed evocativo. Per i miei gusti, però, il cantato in screaming penalizza un pò i pezzi. Certo che Yggdrasil è veramente un brano di caratura superiore
VomitSelf
Lunedì 30 Novembre 2015, 23.23.17
12
Album leggendario. 100.
lisablack
Sabato 15 Agosto 2015, 21.02.25
11
Giusto il voto. Album bellissimo, un'omaggio alle terre del Nord.
Claudio
Martedì 15 Aprile 2014, 18.34.44
10
Immenso
Andrea
Martedì 15 Aprile 2014, 8.43.21
9
Lo presi quando uscì. Inutile dire che ogni volta che penso a questo album ritorno indietro di venti anni e viaggio idealmente tra fiordi e ghiaccio.
enry
Sabato 12 Aprile 2014, 15.45.02
8
Mi allineo alla rece e al post di doomale, questi sono gli Enslaved che piacciono a me e questo è il loro secondo capolavoro (Eld buono ma sotto ai primi due).
herr julius
Sabato 12 Aprile 2014, 14.12.04
7
glaciale e seminale, fondamentale per capire un intero movimento musicale e culturale. Gruppo immenso.
Kriegsphilosophie
Sabato 12 Aprile 2014, 13.37.46
6
Resurrection mi ha tolto le parole di bocca. Apprezzo tutti i lavori degli Enslaved, ma questo lo metto al primo posto senza ombra di dubbio. Bella recensione e voto giustissimo!
Arvssynd
Sabato 12 Aprile 2014, 13.28.40
5
Gelido come pochi, d'accordissimo con Piero
Resurrection
Sabato 12 Aprile 2014, 13.25.59
4
Il mio preferito degli Enslaved, ogni volta che lo ascolto sento freddo.
luca
Sabato 12 Aprile 2014, 11.53.06
3
Buon disco ma inferiore al capolavoro Vikinger Veldi
Sorath
Sabato 12 Aprile 2014, 10.26.24
2
Da brividi...è veramente un sogno questo album.
doomale
Sabato 12 Aprile 2014, 9.55.08
1
Album a dir poco spettacolare...gia l'immagine di copertina dice tutto. Per me questi sono gli Enslaved( anche quelli dei precedenti ep, Vikinglar veldi ed il succesdivo Eld)...almeno quelli a cui sono legato io...e questo e` il loro capolavoro. Non ho mai digerito la svolta che hanno fatto da Eld in poi. Qui si respira davvero l'aria gelida e tagliente di quel fiordo in copertina. Un must da avere per capire chi erano davvero gli Enslaved. 90 ci sta tutto!
INFORMAZIONI
1994
Osmose Productios
Viking
Tracklist
1. Frost
2. Loke
3. Fenris
4. Svarte Vidder
5. Yggdrasil
6. Jotunblod
7. Gylfaginning
8. Wotan
9. Isøders Dronning
Line Up
Grutle Kjellson (Voce, Basso)
Ivar Bjørnson (Chitarra, Synth)
Trym Torson (Batteria, Percussioni)
 
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