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Aenaon - Extance
( 2335 letture )
Che nel sangue della scena greca sia sempre corso un peculiare modo di intendere e suonare il black metal è cosa fra le più note tra gli appassionati di questo genere musicale. Anzi, si potrebbe ben sostenere come, per tempistiche, attitudine ed originalità, il black metal greco sia storicamente l'unica variante black metal veramente in grado di porsi su di un piano paritario con quella norvegese, pur non dimenticandosi la numericamente più ridotta, ma radicalmente "visionaria" scena italiana, anticipatrice di molte istanze avant-garde che da lì ad un biennio verranno (Opera IX, Mortuary Drape e Sinoath).
Eppure la scena greca, figlia di musicisti i quali si troveranno comunque in legami d'amicizia con i membri della scena situata più a nord, ai confini del mondo abitato (fra gli altri, Necromayhem, chitarrista dei Rotting Christ, in diverse interviste dichiarerà come si trovasse in costante contatto epistolare con membri di Darkthrone e Immortal, e come pure ricevesse in anteprima istantanee delle varie chiese bruciate tra Bergen e Holmenkollen da Varg e amici), esplode nel 1993, quando Rotting Christ, Necromantia e Varathron danno alla luce i loro primi full-length, oscuri, pulsanti e dal chiaro sapore mediterraneo.
Non importa in questa sede analizzare l'evoluzione che da quell'anno in poi il black metal greco seguirà (pure se si tratterebbe di argomento tra i più interessanti per gli appassionati), ma rileva notare come proprio in tale scena musicale, storicamente ricettiva come poche altre e dotata di una spiccata personalità, a partire dal 2005 rientra a pieno merito una fra le band più interessanti del recente panorama estremo, non a caso sotto la nostrana Code666, dal moniker Aenaon, la quale certifica all'attivo già un valevole disco datato tre anni fa, dal titolo Cendres Et Sang, ed il presente Extance.

Chi avesse ascoltato la precedente composizione del gruppo saprebbe già come gli Aenaon siano una band di difficile classificazione, dalle molteplici sfaccettature ed influenze musicali, la quale, al di là dei gusti personali, si rende protagonista di un lodevole intento sperimentale nel campo della seconda arte, non tanto nella direzione di creare qualcosa di strettamente originale e mai sentito (impresa, per altro, oramai alquanto difficile, come testimoniato, fra gli altri, da Ennio Morricone, il quale sostiene come praticamente tutte le combinazioni fra le sette note siano quasi del tutto esaurite), quanto nella capacità di sintesi di variegate sfumature musicali tra le migliori della scena avant-garde del recente passato, soprattutto norvegese, ed istanze di natura maggiormente black metal, per converso più sud-europee. Volendo fare qualche nome, nello stile discografico dei Nostri emergono a sprazzi, con riferimento alla prima componente avant-garde, i Satyricon di Rebel Extravaganza (soprattutto a motivo delle atmosfere black e dell'uso di riff in tempi dispari), Ihsahn, i Manes del secondo disco, come pure gli Arcturus (anarchia compositiva e variazioni stilistiche all'interno dei brani sono un loro chiaro tributo), e parimenti un certo death metal tendente più a mistiche atmosfere che ad una cruda brutalità (non a caso possiamo citare i connazionali Septicflesh, Horrified e Nightfall).
Sul versante black, invece, i rimandi sono più chiari e scontati, e si riallacciano alla triade black metal greca citata in apertura di recensione.
Gli Aenaon, riassumendo il tutto in una succinta formula alchemica, altro non sono che pesanti contaminazioni avant-garde e progressive norvegesi inserite su di un'impalcatura black a matrice prettamente greca, unite ad inserti jazz-black metal (non si pensi ai Solefald) ed atmosfere etniche/folkloristiche.

Posto tutto ciò, a parere di chi scrive la band, grazie a questo secondo full-length, ha compiuto un ragguardevole miglioramento compositivo rispetto al primo sigillo discografico dal titolo Cendres Et Sang, nel quale venivano già anticipate e ben delineate tutte le caratteristiche stilistiche del gruppo ellenico, ma che pure, allo stesso tempo, si presentava con delle partizioni oscure particolarmente deboli e non veramente convincenti, soprattutto con riferimento alle sezioni black metal.
Ad ogni modo, le note di un pianoforte e di un sassofono contralto sono la porta d'ingresso per il cuore dell'album, la seconda del lotto Deathtrip Chronicle, dal sapore marcatamente prog (riff dispari, quattro corde spesso suonato staccato, alternanze di voci su ottave diverse, accenti del drumkit settati turbinosamente), spezzata da un interludio dal sapore jazz del sassofono tenore suonato da Orestis Zyrinis, dal malinconico timbro.
Grau Diva, sulle urla di Astrous, molto simili a quelle del Satyr che fu, si cristallizza come un accattivante assalto sonoro, anche grazie a qualche divagazione tecnica in più delle sei corde, piacevolmente effettate, all'inserimento di epici synth ed al massiccio utilizzo del contrabbasso, soprattutto nel finale del brano.
La quarta A Treatise on the Madness of God si staglia come il perfetto manifesto del presente Extance, dalle limpide reminiscenze arcturusiane: un sassofono contralto spicca costante fra le linee del pentagramma del brano, accompagnato, a turni alterni, dalle clean vocals di Astrous e dalle basse frequenze del quattro corde o dal doppio pedale della batteria e dai tremolo-picking delle chitarre. A chiudere la traccia ci pensa un piacevole assolo della solista.
Der Mude Tod (Fritz Lang ringrazia, nel precedente album era stato il turno di David Lynch) si ritaglia la palma di brano più violento dell'intero full-length, debitore, prima di tutto, dei Rotting Christ post Triarchy of the Lost Lovers e pre Aealo, caratterizzato da una furiosa batteria, riff in tremolo ed un cupo utilizzo della strumentazione elettronica.
Lo psichedelico interludio Pornocrates incanala l'ascoltatore verso la seconda metà del disco, aperta da Closer to Scaffold, continuazione attitudinale della precedente Der Mude Tod.
Nella successiva Land of no Water i rimandi ad Ihsahn si fanno più evidenti, soprattutto a motivo della struttura estremamente variegata del brano e del massiccio ed ispirato utilizzo del pianoforte, brano il quale si chiude tramite una psichedelica divagazione dal sapore blues grazie all'inserimento di un armonica.
Un ulteriore intermezzo con nuovamente protagonista il pianoforte, questa volta più disincantato e mesto, lascia l'ascoltatore alle prese con il binomio finale di Extance, aperto dalla traccia Funeral Blues, titolo dalla perfezione metaforica. La traccia si caratterizza per delle decadenti quanto meravigliose atmosfere blues, ricreate a cavallo tra le femminili clean vocals di Tanya Leontiou (un ascolto agli Universe217 è più che consigliato) e le più ferali urla di Astrous, intermezzi dominati dai sassofoni e dal quattro corde, a mo' di walking bass, e da soffusi e pulsanti doppi pedali della batteria, i quali cristallizzano delle fantastiche situazioni oscure (chi ha osato nominare Satyricon?).
Nella conclusiva Palindrome saltano all'orecchio i Manes di Vilosophe, almeno nella prima parte del brano, ma riediti in una chiave più black metal e tecnica, grazie al preciso lavoro delle sei corde, mentre nella seconda parte della traccia influssi etnici e tribali la fanno da padroni, in un climax caleidoscopico di tamburi e strumenti ad arco, accompagnati dalla più classica strumentazione rock.

In definitiva, Extance degli Aenaon è un album ben prodotto e veramente complesso. È sicuramente un album non per tutti i momenti e non per tutti gli stati d'animo. È un album che esige molto lavoro da parte dell'ascoltatore ed una sua costante attenzione, pena la serietà della valutazione. È un album sicuramente pretenzioso, soprattutto intellettualmente, ma dietro al quale si nasconde, tuttavia e per fortuna, pure molta sostanza musicale.
Unica, reale pecca: l'artwork. Si sarebbe indubbiamente potuto fare di meglio.

Si consiglia l'ascolto di: Deathtrip Chronicle, Grau Diva e Funeral Blues.
Disco di potenza.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
83 su 8 voti [ VOTA]
legion666
Mercoledì 16 Aprile 2014, 19.14.58
5
già acquistato! bel lavoro!
gianmarco
Mercoledì 16 Aprile 2014, 14.45.24
4
sto ascoltando gli universe 217 prprio adesso
Ragnar
Mercoledì 16 Aprile 2014, 14.18.35
3
Il davide qui sotto sa molto di troll...alquanto intellettualmente disonesto giudicare questo mezzo capolavoro una "solita cagata senza fantasia". E pure irrispettoso per una delle tante band che si fanno il culo senza ricevere gratificazioni, se non artistiche. Ci ragguagli magari su quali siano le vere opere di fantasia...
davide
Mercoledì 16 Aprile 2014, 9.31.46
2
solita cagata senza fantasia...
Ad Astra
Mercoledì 16 Aprile 2014, 0.07.08
1
grande album, ottima band!!!! bravo Lorenzo!!!
INFORMAZIONI
2014
Code666
Black
Tracklist
1. The First Art
2. Deathtrip Chronicle
3. Grau Diva
4. A Treatise on the Madness of God
5. Der Mude Tod
6. Pornocrates
7. Closer to Scaffold
8. Land of no Water
9. Algernon’s Decadence
10. Funeral Blues
11. Palindrome
Line Up
Astrous (Voce)
Achilleas C. (Chitarre)
Anax (Chitarre)
Thyragon (Basso)
Nycriz (Batteria)

Musicisti ospiti:
Mirai Kawashima (Voce in Land of no Water)
Sindre Nedland (Voce in Der Mude Tod)
Tanya Leontiou (Voce in Funeral Blues)
Dim Kountouras (Chitarra acustica)
Orestis Zyrinis (Sassofono contralto, Sassofono tenore)
Themis K. (Pianoforte)
Vaggelis Tsatsis (Violoncello)
Lefteris Eleytheriou (Armonica)
Niki Krasaki (Contrabbasso)
 
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