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The Ruins Of Beverast - Blood Vaults - The Blazing Gospel Of Heinrich Kramer
( 2579 letture )
Europa, 1487.....
Secondo i manuali di Storia, il Medioevo sarebbe sul punto di volgere al termine e dieci secoli di presunto oscurantismo e barbarie dovrebbero lasciare il posto al trionfo della ragione e della civiltà. Peccato che, come spesso accade, i fatti si incarichino di dimostrare un’altra verità rispetto alle rassicuranti versioni spacciate dai libri.
Ecco allora che proprio in quell’anno viene dato alle stampe uno dei testi che segnerà in modo indelebile la storia e le coscienze degli uomini dei primi due secoli della cosiddetta Età Moderna. Il libro è il celebre Malleus Maleficarum (“Il Martello delle Streghe”), scritto dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Kramer con l’intento di fornire uno strumento utile e micidiale nelle mani degli inquisitori sguinzagliati in tutta Europa sulle tracce della stregoneria. Da allora, per due secoli, in una sorta di allucinazione collettiva destinata a travolgere il popolo come gli intellettuali, i laici come i religiosi, i cattolici come i protestanti, le città e, soprattutto, le campagne saranno percorse da fremiti di fanatici pronti a sentire e vedere (e denunciare...) la presenza del Maligno nella vita quotidiana per mezzo delle sue “allieve” predilette, le streghe.
A mettere in musica la temperie culturale in cui si sviluppò una delle carneficine meno studiate, e più in fretta dimenticate, della storia dell’umanità, non poteva che provvedere uno dei musicisti più interessanti della scena black teutonica, vale a dire quell’ Alexander von Meilenwald che da dieci anni, dopo la dipartita dalle pelli dei Nagelfar, si nasconde come one man project dietro il monicker The Ruins of Beverast.
Reduce da tre album magistralmente concepiti a cavallo di quella sottile linea di equilibrio tra black e doom (con il secondo del lotto, Unlock the Shrine, a rappresentare forse il vertice dell’ispirazione), von Meilenwald punta anche stavolta su una struttura architettonicamente complessa, componendo un concept album in cui sentenze, aforismi, indicazioni e disposizioni del Malleus vengono presentate alternando alla lingua inglese il latino della composizione originaria. Il risultato è un fiume di incredibile densità che scorre ininterrottamente per quasi ottanta minuti senza il minimo squarcio di luce a illuminarne le sinistre spire.
Non che manchino i cambi di ritmo o le pause, tutt’altro, solo che l’espediente utilizzato per caratterizzarli è l’immissione nei pezzi di elementi altrettanto cromaticamente oscuri (tastiere a tappeto e cori monastico/gregoriani su tutti), che imprigionano l’ascoltatore in quel mondo di colpa, peccato, eresia e morte caratteristico dei tempi e perfettamente tratteggiato dall’immagine dell’artwork.
Trattandosi di un concept, risulta difficile isolare i singoli brani dal contesto complessivo, con l’eccezione, forse, della terza traccia, Malefica, decisamente fruibile anche come “stand alone” in cui rintracciare i punti di forza dell’album (i cori, l’organo usato a dilatare le atmosfere, un growl nel complesso più sabbioso che potente, l’alternarsi cadenzato di momenti black e doom).
L’altro vertice assoluto tra le nove tracce è l’interminabile A Failed Exorcism, con uno splendido tema centrale ripetuto più volte e intorno al quale si dipanano quasi per gemmazione i più svariati inserti, tra cui una sorprendente sessione di percussioni quasi tribali a ricordarci le radici del buon Alexander.
In realtà l’attenzione di von Meilenvald rimane però sempre concentrata sull’insieme del monolite che si è proposto di innalzare, con lo sguardo fisso al testo da cui prende spunto. Ecco allora una chiara struttura tripartita che segue l’identica suddivisione del Malleus, con una sezione riservata alla natura della stregoneria (Daemon, Malefica), una che si concentra su come questa si manifesti nel concreto (Spires, the Wailing City) e l’ultima volta a fornire indicazioni su cattura, processo e condanna delle streghe (Trial, Monument).
Con queste premesse, l’album non brilla certo per immediatezza e necessita di diversi ascolti per essere assimilato, ma anche allora non scompare del tutto una sensazione di prematuro appagamento e sazietà, che si affaccia già tra le note di Spires, the Wailing City e si materializza compiutamente in Monument, probabilmente inadeguata a chiudere il viaggio lasciando una traccia davvero indelebile.

Nel complesso, un buon album in cui si conferma la mano inconfondibile di un maestro che come pochi sa coltivare ambiziose velleità musicali e culturali, ma che forse non aggiunge tasselli imprescindibili alla carriera dei The Ruins of Beverast.
Se qualche scricchiolio era apparso già nel precedente Foulest Semen of a Sheltered Elite, Blood Vaults non dissolve del tutto i dubbi sulle prospettive del polistrumentista di Aquisgrana, sempre in grado di creare lavori di qualità ma altrettanto marchiato a fuoco dalla necessità di rincorrere le vette stratosferiche dei due album di debutto.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
82.55 su 9 voti [ VOTA]
Alessio
Lunedì 22 Ottobre 2018, 21.56.35
5
Altro gioiello ( come tutti ) in casa RoB. Forse quello più pachidermico...ma con delle atmosfere da terrore, come al concept si conviene. Nulla è lasciato al caso da Alexander. Voto per me 88
Elijah
Venerdì 18 Aprile 2014, 14.03.48
4
Bello bello.
Unia
Giovedì 17 Aprile 2014, 11.49.15
3
Ascoltato tempo prima. Devo dire che da "Foulest Semen..." e adesso con l'ultimo ha cambiato un po' tipo di atmosfera (più death se si può usare il termine), ciò nonostante resta atmosfericamente evocativo, uno dei migliori esponenti. "Unlock the Shrine" è sublime.
Blackout
Mercoledì 16 Aprile 2014, 23.36.40
2
Devo ancora ascoltarlo, solo un paio di pezzi trovati in rete e mi sembravano buoni. La band è sempre stata di un certo livello, il secondo è quello che finora preferisco, recensione ben fatta.
Edoom
Mercoledì 16 Aprile 2014, 22.32.00
1
L'ho ascoltato in un momento in cui non era tanto in vena di black/doom, eppure l'ho trovato il migliore della loro discografia, il più articolato e il più variegato. Forse dovrei dargli più ascolti (ma il mood contrario non è ancora passato)... Buona recensione!
INFORMAZIONI
2013
Ván Records
Black/Doom
Tracklist
1. Apologia
2. Daemon
3. Malefica
4. Ornaments on Malice
5. Spires, the Wailing City
6. A Failed Exorcism
7. Trial
8. Ordeal
9. Monument
Line Up
Alexander von Meilenwald (Voce, tutti gli strumenti)
 
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