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Transatlantic - Kaleidoscope
( 3216 letture )
Dopo la grande fatica di The Whirlwind nel 2009, ma soprattutto dopo ben 8 anni di silenzio dal precedente Bridge Across Forever del 2001, molti si chiedevano se sarebbero dovuti passare altri 8 anni prima di una nuova release da studio dei Transatlantic. Considerando l'elevata caratura di The Whirlwind e i molteplici impegni dei musicisti del supergruppo, le aspettative non erano delle più rosee. Tuttavia dopo 5 anni, sommersi da interviste e notizie da parte del gruppo, e graziati da due release dal vivo (Whirld Tour 2010 - Live in London e More Never Is Enough: Live in Manchester & Tilburg), alla fine giunge Kaleidoscope. Quando si chiamano a rapporto quattro veterani del Progressive Rock, come M. Portnoy, N. Morse, R. Stolt e P. Trewavas, considerando anche le loro esperienze pregresse, e considerate le ottime uscite che hanno prodotto sotto il nome di Transatlantic, le aspettative non possono che essere elevate. Fa parte dell'animo umano il crearsi delle idee, nonché il gioirne o rimanerne delusi, anche se si cerca di giudicare le cose con la più risoluta oggettività.

Dopo aver riempito la testa di pensieri, immaginazione e speranze, finalmente inserisco il disco e lo lascio andare per tutta la sua durata, senza mai interromperlo e senza lasciarmi sfuggire nulla, nel calore dei padiglioni delle mie cuffie.
Calore: non è solo il calore delle morbide e avvolgenti cuffie che sento, ma qualcosa di molto più profondo, qualcosa di estremamente intimo. L'impressione che infatti Kaleidoscope suscita nell'ascoltatore è quella di un disco caldo, totalmente scevro della freddezza derivante a volte dai tecnicismi del progressive. I Transatlantic riescono in tutto e per tutto a trasmettere un impatto sonoro maestoso, epico e variegato, che avvolge l'ascoltatore con dei suoni ricchi di morbidezza, pur nella loro complessità e forza. Il tutto si armonizza e si crogiola in delle emozioni trascinanti che portano l'ascoltatore per quasi 76 minuti in una dimensione parallela.
La grandezza di questo disco è da ricercarsi in due cose che influenzano fortemente l'ascolto: innanzitutto l'esecuzione magistrale dei brani attraverso una tecnica veramente di altissimo livello, che però non si perde mai, e ripeto mai, nella boriosità di un supergruppo pieno di sé; il secondo aspetto invece è un'influenza fortissima del progressive rock degli anni '70 (impossibile non pensare a due nomi come Yes e Genesis, e in parte a quello dei Deep Purple), che però non risulta pesante o antiquata, anzi rinfrescata e rinnovata, grazie anche ad una produzione estremamente pulita, accurata e moderna.

Into the Blue apre le danze in maniera coraggiosa, visto che iniziare un platter con una suite di 25 minuti è una scelta in grado di influenzare tutta l'esperienza d'ascolto. Dopo il primo minuto, si percepisce per qualche frangente uno strano profumo che ci rimanda, per strutture e sonorità, a Octavarium dei Dream Theater, ma è solo un'impressione. La traccia evolve in maniera del tutto personale e gode di un pregio più unico che raro per una suite: lungo tutta la canzone non si perde mai di vista l'organicità della canzone, che non annoia mai e cattura in ogni istante. Non si ha mai un senso di smarrimento nel passaggio tra un atto e l'altro, nonostante si passi dalla dolcezza delle parti sinfoniche alla durezza quasi da progressive metal, passando per momenti di limpida e geniale psichedelia. L'album rallenta poi i toni con Shine, sicuramente il pezzo meno progressive del lotto: un brano semplice ma ben suonato e composto, che a volte risulta molto più efficace di complessi voli pindarici privo di senso. Nella storia del rock è proprio la semplicità ad aver scritto spesso delle pagine indimenticabili: basta pensare, ad esempio, all'immediatezza e al conseguente successo intergalattico di Smoke on the Water dei Deep Purple. A lanciare il pezzo definitivamente vi è un assolo di Roine Stolt, tra i più belli dell'intero disco, in cui le influenze di David Gilmour sono vive e forti.
Un gradino sotto tutte le altre canzoni di Kaleidoscope è Black as the Sky che con i suoi tempi spediti e cavalcanti concede al disco un attimo di spensieratezza che diverte, ma rispetto al mood creato dai due pezzi precedenti tende a cambiare un po' troppo le carte in tavola. Tuttavia è proprio quel sentimento di profondità, ripristinato da Beyond the Sun, che ci permette di immergerci nuovamente nella dolcezza delle note vocali di Neal Morse. Il cantante statunitense ci prende per mano e ci porta direttamente oltre il sole, facendoci perdere ogni concezione di spazio e tempo e lasciandoci sospesi nell'universo sonoro creato anche grazie all'aiuto di Rich Mouser (ospite con la sua evocativa Pedal Steel Guitar) che dona un'atmosfera originale, unica e ricercata al brano.
E ora, dopo aver ripreso fiato con canzoni di media durata, torniamo ad immergerci in apnea nel progressive più puro e longevo con una nuova suite che distrugge il limite dei 30 minuti. Ma quando si parla di progressive, ha senso parlare di tempo? No, non ha senso parlare del minutaggio dei brani se questi sono sfruttati in maniera da non suscitare nell'ascoltatore la sensazione di "perdere tempo". Con la title track i Transatlantic creano un vero caledoscopio (indubbiamente da questo deriva il titolo di brano e album) di suoni, sensazioni e immagini, che si susseguono in maniera incredibilmente fluida. Se nella suite d'apertura del platter si premiavano l'omogeneità del brano e il leitmotiv estremamente convincente e mai noioso, qui si premia l'eterogeneità, il cambio repentino di sonorità, di tempi e di motivi che portano avanti il filo conduttore dell'opera. Quello che la composizione lascia, nel suo fade out conclusivo, è la sensazione di voler catturare un qualcosa che ci sta sfuggendo, un vuoto difficilmente colmabile.

La prestazione di tutti i musicisti è sublime, e finalmente vediamo il riscatto di un Mike Portnoy ritrovato, che dopo delle release decisamente insipide con gli Adrenaline Mob, si ritrova in qualcosa di molto più vicino a lui, ricreando quella varietà sonora e quel muro di meraviglie a cui ci aveva abituato con i Dream Theater. La perfezione esecutiva del gruppo risalta infine nel disco bonus, grande classico delle release del supergruppo, contenuto nell'edizione speciale dell'album con le cover di gruppi famosi del genere (Yes, King Crimson, Small Faces, Procol Harum e altri). Le cover sono tutte suonate e interpretate perfettamente; l'unica pecca è talvolta una mancanza di variazione e un'eccessiva fedeltà ai pezzi originali. Da un gruppo simile, avrei gradito qualche arrangiamento innovativo di questi classici.

L'ascolto è finito, le cuffie sono decisamente calde essendo state per tutto il tempo a contatto con la pelle. Lentamente riapro gli occhi e le tolgo, tuttavia quel senso di calore non mi abbandona. È proprio questo senso di calore che consiglio a tutti coloro che ricerchino un ascolto emotivamente forte e soprattutto a coloro che, forse un po' come me, si approcciano al progressive rock di stampo anni '70 con occhio sempre un po' diffidente, paurosi che sia qualcosa di già sentito o musicalmente polveroso e confusionario. Lasciatevi riscaldare da un disco curato, a tratti dolce, a tratti epico e semplicemente bello.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
74.81 su 22 voti [ VOTA]
Giampaolo
Domenica 5 Giugno 2016, 13.15.19
13
Ho scoperto da poco i Transatlantic ma devo dire che hanno un buon sound. L'album è molto valido e la suite finale è eccezionale, trascinante, con richiami ai gruppi prog anni 70.
Flavio
Lunedì 16 Maggio 2016, 15.19.08
12
Sono passati oramai due anni dalla prima volta che ho ascoltato questo album e sinceramente non riesco ancora a staccarmene. La title track è sicuramente uno dei pezzi più belli che abbia mai ascoltato... Album fantastico.
Transatlantico
Sabato 17 Gennaio 2015, 12.21.35
11
A mio avviso i Transatlantic non deludono ancora con questa uscita. Sicuramente inferiore al precedente (a mio avviso inarrivabile) ma secondo me sul livello di smpte e superiore a duel with the devi. Meno riuscita Beyond the sun, suites che alternano momenti stratosferici ad altri meno esaltanti, ma comunque pezzi di altissimo livello.
ayreon
Giovedì 24 Aprile 2014, 16.54.23
10
non dimentichiamo che a metà anni 90 se c'è stato un risveglio del new prog è proprio grazie a flower kings e spock's beard,col passare degli anni anche se morse si è messo in proprio e i flower kings alternavano grandi dischi ( rainmaker,space revolver,paradox hotel ) ad altri più noiosi, stolt e morse si sono sempre dimostrati grandissimi cantautori e strumentisti impegnati in vari progetti,vederli uniti nei transatlantic ha permesso ad entrambi di portare ognuno le sue idee sul modo di fare musica,ne sono usciti 4 dischi eccezionali per una band abituata a vedersi poche volte in studio,per cui lunga vita a loro e che abbiano sempre voglia di andare in tour
GT_Oro
Mercoledì 23 Aprile 2014, 14.00.38
9
Figurati! Anzi ti dirò che stavo riascoltando proprio ora in macchina SMPTe e trovo la voce di Stolt (che canta le strofe in My New World) più nelle mie corde, nonostante sia un cantante forse molto meno dotato di Morse! E aggiungo che se come genere ti piacciono i Transatlantic devi sentire assolutamente qualcosa dei The Tangent, se non li conosci, che dello stesso filone sono quelli che mi piacciono di più, specialmente il primo lavoro, The Music That Died Alone (ah... I fiati di Theo Travis!!).
Michele "Axoras"
Mercoledì 23 Aprile 2014, 13.37.53
8
@GT_Oro: Capisco ! Effettivamente in certi tratti la voce di Morse è impostata, e forse a tratti un po' troppo "pacata" e precisa. Tuttavia il tono pulito e caldo .. a me onestamente non dispiace Comunque grazie per aver esteso il tuo punto di vista, mi piace sempre prendere in considerazione le diverse sfumature delle cose ! Ora mi sentirò anche gli Spock's Beard con Morse e con Virigilio !
GT_Oro
Mercoledì 23 Aprile 2014, 11.24.34
7
@Axoras: Ciao! paragonavo le uscite DT con quelle Transatlantic per via di un puro interesse personale. Seguo da sempre tutti e due i gruppi (in generale un po' tutti i progetti di Portnoy) e ho notato nel tempo che aspettavo con più interesse nuove cose dei Transatlantic rispetto a quelle della "casa madre", questo già ai tempi di Systhematic Chaos eh, quando c'era ancora lui e non Mangini. Personalmente avverto che Portnoy si diverte molto di più a suonare con i Trans. piuttosto che con i DT degli ultimi anni, che pestano sempre gli stessi binari. Per la voce di Morse, non so come spiegarmi bene, mi è sempre sembrato troppo impostato e poco comunicativo nell'esprimere emozioni. Infatti, non so, forse sarò l'unico a pensarla così, ma secondo me gli Spock's Beard avevano guadagnato molto da quando cantava D'Virgilio al suo posto, in quanto a me trasmette molto più pathos rispetto Morse.
Michele "Axoras"
Martedì 22 Aprile 2014, 17.50.06
6
@GT_Oro: Ciao GT Secondo me le ultime uscite DT e le ultime uscite Transatlantic non sono paragonabili, le trovo differenti proprio nello stile. Le prime rimangono Prog Metal, mentre le seconde sono decisamente più Prog Rock Per il resto sia Whirlwind che Kaleidoscope sono due album magnifici ! Per il resto cosa intendi per "affettata" ? Te lo chiedo perchè mi interessa molto il tuo punto di vista !
GT_Oro
Martedì 22 Aprile 2014, 16.07.46
5
Personalmente trovo molto più interessanti le uscite dei Transatlantic rispetto alle ultime di casa DT. Questo Kaleidoscope non fa eccezione, anche se la voce di Neal Morse non mi ha mai fatto impazzire, neanche quando era negli Spock's Beard... non so, mi è sempre sembrata un po' "affettata". Voto personale 85.
Enry
Venerdì 18 Aprile 2014, 15.07.50
4
Disco assolutamente eccezionale, secondo me (ovvio che sia un fatto di gusti personali) addirittura migliore del precedente...lunga vita ai Transatlantic! Voto personale: 92
ayreon
Venerdì 18 Aprile 2014, 11.28.10
3
black as the sky a me ricorda "market sq hero"dei marillion,molto new prog,eccezionale dal vivo .bel disco ,le due suite sono meravigliose,un po noiosa "beyond the sun" e commerciale "shine"che però include un guitar solo stratosferico di Stolt.Comunque sono la più grande superband mai partorita dal 2000 a oggi
Metal4ever
Giovedì 17 Aprile 2014, 23.22.02
2
"Whirlwind" mi piace un poco di più, più omogeneo e con più picchi, però, questo "Kaleidoscope" è veramente un gran album; le due suite sono un qualcosa di eccezionale, in particolare la seconda e, "Black as the Sky" ha un ritmo incalzante e un ritornello decisamente belli. Grandi Transatlantic, continuate così!
ayreon
Giovedì 17 Aprile 2014, 20.38.35
1
arriva un po tardi,ma è una bella recensione.il disco non è stratosferico come whirlwind ma comunque siamo sempre a grandi livelli,confermati anche nel live all'alcatraz,a riprova del fatto che con loro si va sempre sul sicuro
INFORMAZIONI
2014
Inside Out Music
Prog Rock
Tracklist
1. Into the Blue
I. Overture
II. The Dreamer and the Healer
III. A new Beginning
IV. Written in Your Heart
V. The Dreamer and the Healer (Reprise)
2. Shine
3. Black as the Sky
4. Beyond the Sun
5. Kaleidoscope
I. Overture
II. Ride the Lightning
III. Black Gold
IV. Walking the Road
V. Desolation Days
VI. Lemon Looking Glass
VII. Ride the Lightning (Reprise)
Line Up
Neal Morse (Voce, Chitarra Acustica, Tastiera)
Roine Stolt (Chitarra, Voce, Percussioni)
Pete Trewavas (Basso, Voce)
Mike Portnoy (Batteria, Voce)

Musicisti Ospiti:
Daniel Gildenlöw (Voce nella traccia 1.IV)
Chris Carmichael (Violoncello)
Rich Mouser (Pedal Steel Guitar nella traccia 4)
 
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