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R-Evolution Band - The Dark Side of the Wall
( 2269 letture )
Lasciate ogni concezione di cover, o voi che ascoltate ! (R-Evolution Band, "Inferno - Canto III")

Probabilmente non era l'inferno di Dante, ma quello riscritto e reinterpretato dai R-Evolution Band. I puristi dei Pink Floyd, e del'eclettico (quanto egocentrico) Roger Waters, probabilmente non ameranno questo disco, poiché, detto in franchezza, questo non è un disco per tutti, ma solo per una ristretta cerchia di persone con una certa apertura mentale/musicale. Il muro costruito dai Pink Floyd nel 1979 viene completamente distrutto e ricostruito: quasi tutti i brani vengono arrangiati da capo, i generi e le atmosfere originali stravolte al punto da chiedersi se di alcune canzoni, sia rimasto effettivamente solo il titolo. Cosa da non dare per scontata, visto che anche alcuni titoli vengono cambiati. Ovviamente non è facile parlare di questo disco senza citare o prendere in considerazione l'originale The Wall, nonostante il quasi totale stravolgimento. Il consiglio più caldo che posso dare è quello infatti di conoscere veramente a fondo l'opera dei Pink Floyd per apprezzare a pieno The Dark Side of the Wall. Ironia della sorte, nell'ascolto del disco si può dire che, con una certa coscienza e conoscenza dell'originale, è tutta un'altra musica.

Non prenderò in analisi ogni brano del disco, poiché servirebbe un saggio breve al posto di una recensione, e mi limiterò ad usare come esempi alcune tracce che possano descrivere al meglio la poliedricità di quest'opera. Un orecchio particolarmente attento non potrà fare a meno di notare le variazioni progressive rock più moderne e le armoniche nell'opener In the Flesh?, che nonostante le diverse variazioni, risulta paradossalmente il brano più vicino al platter originale. Se con The Thin Ice riusciamo ancora a seguire vagamente la somiglianza del disco con l'originale, con l'arrivo delle prime due parti di Another Brick in the Wall, perdiamo ogni legame con The Wall: la prima arrangiata ex-novo in chiave etnica, e la seconda stravolta in una miscela esplosiva di speed metal e hardcore, senza tralasciare il famosissimo assolo finale, reinterpretato da Vittorio Sabelli con il sassofono in un jazz pulito e fresco.
Il disco passa poi dal lento e trascintante soul-blues di Mother al picco di genialità e originalità assoluta dell'album (passando per le atmosfere elettroniche di Goodbye Blue Sky e lounge di Young Lust): sì, parlo proprio di Requiem Funeral of Queen Mary II – Don't Leave Me Now, che al primo ascolto mi ha fatto sbarrare gli occhi, cogliendomi completamente impreparato: trasformare un angosciante brano come l'originale Don't Leave Me Now, in un Requiem è quanto di più improbabile ci si possa aspettare.
Hey You e Comfortably Numb non sono mai state così elettroniche, così totalmente snaturate della loro essenza originale e riescono a colpire l'ascoltatore (forse un po' meno la prima, ma decisamente meglio la seconda). Entrambe le canzoni sono intervallate dalle atmosfere classiche di Nobody e We'll Meet Again, che ci permettono di riposare la mente per sei minuti abbondanti, prima di ritornare alle folli sperimentazioni dei R-Evolution Band. Da In the Flesh ad Another Brick in the Rock, torna la travolgente componente rock, mischiata all'eleganza del jazz, in un tripudio divertente e veramente piacevole. Le atmosfere retrò di The Trial ci ingannano con una versione che sembra abbastanza vicina all'originale, perlomeno considerando quello che abbiamo sentito finora, distruggendo successivamente il tutto con uno sviluppo e una conclusione prettamente progressive metal. La voce giapponese che apriva l'album con In the Flesh? È la stessa che conclude l'album con The Dark Side of the Wall, chiudendo un ciclo perfetto, in maniera pulita e semplice.

La produzione è magistrale, priva di sbavature, tutto risulta assolutamente perfetto: impresa non facile considerata l'enorme moltitudine di strumenti impiegati e di generi toccati. Dalle chitarre di Svedonio all'incredibile lavoro di Marcello Malatesta, che ci delizia con effetti elettronici, sintetizzatori e composizioni di musica digitale: l'uso di strumenti così moderni nella rielaborazione di quest'album è una scelta stilistica tanto coraggiosa quanto efficace. L'unico rammarico è la presenza ridotta delle voci, a favore di un larghissimo uso dei numerosi strumenti a fiato: un peccato poiché un maggiore equilibrio di questi due elementi avrebbe dato (parere strettamente personale) una spinta in più al disco.

La presenza di una grandissima varietà di generi all'interno di questo disco richiede la capacità da parte dell'ascoltatore di essere pronto veramente a tutto, un po' come nell'affrontare la discesa dell'inferno Dantesco. Tra cerchi, gironi e bolge, così come durante l'ascolto di The Dark Side of the Wall, dobbiamo stare attenti alle asperità, ma che soddisfazione dà giungere alla fine di questo viaggio così speciale!



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
99 su 4 voti [ VOTA]
Prometheus
Giovedì 1 Maggio 2014, 2.08.10
1
Approvo! *-*
INFORMAZIONI
2013
Wide Productions
Inclassificabile
Tracklist
1. In the Flesh?
2. The Thin Ice
3. Another Brick in the Wall Pt. 1
4. The Baddest Days Of Your Life
5. Another Brick in the Wall Pt. 2
6. Mother
7. Goodbye Blue Sky
8. Empty Space
9. Young Lust
10. One of My Bad Days
11. Requiem: Funeral of Mary II - Don't Leave Me Now
12. Cold As a Waltz
13. Another Brick in the Wall Pt. 3
14. Hey You/Intermede
15. Is Anybody Out There?
16. Nobody
17. We'll Meet Again
18. Bring the Boys Back Home
19. Comfortably Numb
20. The Show Must Go Latin
21. In The Flesh?
22. Run Like Bells
23. Another Rock in the Wall
24. Waiting for the Worms
25. The Trial
26. The Dark Side Of the Wall
Line Up
Vittorio Sabelli (Voce, Sassofono, Clarinetto)
Gabriele Tardiolo “Svedonio” (Chitarra, Bouzouki, Lap Steel)
Marcello Malatesta (Tastiere, Sintetizzatore)
Graziano Brufani (Basso)
Oreste Sbarra (Batteria)
 
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