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Triptykon - Melana Chasmata
( 6504 letture )
Prima Recensione di: Davide Moncalero “Monky”

Chiudiamo le porte, abbassiamo le imposte e spegniamo ogni luce per addentrarci nel puro abbraccio di Madre Oscurità, mentre la colonna sonora per eccellenza inizia a sciorinare il proprio cupo incedere dalle casse dello stereo: Melana Chasmata. La Luce fugge, abbandonando repentinamente uno scontro che non può sostenere nelle profondità dell’abisso oscuro di Tom G. Warrior, dove nemmeno le ombre hanno la possibilità di esistere, schiacciate brutalmente da un’oscurità accecante, gravosa ed immanente. Sono passati quattro anni dalla prima discesa agli inferi, intitolata Eparistera Daimones; una lunghissima cavalcata sul dorso di una monolitica bestia d’ossidiana mai quieta, mai doma che si è nutrita del sapore marcescente e putrido della carcassa oscura dei Celtic Frost, fiera cruenta e storica del metallo estremo europeo, recentemente sostituita dalla più giovane creatura che risponde al nome Triptykon. Il discepolo principale è sempre lui: Thomas Gabriel Fischer, unico apostolo dell’oscuro verbo elvetico, esecutore ed eccezionale compositore dell’arte più ottenebrante e soffocante che i ventisei cantoni abbiano mai potuto vantare. Sono stati necessari quattro anni di gestazione per partorire la seconda gemma d’ossidiana nel profondo abisso dei Triptykon; una nascita che è avvenuta in un luogo nascosto e irraggiungibile, se non attraverso un singolo canale: la mente del mastermind, unico catalizzatore in grado di metabolizzare l’onerosa oscurità e trasporla alla moltitudine umana sotto forma di suoni, parole e sensazioni. Il risultato è complesso, elaborato e di difficile assimilazione per qualsiasi essere umano, incomprensibile nella sua interezza eppure fortemente attrattivo, come lo sguardo tremante che scruta nel buio ignoto di uno strapiombo, a mezzo passo dal ciglio. In questo particolare caso, tuttavia, appena le nostre iridi si soffermano su di esso, l’oscuro abisso ci inghiottisce e non ci sputa più.

Sessantasette minuti e ventidue secondi di pura agonia sonora, snocciolata in nove monolitici brandelli di oscuro metallo, rimarcati da una produzione di livello assoluto. Dall’armonico chitarristico che introduce Tree of Suffocating Souls sino alla melodiosa voce di Simone Vollenweider che cala il sipario sulla conclusiva Waiting, siamo attorniati da un’ora abbondante di opprimente violenza sonora, rasposi riff di chitarra, tellurici giri di basso e sismiche partiture di batteria; a contrastare splendidamente con tutto ciò, viene dispensata una discreta dose di melodia, senza mai abusarne o inficiare in alcun modo la monoliticità dell’album. I brani mettono in mostra una qualità stabile e di altissimo livello, particolarmente ispirati nella loro violenza psicologica; si passa dalle classiche sfuriate blackened thrash -meno presenti rispetto al passato- a un pesantissimo doom che strizza l’occhio al lato più oscuro dei Type O Negative. Le vocals di Tom espletano il proprio compito con personalità e varianza, adattandosi perfettamente con la gradazione dei vari pezzi e, talvolta, duettando con i melodiosi cori di Simone in un risultato che richiama ed evolve quanto sentito in Eparistera Daimones. In tutto il disco non vi è un brano di spicco: tutto è posto con metodo ed è atto ad avvolgere l’ascoltatore dall’inizio alla fine, colpendolo efficacemente in più punti, sfruttando il disorientamento causato dalla profondissima oscurità che permea l’intera riproduzione. La malsana bellezza di ogni brano è a sé stante e non risulta descrivibile efficacemente a parole, ma deve essere apprezzata in una profonda immersione che svela le qualità più emozionanti del disco in modo progressivo. A parole ci si può solamente incuriosire, sottolineando la grandiosità di certi passaggi come l’inserto mediorientaleggiante nella cavalcata black/thrash di Tree of Suffocating Souls, il rugginoso arpeggio e il possente basso di Boleskine House, la sfuriata di Breathing, l’ambiguità sonora di Aurorae e la malignità intrinseca di Black Snow, sino a giungere al meraviglioso assolo in clean di Waiting, uno dei punti più emozionanti del disco e degna chiusura di questo claustrofobico cerchio d’oscurità.

Il viaggio nella raggelante dimora di Madre Oscurità termina ma la nostra mente, ancora eccessivamente assuefatta dalle sonorità cupe e distorte ivi udite, non percepisce questa conclusione. Nelle orecchie si protrae l’opprimente sound della colonna sonora della nostra recente esperienza, mentre gli occhi continuano ad essere traditi dal profondo buio dell’abisso tanto da non permetterci d’intendere se questo percorso malato ci abbia condotto verso un’ipotetica redenzione o se, in realtà, abbia solamente offuscato la nostra agonia nell’esatto punto in cui siamo caduti. La sanità mentale crolla pezzo dopo pezzo, metodicamente fatta a brandelli da questo possente ritorno della bestia d’ossidiana, nostra unica compagna in un percorso artistico che sembra non avere mai una conclusione; dall’effettiva durata, nel momento in cui ci troviamo abbandonati a noi stessi e alla nostra perversa soggettività, Melana Chasmata pare dilungarsi esponenzialmente come una notte infinita, senza darci punti di riferimento né, soprattutto, farci rimpiangere la luce del mattino. Con questa seconda opera targata Triptykon, Thomas Gabriel Fischer si distacca ulteriormente dal leggendario monicker Celtic Frost e plasma ancor di più le percezioni comunicative della sua nuova creatura, evolvendo e addomesticando una bestia selvaggia che, dopo averne seguito le orme, prende le dovute distanze dalla sua raggelante progenitrice e traccia un nuovo percorso di sua esclusiva proprietà. Noi, curiosi umani che abbiamo imboccato questo giovane sentiero, scivoliamo al centro di esso, progressivamente inglobati tra le sue maligne spire sino ad annegarvi, anche se non nel modo comunemente inteso. Dall’acqua burrascosa si riemerge o si muore. In questa assuefacente oscurità, invece, si annega come in un vorticoso limbo, ancora e ancora per decine di volte, senza più riuscire ad uscirne.

VOTO Prima Recensione: 88

Seconda Recensione di: Gabriele Zolfo “Red Rainbow”

“Animale, pianta o altro oggetto inanimato nel quale un certo clan riconosce il proprio antenato mitico...”

Così si può leggere su un qualsiasi dizionario a buon mercato a proposito della voce “totem” e questo è stato il rischio che per anni ha corso Tom G. Warrior, l’uomo che coi Celtic Frost ha aperto nuove vie al metal, il frontman di una band seminale a cui tutti devono riconoscenza, il guru che riappare carsicamente a rinnovare gli antichi fasti della band svizzera. Insomma, il rischio concreto era che il buon Tom si trasformasse in una sorta di glorioso dinosauro sopravvivente al mutare delle ere geologiche, più oggetto di culto e venerazione che reale protagonista della contemporaneità. La prima risposta in realtà era già arrivata con il precedente Eparistera Daimones, album dalla genesi quanto mai complessa che non poteva (al di là dell’esito qualitativamente eccelso) non risentire di una natura “anfibia”, a metà tra il marchio Celtic Frost per cui, del resto, parte del materiale era stato concepito, e le suggestioni figlie del nuovo progetto.
Ecco allora che con Melana Chasmata il cerchio in qualche modo si chiude e i Triptykon possono prendere definitivamente il largo, interpreti di un metal dalle solide radici ma modernissimo nelle sue sconfinate sfaccettature e nei suoi approdi. Che si trattasse di un album destinato a soddisfare palati diversi, peraltro, lo si era intuito ascoltando i due brani rilasciati in anteprima dalla Century Media Records, con la tellurica Breathing a riproporre il marchio di fabbrica thrash/speed e la dilatata Boleskine House a far spirare refoli gothic su un impianto doom, con la voce spettrale di Simone Vollenweider ad arrampicarsi magnificamente su riff pulitissimi fino a congiungersi in controcanto nel finale con la voce di Tom.
Il resto dell’album è un continuo ondeggiare tra questi due poli, tra cavalcate di intensità assoluta (l’opening Trees of Suffocating Souls) e ricerca di atmosfere cupamente rallentate (Altar of Deceit), a tratteggiare tutte le diverse sfumature del nero in cui sprofonda l’animo umano. Non c’è un filo logico nel susseguirsi delle tracce, nessuna velleità di dare un’origine o un termine a questo viaggio negli abissi del destino, solo la cruda e fredda descrizione della desolazione, perché:

Every emotion I feel
Tears a cleft into my heart
Every light in the dark
Fades as I advance
Every day I exist
I don't understand


In quest’ottica, Melana Chasmata rappresenta una svolta più introspettiva rispetto a Eparistera Daimones, e qui davvero i Triptykon raggiungono vette assolute in brani come In the Sleep of Death (dove un doom quasi marziale accompagna alla perfezione le evoluzioni vocali di Tom in perenne equilibrio tra uno scream lancinante e il clean trascinato a cantilena) o Demon Pact, che rasenta e spesso varca il confine con la psichedelia prima di esplorare addirittura lande industrial.
Dato per scontato che, con una simile tavola imbandita, la caccia al capolavoro non può che dipendere dai gusti e dallo stato d’animo di chi si trova al di qua delle casse o delle cuffie, personalmente punterei i miei cents sul pezzo più etereo, ipnotico, tormentato del lotto, quell’Aurorae in cui i refoli gothic di Boleskine House si fanno venti impetuosi che dettano struttura e colore del brano. Impossibile restare indifferenti di fronte alla chitarra di V. Santura che disegna ampie volute mentre il cantato di Tom sfuma quasi nella declamazione, a mescolare un impasto che rimanda in prima battuta alla migliore tradizione Tiamat, ma che in realtà affonda le radici in quella scuola goth-rock a cui ha dato lustro immortale la lezione di Carl McCoy e dei suoi Fields of the Nephilim.
Merita una citazione anche la conclusiva The Waiting, piccola gemma che chiude l’album con un inatteso tocco di “spettralità” e rende benissimo l’idea di come sappia funzionare, all’occorrenza anche con semplici ingredienti, la “cucina” dei Triptykon: poche note dilatate, una voce femminile che riecheggia dimensioni lontane, un assolo struggente...

Con tutto il rispetto dovuto alle dimore in cui riposano le gloriose e stanche membra dei nostri antenati mitici, possiamo stare tranquilli, per Tom G. Warrior il tempo del trapasso non è ancora arrivato, Melana Chasmata è un album fantasticamente contemporaneo e troverà casa in molte classifiche, tra i top album, a fine anno.

VOTO Seconda Recensione: 88

Terza Recensione di: Diego Trubia “Er Trucido”

Eccolo, ci siamo.
Finalmente, dopo quattro anni di attesa, Tom G. Warrior ritorna con un nuovo lavoro dei Triptykon. Il successore di Eparistera Daimones si è fatto attendere, ma se avete già buttato un occhio nel riquadrino del voto avrete capito che l'artista svizzero ha fatto bene a prendersi tutto il tempo necessario per questo disco, la cui direzione prosegue ed amplia la strada battuta nel precedente.
Ma andiamo con ordine.

Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate

Mi si perdonerà la citazione dantesca, ma le parole che il Sommo Poeta affisse davanti alla porta del suo inferno potrebbero essere benissimo scritte nella prima pagina del libretto di questo cd oppure sul tasto play del vostro lettore.
L'apertura di Tree of Suffocating Souls è diretta, i riff densi ed oscuri del mastermind elvetico sono inconfondibili, il ritornello con il suo canto e controcanto si impossessa subito dell'ascoltatore e l'inaspettato sitar malato dà quel tocco di misticismo a sorpresa prima del travolgente assolo. Meglio di così non si poteva iniziare.
Ma con la successiva Boleskine House cambiano le coordinate e l'atmosfera di fa decadente e malinconica. Le percussioni di Norman Lonhard sono profonde come un abisso ed il basso distorto di Vanja Šlajh lo scava ancora di più; l'alternanza tra voce maschile e femminile è magia, con un Fischer evocativo e Simone Vollenweider eterea nel guidarci dentro la casa di Aleister Crowley, con il sinistro e scandito arpeggio principale che si fa largo in mezzo al muro distorto dei riff. Il tutto regala al pezzo una carica emozionale molto forte, per quella che è una delle punte di diamante dell'album.

Warrior fa poi un passo indietro riportandoci alla pesantezza di Eparistera Daimones con Altar Of Deceit, brano pachidermico dall'incedere ossessivo e soffocante, con il frontman letteralmente invasato nella sua invettiva. La breve pausa centrale non fa che aumentare la tensione prima dell'esplosione. Secondo ed ultimo pezzo veloce è invece Breathing, escursione in territorio più martellante thrash/black, da notare l'apertura al minuto tre che odora di Celtic Frost. Dopo questa botta di adrenalina è però il momento di quello che è la gemma dell'album, Aurorae, un brano cadenzato dall'enorme peso qualitativo, con gli strumenti che uno ad uno entrano e vanno ad aggiungersi, mischiandosi senza sovrapporsi, tutti udibili senza che nessuno sia predominante grazie all'eccezionale lavoro nel mix. L'arpeggio ipnotico entra dentro l'anima assieme alla voce calma che quasi recita i versi del testo, lasciando dentro la sola rassegnazione.

These bones have been burned
And hatred shall not last
The tools of sorrow cast
Have become the past
A spirit wasting away


Il rito demoniaco di Demon Pact ci riporta su lidi neri come la pece, la discesa nell'inferno ritmata dalle percussioni è reale e palpabile grazie anche ai suoni in sottofondo che pare vogliano simulare le urla dei dannati o di qualche bestia mitologica. I Triptykon esplorano ancora i meandri più bui dell'essere umano con In The Sleep Of Death, dove la disperazione la fa da padrone. Tom G. Warrior si fa da portavoce di quest'ultima, alternando i disperati ruggiti alla voce rotta e sofferente, mentre la lunga parte centrale strumentale scivola via come le lacrime che solcano un viso.

Come di consueto il pezzo più lungo e sfiancante viene lasciato all'ultimo ed i dodici e passa minuti Black Snow racchiudono un po' tutta la summa di Melana Chasmata, ricoprendo tutto lentamente con una lenta nevicata nera doom che ci lascia al buio, soli e al freddo, senza speranza. O no?
Non sono impazzito, un briciolo di speranza alla fine di questo viaggio ci viene lasciato con la conclusiva Waiting, quasi un lungo outro impreziosito dalla voce femminile che ci regala un barlume di luce per quello che sarà il prosieguio.

E quindi uscimmo a riveder le stelle

Andiamo subito al sodo: i Triptykon hanno fatto un altro centro e con questo nuovo disco superano i già ottimi risultati di Eparistera Daimones, puntando su di un album meno pesante nell'insieme ma che entra molto di più dentro l'anima dell'ascoltatore, aumentando la fase introspettiva di quest'ultimo. I quattro sono oramai una garanzia ed ognuno di loro riesce a far rendere al massimo il proprio strumento, grazie anche alla produzione, aggiungendo numerose sfumature in questo nero affresco sonoro. Personalmente non ho bisogno di un nome importante stampato in copertina per apprezzare questo lavoro, la musica parla per sè e lo fa in maniera abbondante, toccando le parti sensibili dell'essere umano.
Melana Chasmata è quell'anfratto oscuro nascosto all'interno del nostro animo, quel buio che ognuno di noi almeno una volta nella nostra vita ha toccato. E per uscirne bisogna fare come il Sommo Poeta, compiere il viaggio dall'inizio alla fine, senza fermarsi.
A meno che non vogliate rimanerne fuori come gli ignavi, anche questa è un'opzione, seppur meno affascinante.

VOTO Terza Recensione: 90



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
91.85 su 47 voti [ VOTA]
Awake
Sabato 18 Agosto 2018, 17.38.37
37
Lo preferisco a Eparistera… stiamo cmq parlando di sfumature...
Masterburner
Martedì 1 Luglio 2014, 17.28.03
36
Ahah Dany 71 riassunto perfetto. Non mi era piaciuto molto il primo, ma questo merita davvero!
Dany 71
Martedì 3 Giugno 2014, 9.43.46
35
Album ISO 9002. Grande, sulfureo e granitico. Alla fine odori di zolfo. Qualità a iosa.
Steelminded
Giovedì 29 Maggio 2014, 23.26.51
34
Voglio parlare di musica: la bassista è la fidanzata che tutti i metallari desiderebbero avere... voto: 99.
Nikolas
Martedì 20 Maggio 2014, 15.15.25
33
Mostruoso, davvero mostruoso. Forse un gradino sotto a Eparistera Daimones, per il quale però ho anche un grande attaccamento emotivo (avendo visto i Triptykon proporne i pezzi a Wacken 2011), ma comunque enorme! Non voto ancora perché neanche i 50 ascolti che avrò ormai fatto bastano per capirlo a fondo...
foda
Sabato 17 Maggio 2014, 19.50.20
32
grande album
Delirious Nomad
Giovedì 15 Maggio 2014, 13.57.35
31
L'ho preso ieri... Incredibile quanto (inconsapevolmente) sembri un omaggio funebre al grande H. R. Giger. Monolitico, oscuro, allo stesso tempo grezzo e raffinato, tradizionale e sperimentale. Magnifica la confezione, tra le più eleganti che abbia visto. Da riascoltare centinaia di volte senz'altro, prima del giudizio definitivo.
herr julius
Mercoledì 7 Maggio 2014, 21.13.29
30
Arrivato stamattina con il corriere, ascoltate solo le prime quattro ma è veramente un macigno, spettacolare, un album senza tempo. Non ho parole per descrivere l'ammirazione che ho per l'artista Warrior, un vero genio del nostro tempo, metto a caldo un bel 95. È musica inclassificabile, musica superiore per menti superiori, il bello è che arriva al primo ascolto.
Le Marquis de Fremont
Martedì 6 Maggio 2014, 14.15.35
29
Album splendido che fa apprezzare tutto il fascino della musica black metal, con forti venature doom. Gia mi era piaciuto moltissimo il precedente Eparistera Daimones. Concordo con le recensioni (incluso il trucidatore (brrrrrr...) che noto sa scrivere bene) e con i commenti: un vero capolavoro. Al momento divide la palma di migliore disco dell'anno con The Pursuit degli Echoes e Shadows of the Dying Sun degli Insomnium. Grandiosi Triptykon! Au revoir.
VIKING2000
Lunedì 5 Maggio 2014, 20.09.35
28
Capolavoro! Secondo me definirlo Black/Doom è riduttivo! C'è dentro di tutto:Black,Doom,Avant-garde,Gothic... Ma a pensarci bene è meglio non perdere tempo a cercare classificazioni,questa è musica al di sopra di qualsisasi classificazione... Meglio ascoltare e godere! Voto:95 P.S.: Quanto è figo l'"uh" di Tomhas in Tree of Suffocating Soul ?!?!?!?
aneurysm
Domenica 4 Maggio 2014, 15.50.08
27
registrazione perfetta per un disco perfetto!!! 90 strameritati
freedom
Domenica 4 Maggio 2014, 12.25.08
26
@Arrraya: Magari è la mia occasione per guadagnare un po' di soldi...parlerò con un avvocato.
Hellion
Domenica 4 Maggio 2014, 10.53.45
25
Uhhhh!!!
Matteo Cagnola
Domenica 4 Maggio 2014, 10.14.27
24
CAPOLAVORO, ho preso il doppio vinile e il boxset di questo stupendo cd, BRAVO e COMPLIMENTI Tom G.Warrior .
markus31
Sabato 3 Maggio 2014, 21.01.32
23
"Pochi album nel corso degli anni sono stati capaci ad emozionarmi,questo è uno di quelli.E da circa un mese che gira nel mio stereo,le mie casse di noce della boston ormai ci hanno fatto il callo,i miei vicini no!...Grazie tom per quest'altra gemma..bravi i recensori"
Dani3121
Sabato 3 Maggio 2014, 20.24.23
22
Recensioni stratosferiche.Complimenti! Disco immenso. 90.
Forbiddenevil
Sabato 3 Maggio 2014, 19.48.34
21
Disco immenso, senza nient'altro da aggiungere.....!!!
Arvssynd
Sabato 3 Maggio 2014, 19.46.09
20
Disco assurdo, spettacolari.
Danimanzo
Sabato 3 Maggio 2014, 19.45.33
19
Come tutto ciò che concepisce e suona Tom G. Warrior, è un'opera d'arte. Anche se, a mio modesto avviso, leggermente inferiore a "Eparistera Daimones" e soprattutto a "Monotheist". In ogni caso, il mio voto numerico è pari 90/100 e lo considero un serio candidato a miglior disco metal dell'anno 2014. Il che dimostra quanto le iperboliche tecniche strumentali stiano a zero di fronte alla vera bellezza.
Galilee
Sabato 3 Maggio 2014, 19.25.18
18
Dovevo prenderlo oggi e me l'hanno soffiato. Comunque non mi aspettavo altro, sarà come sempre sul podio della mia top ten. Intramontabile Tom G.
ObscureSolstice
Sabato 3 Maggio 2014, 18.37.54
17
L'unico neo è la bassista.. è un piacere per gli occhi ma non sa proprio suonare. Li ho visti più di una volta live e al basso è veramente una pippa, secondo me suona a caso. Al potere della faiga non si comanda
Resurrection
Sabato 3 Maggio 2014, 17.56.36
16
Non c'è bisogno nemmeno di commentare, 90.
warrior63
Sabato 3 Maggio 2014, 17.55.16
15
come sempre il Maestro si è dimostrato tale......
doomale
Sabato 3 Maggio 2014, 17.03.17
14
Album di livello superiore.....da un compositore di livello superiore! Tom G Warrior ricorda a tutti i suoi discepoli chi e` il black Wizard!!Che Maestro ragazzi....
spiderman
Sabato 3 Maggio 2014, 16.58.24
13
Anche io mi trovo in linea con la rece di Trucido,il songwriting e la tematica e' misterioso e affascinante gia' dal titolo" le nere e profonde valli della depressione",come stato detto e' un opera che abbisogna di ascolti approfonditi,poi almeno a me mi ha preso,e' un album pieno di sprprese e variazioni,con struttura delle forme musicali dei brani molto particolare e intricata con sfumature che creano ancestrali atmosfere,e' come alle montagne russe un sali e scendi di pezzi mozzafiato,grande aggessivita' dalla prima all'ultima traccia ,con tono di chitarra che alle volte si fa profondo,ancestrale e abissale,potente batteriache avolte addirittura trasporta e diventa quasi ipnotica e voce unica,che a seconda dei momenti,recita ,sussurra,canda e grida lasciando emozioni intense aggregati ad espressivi e suggestivi sussurri femminili.Opera bellissima con forti elementi di malinconia e cupezza,elementi dissonanti ed oppessivi di gran livello espressivo,si fondono magicamente in un equilibrio tra la velocita' coinvolgente e l'oscurrita'del doom e la nera malvagita' deldeath/black,creando un album magistralmente superbo.la mia traccia preferita e' Demon Pact,dove sebra di essere presenti in un altra dimensione.Un album magnifico e intrigante,ottimo lavoro davvero. voto 90.
Arrraya
Sabato 3 Maggio 2014, 16.37.12
12
Freedom@ puoi sempre portarli in tribunale
Malleus
Sabato 3 Maggio 2014, 16.21.57
11
Un altro album praticamente senza difetti, per me è un 90, minimo.
freedom
Sabato 3 Maggio 2014, 16.00.38
10
Recensioni di livello superiore.
enry
Sabato 3 Maggio 2014, 15.59.06
9
Preso un paio di settimane fa, mi aspettavo un grande disco che puntualmente è arrivato. Tutte belle, da sbavo Breathing, Tree of suffocating souls e Aurorae. Disco di livello superiore.
freedom
Sabato 3 Maggio 2014, 15.48.48
8
Tra l'altro - ma forse non ci crederete - sono rimasto letteralmente scioccato nel constatare che il riff introduttivo di Boleskine House è identico ad un riff che avevo composto e registrato qualche anno fa'...una stranissima coincidenza. Che sia opera del demonio?
Phantom
Sabato 3 Maggio 2014, 15.41.44
7
Tre buone recensioni , anche se una mi è piaciuta in modo particolare, album spettacolare che si candida come uno dei migliori album dell'anno e non solo , da 92 per me.
Sonny
Sabato 3 Maggio 2014, 15.34.18
6
Band di livello superiore. Nulla da dire. Grandi i recensori come al solito.
Blackout
Sabato 3 Maggio 2014, 15.32.45
5
Di non facile ascolto, richiede qualche ascolto per essere assimilato, ma è un'altra gemma nera targata Tom G. Warrior. Belle recensioni, bravi ragazzi.
Arrraya
Sabato 3 Maggio 2014, 15.23.22
4
Finalmente un pò di metal come cazzo si deve.
freedom
Sabato 3 Maggio 2014, 15.17.03
3
Sono in linea con la recensione di Diego. Questa band non riesce a deludere nemmeno sforzandosi. Secondo me il prossimo sarà anche meglio di questo, che è migliore del precedente. Disco veramente allucinante, malvagio, oscuro, malinconico e potente, che suona incredibilmente fresco e moderno. Poco da dire, mi inchino di fronte a tanta roba. Voto 90.
Hammer
Sabato 3 Maggio 2014, 15.14.31
2
Capolavoro. Necessita un paio di ascolti ma è davvero un capolavoro.
The Alien
Sabato 3 Maggio 2014, 15.06.08
1
A mio avviso è un disco con i contro cazzi. Non ho messo 100 perché non lo permettete.
INFORMAZIONI
2014
Century Media Records
Black/Doom
Tracklist
1. Tree of Suffocating Souls
2. Boleskine House
3. Altar of Deceit
4. Breathing
5. Aurorae
6. Demon Pact
7. In the Sleep of Death
8. Black Snow
9. Waiting
Line Up
Thomas Gabriel Fischer (Voce, Chitarra)
V. Santura (Chitarra)
Vanja Slajh (Basso, Cori)
Lonhard Norman (Batteria)
 
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