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Twitch of the Death Nerve - A New Code of Morality
( 1167 letture )
Giungono, finalmente, al primo full-lenght gli inglesi Twitch of the Death Nerve. Infatti il gruppo, che prende il nome dal celebre film di Mario Bava Reazione a catena, noto anche con il titolo Ecologia del delitto, uscito nel 1971, dopo un primo demo, And Then There Were Three, uscito nel lontano 2005, il gruppo londinese era scomparso dalle scene musicali.


La prima traccia, Particular Perversions Particular to the Piquerist, chiarisce fin da subito l’indirizzo che prenderà l’intero lavoro. Il gruppo inglese plasma un death metal di stampo brutale e slasher, che come una lama acuminata seziona e taglia la gola dell’ascoltatore. Non c’è spazio né per la melodia, né per qualsiasi emozione. Il cantato di Bradfield, per quanto irrimediabilmente incomprensibile, riesce a suscitare nell’ascoltatore un apprezzamento sincero dal momento che, pur non offrendo grandi variazioni, sembra di udire veramente il cantante pronunciare delle parole. La canzone è costituita dall’ottimo tessuto ritmico imbastito dalle chitarre e dal basso di Carter che, da Londra, nel suo personale (e breve…) spaccato, manda tanti saluti e ringrazia il suo amico di Akron, Alex Webster. Non mancano gustosi preziosismi tecnici, come gli armonici, le rabbiose sferzate dei colpi, la costante ossessione per i tempi instabili ma, soprattutto, lo stupendo approccio al mid-tempo con la doppia cassa a tutta velocità di Lille Gruber, la bestia dietro i Defeated Sanity. Il secondo pezzo, Of Rutting Beasts and Drifting Herds alza ancora di più il tiro, creando spesso un’alternanza tra un cantato più profondo e gutturale e uno scream più acido. Le chitarre, ben coadiuvate dal basso di Carter, tessono continuamente ritmiche e tempi diversi che, per quanto distorte, proprio grazie al lavoro del basso, suonato senza alcun effetto, risultano sempre ben chiare, definite e comprensibili anche nelle parti più veloci e complesse.

Con Scores of Sores, Legions of Lesions, il gruppo inglese, unisce alla violenza della velocità e dell’aggressività, alcune particolarità più death/doom, cominciando anche a rallentare e ad appoggiarsi a un riffing più ritmato e, in alcuni punti, meno tagliente e più interessato a penetrare l’ascoltatore come un verme che esplora le meraviglie dell’occhio e del cervello che come il coltello dal quale gocciolano neri grumi di sangue. Con una blasfema e inquietante citazione dal film Black Death si apre Made Loose, the Bonds of Piety un pezzo di stupenda violenza e grandiosa magnificenza, con il rullante di Lille Gruber a picchiare sul timpano dell’ascoltatore fino a farlo sanguinare. Anche qua, la velocità si alterna con maestria a dei mid-tempo efficaci e imprevisti. Con la successiva A Hundred and Twenty Days in Sodom, il gruppo fa un deciso passo indietro rispetto agli standard precedenti, ma subito The Repercussions of Fetus Consumption ci riporta alla grandeur tecnica e violenta di cui sopra. Il riffing della chitarre di Bradfield si alterna perfettamente con degli spaccati veloci di basso, prima di perdersi nuovamente in un orgasmo di armonici, cambi e movimenti differenti. A New Code of Morality, la title-track, non è che uno spaccato acustico di natura atmosferica, con un parlato malato e inquietante, volto a far provare un forte brivido lungo la schiena all’ascoltatore. La chitarra distorta cede la scena a una chitarra acustica flebile e lontana, eterea ma al tempo stesso perversamente diabolica nelle sue basse e cupe frequenze. Se le successive The Locard Principle e Eschewing the Advice Against Self-Trepanation non aggiungono nulla di nuovo, le ultime due tracce, Well If The Turkey’s in the High Chair, Where’s The Baby? e The Pitezel Family Holiday, mettono in mostra un umorismo scuro e tipicamente inglese. Se per la prima serve solo tradurre il titolo per comprendere la mia affermazione precedente, per l’ultima traccia, il miglior pezzo del disco, bisogna andare più a fondo con la storia. Benjamin Pitezel era l’assistente di Henry Howard Holmes, uno dei serial killer americani più prolifici in assoluto, e, si presume, il vero architetto del Castello, un enorme edificio a tre piani che serviva all’assassino come abitazione, farmacia, negozio e hotel e che, al secondo e al terzo piano, presentava una trappola mortale per chiunque ci si addentrasse: labirinti, muri scorrevoli, spioncini, porte blindate, camere insonorizzate e botole sul pavimento che si aprivano a comando e che facevano scivolare la vittima in cantina; lì si trovava la stanza delle torture. Insieme a Holmes, Pitezel si rese protagonista di varie truffe, fino a quando non cadde egli stessa vittima della follia del datore di lavoro, che lo sfigurò con della nitroglicerina e uccise i suoi tre figli dopo averne ottenuta la custodia dalla moglie di lui. Un humor nero e macabro, insomma, fa da chiusura la disco.

La prima prova dei Twitch of the Death Nerve è senza dubbio esaltante e colma l’ascoltatore di promesse per un grandioso futuro. La produzione non è né troppo pulita né troppo farraginosa, invece è piuttosto secca e bilanciata, lasciando a ogni strumento il suo compito e la sua linea di chiarezza e definizione. Tutto è unito insieme senza alcuna cucitura, ma in base a un equilibrio tattile e mentale che rende ciascuna dinamica, ogni passaggio prezioso e fondamentale, senza scadere nella banalità e nella noia.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
75 su 2 voti [ VOTA]
Galilee
Giovedì 8 Maggio 2014, 13.48.50
1
M'ispira. Vado subito ad ascoltarli.
INFORMAZIONI
2014
Comatose Music
Brutal
Tracklist
1. Particular Perversions Particular to the Piquerist
2. Of Rutting Beasts and Drifting Herds
3. Scores of Sores, Legions of Lesions
4. Made Loose, the Bonds of Piety
5. A Hundred and Twenty Days in Sodom
6. The Repercussions of Fetus Consuption
7. A New Code of Morality
8. The Locard Principle
9. Eschewing the Advice Against Self-Trepanation
10. Well If The Turkey’s in the High Chair, Where’s The Baby?
11. The Pitezel Family Holiday
Line Up
Tom Bradfield (voce, chitarra)
Tom Carter (basso)
Lille Gruber (batteria)
 
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