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Hidden Intent - Walking Through Hell
( 909 letture )
Continua la proposizione di band provenienti dalla terra degli aborigeni da parte della Punishment 18, etichetta nostrana non certo nuova al reperimento di gruppi in ogni angolo del globo per irrobustire il proprio roster. Dopo la buona impressione suscitata dagli Harlott, tocca agli Hidden Intent tentare di segnalarsi in positivo con Walking Through Hell, loro album d'esordio originariamente uscito nel 2013 sotto forma di autoproduzione, per poi essere ripreso in veste ufficiale della summenzionata casa discografica. Oltre al genere musicale d'appartenenza però, i parallelismi con gli Harlott terminano qui. Walking Through Hell non presenta infatti alcuna caratteristica che possa imporre il gruppo al di là del credito che si deve concedere ad una band abbastanza giovane all'esordio e bisognosa di farsi le ossa, anche se tutti i suoi membri hanno esperienze in altre band. L'autoproduzione impone sempre dei limiti, generalmente concentrati in prima battuta in un suono che difficilmente riesce ad essere chiaro ed incisivo. Qui la situazione è paradossalmente opposta. Gli Hidden Intent devono aver cercato di trovare la quadratura del cerchio, lavorando in modo da non presentare un suono caotico e difficilmente decodificabile, ma puntando alla chiarezza dell'insieme. Il risultato è stato forse raggiunto, ma sconfinando parzialmente nel territorio opposto con il basso, vero punto di forza del gruppo, molto in evidenza e chitarre ritmiche troppo ronzanti e poco aggressive che mal si conciliano, almeno a tratti, con le esigenze di un genere stradaiolo ed ignorante come il thrash vecchia scuola. A prescindere da ciò, è necessario segnalare una scrittura dei pezzi piatta, che non evidenzia nessun guizzo capace di catturare davvero l'attenzione oltre quello che la gioventù in sé consente quasi "da contratto"; un quadro generale che porta inevitabilmente in una certa direzione.

Il disco si apre in maniera abbastanza interessante con l'intro Confession, una confessione -appunto- rilasciata durante una telefonata da parte di un uomo che descrive alla polizia come ha ucciso diverse persone. La voce è dapprima vicina al parossismo, schiacciata dalla gravità della situazione, per poi virare verso l'isteria mentre descrive i particolari dei suoi crimini. Subito dopo, parte Walking Through Hell, un pezzo che sembra sempre sul punto di decollare, senza mai farlo. Ciò sia a livello di scrittura vera e propria, priva di un'idea forte che vada oltre il suo essere scolasticamente nel solco della tradizione imposta da Anthrax, Slayer, Kreator, Testament, Artillery, Sepultura, Coroner, Annihilator e chi più ne ha più ne metta, sia di suono, troppo levigato per aggredire come si deve un pezzo che invece ne avrebbe decisamente bisogno. Oltre a ciò, la voce di Chris McEwen risulta a tratti poco convincente, non tanto nel canto vero e proprio, sufficientemente efficace, ma negli acuti che invece sono assolutamente deficitari, se non addirittura sgradevoli. Siamo solo alla disamina relativa al primo pezzo in scaletta, ma sostanzialmente quasi tutto ciò che è necessario dire sull'album è stato detto. Il resto del disco non offre infatti sponda per accreditare gli Hidden Intent di ulteriori meriti che vadano oltre i pochi già enunciati. Qualche dignitoso cambio di tempo in Betrayed, un po' di marzialità e rabbia in Good Friday Thrash, il basso in buona evidenza in Face Your Demon, un mid-time "regolare" in Creature of Habit. Piacevole, ma praticamente inutile Bass Wankage, un breve intermezzo strumentale di basso che nulla aggiunge e nulla toglie al tutto. A proposito della parti di basso, sempre a cura di Chris McEwen, queste risultano essere forse la cosa più interessante di tutto l'album, mostrando una certa tecnica e soprattutto un certo gusto, col musicista sempre impegnato a legare i vari passaggi con linee interessanti che si rendono necessarie, suppongo, per riempire in sede live il vuoto creato dalla mancanza di una seconda chitarra.

Irruenza, convinzione, voglia di divertirsi e divertire suonando la propria musica, devozione evidente verso i gruppi storici, Annihilator e Testament su tutti. Gli ingredienti base per strappare almeno la sufficienza ci sarebbero tutti sulla carta, ma Walking Through Hell non riesce invece a raggiungerla in pieno. In parte deficitario come suono, ma soprattutto come capacità di riassemblare in maniera effettivamente avvincente le idee altrui, l'album risulta incapace di irretire e privo di riff da ricordare, sconfinando a tratti nella noia pur non essendo molto lungo. Una prima prova senza un vero spessore quella dei ragazzi di Adelaide, chiamati per il futuro ad inserire nelle loro canzoni quel qualcosa che è l'unica vera base per fornire un prodotto capace di entrare nelle grazie degli ascoltatori: quella personalità che oggi manca ancora.



VOTO RECENSORE
59
VOTO LETTORI
73.25 su 4 voti [ VOTA]
Hermann 60
Venerdì 5 Agosto 2016, 11.33.27
1
Suono poco 'cattivo' ed un po' troppo 'Groove' per i miei gusti. Senza infamia e senza lode.60
INFORMAZIONI
2014
Punishment 18 Records
Thrash
Tracklist
1. Confession (intro)
2. Walking Through Hell
3. Through Your Eyes
4. Betrayed
5. Die Inside
6. Good Friday Thrash
7. Get What You Can Get
8. Face Your Demon
9. Creature of Habit
10. Bass Wankage
11. Black Hole
Line Up
Chris McEwen (Voce, Basso)
Phil Bennett (Chitarre, Cori)
Jay Rahaley (Batteria, Percussioni)
 
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