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A Hill to Die Upon - Holy Despair
( 1376 letture )
Gli A Hill to Die Upon, insolita formazione christian black metal americana attiva dal 2004, sono stati vittima fin dall'inizio (per ovvi motivi) di pregiudizi da parte di molti, me compreso.
Pregiudizi che, se erano già stati abbattuti dai primi due dischi del gruppo, vengono frantumati definitivamente da questo Holy Despair.

Le due parole che compongono il titolo parlano da sé e riassumono il contenuto del disco:
"Holy" rappresenta la parte delle liriche, filosofiche e spesso a sfondo religioso, ma più indirizzate verso una religiosità mistica e orrificante, contaminata dalla disperazione, appunto, "Despair".
Anche la musica è specchio di questa duplice personalità: si passa da blast beat violenti e riff black a ritornelli melodici, poi a voci e chitarre pulite fino ad arpe pizzicate e rivisitazioni di canzoni popolari.

Cloven Hoof Hava Nagila è una delle tracce più rapide e dirette, i quasi tre minuti di durata sono sfruttati al meglio per introdurci alla furia del disco ed in men che non si dica ci ritroviamo alla successiva A Jester Arrayed in Burning Gold, sulla scia della precedente ma con l'aggiunta di parti più melodiche, anche sostenute da cori.
Unyielding Anguish si sposta verso lidi più death, ricordando molto i Behemoth, ma vantando comunque di personalità e soprattutto di un ritmica efficacemente catchy.
Veniamo poi riportati sulla strada principale da Let the Ravens Have My Eyes, pezzo dove si possono notare influenze di band come gli Emperor, pur non essendo presenti orchestrazioni e tastiere.
Hæðen si presenta più tranquilla ed ha un tono quasi liturgico, separa inoltre la prima metà del disco, più violenta e ricca di blast beat, dalla seconda, più incentrata sulla linea vocale e i testi.
Ne è dimostrazione la successiva Nekyia, con un ritornello orecchiabilissimo che narra, per lo più indirettamente, degli orrori della guerra, mantenendo sempre una prospettiva religiosa ed inserendo inoltre riferimenti alla mitologia greca.
Somme, a parte per il titolo che fa nuovamente riferimento ad eventi di guerra, è un intermezzo acustico unicamente strumentale che si inserisce alla perfezione nell'atmosfera del disco e ci trasporta fino al riff principale della seguente Rime(Jerub-Ba'al), che con i suoi accordi dissonanti e striscianti ricorda i maestri Immortal.
O Death è la rivisitazione di un popolare canto americano conosciuto anche come Conversations With Death, qui completamente rivista sul piano armonico ma mantenendo intatte le splendide liriche originali, che sono anche l'unica parte pervenuta a noi oggi.

What is this that I can’t see,
with ice cold hands takin’ hold of me?
When God is gone and the Devil takes hold,
Lord have mercy on my soul.
Well, I am Death, none can excel.
I open the door to Heaven or Hell.
“O, Death,” someone might pray,
“could you call me another day?”

Chiudono il disco le note di pianoforte che concludono l'ultima Satan Speaks, ottima traccia dal ritmo più lento ma ben cadenzato, la quale prende nuovamente spunto per il testo da un poema del celebre scrittore dichiaratamente cristiano C.S. Lewis.

Holy Despair è un disco suonato con tecnica e passione, passione che emerge nella musica così come nei testi e individuabile anche da un ascoltatore che non condivida le ideologie del gruppo.
Ogni aspetto è stato curato con attenzione, così come la produzione, forse troppo cristallina e pompata per gli assidui ascoltatori di black metal, ma calzante a pennello per la proposta in fin dei conti melodica degli A Hill to Die Upon.
Non si può parlare di un totale capolavoro, ma sicuramente di un disco simbolo di una maturità ben consolidata e che prende le distanze da molti dei lavori composti oggi a tavolino, pur rimanendo facilmente assimilabile al primo ascolto.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
74.25 su 8 voti [ VOTA]
ERREstromblad
Sabato 31 Maggio 2014, 9.29.03
3
Sono contento di trovare quslcuno d'accordo con la recensione
spiderman
Mercoledì 28 Maggio 2014, 17.12.51
2
Bravi veramente,piacevolmente sorpreso,sono quasi megio loro(Christian Metal),che tante osannate bands dei loro "colleghi"dell'altro colore(nero).che intensita',che bravura tecnica,ottima ed emozionante voce,e neanche un calo,certo si sentono forti ispirazioni verso gli Emperor,gli Immortal,i 1349 e i loro "avversari" contrapposti Behemoth,pero' si stanno evolvendo e il loro tocco personale si sente sempre in ogni traccia,impreziosita anche dalla originale trovata della rivisitazione di canzoni popolari,la sina dorsale cui si sorregge la struttura del loro sound particolare e' innervata in un mix melodeath e meloblack,con piccoli lementi sinfonici,e tutto cio' e' piuttosto originale,basti pensare al pizzicato dell'arpa nella traccia 8,ora li approfondiro' ancora di piu'.Mi hanno stupito,chaapeau!voto:82.
Unia
Venerdì 23 Maggio 2014, 15.21.44
1
Mmmmh... Mai sentiti nominare, ma la rece mi ispira.
INFORMAZIONI
2014
Bombworks Records
Death / Black
Tracklist
1. Cloven Hoof Hava Nagila
2. A Jester Arrayed in Burning Gold
3. Unyielding Anguish
4. Let the Ravens Have My Eyes
5. Hæðen
6. Nekyia
7. Somme
8. Rime (Jerub-Ba'al)
9. O Death
10. Satan Speaks
Line Up
Adam Cook (Voce, Chitarra, Basso)
Michael Cook (Batteria, Basso)
 
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