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Lou Reed - Berlin
( 3109 letture )
E’ tutt’altro che facile parlare di un personaggio e artista del calibro di Lou Reed, entrato di diritto nella leggenda delle musica, senza distinzioni di genere. Il cantautore americano, scomparso ad ottobre 2013 all’età di 71 anni lascia in eredità un patrimonio musicale che pochi possono vantare, ed è giusto chinarsi davanti all’influenza che Reed è stata per migliaia e migliaia di band ed artisti di qualsiasi genere. Una carriera fatta di alti ed inevitabili scivoloni, come il controverso Lulu scritto e suonato con i Metallica; lavoro per ovvi motivi legatissimo al nostro amato genere musicale e che ironicamente rappresenta l’ultimo lavoro in studio prodotto dall’artista, ma la carriera del poliedrico singer ha radici lontanissime, quando Hetfield e compagnia erano poco più che neonati ed i suoi capolavori vanno ricercati proprio ai primi anni della carriera, come il seminale Transformer o il qui recensito Berlin.
Diciamolo subito senza troppi fronzoli: Berlin è un capolavoro, ma necessita di tempo per essere veramente assimilato. Nell’anno della sua pubblicazione, il 1973, fece parlare di sé ma passò in sordina, addirittura c’era chi dava per finita la vena compositiva ed il successo di Lou, per poi ovviamente ricredersi anni dopo, annoverando giustamente Berlin come una delle più grandi opere del rock. Le aspettative del pubblico erano ovviamente verso un sound più fruibile, come il disco precedente, che però per ammissione dello stesso cantautore era stato un po’ forzato per sfondare sul mercato, mentre il lavoro di cui andiamo a parlare è cupo, oscuro, intriso di malinconia e di quella angoscia che entra nell’anima dell’ascoltatore. Un concept, una rock opera oscura e drammatica, introspettiva, perché attraverso la storia narrata l’artista proietta il suo stato d’animo attuale, già minato da alcool e droghe e da una vita sentimentale burrascosa. Già la scelta di ambientare la storia nella capitale della Germania, ove si ergeva quel Muro simbolo di una drammatica divisione, fa capire l’obiettivo dell’autore: esasperare il dramma ed evidenziare il tema della separazione. Perché infatti non scegliere la propria New York, metropoli idealmente adatta a qualsiasi soggetto e sceneggiatura? Perché Berlino era proprio l’assurdo simbolo di una divisione ancora più assurda, in cui viene narrata la vicenda immaginaria di Jim e Caroline, una coppia disastrata e disgraziata, che vive nel tunnel della droga e della violenza, a cui vengono sottratti i figli dalle autorità e che culmina nella maniera più tragica: il suicidio della ragazza.

Musicalmente tutto il lavoro rispecchia l’angoscia e la teatralità dell’opera, come la colonna sonora di un film, che procede lentamente e con incedere funereo. Il disco presenta diversi brani che vivono di luce propria a se stanti ma è da apprezzare nella sua totalità, appunto come un film, con le note e la voce di Lou Reed che proiettano immagini decadenti e narrano una storia di violenza, morte e droga.
La title-track apre il disco ed è incentrata su un pianoforte che, inutile dirlo, crea melodie tristi, sensazioni angoscianti, musica da atmosfera, proprio come l’inizio di un film, in cui vi sono musica ed immagini che inquadrano quella che sarà l’ambientazione della storia, ove possiamo solo leggere i nomi dei protagonisti e vederne i volti; in seconda posizione troviamo subito Lady Day, che, nonostante le liriche inizino a trattare temi drammatici, a livello musicale e di melodia è caratterizzata da un motivetto non certo commerciale, ma sicuramente di più facile presa rispetto alla maggior parte dei brani dell’album, influenze rock che si mischiano al progressive, il tutto sorretto dal cantato lamentoso di Reed. Non si pongono ovviamente limiti alle contaminazioni musicali, così troviamo anche del blues lamentoso come in Men of Good Fortune, ma è veramente difficile e fuorviante fare una descrizione track by track dei brani contenuti, non siamo di fronte a canzoncine canticchiabili, ma ad un opera completa, con tanto di coro ed orchestra sempre pronti ad enfatizzare i momenti più salienti ed emotivi. Tutti i brani raggiungono vette di trascinamento emotivo veramente elevate, anche se, come spesso accade, per opere di questo tipo il meglio lo riservano le ballad, in questo caso la straziante The Kids, resa ancora più angosciante dal testo, che racconta il momento in cui le autorità tolgono i figli alla coppia e l’uomo, il padre marito, ne è quasi felice per il dolore che prova la donna, compagna e madre Caroline, che nel brano successivo The Bed arriva a compiere il gesto estremo di togliersi la vita. Lou Reed in questi brani sembra profetico, alimentando ancora di più la sensazione che la storia narrata sia la proiezione distorta del suo stato attuale: non a caso proprio durante la registrazione di Berlin la moglie e del cantautore tentò il suicidio tagliandosi le vene a conseguenza di un evidente esaurimento nervoso e del loro rapporto inevitabilmente verso la fine. Chiude l’album Sad Song, epilogo dall’atmosfera teatrale e somma ultima dell’opera, dove troviamo un inizio parlato-recitato, chitarre elettriche, cori, archi, l’orchestra ed ovviamente l’interpretazione sentita del cantato, che nonostante il titolo piuttosto esaustivo sembra quasi voler dare un vago senso di speranza ed espiare le colpe del personaggio Jim. Finale in grande stile di un disco praticamente perfetto.

Gli arrangiamenti sono curati dal produttore Bob Ezrin e da Alan MacMillan, e spaziano tutte sfumature dei generi, dal rock al pop, sempre al servizio dell’atmosfera giusta in relazione ai testi. I musicisti assoldati sono tra i migliori turnisti disponibili sul mercato all’epoca: i chitarristi sono Steve Hunter e Dick Wagner, con cui Ezrin aveva già collaborato in precedenza per i lavori di Alice Cooper, e che collaboreranno anche in seguito con il cantautore, Jack Bruce dei Cream al basso e Steve Winwood alle tastiere tra gli altri. ll disco venne registrato e curato a Londra, nei Morgan Studios, sotto la perfetta produzione del già citato Bob Erzin, ventiquattrenne ragazzo prodigio che già si era fatto notare per il lavoro con Alice Cooper e che contribuirà al successo del colossale The Wall dei Pink Floyd; Ezrin disse che Lou Reed era talmente alienato dai propri abusi e dall’opera, che era impossibile non essere influenzati dalle sensazioni negative del disco, e che durante le registrazione lui stesso visse un mezzo esaurimento nervoso provocato dal modo di fare e dalle richieste del cantautore americano.
Il disco ebbe un successo solo discreto, ben al di sotto del predecessore Transformer, come però previsto dalla casa discografica, che per controbilanciare le scarse vendite di Berlin pretese ancora prima della pubblicazione un contratto firmato da Lou Reed che si impegnava in seguito a pubblicare un live, che sarà Rock n’ Roll Animal ed un disco più commerciale, Sally Can’t Dance, rinnegato dallo stesso artista che lo considererà pattume mainstream.
Berlin rappresenta una delle opere rock più introspettive ed emotive mai pubblicate, entrata di diritto nella storia della musica, difficile da comprendere ed apprezzare, con una storia drammatica e deprimente, purtroppo quanto mai attuale e tragica, e forse anche per questo che dovrebbe far riflettere… Musicalmente un disco che qualsiasi amante della musica deve possedere ed ascoltare.



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
85 su 23 voti [ VOTA]
diego
Venerdì 23 Giugno 2017, 20.48.58
7
anche per me 95. un disco che va ascoltato con calma...le musiche bellissime..a mia preferita é sad song
Rob Fleming
Sabato 30 Gennaio 2016, 16.56.08
6
Ha fatto di meglio
berg
Lunedì 5 Gennaio 2015, 11.57.40
5
Berlin è un capolavoro senza tuttavia dimenticare lou reed omonimo e magic and loss. Pensiamo e riascoltiamo il capolavoro ocean. Non dimentichiamoci di alcune track di Lulu.
CYNIC
Sabato 14 Giugno 2014, 12.44.59
4
concordo con i tre commenti qui sotto, album leggendario anche per me merita 95/100. storia.
The Spaceman
Domenica 1 Giugno 2014, 18.42.13
3
Disco semplicemente perfetto che è significato tantissimo per Lou, portandolo perfino sacrificarsi a pubblicare Sally Can't Dance, e per me! Un album che mi ha accompagna da sempre, riuscendo a sostenermi in ogni fase della vita. Che dire, 100 sarebbe comunque troppo poco.
VomitSelf
Domenica 1 Giugno 2014, 1.34.32
2
Grandissimo disco. E purtroppo, almeno per i miei gusti, dopo questo capolavoro per me Lou non tornerà mai a questi livelli di qualità. Poi vabè, i Velvet Underground erano di un altro pianeta...per me tutti e 4 i loro album sono bellissimi alla stessa maniera.
Andy90
Giovedì 29 Maggio 2014, 11.55.42
1
DISCONE!!!! Il mio preferito della sua carriera...
INFORMAZIONI
1973
RCA Records
Rock
Tracklist
1. Berlin
2. Lady Day
3. Men of Good Fortune
4. Caroline Says I
5. How Do You Think It Feels
6. Oh Jim
7. Caroline Says II
8. The Kids
9. The Bed
10. Sad Song
Line Up
Lou Reed (Voce, Chitarra)

Musicisti ospiti
Steve Hunter (Chitarra)
Gene Martynec (Chitarra, Sintetizzatore, Basso nella traccia 2)
Dick Wagner (Chitarra, Cori)
Bob Ezrin (Pianoforte, Mellotron)
Blue Weaver (Pianoforte nella traccia 3)
Steve Winwood (Organo)
Allan Macmillan (Pianoforte nella traccia 1)
Jack Bruce (Basso)
Tony Levin (Basso nella traccia 8)
Aynsley Dunbar (Batteria)
B.J. Wilson (Batteria nelle tracce 2 e 8)
Michael Brecker (Sax)
Randy Brecker (Tromba)
Jon Pierson (Trombone)
 
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