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Gun Barrel - Damage Dancer
( 1259 letture )
Ecco il sesto capitolo della saga Gun Barrel. Ubicati a Colonia, vengono definiti dalla loro etichetta come “cult hard rockers” e hanno all’attivo un bel po’ di prove da studio, avendo cominciato nel 2000 con l’editing del debutto Back To Suicide, distribuito in maniera autonoma. Il qui presente Damage Dancer è stato mixato da Yenz Leonhardt, già al lavoro con Iron Savior, Savage Circus, Kingdom Come, Stormwarrior, masterizzato da Tommy Hansen (Helloween, Pretty Maids, Jorn, TNT), mentre la cover è ad opera di Manfred Jasmund.

Sin dalle prime note di questo album si intuisce la carica viscerale della band teutonica, ma gli spunti che possono far girare la testa per la sorpresa latitano; la line-up è compatta e suona bene anche dall’alto di numerose e svariate esperienze live al fianco di nomi altisonanti quali Rose Tattoo, Molly Hatchet, Rage, Jon Oliva’s Pain, Tankard, W.A.S.P., Slayer, Paul Di’Anno, Sinner, Ross The Boss, Sabaton e U.D.O, e con tanti festival a cui hanno preso parte, tra i quali i prestigiosi Wacken Open Air e Metalcamp. Però la proposta non incanta, nonostante riff ben impostati, chitarre sature, un sound capace di colpire e una formazione che sa di certo il fatto suo, per cui il disco risulta una parata di discreto hard rock privo, però, del sussulto primordiale per uscire dall’anonimato. Le song scorrono, ma si denota una certa mancanza di idee, facendo trionfare soluzioni già viste e assaggiate, e chi conosce questo gruppo sa esattamente cosa attendersi sin dai primi lavori. Riconfermato il singer Patrick Sühl, un mix tra Don Dokken, suggestioni alla Axl Rose e qualche altra influenza di ugola metallica, la band ha scelto una rotta più hard rock nella composizione dei pezzi, con puntate metal non indifferenti, ma il problema è il mantenimento dello standard qualitativo, se non risulta elevato finisce per spolverare troppo le lacune dei pezzi. Il riff iniziale della title track Damage Dancer è coinvolgente e fa spiccare una song indovinata in tutte le sue direzionalità hard, con il quartetto sugli scudi in varie partiture, ma già la seconda porzione a nome Bashing Thru, parte con un efficace riff portante ma lo sviluppo non esalta e scialacqua quanto messo su solco nella song precedente: track smorta che si scolora dopo pochi ascolti. Judgement Day è davvero brutta e banale con poche cose da salvare, con stereotipi a iosa, e anche le seguenti Passion Rules, Building A Monster, Heading For Disaster, Vultures Are Waiting si annunciano come puntate immerse nella staticità senza impennate degne di note, up tempo senza emozioni o svisate che rendono, si giustizia, alla buona produzione immessa nel disco, ma che non partoriscono ne curiosità e neppure brividi. E il livello delle quotazioni dei Gun Barrel si abbassa vistosamente. Le sei corde di Tanzius sono sempre ardenti, eruttanti e sostenute, ma tutto ciò non basta per elaborare ottime song, vecchia tiritera ma reale, molte band sono convinte che sfoggiare chitarroni in evidenza e un buon cantante sia sinonimo di successo assicurato: non funziona così, la formula alchemica per l’olimpo è ben distante da questi pensieri accatastati. Di contro svettano alcuni frammenti che, per fortuna di questi teutonici tutti “bier vom fass”, ci danno dentro sistemando qualche bella stecca hard che fa piacere origliare, penso a Ride The Dragon e Whiteout, con buone prove vocali, spartiti finalmente un po’ distanti dai clichè, capaci di risvegliare qualche sobbalzo marchiato a tinte hard rock dei vecchi tempi. Anche la penultima Vultures Are Waiting si fa notare positivamente per i ritmi spediti, basso e batteria viaggiano senza confine e il frontman si ingobbisce sul microfono sfrigolando le sue corde vocali, mentre la finale Rise Up To The Storm emerge come la traccia meglio congeniata: ariosa con caratteristiche, non originalissime, ma che tirano su la media, nulla di eccezionale sia chiaro.

I Gun Barrel sono così, un ensemble di valore intermedio che in patria gode di favori e una schiera di fans fedeli, ma che non diventerà mai una stella del firmamento dell’hard rock mondiale, a meno di miracoli terreni, che fondamentalmente appaiono inesistenti come l’aria pulita in quel di Città del Messico.



VOTO RECENSORE
59
VOTO LETTORI
64.66 su 3 voti [ VOTA]
Iano "the mad man"
Domenica 1 Giugno 2014, 23.31.29
1
Stì Gun Barrel piacciono ma non entusiasmano leggevo la recensione su Metal Maniac di aprile ed anche lì rasentano la sufficenza ... boh che dire attendiamoci di più da questa band
INFORMAZIONI
2014
Massacre Records
Hard Rock
Tracklist
1. Intro
2. Damage Dancer
3. Bashing Thru
4. Judgement Day
5. Passion Rules
6. Building A Monster
7. Heading For Disaster
8. Ride The Dragon
9. Whiteout
10. Back Alley Ruler
11. Vultures Are Waiting
12. Rise Up To The Storm
Line Up
Patrick Sühl (Voce)
Rolf Tanzius (Chitarre)
Tomcat Kintgen (Basso)
Toni Pinciroli (Batteria)
 
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