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Portrait - Crossroads
( 1602 letture )
Ci sono band talmente originali da far fatica a capire quali sono le reali influenze e i gruppi a cui si ispirano, altre che al di là dei palesi rimandi riescono a produrre lavori con una propria personalità, ed infine troviamo band che sono talmente influenzate da un artista che rischiano di sembrarne realmente un clone. I Portrait fanno parte di quest’ultima categoria, proponendo un heavy metal tradizionale che si rifà in tutto e per tutto ai Mercyful Fate di King Diamond, senza però avere la classe, il carisma ed i brani del piccolo genio danese. La band svedese si ispira al Re Diamante fin dal nome, prendendo in prestito il titolo del primo disco solista di King, Fatal Portrait, e trattando tematiche oscure dark horror. Crossroads è il loro terzo disco ufficiale, supportato come il precedente Crimen Laesae Majestatis Divinae niente meno che dalla Metal Blade Records.

Partiamo dal tipo di registrazione: la scelta di non avere una produzione bombastica è senz’altro apprezzabile, in tempi in cui un disco power suona come un disco death e viceversa e spesso con suoni talmente finti da non sembrare per nulla realistici, ma avere un sound che anche nel 1984 sarebbe sembrato datato non è del tutto vincente, tantomeno affossare il mixaggio della voce come invece accade per tutto il disco. Crossroads si apre con Liberation, una intro basata su degli arpeggi di chitarra, per poi sfociare in At the Ghost Gate, in cui si apprezza una buona sezione strumentale, basata su un classic metal ottantiano ma con qualche influenza black metal che dà almeno un pizzico di sapore in più ad un brano che sembra arrivare direttamente da Melissa o Don’t Break the Oath. Uno dei punti deboli si riscontra nella voce di Per Lengstedt, che è lo stesso Per Karlsson dell’album precedente (anche se non si sa per quale motivo abbia un nuovo cognome); già la sua prova vocale non è esente da difetti ed errori di intonazione, se a questo aggiungiamo il già citato mixaggio volto ad affossarla e renderla molto lontana e la continua intenzione di voler essere il nuovo King Diamond il risultato è tutt’altro che entusiasmante. Brani con spunti molto interessanti ci sono, come Our Roads Must Never Cross, con qualche influenza più power, o l’epica We Were Not Alone, in cui si viene trascinati da un bel riff di chitarra e da melodie di buona presa ed un ritornello funzionale. Anche le numerose parti strumentali, gli stacchi, gli assoli di chitarra rendono il disco piacevole all’ascolto, ma l’ombra dei primi Mercyful Fate è sempre costante. Nel brano In Time si apprezzano altri tipi di influenze, più vicine all’heavy metal americano dei primi anni 80 e con qualche vago richiamo ai Manilla Road e Manowar.

Crossroads non è un brutto lavoro e non è nemmeno suonato male, ma scorre per tutta la sua durata senza lasciare il segno, con pezzi che spesso mancano di quella caratteristica che attiri veramente l’attenzione dell’ascoltatore. Il paragone con Mercyful Fate e King Diamond è inevitabile, ma una The Candle o un brano a caso tratto da Abigail o Them vale molto più di tutto il disco dei Portrait. Peccato perché la band lascia trasparire una certa potenzialità e del talento. Nelle note di presentazione ufficiale il chitarrista e leader Christian Lindell si dichiara totalmente soddisfatto del risultato e afferma che i Portrait oggi sono diventati il gruppo che ha sempre voluto che fossero. Per un artista la soddisfazione della propria arte è quanto di più importante ci possa essere, soprattutto se si propone qualcosa non per le masse o per il mero successo commerciale, e ciò è esemplare ed inattaccabile, ma va anche detto che il mercato propone band che a livello compositivo riescono ad essere ben più incisive. Per ora, quindi, siamo ancora lontani da un prodotto memorabile.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
79.4 su 5 voti [ VOTA]
Shadowplay72
Lunedì 27 Novembre 2017, 1.19.07
3
A me non dispiace quest'album.magari non un capolavoro,ma buon album sicuramente!
metallo
Sabato 27 Giugno 2015, 9.45.53
2
Per me non e' affatto mediocre questo album, non merita affatto un 55, anche solo per la emozionante da togliere il fiato canzone finale Lilly, veramente stupenda, e non trovo che registrazione e mixaggio siano fatti in modo inappropriato come detto in recensione, inoltre Per Lengstedt( ha scelto il cognome della moglie), trovo anzi che diano molto migliorati con il parziale cambio in line up con l'ingresso di Oloffson alla chitarrae Castervall al basso che hanno trovato subito un ottimo affuatamento col batterista e con Cristian Lindell habno saputo creare dei spunti sonori molto interessanti, certo ancora molta strada hanno davanti e le influenze Manilla Road, Judas Priest, NWHBM,Blind Guardian e Mercyful Fate si sentono ancora forti,si stanno mettendosulla buona strada, bellisdima poi la prova vocale di Per dotato di un range molto interessante, anche se deve sfruttarlo ancora meglio, e afginare la sua espressivita', canzoni come come la 2, la 3, la 4, la 7 e la 8 sono ben fatte e ben cantate a mio modesto parere, certo devono migliorarsi, ma i riffs , assoli e le melidie sono molto interessanti, e nin trovo neanche la voce di Per simile a quella King Diamand secondo me hanno timbri abbastanza diversi, Per ha anche piu' potenza e una tessitura ancora da approfondire e da sfruttare meglio, siamo lontani dalla mediocrita',la sola bellissima traccia finale Lilly perme vale l'acquisto, ora si trovano a un bivio o crescono rielaborando le svariate influenze e valorizzando atmsfere , songwriting e voce o regrediscono, al prosdimo di vedra'.Voto:71.
jek
Venerdì 6 Giugno 2014, 21.38.54
1
Non sono male ma effettivamente il mixaggio della voce e terrificante non capisco se voluto e perché.
INFORMAZIONI
2014
Metal Blade Records
Heavy
Tracklist
1. Liberation
2. At the Ghost Gate
3. We Were Not Alone
4. In Time
5. Black Easter
6. Ageless Rites
7. Our Roads must Never Cross
8. Lily
Line Up
Per Lengstedt (Voce)
Christian Lindell (Chitarra)
David Olofsson (Chitarra)
Mikael Castervall (Basso)
Anders Persson (Batteria)
 
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