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Aborym - Kali Yuga Bizarre
( 3727 letture )
Una preghiera ctonia accoglie lo sparuto visitatore, trovatosi, suo malgrado, in una catacomba dominata da immagini blasfeme, simboli esoterici, macchie rosso vermiglio. Il sangue dei dimenticati, degli sconfitti, lo chiamano. Un organo suona scordato nell’angolo più lontano, avvolto dalla nebbiolina umida, una tetra figura incappucciata salmodia lodi ad un coacervo di carne e metallo dalle vaghe sembianze femminili, accendente un erotismo metafisico e metacarnale, un’altra ombra accarezza le forme di una statua deforme, orribile trasfigurazione della perfezione formale classica e neoclassica.

Le incisioni rupestri segnano come sia stato raggiunto il quarto mese dell’anno 1999, ma il culto romano trascina la propria esistenza in un’epoca altra, in una dimensione sonoro-filosofica che invece di piegarsi, nonostante i sei anni di militanza nel circuito underground, ai dettami della rapida trasformazione del black metal, una volta vessillo di misantropia, devianza, opposizione, in un fenomeno dai contorni maggiormente sfumati, in primis nel comparto ideologico, all’estetica dominante offre ai suoi adepti una declinazione del verbo quasi rivoluzionaria. Tastiere barocche, gelo scandinavo, perverse partiture digitali, si intrecciano in un primo passo nel mondo discografico, dipingendo un affresco coerente ad un’intransigenza futurista nell’impeto, complesso nella composizione e controverso nella predominanza di temi ispirati al declino della società post-modernista, destinata a sprofondare, vessata dal peso abnorme della vacuità del Kali Yuga, a cui vengono frequentemente associati proclami ad una palingenesi che sappia, nella sua violenza purificatrice, disintegrare i deboli, qui identificati con la figura del cristiano, da rimpiazzare con l’uomo integerrimo, l’uomo pagano, devoto conoscitore del culto del Sole.
Kali Yuga Bizarre, nei suoi 48 minuti di durata evoca fantasmi smarriti nelle pieghe del tempo reale, istituzionale, accendendo la fiamma della passione primigenia, primordiale, ferale, coniugata in guisa tale da sposarsi con una folle tecnocrazia, forse, data la presenza del leggendario Attila in veste di ospite, conosciuta e tradotta nell’idioma italico attingendo alle floride sperimentazioni norvegesi, che, è bene sottolinearlo, non si spinsero mai, o comunque raramente, alla devianza strutturale insita nel primo full degli Aborym. Un full-length disturbante nell’alternare, nella seconda metà del plot, cori angelici, nella breve Come Thou Long Expected Jesus (derisi da una voce sprezzante la quale augura, nella condanna senza attenuanti della mediocrità riverberata nel suicidio, al cubano Fidel Castro una fine auto-inflitta), beat elettronici dagli accenti orientaleggianti (in sintonia con i richiami a Mitra ed, in genere, alla tradizione misterica della Roma Imperiale). Un lavoro visionario nel delineare una coesistenza possibile tra la precisione matematica della drum-machine, la principale causa della poderosa sezione ritmica sintetica che, indefessa, regge la ricchezza timbrica del resto della strumentazione, e la vaghezza, il non detto, il gioco di riflessi e di specchi della controparte sinfonica, un attimo prim’attrice, il successivo schiacciata sul fondo dell’ambientazione, intenta a tessere un intricato mantello di sovra-incisioni al quale le sei corde possano appoggiarsi. Le chitarre costituiscono purtroppo l’elemento meno dinamico, pur considerando la fattura discreta, tuttavia non eccezionale, delle progressioni di accordi, ma trovano un sostegno armonico che permette di esprimere un ventaglio di soluzioni altrimenti negate o di complessa implementazione. Tale architettura eretta dagli 88 tasti libera, inoltre, la voce da gravosi compiti di intrattenitrice, potendosi così dedicare integralmente al rituale, senza che vi siano preziosi sprechi di energia declamatoria.
L’ars retorica dei differenti personaggi chiamati a reggere il microfono rende piena giustizia alla magnificenza di Kali Yuga Bizarre: il magiaro Attila si cala nei panni del pastore di anime perse, fastidioso predicatore avernale, aiutato dalle invocazioni apocalittiche dell’altro ospite Asmod Gvas (vocalist in pulito dei conterranei Stormlord), Yorga aggredisce i padiglioni auricolari con uno scream virulento, caustico, affilato, sia in inglese che in lingua madre, scandendo con attenzione le singole sillabe.
Se fosse altrimenti, la mancata comprensione del testo o l’assenza della possibilità ovvero della concessione di rapportarsi alla musica avendo presente, in contemporanea, il messaggio, comprometterebbero irrimediabilmente la fruizione del debutto degli Aborym, sottraendo loro una delle armi più raffinate, devastanti e potenzialmente atte a separarli, quantunque l’unicità della proposta non fosse un peso determinante, dalla massa di imitatori della Second Wave.

In conclusione Kali Yuga Bizarre è un monumento all’opale nero nella sua forma, almeno filosoficamente, originale, come se, recuperando l’introduzione, ci si trovasse in un non-luogo dove lo spirito ha la predominanza sul corpo, sulle tendenze, sulla mondanità opposta ad un’eternità qui perfettamente onorata. La devastazione totalitaria degli Aborym non prende prigionieri, ma trova i suoi estimatori: all’epoca dell’uscita, penne in sintonia con l’impegno retrofuturista del gruppo italiano elevarono il debutto ad album del mese (Terrorizer, che bisserà gli omaggi nel 2001, come narra l’ottimo testo Black Metal: The Evolution Of The Cult, che dedica un lungo ed approfondito capitolo, nella sezione black-industrial, ai nostri compatrioti), simbolo della qualità elevatissima della release, ristampata, in aggiunta, con artwork differente nel 2005.
Il viandante osserva basito lo sconcio svolgersi di una messa mitriaca. Ninfe e cavi elettrici, superfici lisce, levigate, e forme a malapena trattenute da scomposti drappi. Il mondo cade a pezzi, il mondo precipita nelle acque dello Stige…



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
80.33 su 63 voti [ VOTA]
duke luke
Domenica 12 Febbraio 2017, 21.20.12
11
a me sto cd non piace....sono dei finti.
lisablack
Mercoledì 9 Novembre 2016, 17.02.40
10
Per me, miglior disco di questa band, sono d'accordo, che sia uno dei migliori industrial black album di sempre. Darka Mysteria con alla voce Attila è favolosa..ma l'apice è Roma Divina Urbs una vera perla un brano da pelle d'oca. Capolavoro. 90.
Oh none is Moe
Venerdì 13 Giugno 2014, 22.19.48
9
A recensó...ma comme cazz sta'nguaiat! Ma scrivi come mangi... per odino!
Theo
Mercoledì 11 Giugno 2014, 0.00.43
8
Per quanto mi riguarda l'unico grande disco degli Aborym. Per gusti personali, probabilmente sarei stato anche più basso sulla valutazione, ma considerato tutto ci può stare. Ad ogni modo la recensione è esplicativa e corretta anche senza voto, quindi ha poca importanza... Gran disco senza dubbio, ad ogni modo.
luca
Lunedì 9 Giugno 2014, 21.46.01
7
Grandissimo gruppo.. decaduti dopo l'abbandono di Nisrok e Set
kvmetternich
Domenica 8 Giugno 2014, 16.40.49
6
C'ero anche io a quel concerto del '99.Ero un marmocchio all'epoca..avevo 16 anni. Ricordo che in quel periodo questo disco fece molto scalpore e Roma Divina Urbs veniva spesso messa su dai Dj di musica estrema. Non mancarono le polemiche per certe tirate presenti su questo disco, però tutto sommato a livello musicale è davvero bello e coinvolgente e riesce a ricreare l'atmosfera catastrofica della copertina. Certo, se a qualcuno da fastidio o non riesce a percepire la trollata di certe affermazioni può togliere pure 60 voti al punteggio.
Sorath
Domenica 8 Giugno 2014, 14.40.28
5
Ho solo questo degli Aborym e confesso che vorre ampliare la loro discografia. Comunque a parte questo è uno dei migliori album industrial black mai partorito da gruppo italiano e anche su scala internazionale.
SNEITNAM
Domenica 8 Giugno 2014, 12.33.49
4
Gran lavoro veramente, comprato direttamente dalle mani di Fabban al concerto del 12 Aprile del '99 a Cesena dei Morbid Angel assieme agli Emperor, Limbonic Art, Impaled Nazarene, The Crown e Peccatum. C'erano tutti gli Aborym quella volta, eccetto per Attila se ricordo bene, che promuovevano il disco che era uscito da circa un mese. Però quest'album non mi ha mai preso veramente molto come i successivi, specialmente per Fire Walk With Us che tra l'altro è anche uno dei miei ascolti preferiti in ambito Black. Il 90 di Jacopo ci sta tutto perchè hanno dimostrato una creatività degna indubbiamente di nota in questo genere
Zess
Sabato 7 Giugno 2014, 14.42.02
3
Il loro unico disco black metal. Per me rimangono su buoni livelli sino al penultimo.
Ombra
Sabato 7 Giugno 2014, 13.59.09
2
Capolavoro del Black Metal, disco molto innovativo e il loro miglior album di sempre..ottima recensione!
enry
Sabato 7 Giugno 2014, 8.48.27
1
Olè, via col flame xd...Dico la mia: disco bello, di gran lunga il loro migliore...Brani preferiti Horrenda Peccata Christi e Roma Divina Urbs. Buono anche il pezzo harsh electro Tantra Bizarre, a differenza degli altri proposti sui dischi successivi. Comunque, per me mai più su questi livelli.
INFORMAZIONI
1999
Scarlet Records
Black
Tracklist
1. Wehrmatch Kali Ma
2. Horrenda Peccata Christi
3. Hellraiser (Coil cover)
4. Roma Divina Urbs
5. Darka Mysteria
6. Tantra Bizarre
7. Come Thou Long Expected Jesus
8. Metal Striken Terror Action
9. The First Four Trumphets
Line Up
Yorga SM (Voce, Chitarra, Sintetizzatore)
Set Teitan (Chitarra, Samples, Programmazione batteria)
Nysrok Infernalien (Chitarra, Voce addizionale)
Malfeitor Fabban (Basso, Sintetizzatore, Samples, Voce addizionale)

Musicisti ospiti:
Attila Csihar (Voce nelle tracce 3,5,9, voce addizionale)
Asmod Gvas (Voce nella traccia 7, recitato nella traccia 8)
 
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