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Unrest - By the Light of the Moon
( 823 letture )
Nati a Brema, pur non essendo i famosi Musicanti, gli Unrest si sono ritagliati un piccolo spazietto nell’heavy metal underground tedesco. Fondato nel maggio 1988, il quintetto si è da subito dimostrato forte estimatore dell’heavy classico, contrapponendosi alle numerosissime realtà thrash che avevano preso piede negli ultimi anni in Germania. Come molti altri gruppi, gli Unrest si sono fatti le ossa in autonomia, lavorando i primi tre anni per pubblicare due demo ed esibirsi in numerosi concerti nel nord della Germania. Lo stampo musicale proposto dalla band di Brema è facilmente definibile: ci troviamo di fronte ad un heavy che paga moltissimo lo stile proposto dagli irriducibili Accept, calcando a tal punto le caratterstiche definenti dei connazionali da far scambiare più di una volta gli Unrest per una copia spudorata. La principale differenza con la band succitata si può evincere dalle vocals di Sonke Lau, maggiormente inclini all’estro tipico del power, tanto da stagliarsi come principale caratteristica degli Unrest. Nel 1992 arriva finalmente il debutto discografico del quintetto, dal titolo Taste It che, tuttavia, non ottiene un buon riscontro da parte del pubblico a causa dello scarso trattamento ricevuto dall’etichetta discografica in questione. Come un copione già scritto, il qui presente By the Light of the Moon è macchiato dalla stessa mancanza di promozione da parte della label, incapace di attrarre l’attenzione degli amanti dell’heavy metal ed affossando gli Unrest ancor più delle critiche mosse dal pubblico riguardo la loro somiglianza con gli Accept. Ora, a quasi dieci anni dalla pubblicazione del settimo e ultimo album, in questo periodo particolarmente prolifico e amante dell’old-school, i due dischi che hanno dato il via alla carriera degli Unrest necessitano di essere riscoperti dagli amanti dell’heavy metal.

Cinquanta minuti di puro heavy metal non sono pochi, tuttavia quando il sapore delle composizioni hanno quel retrogusto puramente old-school, scivolano abbastanza in fretta e si fanno ricordare piacevolmente. Still Alive spalanca la porta sulla proposta degli Unrest, mettendo immediatamente in primo piano il riffing quadrato, le ritmiche heavy e i cori che ricordano quelli glam di metà anni ottanta; piacevoli anche gli effetti aggiunti dalla chitarra e il sound corposo e potente del basso, messo in risalto malgrado si mantenga principalmente in linea con l’incedere ritmico del pezzo. Durante tutti e dieci i pezzi, il canovaccio non varia: la title-track accelera il ritmo e ci mostra un riflessivo utilizzo della doppia cassa, recuperando i cori ottantiani e facendo presa grazie a liriche catchy. La somiglianza con gli Accept è innegabile, anche se dopo aver ascoltato più volte il disco in questione ci si può dissociare dall’idea che gli Unrest siano solamente una copia: la personalizzazione sonora mette in mostra spunti interessanti e, soprattutto, carichi di energia (il pezzo Kick ‘n Ass ne è un esempio lampante). Certo, non stiamo parlando di una band che fa dell’innovazione e della rivoluzione sonora i suoi cavalli di battaglia, tuttavia ci troviamo di fronte un gruppo che avrebbe meritato ben altra sorte nel mercato musicale mondiale.

Sebbene presenti qualche pecca a livello di produzione, come molti altri lavori del periodo di band poco famose, By the Light of the Moon è un disco di sano e piacevole heavy metal, che sarà certamente in grado di offrire più di una gioia agli amanti del genere old-school, di scuola Accept ed Iron Maiden. La prestazione strumentale è buona, dedita ad un songwriting non eccessivamente ispirato od innovativo, ma comunque in grado di fare una certa presa sull’ascoltatore. I soli di chitarra sono classicamente heavy, prendendo spunto dai chitarristi leggendari del periodo, uno su tutti Eddie Van Halen nella sezione di tapping della bella mid-tempo Lay Down and Die. Altra nota da segnalare l’estro degli strumenti con la batteria che occupa la sezione ritmica con discrezione, senza mai esacerbare il groove con un eccesso di doppia cassa; il basso, da parte sua, si permette anche alcune sezioni in slap come nell’intro di Sweet Christine. Il secondo album degli Unrest, saldamente in coppia col primo, è uno di quei dischi di buon livello che ogni estimatore del metallo pesante anni ottanta - novanta deve ascoltare almeno una volta nella vita per accrescere la propria cultura musicale. Perché si sa, malgrado la meritata fama della band di Steve Harris in ambito heavy, non si vive di soli Maiden.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
84.5 su 2 voti [ VOTA]
Sambalzalzal
Lunedì 21 Luglio 2014, 9.45.14
4
AL@ ahahahahah non avrei potuto certamente farne a meno! Spiderman@ grandissimo! Mi fa veramente piacere che ti siano piaciuti! Aspetto fiducioso le recensioni dei successivi!
spiderman
Lunedì 7 Luglio 2014, 16.04.36
3
@Samba,devo ringraziarti,per avermi fatto scoprire,questa band stupenda,un mese fa,durante un commento,c'e' pocomda aggiungere,dannato heavy,come si faceva una volta e canzani che non dannomtregua dall' iniziomalla fine,peccato che non abbiano raggiunto la giusta visibilita',meritavano davvero per la loro bravura.Qui si beccano un bel 86.
AL
Lunedì 7 Luglio 2014, 15.54.59
2
sapevo che avrei trovato il commento del buon Samba. ottima band gli unrest. questo per me è da 80
Sambalzalzal
Giovedì 26 Giugno 2014, 9.39.02
1
Azz questa me l'ero persa! Album a cui sono affezionatissimo per una serie di motivi e dove dopo l'esordio si afferma la volontà della band di dare vita ad un concept che zompetterà a più riprese nei loro albums, la storia di un biker licantropo.Assolutamente in linea con la bella recensione di Monki@, Gli omaggi ai Maiden (anche a livello di testi se si pensa a quello di Sweet Christine) si sprecano e così pure per quanto riguarda Accept e Running Wild! Confido che richiami tipo questi di Metallized possano dare un pó di gloria postuma ad una di quelle bands che purtroppo non sono mai state degnate dell'attenzione che a buon diritto meritavano e spero che si rifacciano presto vivi con un nuovo disco!
INFORMAZIONI
1995
Black Arrow Records
Heavy
Tracklist
1. Still Alive
2. By the Light of the Moon
3. Going In
4. Kick’n Ass
5. Time to Go
6. Lay Down and Die
7. I Hate You
8. Sweet Christine
9. Testtube
10. Moekoa
Line Up
Sonke Lau (Voce)
Claus Wiechert (Chitarra)
Henryk Niedbalka (Chitarra)
Gerd Nawrocki (Basso)
Guido Hettwer (Batteria)
 
RECENSIONI
74
 
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