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Leonard Cohen - Songs of Love and Hate
( 1649 letture )
In controtendenza col contesto storico, culturale e soprattutto musicale di fine anni Sessanta, Leonard Cohen fece il suo esordio nel mondo discografico nel 1967 con l’album intitolato Songs of Leonard Cohen. Questo fu subito criticato per il suo stile eccessivamente triste e deprimente che certo non rispecchiava i sentimenti prevalenti della gente di allora, ma Cohen non volle certo fermarsi. Due anni più tardi uscì col secondo album, Song from a Room e nel 1971 col terzo, intitolato Songs of Love and Hate. La critica specializzata ebbe di che ricredersi negli anni e questi dischi furono rivalutati portando l’artista canadese in vetta nelle classifiche di vendita, ma soprattutto a riscuotere un successo a tutto tondo. Col primo lavoro uscito nel decennio degli anni Settanta, Cohen ci fa dono delle sue doti cantautoriali facendo sfoggio di grandi capacità liriche e compositive che molto devono agli anni del decennio precedente in cui pubblicò alcune raccolte di poesie che diedero il via alla sua carriera artistica. Songs of Love and Hate è un album apparentemente semplice e lineare, adatto, insomma, a tutti i tipi di orecchie; ma così non è. L’atmosfera che si respira durante l’ascolto è opprimente, malinconica e dotata di una forte carica emotiva che ci porta a riconsiderare ogni parola presente nei testi e ogni nota suonata dagli strumenti. La formazione si avvale di alcuni musicisti poco conosciuti ma molto validi, e gli strumenti aggiunti come il banjo o il violino imprimono una maggior forza alla struttura dei singoli brani. Viene anche utilizzato il coro della Corona Academy, formato da dei bambini, e ben gestito nell’economia di questi pezzi.

L’album si apre con Avalanche, forse la migliore prova vocale di Cohen presente in questi quarantacinque minuti di musica. Cupa e a tratti maestosa, la canzone è retta oltre che dalla voce caratteristica, anche da delle linee di chitarra continue ed ossessive, come a voler creare uno stato di ansia ed inquietudine nell’ascoltatore. Più tranquilla ma ugualmente malinconica è la seguente Last Year’s Man, con una chitarra appena tratteggiata che lascia ampio spazio e respiro al reparto vocale, qui ampliato anche al coro di bambini della Corona Academy. Dress Rehearsal Rag si presenta molto più corposa dal punto di vista strumentale, ma ugualmente triste nei toni e nell’andamento generale. Le tematiche sono strettamente connesse alla musica e l’interpretazione vocale di Cohen suggella il tutto nel miglior modo possibile, con una partecipazione ed una presenza che va ben oltre le semplici strofe cantate, raggiungendo spesso un’immedesimazione totale e definitiva nei confronti delle situazioni descritte. Diamonds in the Mine si differenzia completamente dalle precedenti tracce grazie al suo mood vivace e frizzante, ma proprio per questo non riesce a raggiungere le vette qualitative toccate fino a quel momento, come se ci fosse una direzione sonora ben precisa che Leonard Cohen è costretto a seguire per risultare davvero sé stesso. Love Calls You by Your Name segue le direttive imposte dall’opener Avalanche e col suo andamento continuo ed a tratti occlusivo contribuisce a dar vita ad un altro dei migliori pezzi presenti nell’album. Va anche meglio con l’ottima Famous Blue Raincoat, fortemente malinconica ed incentrata sulla caratteristica voce bassa di Cohen, che le dona un tocco catartico e persino romantico. La penultima traccia, Sing Another Song, Boys, è tratta da un’esibizione live e fa il verso a Diamonds in the Mine per quanto riguarda lo stile scanzonato con cui viene eseguita, nonostante presenti dei tratti maggiormente espressivi. La chiusura è affidata alla bellissima Joan of Arc, canzone simbolica e dalle liriche più che altro curiose, che vedono la protagonista Giovanna d’Arco conversare col fuoco che le arde intorno. Si tratta del brano più lungo del disco, che comunque supera di poco i sei minuti, e sicuramente tra i più conosciuti ed apprezzati. La struttura del pezzo è molto cantautoriale e non manca di presentare delle melodie che solo per poco non raggiungono le vette emotive del reparto vocale. Un piccolo capolavoro a suggellare la bontà compositiva di questo terzo album della carriera di Leonard Cohen.

Songs of Love and Hate è un disco dall’impatto emotivo forte, che non andrebbe ascoltato per il semplice gusto di farlo, ma con l’intenzione di entrare a fondo nelle liriche qui descritte ed esplorare il più possibile il loro lato poetico. Se l’introspezione e la malinconia non fanno per voi, difficilmente riuscirete a trovare interessante l’ascolto, ma resta il fatto che l’importanza anche storica di questi brani è tale da riservargli una possibilità in più da parte di coloro che non li farebbero rientrare volentieri nelle proprie preferenze. Un lavoro difficile da assimilare in un primo momento -nonostante le apparenze-, ma che alla lunga riuscirà a conquistare tutti i palati, questo è Songs of Love and Hate.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
75 su 3 voti [ VOTA]
Stagger Lee
Mercoledì 11 Aprile 2018, 21.02.58
11
No Fun, allora ti consiglio di provare con "the Good Son" che è quello che si avvicina di più a Leonard Cohen. Ma gli album di Nick Cave sono tutti splendidi fidati! Io stravedo per "Henry's Dream" e per "From Her To Eternity" (dove c'è la cover di Avalanche). Buon ascolto!
No Fun
Mercoledì 11 Aprile 2018, 15.41.22
10
Eh eh, troppo buono Stagger, in realtà non conosco molta musica, bazzico in questo bel sito proprio per imparare. Magari avessi veramente le mie radici nei campi di cotone e nei meandri del Mississippi, invece le ho nella piadina e nel sangiovese ( che comunque...). Forse siamo OT però mi sembrano cose interessanti, spesso sotto a recensioni non metal c'è chi si chiede perché parlare di certa musica, invece è semplice, è per la storia, le radici, come dici tu. Posso ascoltare blues o certi cantautori o classica senza conoscere metal, ma l'opposto non è possibile (a meno di voler far finta di conoscere!) Un saluto! P.s. mi hai fatto venire voglia di approfondire Nick Cave, non lo conosco tantissimo.
Stagger Lee
Mercoledì 11 Aprile 2018, 13.49.12
9
Grande No Fun! è vero...parte tutto da Blind Lemon Jefferson e dai campi di cotone! quella è vera puzza di zolfo. Mi sa che abbiamo le stesse radici.
No Fun
Mercoledì 11 Aprile 2018, 13.06.41
8
Ciao Stagger, in realtà io preferisco cose un po' più pankettone (il nick non è perché mi piace musica depressa, è ovviamente la canzone degli Stooges : )) però il black mi attira parecchio perché unisce il grezzume del punk ad atmosfere fredde e cupe ma che io trovo molto rilassanti. Che poi tanto tutto questa musica depressa o "diabolica" alla fine viene sempre dalle paludi del blues e da quei musicisti che facevano patti col diavolo
Stagger Lee
Mercoledì 11 Aprile 2018, 12.30.37
7
ciao No Fun, anche io mi muovo agilmente tra Leonard Cohen e il black o doom metal..insomma prediligo la musica con particolari atmosfere a prescindere dal genere. Concordo con il tuo voto. Davvero non si può rinunciare ai capolavori di Cohen superati forse solo dal suo allievo Nick Cave. un saluto!
No Fun
Mercoledì 11 Aprile 2018, 11.12.20
6
Leonard Cohen per me è semplicemente il più grande cantautore di sempre. Questo album ma soprattutto il precedente Songs From a Room, dove ci sono solo la voce, una chitarra e dei testi da brividi, sono due capolavori cupi, malinconici, magnetici. Ascolto spesso black metal e doom e in questi ambiti si cerca di trasmettere angoscia, sofferenza e altre amenità, ma non ho mai trovato nulla di paragonabile, ad es., a perle nere come Story of Isaac e a Avalanche di Leonard Cohen. Concordo con la bella recensione, anche se avrei messo un 99. Poi eh, capisco anche che ascoltando Leonard Cohen a uno possano cadere le palle, meglio tenersi vicino qualcosa tipo i Ramones, i Primus o what's happened to you degli Offspring in caso di necessità.
Rob Fleming
Sabato 12 Novembre 2016, 13.09.43
5
E' appena uscito il tuo ultimo (magnifico) album e te ne vai pure tu. Grazie per tutto quello che ci hai regalato. Oggi The Future risuonerà a lungo in casa. Scrivo qua perché non saprei dove altrimenti farlo.
Rob Fleming
Sabato 30 Gennaio 2016, 16.30.07
4
Cohen è un grandissimo: 8 brani 8 perle. 80
gianmarco
Martedì 10 Febbraio 2015, 16.52.02
3
sto approfondendo il suo repertorio
Sambalzalzal
Mercoledì 2 Luglio 2014, 8.56.24
2
Bellissima recensione per un lavoro bello come pochi! Grande LC! La sua musica non ha veramente età!
Surymae
Lunedì 23 Giugno 2014, 21.07.23
1
Leonard Cohen... Ce l'ho in wishlist da una vita. Questa bella recensione me lo ha fatto ricordare...
INFORMAZIONI
1971
Columbia Records
Folk Rock
Tracklist
1. Avalanche
2. Last Year’s Man
3. Dress Rehearsal Rag
4. Diamonds in the Mine
5. Love Calls You by Your Name
6. Famous Blue Raincoat
7. Sing Another Song, Boys (live)
8. Joan of Arc
Line Up
Leonard Cohen (Voce, Chitarra acustica)
Ron Cornelius (Chitarra elettrica e acustica)
Bob Johnston (Pianoforte)
Charlie Daniels (Basso acustico, Violino)
Bubba Flower (Basso, Banjo, Chitarra acustica)
Corlynn Hanney (Cori)
Susan Mussman (Cori)
The Corona Academy (Coro di bambini)
 
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