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Misery Index - The Killing Gods
( 2766 letture )
Come ormai ci hanno abituato dal loro esordio a questa parte, ogni nuova uscita dei Misery Index rappresenta una mazzata sonora coi fiocchi, oltre che un appuntamento imperdibile per ogni fan del death/grind più diretto e senza fronzoli.
Se fino ad ora avete fatto parte di questa fetta di ascoltatori che non rinunciava ad una sola uscita degli americani, tenetevi forte, perchè potreste rimanere leggermente spiazzati.
Il death metal dei Misery Index, che ci è sempre arrivato dritto in faccia come sparato da una mitragliatrice gatling, ha trovato questa volta spazio per un po' di ordine nella sua furia cieca.
Non si tratta più di una strage omicida compiuta in un raptus di follia insomma, ma di uno sterminio premeditato e ben organizzato.

Questo cambiamento è subito messo in mostra nei primi minuti del disco dalla suite Faust, composta di cinque tracce che si alternano tra intermezzi strumentali e assalti death melodici.
La durata dei pezzi è un altro segno che contraddistingue subito la leggera svolta della band, infatti una struttura dei brani maggiormente ragionata permette di allungare le composizioni notevolmente, inserendo anche più riff portanti, numerosi stop 'n go e piacevoli assoli.
La prima Urfast introduce la suite, ed ovviamente l'intero album, con una sovrapposizione di melodie eseguite da due chitarre distorte ma dal suono molto pulito, che hanno principalmente la sola funzione di scaraventarci in faccia, appena possibile, il riff del primo e vero proprio pezzo, The Calling.
La maggior parte della canzone è dominata da un tremolo picking dalla velocità malsana accostato al drumming altrettanto tecnico e violento di Adam Jarvis, anche se non mancano affatto parti più ritmate. I growl di Netherton e Kloeppen, rispettivamente anche bassista e chitarrista, si presentano gravi e possenti come loro solito, ma mai confusi ed eccessivamente cavernosi.
Sul fade out di The Calling compaiono le prime note della successiva The Oath, ripetute più volte al fine di creare un'atmosfera tetra interrotta dall'improvviso arrivo di Conjuring the Call, singolo già pubblicato come anteprima del disco che aveva ottenuto numerosi apprezzamenti quante critiche per le sonorità estremamente melodiche.
Conclude la suite l'ottima The Harrowing, che parte con un riff aggressivo in grado di rimanervi in testa fin dal primo istante e si conclude in chiave sempre melodica con un assolo tecnico quanto emozionante.

The Killing Gods è aperta da canti liturgici e una chitarra in pulito che arpeggia le note poi riprese dal riff principale, dall'incedere lento che si pone in contrasto con la batteria sottostante, impegnata come sempre a tritare la grancassa. Per mantenere l'abitudine frenetica del gruppo, il ritmo lento viene prontamente spezzato verso i due minuti, dove il tremolo picking e gli accordi a velocità disumane riprendono il trono che spetta loro, ma ancora non per molto, poichè il pezzo si conclude nuovamente mostrando il lato più melodico, ormai palesemente svelato, della band.
La titletrack si pone inoltre come "divisorio" tra la prima parte del disco e la seconda, che propone sette tracce leggermente più sulla scia dei vecchi lavori. Tra queste capeggiano Gallows Humor, i cui accordi grooveggianti vi impediranno di stare fermi costringendovi a muovere la testa a ritmo sia della strofa che del chorus; Sentinels per l'ottima ritmica e Colony Collapse più o meno per lo stesso motivo della precedente, ma con la presenza aggiuntiva di un eccezionale assolo.

La produzione è pressochè perfetta e migliore di quella presente in tutti i lavori precedenti, anche se a tratti troppo incentrata sulla voce e ingenerosa verso la batteria.
E' necessario precisare che con questo disco è avvenuto anche un cambio di formazione: John Voyles, chitarrista fino al precedente ed acclamatissimo Heirs to Thievery (oltre che anch'egli ex-membro dei Dying Fetus), è stato sostituito qui da Darin Morris, il quale sembra però non aver riscontrato difficoltà a soddisfare le esigenze del gruppo, rendendo quasi impercettibile questa sostituzione.
Per ultimi, anche i testi hanno ovviamente risentito di questo nuovo approccio più melodico e ragionato: le critiche alle società moderne non sono più dirette e franche come un tempo, ma celate dietro complesse metafore che si fondono anche con temi più personali e introspettivi.
Più che una deriva verso lidi musicalmente più abbordabili, il modo più corretto di vedere questa svolta è, a mio parere, come un'evoluzione della band verso uno stile ancora più personale, ma questo sta tutto a discrezione dell'ascoltatore.

Se ciò che state cercando in The Killing Gods è un disco che suoni pur sempre "alla Misery Index" verrete tutt'altro che delusi.
Se ciò che state cercando è un disco di ottimo death/grind, procedete comunque: la qualità è innegabilmente presente, la violenza è solo servita in modo più rigoroso, ma continua a impregnare ogni parte dell'album, la tecnica è ineccepibile e la varietà nelle composizioni è ormai una qualità confermata del gruppo.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
72.45 su 11 voti [ VOTA]
BUTRESCH
Domenica 7 Dicembre 2014, 2.51.43
14
BELL' ALBUM ... AHU!!!
Bloody Karma
Lunedì 14 Luglio 2014, 10.14.46
13
disco diverso dai precedenti, sicuramente manca quell'adrenalina e quella voglia di assaltarti alla gola senza pietà che caratterizzava le vecchie release, è sicuramente più ragionato e c'è anche un po' di melodie di fondo che mostra la band sotto una luce diversa. Sto ancora ai primi ascolti, non so se mi piace completamente, però è un disco che stimola interesse.
Theo
Giovedì 26 Giugno 2014, 22.43.27
12
Da ascoltare.
d.r.i.
Giovedì 26 Giugno 2014, 15.47.20
11
Ennesima espressione di potenza! Gran bel disco, io un 85 glielo piazzo!!!
FABRYZ
Mercoledì 25 Giugno 2014, 22.12.07
10
Galilee guarda,io ho portato come esempio il death grind visto che siamo nella sede giusta vista la recensione dei misery index, ma so benissimo che posso estendere la cosa a tutti i generi presenti nel sito..
Galilee
Mercoledì 25 Giugno 2014, 21.00.23
9
Caro Fabryz, al death grind va ancora bene, ai classici del rock e al glam si che va decisamente male. Strano però il voto così basso a heirs to thievery in effetti.
FABRYZ
Mercoledì 25 Giugno 2014, 19.55.25
8
Vabbe' non esageriamo,a me in generale va bene cosi visto anche lo sforzo non indifferente della redazione x tutto cio' che il sito offre,ma ilvoto lettori non mi e' mai andato giu',ecco tutto
CYNIC
Mercoledì 25 Giugno 2014, 19.52.37
7
nuovo Restyling per metallized lo sempre detto!!!!!!!!!!!! ma nessuno mi ascolta
FABRYZ
Mercoledì 25 Giugno 2014, 19.46.48
6
A proposito sono andato sulla recensione di heirs to thievery...voto recensione 90..opinioni eccelse sul cd..voto lettori 40..si certo,un capolavoro fatto passare x una merda..solito discorso,meglio togliere il voto ai lettori e basta..scusate l off topic ma mi fanno incazzare ste cose,cioe' se non mi aggrada un genere non vado a mettere voti a cazzo x fare dispetto..non ti piace il grind death come in questo caso ? Non votare,xche' il tuo voto sara' comunque negativo anche in presenza di un capolavoro.. se non piace un genere che senso ha votare ???
metalupyourass
Mercoledì 25 Giugno 2014, 19.39.30
5
bellissima la chiusura del primo paragrafetto.
FABRYZ
Mercoledì 25 Giugno 2014, 19.39.01
4
Heirs to thievery e' imbattibile,questo e' discreto..qui un carrion call o una spectator non esiste purtroppo..non deludente xche' sanno fare ancora male ma neanche un capolavoro come il precedente,sembra + un cd di passaggio verso qualcosa di + elaborato,insomma meno grind e hardcore e + death,vedremo il prox..rimangono comunque un'ottima band estrema
vecchio peccatore
Mercoledì 25 Giugno 2014, 18.35.07
3
Disco carino ma io abbasso il voto di 10 punti, loro hanno personalità e sanno prendere ma a lungo andare stufano e poi, per me ovviamente, hanno poco impatto... In ogni caso si dice che il loro punto forte siano i live, capitassero di nuovo in Italia sarei curioso di sentirli.
Vittorio
Mercoledì 25 Giugno 2014, 16.49.16
2
Mi sta piacendo molto.
Unia
Mercoledì 25 Giugno 2014, 16.31.18
1
Che dire? Altro ottimo lavoro dei Misery. Mai sbagliato un colpo da Retaliate fino adesso. Sebbene sia leggermente "più melodico" rispetto ai precedenti, non perdono la rabbia omicida che riescono a trasmettere. Grande attesa ricompensata alla grande.
INFORMAZIONI
2014
Season of Mist
Death / Grind
Tracklist
1. Urfaust
2. The Calling
3. The Oath
4. Conjuring the Cull
5. The Harrowing
6. The Killing Gods
7. Cross to Bear
8. Gallows Humor
9. The Weakener
10. Sentinels
11. Colony Collapse
12. Heretics
Line Up
Jason Netherton (Voce, Basso)
Mark Kloeppel (Voce, Chitarra)
Darin Morris (Chitarra)
Adam Jarvis (Batteria)

Musicisti Ospiti:
John Gallagher (Voce nella traccia 11)
 
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