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Darkest Hour - Hidden Hands of a Sadist Nation
( 1700 letture )
Che lo si voglia o no, le basi e le sorti del cosiddetto "metalcore" sono state decise anche (o meglio soprattutto) da questo combo di Washington D.C. Precisamente dieci anni fa, quando il "cliché" era solo un francesismo e il "sovraffollamento artistico" una remota minaccia, usciva Hidden Hands of A Sadist Nation, terzo capitolo della rocambolesca saga targata Darkest Hour, un episodio segnato dall'ingresso del talentuoso chitarrista Kris Norris e dalle esperte mani di Fredrik Nordström in sede di produzione. E fu un risultato a dir poco sorprendente per l'epoca, visto il discreto successo che ne conseguì e che segnò uno dei momenti più brillanti della loro invidiabile carriera.

Se coi primi The Mark of Judas e So Sedated, So Secure l'orecchio si era abituato a certe sonorità NWOAHM, a rincarare la dose ci hanno pensato i Fredman Studios; con la sensibile differenza che a H.H.O.A.S.N. (abbreviato per comodità) di veramente americano rimane ben poco. Tutto, o perlomeno quasi tutto, viene concepito in un contesto culturale/geografico differente, tutelato nella fattispecie dalla grande madre Svezia; una madre ai tempi già fierissima del risultato che la sua numerosa prole aveva ottenuto in ambito europeo ed oltreoceano, coi primi validi esempi di melodic death metal (vedere sotto la voce Göteborg). Solo che questa volta c'è un figlio adottivo, nato a quasi 7000 chilometri di distanza e molto arrabbiato col mondo. Quella dei Darkest Hour è stata una ricerca voluta, una fuga dall'ordinario e grigio occidente, ma forse più di tutto un ritorno alle origini imposto da una rara devozione verso i pionieri del genere. Poco più tardi, molti altri rampolli d'America faranno lo stesso passo, eguagliando in pochi la carica emotiva e tecnica di questa impresa. Non è un caso che parte della consacrazione di H.H.O.A.S.N. sia dovuta anche alla presenza dei mostri sacri di cui si parla sopra: fra i testimoni battesimali appaiono nomi quali Tomas "Tompa" Lindberg e Anders Björler dei seminali At The Gates e Peter Wichers di casa Soilwork. A benedizione ricevuta, c'è poco altro da aggiungere: velocità da vendere, a container; una furia lunga un'ora, durata un po' eccessiva per i canoni, ma pur sempre una perdonabile sfaccettatura di questa immensa lezione swedecore.
Fra i molti punti di forza del disco, a saltare subito all'orecchio è l'indiscutibile supremazia ritmica di Ryan Parrish: un drumming nervino scandito al millisecondo, debitore del sempreverde "tupatupa" e quasi mai sotto i 200 bpm (con particolar menzione a Pay Phones And Pills e Oklahoma); scariche e rullate atte ad impreziosire quello che, a parere di molti, è il raffinato ed ispiratissimo guitar work del (allora) nuovo entrato Kris Norris. Forse questi ha dato la giusta carica della quale i Darkest Hour avevano bisogno per percorrere quel miglio in più, corso già ai 300 all'ora. È un riffing anch'esso allievo delle melodie ed armonizzazioni scandinave, ma non per questo dozzinale (ci vuole fantasia anche nel reinterpretare, ovviamente). Altro punto a favore è il cantato di John Henry, quanto di più incazzato e frustrato è possibile trovare ancora oggi e vera espressione della "angry youth" americana. I punti salienti di H.H.O.A.S.N. sono veramente tanti, al punto che sbilanciarsi sarebbe un azzardo. Una madre non sceglie chi amare di più fra i propri figli, ma se l'onere spettasse a noi, la scelta ricadrebbe sicuramente sulla stessa titletrack e su Accessible Losses. Terzultima chicca a rappresentare il biglietto da visita della band è la estesa Veritas, Aequitas, inestimabile perla strumentale che approfondisce ulteriormente repertorio tecnico e valore di questo gran disco.

È inutile rinnegare il passato o trovare il rifugio nelle comodità quotidiane: Hidden Hands Of A Sadist Nation (e a questo giro lo scrivo per intero) è una lezione senza tempo ed un perfetto materiale di studio per le generazioni a venire. Basta un rispettoso inchino, senza troppi elogi, giri di parole o cerimonie. Non ci è dato sapere se i Darkest Hour abbiano trovato espressione altrove, perché minacciati da mani invisibili o da nazioni sadiche, ma una cosa è certa: se non fosse per loro, il metal moderno sarebbe più solo e meno autonomo.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
71.28 su 7 voti [ VOTA]
ErnieBowl
Sabato 28 Giugno 2014, 20.07.08
1
Finalmente avete recensito questi ragazzuoli qui! Che dire? Ottimi musicisti, non hanno sbagliato un album ma non mi trovo d'accordo in molti punti. A parte il voto troppo alto, che secondo me è troppo anche per The Eternal Return, apice della band, diciamo che la loro non è stata una svolta quanto un processo graduale che parte da So Sedate, So Secure passando per ogni singolo album a venire e fermandosi a The Human Romance. Questo non è altro che il secondo capitolo, il continuo di ciò che aveva lasciato in sospeso il precedente disco, infatti si può sentire ancora un certo "grezzume" ma allo stesso tempo dei riff più elaborati che saranno più marcati in Undoing Ruin, assieme al solismo più limpido e meno caotico, e che diventeranno poi il trademark definitivo dalla canonicità di Deliver Us dove acquisteranno definitivamente una certa maturità, grazie anche al produttore Devin Towsend che li aiuterà molto nell'intento. Personalmente reputo questo album il "peggiore", dopo il troppo amatoriale The Mark Of The Judas, perché essendo l'album di passaggio verso la maturità di Deliver Us ci sento molta confusione, come anche in Undoing Ruin, quindi pezzi riusciti alla grande perché le varie componenti si mischiano perfettamente e pezzi riusciti meno. Perché non So Sedate, So Secure? Semplicemente perché non mischia stili di composizione, e attenzione non parlo di influenze, rischiando di formare un polpettone (come quello che sto scrivendo io adesso) confusionario essendo pura furia "ignorante". Parere mio eh. Detto questo restano tutti bei album ma a questo gli attribuisco un 73.
INFORMAZIONI
2003
Victory Records
Metal Core
Tracklist
1. The Sadist Nation
2. Pay Phones and Pills
3. Oklahoma
4. Marching to the Killing Rhythm
5. The Misinformation Age
6. Seven Day Lie
7. Accessible Losses
8. The Patriot Virus
9. Veritas, Aequitas
Line Up
John Henry (Voce)
Kris Norris (Chitarra, Piano)
Mike Schleibaum (Chitarra)
Paul Brunette (Basso)
Ryan Parrish (Batteria)
 
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