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Medusa`s Child - Empty Sky
( 1718 letture )
Una copertina tra le più brutte e tamarre della storia del power metal non è certo un buon biglietto da visita. Purtroppo il disco proprietario della copertina in questione, Empty Sky degli svizzeri Medusa’s Child, si rivela alquanto coerente con l’artwork per quel che pertiene la questione bruttezza (meno per quanto riguarda la tamarraggine). Il quintetto bernese, in attività da ormai una quindicina di anni e con già tre LP pubblicati, propone nel suo nuovo lavoro la consueta miscela di power melodico d’ispirazione tedesco-finlandese e soft-heavy metal, con tutte le derivazioni tematico-musicali che ne conseguono.

Affrontiamo subito il secondo dei tre grandi problemi dell’LP: una qualsiasi band di esordienti con aspettative medio-alte non può certo permettersi, al giorno d’oggi, di pubblicare un disco prodotto in maniera mediocre. Il problema è che i Medusa’s Child, come già detto, sono tutto fuorché esordienti e, se possibile, la produzione dell’album si colloca addirittura al di sotto della mediocrità. La “pompatissima” voce si mangia tutti gli strumenti, il suono delle tastierosissime chitarre sembra uscire da un’autoradio degli anni ’70 (anche su impianti hi-fi), il basso va e viene e la batteria è sorda e vuota come non mai. Terzo, gigantesco, problema: una band che suona power metal e riesce ad annoiare nel giro di tre brani dovrebbe essere perseguibile penalmente. In questo caso la questione è suddivisibile in più parti: fantasia e abilità musicale dei singoli componenti medie quando non medio-basse, amalgama sonoro (non solo per colpa della produzione) scarso, livello compositivo dei brani che lascia estremamente a desiderare. Le canzoni sono difficilmente riconoscibili l’una dall’altra, i riff non convincono, il tempo stesso delle tracce varia con estrema parsimonia (ballad a parte). Pessimo, poi, l’utilizzo dello strumento-assolo: i soli sono posizionati sempre nello stesso punto (verso i tre quarti dei pezzi, come a dire: non ci può essere l’ultimo ritornello con variazione senza prima un bell’assolo) e paiono essere più dei riempitivi che dei veri e propri contenitori espressivi. Infine, ed è abbastanza curioso, la band dimostra di non saper reggere brani della durata di cinque minuti. Le tracce danno quasi tutte l’impressione di essere sfilacciate e incoerenti, i ritornelli di essere troppo ripetuti, troppo lunghi e scarsamente efficaci.

Il discorso prettamente musicale si potrebbe risolvere con una frase: i Medusa’s Child sono dei Sonata Arctica (prima maniera) più dark, meno intimisti, decisamente meno bravi e parecchio fuori tempo massimo. Tutto, nel sound della band, cerca di ricalcare il gruppo di Tony Kakko (poco meno che comico il verso della ballad Inner Voice che recita nientemeno che: “I’m a replica of me”), a partire dal timbro vocale del singer e mastermind Crow. Proprio il vocalist è nel contempo il maggior tratto distintivo e la maggior causa di noia all’interno della proposta dei Medusa’s Child. Crow avrebbe un timbro originale (non fosse già passato il buon Kakko, per l’appunto) e una tecnica e un controllo discreti (non sempre, soprattutto in alto; è abbastanza appurato che Kakko dal vivo non sia proprio un mostro: immaginatevi Kakko dal vivo, però questo è uno studio-LP). Purtroppo le linee vocali non sono praticamente mai all’altezza, risultando piatte e prive di mordente. I due chitarristi, Tony Bettschen e Cyrill Probst, si limitano al compitino, tentando talvolta di rievocare le atmofere dark-neoclassiche che hanno reso famosi gruppi come Stratovarius e Symphony X (mancando delle qualità tecniche necessarie per svolgere la mansione fino in fondo). Per il resto, come già accennato in precedenza, il basso se non ci fosse probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno e la batteria potrebbe essere tranquillamente essere sostituita da una drum-machine. Un appunto all’intera band per la simil-cover di Beethoven (Beethoven’s Kiss): basta con Beethoven, grazie. Un altro appunto sulle lyrics: un po’ d’impegno in più non guasterebbe.

In realtà Empty Sky non è un disco atroce. Qualcosa di buono, sparso per i suoi cinquanta minuti di durata, c’è. La ballad My Inner Voice, citazioni tendenti al plagio a parte, rende piuttosto bene nella versione acustica proposta in coda alla tracklist. Remember You ha una struttura, con l’apertura soft che sfocia in una progressione incalzante, piuttosto efficace (peccato per il ritornello sempre poco convincente, con Crow sugli scudi in negativo). I brani più Stratovarius-oriented (Turn Back the Time, su tutti) funzionano abbastanza bene. In sostanza, qualcosa di positivo s’intravede. La cosa sarebbe incoraggiante se questo Empty Sky fosse il primo lavoro di una band esordiente formatasi sui grandi del power metal europeo. Purtroppo i Medusa’s Child, sono in buona sostanza contemporanei dei Sonata Arctica a cui tanto si ispirano e hanno un sound fermo al 1999 (anno in cui usciva Ecliptica, esordio della band finlandese). Non sono quindi molte le speranze che riescano a rinnovarsi e a inglobare nuove suggestioni all’interno del loro sound, che sembra fatto e finito cosi come è. Cioè insufficiente.



VOTO RECENSORE
53
VOTO LETTORI
51 su 5 voti [ VOTA]
macellaio
Mercoledì 2 Luglio 2014, 9.36.31
1
Lo consiglierei solo ad un'amante sfegatato del genere. Ogni volta che ascolto roba simile, viene voglia di rimettere i Gamma Ray a palla, oppure i Running Wild... Voto fin troppo generoso.
INFORMAZIONI
2014
Pure Steel Records
Power
Tracklist
1. Ipocrisia
2. Empty Sky
3. Remember You
4. Seeds I Sow
5. Credi in Dio
6. My Inner Voice
7. Slave of Memory
8. Paradise Eternally
9. Turn Back the Time
10. Nevermore
11. Beethoven’s Kiss
12. My Inner Voice (Acoustic)
Line Up
Crow (Voce)
Toni Bettschen (Chitarra)
Cyrill Probst (Chitarra)
Markus Moser (Basso)
Adrian Jüsy (Batteria)
 
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