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Emilio De Biase - Interplanetary Voyage Aboard A Six Strings
( 2540 letture )
Emilio De Biase è un chitarrista pugliese, classe '76, di formazione musicale fortemente classica. Inizia lo studio della chitarra a 14 anni, proseguendo poi presso il Conservatorio Statale di musica “Umberto Giordano” di Foggia, continuando la sua esplorazione musicale suonando in molte band locali ed orchestre spettacolo. Tra le esperienze come turnista vanta collaborazioni con Dik Dik, Leano Morelli, Dino, Federico Fazio dei New Showman. Nel 1996 fonda i Nox Perpetua, duo polistrumentistico (coadiuvato da Giovanni Coppola al basso, clarinetto e testi) che propone un mix di death metal progressive, classica e fusion, col quale incide tre demo tape. Tra il 2005 ed il 2010 insegna chitarra elettrica al Civico Liceo Musicale Comunale “Luigi Rossi” di Torremaggiore.
Interplanetary Voyage Aboard a Six Strings invece, è un concept album del nostro artista, sviluppato in quattro anni di lavoro, che vede Emilio ricoprire i ruoli di musicista e polistrumentista, nonché di curatore degli arrangiamenti, missaggio, mastering ed artwork. L'idea del disco è quella di rievocare le atmosfere e le sonorità del cosmo.

Purtroppo nonostante l'impegno ed il tempo profuso all'elaborare questo prodotto, l'ascolto del disco risulta molto impegnativo e tedioso. Tralasciando l'attinenza o meno delle sonorità registrate con il cosmo e lo spazio, che richiederebbero una interpretazione troppo soggettiva da parte di chi scrive, il denominatore comune delle tracks è la mancanza pressoché assoluta di spunti e variazioni. Il suono di chitarra è tremendamente lo stesso per tutto il disco, stesso delay e stesso reverbero o quasi, nessuna tessitura di suoni, nessun tema di rilievo, nessuna ripetizione di frasi nelle canzoni a fungere da "appiglio" per l'interesse dell'ascoltatore. Addirittura le canzoni stesse sono prive di una struttura articolata, non si riconoscono strofe né ritornelli, e sono poco più di una collezioni di backing tracks che fungono da supporto alle gesta chitarristiche del nostro artista, a danno della riuscita dei brani stessi. Spesso se non sempre, le introduzioni sono slegate dal resto della musica, come se fossero state messe lì senza una reale necessità. Anche il missaggio è piatto e poco dinamico. Pur volendo immaginare che l'autore abbia cercato di creare più delle atmosfere eteree che dei brani canonicamente strutturati, a questo punto appare assolutamente non consona la miriade di note suonate ed i suoni, anzi, IL suono scelto. In definitiva appare necessaria una maturazione compositiva, tasto dolente della quasi maggioranza dei chitarristi degli ultimi decenni. Si perdono infatti ore ed ore ad acquisire la perizia necessaria ad eseguire tapping e scale velocissime, e si tralascia proprio l'esercizio compositivo, invalidando completamente la valenza degli artisti in erba, che sembrano scambiare i brani per una palestra per dare sfoggio dei licks appresi in fase di studio.

Ciò che rende questo monotono disco una occasione perduta, è proprio il fatto che il nostro Emilio De Biase la chitarra la padroneggerebbe anche abbastanza bene. Chiaramente ispirato da Steve Vai, sia nella scelta dello strumento, che delle melodie, ma soprattutto nell'uso del tapping, sebbene a livello quantitativo un po' poco centellinato, De Biase risulta forse ancora lontano dall'essere un chitarrista di livello assoluto, ma dimostra certamente di padroneggiare una tecnica di un certo livello, da poter sicuramente mettere a frutto in modo migliore in tempi brevi.



VOTO RECENSORE
57
VOTO LETTORI
82.96 su 25 voti [ VOTA]
Michele M.
Giovedì 24 Settembre 2015, 11.47.16
6
Ve li ricordate i NOX PERPETUA? Erano un gruppo progressive death metal che ad inizio anni 2000 ebbe un ottimo riscontro nelle rubriche metal di parecchie riviste di settore tra cui Metal Hammer e Metal Shock (hey ci bazzicavo pure io su quelle pagine in quel periodo). Una band così infoiata di DREAM THEATER e SADIST da avere ben due chitarristi/tastieristi, che con uno solo son buoni tutti! Beh uno di quei due smanettoni era proprio EMILIO DE BIASE chitarrista pugliese che dall'età di 14 anni smanica come un pazzo, notte e giorno. Ho avuto l'opportunità di sentire il suo disco solista, undici pezzi strumentali che hanno come tema conduttore lo spazio ed i pianeti e che lo vedono impegnato nella veste di polistrumentista, cosa che, al contrario di quanto si potrebbe pensare, ha permesso all'artista di dedicarsi a pieno a tutti gli aspetti della composizione. Nonostante il “concept”, se possiamo chiamarlo, il disco non ha per nulla dei connotati spaziali. Interplanetary Voyage Aboard A Six String è un disco fortemente influenzato dal maestro delle sei corde Steve Vai, infatti i brani si caratterizzano per una profusione di note e strutture non lineari che seguono gli intricati tracciati della chitarra solista. Fatte ovviamente le debite proporzioni, De Biase rispetto a Vai è meno autocelebrativo e riesce a non soffocare troppo anche le altre parti delle composizioni, non trascurando le ritmiche e gli arrangiamenti. Da questo punto di vista credo abbiano aiutato un evidente amore per il progressive, sia rock che metal, e in alcuni passaggi una certa sensibilità quasi blues, soprattutto nei pezzi lenti ed ariosi. Piccola pecca del disco è una produzione non spettacolare, che tende a rendere i brani un po' pastosi, anche se devo ammettere che allo stesso tempo li lascia caldi e ruvidi e non freddamenre asettici come spesso capita nelle uscite contemporanee.
Walterock
Venerdì 13 Febbraio 2015, 16.06.58
5
21 voti con media dell'83 chissà di chi sono?
Walterock
Venerdì 13 Febbraio 2015, 16.05.50
4
uhm..io il disco non l'ho sentito ma non capisco la reazione dell'autore a una recensione negativa..se uno si propone a una rivista o a una webzine che sia, deve accettare il responso... Pure certi dischi di Malmsteen o di Satriani hanno preso voti così così..pure un Surfing with the alien all'uscita venne snobbato ed etichettato come la solita opera dello shredder di turno..mica si mise a scrivere alle riviste per dire che non è vero? E si parla di Satriani...Secondo me un po' più di umiltà non guasterebbe...
Mocellin
Venerdì 25 Luglio 2014, 22.45.57
3
Grande Emilio!!!!!!! Non potevi mandarmi cd più bello! brani preferiti per ora "memories of life" & "the milky way's hungry monster"...bel viaggio nello spazio infinito!!!! \,,/
Mocellin
Venerdì 25 Luglio 2014, 1.30.00
2
Cd arrivati!!!! tutto ok!!! in ottime condizioni e sigillati!!!!!gran bel cd...non il solito pesantume che affligge molti cd dei Guitar hero!!!!! complimenti!!!!!!! sarà sicuramente uno dei dieci album preferiti del 2014! bella anche la spiegazione canzone per canzone!
Emilio De Biase
Venerdì 18 Luglio 2014, 22.35.29
1
La mia impressione è quella che il disco sia stato ascoltato molto superficialmente, o peggio ancora, in maniera prevenuta, con la premeditazione di sminuire il lavoro altrui, ed ecco il perché delle mie impressioni: Punto 1. Avere un suono per quanto riguarda la chitarra solista, che sia lo stesso per l’intera durata del disco non mi sembra debba essere visto come una cosa “tremenda”.. visto che grandi chitarristi storici hanno usato questa ideologia, lavorando ad una matrice timbrica principale, contraddistinguendosi con un suono che potesse identificarli, come Yngwie Malmsteen, Jason Becker, Dimebag Darrell, Nuno Bettencourt, Steve Vai.. certo ci sono altrettanti grandi che preferiscono avere un bagaglio ampio di soluzioni timbriche e sonore più variegato come Vinnie Moore, Andy Timmons per esempio… non escludo che il mio punto di vista in riguardo cade dalla parte dei primi come concezione di Sound, diciamo appunto più selettiva, più personale e sono ben altri i benefici ricavati da Moore e Timmons citati nell’esempio… La cosa che mi lascia perplesso è che poi in realtà, con un ascolto più attento, o forse con un po’ più di sincerità, si sarebbe potuto notare che in brani come Olber’s paradox, la seconda parte della song è completamente costituita da una fase riflessiva, priva di virtuosismi (che poi sarebbe il caso di finirla con l’etichettare gli amanti dello shred con l’appellativo di “musicisti in erba con l’intento di scambiare le songs per la palestra nella quale dare sfoggio dei loro licks appresi in cameretta”, mi sembra davvero un’esternazione cattiva e premeditata, dettata solo dall'invidia, non dimentichiamo che questo genere musicale ha avuto in queste peculiari caratteristiche le proprie radici, quindi non cerchiamo di banalizzare le cose fondamentali del genere..) e caratterizzata da 2 delay, con due ritardi differenti molto larghi, impostati in modo tale che il secondo delay sia doppio rispetto al primo… il tutto avvolto da un riverbero molto più profondo.. In The Bearers of humanity, per esempio, è presente una fase con un delay, dal ritardo stavolta molto stretto.. Addirittura in The Eternal Wandering la lead guitar varia più volte l’ampiezza del guadagno e prima del finale ci sono due linee che armonizzano su canali stereofonici separati ed una terza indipendente centrale.. Questo per citare alcuni esempi di variazione sonora della lead guitar al contrario di quanto menzionato. Addirittura Inevitable Milkomeda è un brano, dove c’è la totale inesistenza della la chitarra solista… Punto 2. L’ossatura strutturale principale del mio album è di stampo Progressive e Fusion. La prerogativa del Progressive Metal, del rock progressive e della Fusion, vuole che non sia strettamente necessario adottare delle strutture canoniche, tipo forma canzone, con strofe e ritornelli… anzi… Inoltre vorrei sottolineare che la musica concettuale dovrebbe essere il frutto della libera espressione artistica e della continua ricerca, dettato dall'intenzione di dare una direzione personale alle composizioni, non legata ai convenzionalismi… ma aldilà di tutto, anche qui sono perplesso dal fatto che non sia stato notato che in brani come Aidil’s sky, Memories of life e The mission Kepler, in alcune parti delle loro strutture, siano invece presenti le cosiddette “strofe” e “ritornelli”, con dei temi di rilievo tra l’altro… Resto sconcertato dal non sapere il perché si sia voluto infierire verso me ed altri colleghi, enfatizzando ciò che non è addirittura la verità. Che dire, io cercato di esporre le mie considerazioni in riguardo esercitando il mio diritto di replica e limitandomi ad offrire la possibilità di “ascoltare l’altra campana”. Nel dubbio verso la veridicità delle mie puntualizzazioni inerenti al mio disco, prego i lettori che lo desidereranno, di verificare, con l’ascolto dell’album per constatare dove risiede il vero…
INFORMAZIONI
2014
Videroadio
Shred
Tracklist
1. The Bearers of Humanity (the Asteroids That Changed the World)
2. Olber’s Paradox (the Inexplicable Cosmic Dark)
3. The Eternal Wandering (The Free Floating of Orphan Planets)
4. Memories of life (The Destiny of the Earth)
5. The Milky Way's Hungry Monster (Sagittarius A*,Who is it?)
6. One Night of Emotions (A Song for Moon)
7. Inevitable Milkomeda (the New beginning of an Inevitable Collision)
8. ...A Nice Trip in a time Machine
9. Aidil’s Sky (...and All Your Moons)
10. The Mission Kepler
11. The Three Super-Earths (The Mysterious Habitable Zones of Gliese 667-C)
Line Up
Emilio De Biase (Chitarra, tutti gli strumenti)
 
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