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King Diamond - Abigail II: The Revenge
( 3256 letture )
Qualsiasi estimatore dell’arte cinematografica rabbrividisce di fronte alla parola “sequel”: sei semplici lettere che racchiudono dentro di sé un rischio abnorme, una scommessa che, per motivi meramente economici o squisitamente artistici a seconda del caso, aumenta a dismisura la possibilità di trovarsi di fronte ad un clamoroso fiasco, in grado d’infangare il resto della carriera di un regista. Questo stesso discorso può essere tranquillamente adattato ad alcuni casi nell’arte musicale, come il qui presente ritorno del Re Diamante a trattare l’orrorifica storia di Abigail ben quindici anni dopo quel 1987 che fu caratterizzato dal suo lavoro solista più amato e riconosciuto. La storia narrata si allaccia al copione del primo album, dimostrando ancora una volta la grande capacità narrativa di King Diamond durante la stesura delle liriche, scombussolando una trama che poteva considerarsi autoconclusiva nel primo disco. La scelta artistica di tornare a parlare di Abigail da parte dell’artista danese è conseguente alla pubblicazione di quattro album negli anni novanta, incapaci di mantenersi sul livello eccelso dei dischi pubblicati sino a The Eye, in particolare nel caso di The Graveyard e House of God, album che farebbero gola a molte discografie della maggior parte delle band heavy metal ma che, in un curriculum come quello di King Diamond, sono i fanalini di coda di una carriera strabiliante. Insomma, Abigail II: the Revenge è il classico disco necessario per riportare il livello artistico-musicale della proposta di King Diamond a livelli irraggiungibili ai più, discostandosi da quelli che si sono dimostrati soltanto dei “buoni” album. Confermatissimo, accanto allo stesso Diamond, l’inossidabile Andy LaRocque, artista le cui peculiari doti hanno affascinato ed influenzato molti chitarristi della scena metal, Chuck Schuldiner tra gli altri; ad affiancare l’inscindibile duo viene richiamato Hal Patino, che ritorna dopo i trascorsi negli anni ottanta alla corte del Re e a ciascun musicista viene cucito su misura il proprio lavoro. Ormai rimane una sola domanda: la vendetta di Abigail sarà leggendaria o sarà un flop? Scopriamolo insieme.

Nella breve intro Spare This Life, King Diamond ci proietta nuovamente nel mondo di Abigail, nell’esatto momento in cui una tempesta è pronta a scatenare la propria furia; The Storm si fa largo con il suo riffing quadrato, sul quale le vocals del Re spaziano con il suo inconfondibile falsetto, imbastendo l’imprinting delle sonorità che ci accompagneranno sino al termine della storia. Già da subito, Abigail II: the Revenge sfoggia uno dei suoi punti di forza: la produzione. Infatti, quest’ultima è pressoché perfetta per la proposizione di un genere introspettivo, ammantato da un’aura oscura, con la quale cozza grandiosamente la prestazione vocale del frontman. Lungo tutta la riproduzione i brani si susseguono con grande qualità, malgrado in alcuni casi si possa notare una minor complessità artistica delle atmosfere e del songwriting, rispetto ai dischi d’eccellenza dell’artista danese. A partire dal refrain irresistibile di Mansion in Sorrow, passando per la potente carica di Miriam, attraversando la claustrofobica Little One, sino a giungere ai punti alti del disco -sia come brani in sé, sia come climax del racconto- Broken Glass / The Wheelchair, due tracce che elevano la qualità finale del prodotto e lo innalzano rispetto alle ultime pubblicazioni discografiche del Re. La rottura del vetro ci regala uno dei riff più trascinanti ed energici dell’intera discografia di King Diamond, sul quale Andy si sbizzarrisce con scale, pennate alternate, utilizzo della leva e il suo solito, immancabile, buon gusto; i soli si alternano con le vocals, in un questionare di gran classe sotto il quale si ritagliano il loro spazio i meravigliosi arrangiamenti di tastiera. The Wheelchair, allo stesso modo, ci propone un altro riffing compatto e di grande effetto, sostenuto da una sezione ritmica precisissima e le consuete tastiere che donano quel quid in più alle atmosfere oppressive del brano; l’assolo a metà brano è di quelli che, dal punto di vista compositivo, qualsiasi chitarrista heavy metal bramerebbe di aver scritto. Tra un falsetto e un roboante assolo, è facile constatare che la classe di King Diamond sia rimasta tale: lo stile nel raccontarci le sue storie è come quello di uno zio sadico che si diverte a spaventare il proprio nipote prima di andare a letto; la sua voce si diletta come sempre nelle tematiche orrorifiche ed oscure, come se fosse nata esclusivamente per quel motivo. Allo stesso modo, la chitarra di Andy LaRocque sembra esistere soltanto per sostenere il Re: l’arpeggio iniziale di The Crypt, cupa introduzione che incalza immediatamente le lacrime conclusive di Slippery Stairs, ci fa rabbrividire prima di fornirci la consueta dose di energia nel riffing potente e negli assoli di gran classe. Arrivati alla conclusione del disco, per quanto esso risulti ottimo, rimane comunque palese che la qualità di Abigail II: the Revenge non sia in grado di raggiungere nuovamente i fasti di album come Abigail, Them o Conspiracy, anche a causa dell’inevitabile ammodernamento del sound, il quale ha reso meno ricche le atmosfere musicali e più quadrato il riffing, riducendo di conseguenza all’osso i lunghi passaggi strumentali che hanno consacrato i dischi succitati a veri e propri capolavori dalla personalità compositiva strabiliante.

Dopo la seconda metà degli anni novanta, durante la quale la vena creativa di King Diamond sembrava a mano a mano affievolirsi, perdendo lo smalto che gli ha sempre permesso di pubblicare esclusivamente dei capolavori, ecco che il recupero del concept di Abigail lo fa riavvicinare parzialmente ai fasti di un tempo, lasciandosi alle spalle la qualità solamente “buona” degli ultimi lavori in studio. La line-up si comporta ottimamente con Andy LaRocque che continua ad essere la figura di spicco nel classico imprinting di King Diamond: i suoi assoli, l’utilizzo sempre accurato della leva e dell’effettistica sono ormai un marchio di fabbrica che ha reso il chitarrista svedese uno dei guitar-hero più amati del metallo pesante. La sezione ritmica è valida, sostenuta dall’esperienza di Hal Patino ed incalzata dall’ottimo drumming di Matt Thompson; le tastiere di Kol Marshall e le chitarre di Mike Wead affiancano l’estro di Andy LaRocque e forniscono anch’esse un apporto fondamentale alla buona riuscita del disco. A tutto ciò si aggiunge una produzione cristallina, ottima nel rendere il sound di King Diamond squillante e tenebroso al contempo, adattandosi alle sue vocals e alle tematiche trattate con incredibile naturalezza. Con Abigail II: the Revenge, il Re Diamante ha vinto la sua ennesima scommessa, riproponendo e proseguendo il racconto di Abigail con il risultato in stile L’Impero Colpisce Ancora e, fortunatamente, non in stile Matrix Reloaded. In conclusione, Abigail II: the Revenge è un punto di partenza perfetto per tutti i giovani virgulti metallari che non conoscono il sacro nome di King Diamond e vogliono avvicinarsi alle sue sonorità; il sound più moderno potrebbe attecchire maggiormente nella mente di tali ascoltatori, spronandoli quindi a tornare successivamente su quei meravigliosi anni ottanta che lo hanno consacrato nel mondo della musica heavy metal e che, probabilmente, rimarranno irraggiungibili anche per Diamond stesso. Invece, gli appassionati storici, quelli che il Re Diamante l’hanno conosciuto con quel capolavoro chiamato Melissa, non avranno bisogno di alcuno stimolo per riscoprire questo disco, visto che sicuramente saranno ancora alla corte del signor Petersen da quel 30 ottobre 1983.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
77.07 su 14 voti [ VOTA]
tino
Sabato 9 Settembre 2017, 18.05.02
12
Meglio tardi che mai
Cate
Sabato 9 Settembre 2017, 17.25.14
11
ho scoperto King Diamond da poco, con melissa dei merciful fate, ma sono veramente rapita da questo personaggio, la sua musica è senza tempo e questo Abigail II è un gran disco. Hail to the King
Mr.Darcy
Domenica 25 Giugno 2017, 9.25.45
10
Gran bel disco. Come sempre le chitarre dipingono capolavori stilistici e il Re ha ancora una voce come ai tempi del primo Abigail. Album tra i più belli del Re.
Green Man
Giovedì 2 Giugno 2016, 14.25.11
9
uno dei meno interessanti del Re...
Osvaldo
Sabato 12 Luglio 2014, 0.57.43
8
Della sterminata discografia del re credo che solo due album siano in effetti solamente buoni: spider lullsbye (prodotto male, qualche filler e poca ispirazione), e give me your soul (bellissima neverending hill ma il resto poca roba...). X il resto credo che questo sia un album fantastico, tra i migliori dai tempi degli album classici..
Radamanthis
Mercoledì 9 Luglio 2014, 12.06.06
7
Un disco stupendo che acquistai appena uscito, la leggenda di Abigail che continua...Mansion in sorrow è un capolavoro degno dei grandi classici del passato ma in generale tutto il disco si colloca su alti livelli! Voto 85
Ferro
Martedì 8 Luglio 2014, 19.53.44
6
A mio modesto parere l'album meno riuscito del RE insieme a Vodoo (che di splendido ha solo l'artwork ) e l'orrendo Please GImme Your Soul. TOlti gli incredibili capolavori elucubrati sino a The Eye (il Mio prediletto e' Conspiracy) , ho trovato buoni sia THe Graveyard che House of God (antesignano di alcuni argomenti merovingi interessanti) , ma anche tutto sommato the spider's lullabye. Il migliore pero per me e senz ombra di dubbio lo strabiliante The Puppet Master molto più valido della seconda parte di abigail a cui non concedo più di 60 per affetto quasi filiale per il cantastorie danese.vae victis
Bloody Karma
Domenica 6 Luglio 2014, 13.57.10
5
sono in disaccordo con il recensore quando sminuisce The House Of God e The Graveyard, poichè entrambi hanno due storie veramente interessanti (la prima è una personale rivisitazione del dopo crucifissione di Gesù, mentre l'altro tratta il tema della violenza sui minori) ed anche a livello musicale siamo su livelli eccelsi (forse The House Of God ha 2-3 fillers). Abigail II è un buon disco, ma che forse subisce troppo il confronto con l'illustre predecessore, mi fermerei ad un 75 se dovessi dargli un voto.
Doomale
Sabato 5 Luglio 2014, 16.18.37
4
Non il mio preferito di Re Diamante ma comunque un grande album!!
MrFreddy
Sabato 5 Luglio 2014, 12.45.15
3
Beh, raggiungere le vette di Abigail, considerato il periodo di tempo che intercorre tra esso ed il seguito (15 anni) e che il suddetto disco è uno dei più immensi capolavori della storia del metal sarebbe stato impossibile per chiunque Ciononostante il Re consegnò alla storia, con Abigail II, un altro eccellente capitolo della sua carriera discografica, un disco davvero molto buono ed in grado di fare comunque la sua figura come sequel di un titano, a cui si riallaccia ottimamente musicalmente ed anche dal punto di vista dei testi. King Diamond non ha mai veramente sbagliato né, secondo me, ha mai prodotto album meno che "molto buoni". Ottima recensione e voto correttissimo, grande King!
Carmine
Sabato 5 Luglio 2014, 11.31.52
2
Bel disco anche se non raggiunge la bellezza di Abigail. Voto troppo alto a mio parere.
Sorath
Sabato 5 Luglio 2014, 9.42.09
1
Questo è veramente un signor disco che forse non raggiunge le vette del primo capitolo ma non sfigura assolutamente...come sempre un grande King Diamond.
INFORMAZIONI
2002
Metal Blade Records
Heavy
Tracklist
1. Spare This Life
2. The Storm
3. Mansion in Sorrow
4. Miriam
5. Little One
6. Slippery Stairs
7. The Crypt
8. Broken Glass
9. More than Pain
10. The Wheelchair
11. Spirits
12. Mommy
13. Sorry Dear
Line Up
King Diamond (Voce)
Andy LaRocque (Chitarra, Tastiere)
Mike Wead (Chitarra)
Kol Marshall (Tastiere)
Hal Patino (Basso)
Matt Thompson (Batteria)
 
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