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Septicflesh - Titan
( 5968 letture )
Prima Recensione di: Giovanni Perin “GioMasteR”


The Abyss is ever evolving, giving birth to countless forms (that could also be considered as prisons) of consciousness. After all, Chaos is about dynamics and in a way represents the endless expansion of possibilities. The boundaries between the conscious and the unconscious are not as thick as you may believe.
Are you strong enough to forever imprison the abyss, within your form?
Separation is the fragmented perception of the whole


Con queste parole si apre il booklet di Titan, nona fatica in studio dei Septicflesh. Il nuovo disco è un lavoro quanto mai ambiguo e criptico, costruito per stratificazione e arricchito nelle ombreggiature a partire dallo stesso artwork, curato ancora una volta personalmente da Seth Siro Anton, che trova diverse chiavi di lettura a seconda di quanto l'occhio voglia spingersi a fondo nella ricerca dei simboli. La prima e più significativa ambiguità proviene dal titolo: Titan se si leggono i caratteri del primo strato, Satan se si guarda con più attenzione.

Il platter si compone di dieci tracce, sviluppandosi per tre quarti d'ora di musica sibillina e disturbante, avviluppandosi in neri vortici e stringendo tra le proprie spire una ricchezza di dettagli incommensurabile. Da War In Heaven a The First Immortal si sviluppa un vero e proprio percorso attraverso il quale l'ascoltatore viene periodicamente spiazzato, lusingato e illuso, tra orchestrazioni eleganti e cori magniloquenti, sfuriate di batteria e geometrie sghembe nei pattern delle sei corde. I brani sono proteiformi: si frammentano, cambiano forma all'improvviso passando dalla furia più nera a suadenti crescendo (Burn, Dogma), sviluppano sovrapposizioni ritmiche in contropiede (War In Heaven, Order Of Dracul), collassano all'improvviso in scudisciate al fulmicotone e si alleggeriscono altrettanto repentinamente quando l'alchimia compositiva lo richiede (Prototype, Confessions Of A Serial Killer, The First Immortal), mostrando una nuova sfaccettatura dei Septicflesh ed un'attenzione per il groove e le atmosfere soffuse mai visti in precedenza, emergendo in particolare nel lavoro certosino di Fotis Benardo alle pelli.
Accanto alle novità rimane il lato più conosciuto della band: i chorus memorabili per magnificenza ed epicità (Prometheus), le ritmiche grevi e inesorabili (Dogma) e lo sviluppo fulmineo dei temi (Ground Zero) imperniano il disco, potenziando l'impianto lirico curato, come di consueto, da Sotiris Vayenas. Lo stesso paroliere ha dichiarato di non voler dar vita ad un concept unitario, ma di aver trattato una serie di grandi temi che trovano una connessione se interpretati secondo un'ottica particolare: il titano Prometeo, secondo la mitologia creatore dell'uomo e portatore della fiamma della conoscenza divina, ma anche Titano come satellite di Saturno, pianeta geologicamente non distante dal pianeta Terra, ipoteticamente colonizzabile dall'umanità sopravvissuta in seguito ad un olocausto nucleare (l'ironia che la stirpe generata da un titano possa portare essa stessa la vita in un corpo celeste che ha lo stesso nome); la conoscenza e l'individualità come fonte di libertà dal controllo che i pochi tiranni vogliono imporre alle masse; il rapporto uomo-macchina foriero di grandi possibilità ma anche di grande rovina; la guerra come metafora della vita. Le note a piè di pagina e le illustrazioni del booklet consentono di ravvisare la molteplicità di significati e intrecciare le proprie connessioni, richiedendo una partecipazione attiva dell'ascoltatore nell'interpretazione dei brani.

In definitiva, Titan rappresenta un passo da gigante per i Septicflesh: in un solo colpo infatti il quartetto riesce a svicolarsi definitivamente dal passato, di cui non restano che ricordi in qualche linea melodica, e ad integrare in modo pressoché definitivo l'orchestra nelle proprie composizioni, suggellando uno status di superiorità creativa allo stesso tempo. Non esistono più distinzioni nette tra le tracce e la componente sinfonica è bilanciata al punto da non necessitare di essere inserita di continuo né di strafare, preferendo soluzioni moderne ai barocchismi, valorizzando ma al tempo stesso snellendo l'insieme grazie al mastodontico lavoro di Christos Antoniou.
In Titan i Septicflesh partono dalla visione dell'uomo come creatura animata da una tensione interiore e arrivano infine a concepire la line-up stessa come il titano: un'indivisibile unione tra il cuore e la macchina, in lotta per elevare l'essere verso una condizione più alta.

VOTO Prima Recensione: 85


Seconda Recensione di: Andrea Poletti “Ad Astra”


Titanismo: Atteggiamento spirituale e materiale della rivolta dell'uomo, sfida verso le forze a lui superiori portando sino allo sfinimento la lotta stessa. Il titano è l'eroe che non rinuncia a combattere, pur prevedendo la sua sconfitta, la stessa finitezza del mondo o quelle forze superiori, come il destino, la volontà divina, le forze naturali e la tirannia che lo incatenano, impedendogli il libero esercizio del suo atteggiamento spirituale e materiale della rivolta.

Ribellione, oltranzismo e antieroismo. Questi sono i concetti che risiedono alla base di un album come Titan; come la definizione sopracitata esiste un limite al tutto, anche alle battaglie dei titani stessi, esseri mitologici di spropositata grandezza e forza. Il limite è prettamente umano e risiede nei i confini inconsci posti dalla mentalità stessa del compositore, del musicista, dell’artista che gravita attorno al mondo musicale. Anche i grandi devono accogliere le sfide, in alcuni casi soccombendo alla accettazione/consapevolezza di non aver centrato il bersaglio; come reinventarsi per portare i limiti oltre lo scibile è un sentiero impervio e ricco di oscure presenze che ostacolano il successo. “Veni, vidi, vici” è il motto che oggi accompagna, i Septicflesh, tracciata una linea compositiva e azzerata la retta che poteva consentire un facile ripiego verso un atto secondo di quel gioiello chiamato The Great Mass. Gli ellenici han preso il minotauro per le corna, tagliato il filo d’Arianna e distrutto il labirintico mondo che poteva imprigionarli, a differenza di altri sfortunati intrepidi. Un’evoluzione costante che, partendo da Communion, è mutata in un essere plumbeo e multiforme come l’artwork; impossibile riuscire a catalogare la verve compositiva per rinchiudere l’espressività entro un filone compositivo, si potrebbe quasi pensare alla creazione stessa di un genere che non ha altro che come nome identificativo Septicflesh.
Ora che tutto è conosciuto, tutto è stato scritto, composto, pensato e trasportato in nota, cosa può colpire nell’animo dell’ascoltato a tal punto da farlo innamorare del suo stesso io? Un animo che empaticamente entra in contatto con Euterpe plasmandosi anch’esso in suono per divenire desiderio. Una necessità cronica dedita all’arricchimento del proprio ego guida a comporre sinfonie per un’orchestra di centodieci elementi, un coro di bambini, un artwork doppio per ogni singolo brano e un linguaggio testuale quanto mai scarno e crudo per annichilire soffrendo.
Rendere minimale ogni aspetto riuscendo a donare importanza al singolo battito di metronomo, questo il punto a favore di Titan rispetto ai suoi fratelli che, anni fa, riuscirono nell’intento celando flebili imperfezioni agli occhi del mondo. Organizzare un modus operandi che ha finalizzato ed imprigionato ogni singola traccia al suo culmine, senza regalare un secondo all’horror vacui distruttore di creatività, questa è la chiave di volta che sorregge il gigante facendolo esplodere in ogni passaggio, attraverso colpi scena simili ad un thriller che ti ferma il cuore.
Impossibile tracciare e delineare le singole canzoni, tutto è parte di un meccanismo organico che contestualizzato ad oggi lascia trasparire la caduta dei titani moderni, degli archetipi creati e delle futilità che il terziario ti fa credere indispensabili. L’uomo in modalità serial killer intrappolato nella machiavellica concezione del deus ex machina, la verità sempre celata che brucia dentro come fuoco greco senza tregua, l’automa che prende possesso dell’essere umano succube del progresso, le architetture moderne quali necropoli di vetuste e fatiscenti rimembranze. Le tematiche che si aggrovigliano in spirali lungo le singole tracce per creare un unicum dedito all’esplorazione del società umana odierna. Dettagli compositivi combaciano alla perfezione con sovrapposizioni di textures sonore difficili da apprendere ad un ascolto superficiale, tempo e attenzione, dedizione ed emotività sono i custodi dei segreti all’interno di Titan. Visualizzare la magione di Vlad con la prole e la sua dedizione al corpo umano, il castello ricolmo di sangue attraverso gli stacchi Wagneriani, la caduta dell’angelo nero che detestato ripudia il paradiso con sdegno e la violenza brutale che accompagna il futuro Prometeo, epico ribelle acclamato da cori e fanfare sono espressioni di genio e ribellione. Alla fine c’è lui, il Titano che distribuisce il dolore della sconfitta all’uomo incarnandosi nel male, metaforicamente satana prende vita e una cicatrice viene scolpita nel dna della stirpe mortale per idealizzare l’abisso della mente. Il mortale annientamento delle convinzioni per rendersi conto che anche dopo la morte continueremo a vivere, immortali oltre il corpo. Non esistono certezze, solo interpretazioni che tendono ad assecondare l’una o l’altra assimilazione dopo innumerevoli ascolti. Il trionfante suono degli archi con fiati e legni diventa Crono sovrano, mostrandosi al mondo come l’opera migliore in decadenti anni fatti di sterilità dagli acts che volevano conquistare il mondo, per poi divenire Golia caduto in battaglia.
Ovviamente i classici strumenti quali chitarre si possono ancora riscoprire sotto minuziose accuratezze che, semplificate, esaltano ogni singola prestazione, complice anche una produzione alquanto sopra le righe.

Il concetto che risiede alla base del tutto è che all’interno di Titan non c’è solo musica, per essere compreso si ha necessità di leggere, attendere che i simbolismi compaiano per essere interpretati sotto un chiave che prima era impossibile, le stratificazioni sonore sono così complesse che dopo ascolti ripetuti ci si ritrova a scoprire nuove angolazioni prima impalpabili. Potrebbe risultare burlesco agli occhi del profano imbastire un’opera dove la classica orchestrazione è la base costruttiva su cui poggiano le ritmiche vocali e strumentali, eppure funziona. Christos Antoniou ha le chiavi per aprire le viscere delle verità occulte sul sinfonico estremo moderno, Seth Siro Anton urla ai demoni dell’oltretomba più che in passato lasciando il minimo spazio vitale a Sotiris Vayenes mentre Fotis Benardo è in costante progressione con il suono ritmo ipnotico che ad oggi assume un ruolo fondamentale all’economia del tutto.
Non c’è molto altro da sapere, c’è necessità di spegnere le luci, chiudere gli occhi e alzare il volume per essere inghiottiti. I Septicflesh hanno forgiato un’opera unica nel suo genere, impreziosita dagli insegnamenti attraverso gli anni di dedizione alla causa.
Si ascolta Titan già composto e finalizzato, pronto per soccombere al giudizio del passante. Ma ricordare che è un'opera nuova, che prima non esisteva, e che il tutto è stato creato partendo da zero è fondamentale; prima di aprire ogni questione sul peso intrinseco dell’opera, bisogna valutare il vuoto, l’assenza del Titano. Solo così si comprende l’estremo valore che ad oggi è riscontrabile a livello globale solamente in questi solenni quarantacinque minuti e venticinque secondi.

VOTO Seconda Recensione: 87



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
92.37 su 37 voti [ VOTA]
Aceshigh
Sabato 26 Maggio 2018, 20.33.03
22
I Septicflesh già all'epoca del debut dimostrarono di avere classe e originalità da vendere. La loro discografia è di altissimo livello e questo Titan ne è sicuramente uno dei fiori all'occhiello. Grandissimo album. Già solo l'opener War in Heaven basta già da sola a mettere in chiaro che in campo symphonic non temono rivali... e siamo solo alla prima traccia. Voto 92
Il Rettiliano
Domenica 6 Maggio 2018, 15.22.28
21
Ma manca la rece di Codex Omega???
Macca
Venerdì 8 Aprile 2016, 20.39.21
20
Gruppo che ho scoperto solo recentemente: che disco mamma mia! Un gusto incredibile per le orchestrazione, e generalmente a me la sinfonia nel metal non attira troppo. Ma questo è davvero bello, solidissimo e suonato in modo impeccabile. Poi gran canzoni, lo metti su e lo fai girare in loop... Voto 85
Nattramn
Domenica 29 Marzo 2015, 13.03.39
19
@Pietro scusa se ti rispondo in ritardo . Comunque sì,live sono pressoché identici allo studio
Pietro
Martedì 25 Novembre 2014, 9.56.59
18
Maestoso. Li ho apprezzati negli ultimi tre lavori. Mai visti dal vivo. Riescono a trasmetterle queste atmosfere?
Nyarlathotep
Venerdì 17 Ottobre 2014, 20.55.56
17
Spettacolare, lo sto ancora digerendo.
Bloody Karma
Lunedì 14 Luglio 2014, 10.12.40
16
devo ancora assimilarlo bene (l'ho ascoltato solo 2 volte), e non me la sento di pronunciare giudizi od opionioni...
Markus
Venerdì 11 Luglio 2014, 10.32.41
15
Una certezza.Titanici.
Salvo
Mercoledì 9 Luglio 2014, 12.10.33
14
emozionante. 99.
Danimanzo
Lunedì 7 Luglio 2014, 15.52.36
13
Per coloro che ancora avevano dubbi a riguardo, questo "Titan" è l'ennesima conferma della serietà, della professionalità e soprattutto delle capacità dei greci Septicflesh. Di fatto, una delle migliori uscite in ambito estremo di questo anno e la loro migliore opera insieme ai precedenti "Communion" e "The Great Mass". Onore ai nuovi signori della Sinfonia Oscura. Voto: 90
Voragh
Lunedì 7 Luglio 2014, 15.42.06
12
Da quel che ho ascoltato (tanto in quantità di tempo, ma non ancora con la necessaria attenzione), posso dire di trovarmi di fronte a un grande grande lavoro. Il precedente TGM mi aveva lasciato onestamente con un po' di amaro in bocca, ma qui mi sembra che il meccanismo sia meglio oleato e che scorra alla perfezione, con l'orchestra che lavora in funzione della band e non laschiaccia, cosa che non mi è mai sembrata nel precedente lavoro. Grandissimi!
mikmar
Lunedì 7 Luglio 2014, 1.31.38
11
Qui trattasi di un discone a dir poco favoloso. Le parti melodiche e sinfoniche inserite sono composte con un'ispirazione ed una qualità assolutamente fuori dal comune, vedi Burn con l'assolo centrale dolcissimo e di una bellezza veramente struggente, vedi War In Heaven, Order Of Dracul, Prometheus e Prototype con l'orchestra che si fonde perfettamente con il gruppo, con gli stop e ripartenze improvvise, contrasti che pochi sanno dipingere così bene, chi ha detto Ne Obliviscaris e Opeth??
Pippus
Domenica 6 Luglio 2014, 21.31.22
10
Lo sto ascoltando da un po' (Spotify grazie di esistere) e devo dire che è veramente un lavoro notevole, certo ci vogliono un po' di ascolti per assimilarlo bene, ma da quello che ho sentito posso tranquillamente metterlo tra una delle migliori uscite di quest'anno
Antonio
Domenica 6 Luglio 2014, 18.59.30
9
Sostanzialmente uno degli album migliori in questa annata. Stilisticamente lo trovo un filino inferiore a The Great Mass perchè lo trovo, musicalmente parlando, meno omogeneo di TGM. Ci sono brani validi come Order of Dracul oppure Prometheus e ci sono brani meno interessanti come Ground Zero. I testi sono magnifici. 92 assicurato!
Travis Bickle
Domenica 6 Luglio 2014, 10.42.25
8
Gran bel disco!Da un paio d'album i septic flesh non sbagliano un colpo.Tra le uscite dell'anno in ambito estremo
Er Trucido
Sabato 5 Luglio 2014, 21.41.43
7
Se è per questo c'era pure lo streaming del quale avevamo dato notizia
The philsopher
Sabato 5 Luglio 2014, 21.05.23
6
Seppur non sia un grande fan del servizio, l'album è presente su spotify.
krendur
Sabato 5 Luglio 2014, 19.42.16
5
a mio avviso forse stanno un pò troppo perseverando su una formula (musica estrema + orchestra) già collaudata ed edita (da loro stessi) nei precedenti ed ottimi album ("the great mass" & "communion") che giunti ora a questo terzo simil-capitolo, rischia di farli capitombolare, di non affascinare più, la loro proposta adesso mi appare ferma e stantia, sembra si vogliano fossilizzare su certi schemi, brani tutti sufficientemente carini ma nulla di più sorprendente (neanche l'orchestra fa più i miracoli) unico vero guizzo per Me si chiama "Ground zero" (meravigliosa la melodia sul refrain) brano tralaltro meno impostato ed artificioso rispetto agli altri.
waste of air
Sabato 5 Luglio 2014, 18.25.35
4
Il loro disco più bello, richiede molti ascolti, è più complesso rispetto ai 2 precedenti; compratelo originale nella versione doppia, l'artwork è veramente uno dei più belli mai visti. Emormi.
Edoom
Sabato 5 Luglio 2014, 15.36.58
3
Sicuramente è particolare e ha bisogno di più ascolti per essere compreso, capito e minimamente apprezzato. Alcune canzoni (tipo Burn) m'hanno ricordato lo stile di Sumerian Daemons e Communion - e, nonostante l'abbia trovata un po' scadente all'inizio, piano piano m'è piaciuta sempre di più. La seconda parte dell'album m'ha ricordato invece The Great Mass, mentre il resto delle canzoni è molto più atipico e particolare. È un disco che indubbiamente cresce ascolto dopo ascolto. Per ora mi trovo d'accordo su un 85/100. Chissà se passerà anche la prova del tempo...
spiderman
Sabato 5 Luglio 2014, 15.13.30
2
Non ce l'ho,spero di trovare fra un po una edizione economica di questo albuml,leggendo le 2 recensini mi ha molto incuriosito,sembra davvero un lavoro notevole sia per i testi,sia per il songwriting, arrichito dalla parte sinfonica,speriamo che che me lo procuro a buon prezzo oppure di scambiarlo a prestito coi miei amici che lo stanno per comprare,e possa commentarlo al piu' presto.
Graziano
Sabato 5 Luglio 2014, 15.03.04
1
Forse il loro album migliore, mestoso e complesso ma oltremodo appagante. Necessita davvero di molti ascolti ma ne parleremo per anni.
INFORMAZIONI
2014
Season Of Mist
Death
Tracklist
1. War In Heaven
2. Burn
3. Order Of Dracul
4. Prototype
5. Dogma
6. Prometheus
7. Titan
8. Confessions Of A Serial Killer
9. Ground Zero
10. The First Immortal
Line Up
Seth Siro Anton (Voce, Basso)
Sotiris Annunaki V (Voce, Chitarre)
Christos Antoniou (Chitarre, Orchestrazioni)
Fotis Benardo (Batteria)
 
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