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AA. VV. - Seattle Noise Vol. 1
( 1304 letture )
Seattle Noise Vol.1 è un esperimento sicuramente gradevole e altrettanto particolare; il disco, o meglio la compilation in questione raccoglie quattordici brani di band più o meno emergenti dell’ambito “underground” di Seattle. L’album è stato registrato in delle session di appena dieci giorni con la stessa strumentazione, che fornisce un sound compatto all’intero lavoro -e non si tratta propriamente di un punto a favore del disco- messa a disposizione, da quanto si evince, dalla casa discografica stessa.

Il sound dell’album si discosta abbastanza da quello che ha reso famosa la Emerald City negli anni novanta, ma non si può comunque negare che il fantasma del grunge sia ben presente ed aleggi su gran parte dei gruppi presenti; i Sandrider, che contribuiscono ad aprire il disco con la loro Dogwater, ne sono la conferma, riproponendo il genere in dose massiccia. Nonostante tutto le sonorità virano maggiormente su un punk/hardcore dalle tinte sempre molto cupe. Fin qui non ci sarebbe nulla da recriminare, come già detto in precedenza, l’iniziativa risulta molto interessante, peccato non si possa dire lo stesso riguardo ciò che viene proposto dalle varie band. Inutile quindi aggiungere che la maggior parte di ciò che si trova nel disco risulta essere di fattura veramente scadente e spesso davvero ai limiti della decenza. Tracce confusionarie, registrate in modo pessimo –in questo caso colpevole la probabile scarna strumentazione- e mixate ancor peggio, brutte, che cercano di proporre spesso gli stessi generi senza mai riuscire a tirare fuori qualcosa di buono. Una palese dimostrazione di ciò sono band come Deadkill, Costant Lovers -che contribuiscono a creare uno dei pezzi peggiori dell’intero disco, con riff senza capo né coda, vocals orride e giri di basso talmente tanto distorti da far venire delle belle emicrania-, Monogamy Party, Childbirth, The Great Goddamn, Tacos! e Murmurs; lista lunghissima quindi, che comprende gran parte delle band presenti, lasciando davvero poco di salvabile. Tutte quelle elencate propongo maggiormente un punk/hardcore punk scadente, trito e già sentito che ha il semplice effetto di innervosire visibilmente l’ascoltatore. Oltre a questo mare di inutilità disciolta in tinte punk –la scena di Seattle sembra aver fatto un passo indietro fino agli anni settanta, quando il genere si faceva strada tra i vicoli della metropoli americana- trova posto anche del death altrettanto scadente, quello dei Theories che con la loro Petrification, che tocca i quattro minuti, danno il colpo di grazia per quello che è un disco veramente difficile da digerire.
Ciononostante tra tutte queste scadenti proposte troviamo anche delle sporadiche oasi di salvezza, che non fanno perdere ogni speranza per il Seattle sound; ovvero i Sandrider, che con il loro grunge massiccio -come detto in precedenza- riescono a fare centro, i Crypts, il cui sound esclusivamente elettronico a tratti -molto ampi- sembrano ricordare i NIN. Qualcosa di buono si trova anche tra tutto il punk proposto, quali Glose e Trash Fire; i primi riescono finalmente a proporre un hardcore molto cupo riuscendo a dare una resa decisamente migliore e più convincente rispetto agli altri compagni, i secondi puntano invece su un sound di stampo più classico e dalle tinte allegre, nonostante vengano penalizzati pesantemente dal sound scadente.
La band che comunque risalta maggiormente è quella dei Dust Moth, che con il loro heavy gaze, dalle tinte decisamente goth, riesce a catturare sin dal primo istante, proponendo un pezzo che potrebbe risultare ancora migliore se non avesse -come tutti- il tallone d’Achille della produzione.

Analizzati questi diversi aspetti, Seattle Noise Vol. 1 si classifica come un quasi totale fallimento sia sotto l’aspetto di mera produzione, sia sotto quello delle proposte musicali, creando un monolite anche solo difficile da ascoltare, nonostante presenti dei discreti momenti ed una sola vera traccia degna di nota e soprattutto attenzione. Ultima piccola particolarità da notare è che il disco è stato rilasciato sottoforma di t-shirt -come riporta il titolo della copertina- per capirci meglio: insieme alla t-shirt con l’illustrazione di copertina, acquistabile sul sito della Cha Cha Loung, viene rilasciato anche il download digitale del disco –unica vera forma in cui è stato rilasciato- che fa così della maglietta un album a tutti gli effetti.
Ci teniamo ancora una volta a ripetere che l’idea e l’impegno risultano essere davvero presenti, peccato per il risultato finale che tende a rovinare ogni cosa buona fatta inizialmente.
Quindi, se qualcuno di questi gruppi vi colpirà -ne dubito, a meno che non si tratti dei Dust Moth- acquistate l’album in modo da poter sostenere tangibilmente della musica emergente, se così non fosse potrete benissimo evitare questo cantilenante disco e speriamo davvero che in futuro la Emerald City riesca a proporci qualcosa di più rilevante rispetto a questi passabilissimi episodi.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
38 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2014
Good to Die Records
Grunge
Tracklist
1. Dogwater
2. Carnivore
3. Choke
4. Thirsty Nurse
5. Grave Matters
6. Poorest Choices
7. Woof
8. Handles
9. A Lullaby
10. Lowest
11. I Don’t Like You
12. Sweet Pea
13. The Weight
14. Petrification
Line Up
1. Sandrider
2. Crypts
3. Tacos!
4. Glose
5. Deadkill
6. Trash Fire
7. Murmurs
8. Dust Moth
9. Constant Lovers
10. Blood Drugs
11. Monogamy Party
12. Childbirth
13. The Great Goddamn
14. Theories
 
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