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AA. VV. - One and All, Together, for Home
( 1563 letture )
In un periodo in cui la compilation ha perso il suo significato ed è diventata un solo strumento commerciale, l'ormai storica label Season of Mist ha pensato bene di portare sul mercato qualcosa di leggermente diverso dal solito, qualcosa che sarà sicuramente in grado di attirare l'attenzione di molti. L'idea nasce da Roman Sayenko, mastermind degli ucraini Drudkh, il quale ha coinvolto una serie di band che avessero un particolare legame con la propria terra e le proprie origini. Questa raccolta si intitola dunque One and All, Together, for Home ed è un lungo viaggio alla scoperta della cultura e delle tradizioni di ben otto Paesi europei. Non si può certo dire che il nostro continente stia attraversando uno dei momenti più gloriosi della propria storia, ma per un'ora e mezza possiamo mettere in disparte alcuni argomenti per riunirci sotto la musica di questo doppio CD, capace di trasportare l'ascoltatore negli scenari di ogni singolo Paese attraverso sonorità tipicamente folkloristiche e in alcuni casi vicine al black metal.

Cominciamo il nostro viaggio partendo da chi ha ideato il tutto, ovvero con gli ucraini Drudkh, band che ci regala due pezzi intitolati Dovbush e Forgotten Lullaby: entrambe sono perfette rappresentazioni del folklore locale, prima con la presenza di strumenti a fiato, poi con ritmiche marziali accompagnate da qualche leggera distorsione; i due minuti abbondanti presenti nel primo CD riescono a raffigurare al meglio una vasta gamma di sonorità tipiche dell'Europa dell'est.
Dalle steppe ucraine ci spostiamo in territori più freddi grazie ai finlandesi Häive, one-man band che nel 2007 stupì con un debutto di altissimo livello. All'interno della compilation partecipano con ben tre tracce e, come già ci aspettavamo, gli strumenti popolari non sono più al centro dell'attenzione, bensì fanno da cornice ad una solida base black metal. Marchio di fabbrica dei finlandesi è la padronanza scenica della voce in pulito, spettacolare in momenti più rapidi ed incalzanti (Ukon On Tulinen Turki), altrettanto azzeccata quando la ritmica si basa su down-tempos e parti lente (Onpa Tietty Tietyssäni).
Questa volta la strada da fare è relativamente breve, passiamo infatti in Norvegia alla corte dei Kampfar, gruppo che recentemente ha rilasciato un disco di notevole fattura. Il loro contributo a quest'opera è dato da En Hymne Til Urd e Badnsull: nella prima si cimentano in un pezzo dall'aria sciamanica e decisamente intrigante, riuscendo ancora una volta a trasmettere tutta la propria magia rinunciando a screaming e partiture black metal; lo stesso discorso vale anche per la seconda, dove troviamo un buon pezzo acustico con l'aggiunta di qualche distorsione nel finale.
Restiamo nel nord Europa con i Winterfylleth, giovane band inglese che disco dopo disco si sta ritagliando un posto di rilievo all'interno della scena black/folk internazionale. In questo caso troviamo tre loro canzoni che ben rappresentano il loro territorio: Abbots Bromley Horn Dance è infatti ispirata ad una danza popolare inglese ed è caratterizzata da una piacevole apertura di violino, in seguito accompagnata da cori e chitarre acustiche; John Barleycorn è invece un rilassante brano neo-folk che propone un duetto tra voce maschile e femminile, capace di far risaltare al meglio l'arpeggiato sottofondo di chitarra; questa traccia è ispirata appunto a John Barleycorn, personaggio immaginario del folklore inglese. La terza apre anche il secondo CD e si intitola The Three Ravens, un buon pezzo che concettualmente si basa sulla versione anglicizzata di una canzone tradizionale scozzese intitolata Twa Corbies.
Ora è tempo dei (purtroppo sciolti) Mondvolland, i quali rappresentano la propria nazione, l’Olanda, tramite una piccola trilogia che prende il nome di Montferland: la loro padronanza nel trattare un neo-folk a tinte claustrofobiche è piuttosto evidente e riescono ad accompagnarlo con classe a sonorità più estreme, queste ultime presenti soprattutto nel corso di Montferland III; in sostanza un'ottima prova che aumenta il dispiacere di chi, come me, li ha sempre seguiti fin dagli inizi ed era magari in attesa di un nuovo album.
In molti, spesso, si dimenticano di come il territorio francese sia ricco di band folk di altissimo livello, così gli Himinbjorg hanno il compito di rispolverare la nostra memoria attraverso le loro caratteristiche sonorità celtiche: il brano è ben fatto anche se piuttosto lineare, riponendo la propria forza nelle cornamuse e in diversi strumenti tradizionali.
Dall'antica Gallia ci spostiamo nella penisola iberica con i portoghesi Ava Inferi. Diciamo che il Portogallo non è esattamente il primo Paese che ci salta in mente quando parliamo di folk metal, ma i Nostri riescono a regalarci un grandissimo pezzo, grazie soprattutto all'ottima prova vocale di Carmen Susana Simões, la quale crea una perfetta armonia tra la sua voce e la componente strumentale.
Per ultimi, ma non perché siano i peggiori, abbiamo forse una delle band più rappresentative del folklore europeo: i Primordial, presenti in questa compilation con il brano di apertura e con quello di chiusura. La prima si intitola Dark Horse In The Wind ed è una cover di Liam Weldon, cantautore irlandese del novecento. L'interpretazione vocale di Alan Averill è eccellente e il basso volume del sottofondo trasforma il tutto in un'ode all'insegna della tradizione. La canzone conclusiva è The Foggy Dew ed ha una natura più aggressiva, essendo nata durante la prima guerra mondiale allo scopo di incoraggiare il popolo irlandese a combattere per il proprio Paese piuttosto che per gli inglesi.

In conclusione promuovo a pieni voti quest'idea e questo progetto. One and All, Toghether, for Home è un lungo viaggio sia musicale che culturale che merita di essere vissuto ed ascoltato. Ricordo inoltre che il disco è disponibile esclusivamente in formato digipack limitato a 2000 copie, quindi nel caso foste veramente interessati vi inviterei a procurarvelo al più presto. Per il resto non si può far altro se non prendere esempio dal lavoro svolto dalla Season of Mist e dalle band coinvolte, in grado finalmente di regalarci una compilation con un senso artistico (e non solo). A voi l'ascolto.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
80 su 4 voti [ VOTA]
enry
Martedì 22 Luglio 2014, 18.53.57
2
Bella iniziativa riuscita alla grande, 17 brani tutti di gran pregio sia nei frangenti più metal che in quelli neo-folk. Primordial, Drudkh, Haive (che mi hanno riportato alla mente gli Storm) veramente ottimi, ma anche tutti gli altri hanno fatto un bel lavoro (ottima The Three Ravens anche se preferisco la versione marziale rilasciata un paio di anni fa da Andrew King), sia negli inediti che nei 'remake'. Altri punti a favore l'assenza di bands da osteria-metal e il bellissimo digipack messo a punto dalla SOM. Uno dei migliori acquisti degli ultimi tempi, concordo con la recensione al 100%.
Theo
Mercoledì 16 Luglio 2014, 22.17.59
1
Bella rece come sempre, la compilation è davvero interessante al contrario delle solite cui sono solitamente avverso. Belli praticamente tutti i pezzi ma i Drudkh han fatto davvero un lavoro eccellente, seguiti dai Primordial che vabbè, immensi in qualunque natura. Non darei voto numerico perchè è un lavoro difficile da giudicare in quanto abbastanza atipico, comunque molto bello, sicuramente da ascoltare più volte.
INFORMAZIONI
2014
Season of Mist
Folk
Tracklist
CD1:
1. Primordial: Dark Horse On The Wind
2. Drudkh: Forgotten Lullaby
3. Häive: Ei Kuule Emo Minua
4. Kampfar: En Hymne Til Urd
5. Winterfylleth: Abbots Bromley Horn Dance
6. Winterfylleth: John Barleycorn
7. Mondvolland: Montferland I (with Folkcorn)
8. Mondvolland: Montferland II
9. Himinbjorg: Esprit De Brave

CD2:
1. Winterfylleth: The Three Ravens
2. Kampfar: Bådnsull
3. Drudkh: Dovbush
4. Mondvolland: Montferland III
5. Ava Inferi: Ao Teu Lado
6. Häive: Ukon On Tulinen Turkki
7. Häive: Onpa Tietty Tietyssäni
8. Primordial: The Foggy Dew
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