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Gregory Lynn Hall - Heaven to Earth
( 1340 letture )
Gregory Lynn Hall è un polistrumentista ormai noto e affermato negli Usa. Un solido rocker con esperienze molteplici e di grande prestigio, che gli hanno valso rispetto, considerazione nell’ambiente e un curriculum infinito. Questo Heaven To Earth si rivela un progetto illuminato e di matrice hard, album registrato a Las Vegas, presso The Hall Closet Studio, e masterizzato da Mike Turner in California. Gregory, californiano purosangue, ha lavorato con molte band locali, una su tutte i Rat Sally -che recensii su cartaceo per un celebre magazine italico tanti anni orsono- contribuendo all’esplosione del fenomeno che aveva come base Los Angeles negli eighties; si spostò poi a Nashville quando l’invasione delle camicie di flanella si è fatta reale, per poi tornare a casa, realizzando molteplici sperimentazioni, in studio e sullo stage. Dicevo di un c.v. impressionante, basti pensare che ha prestato i suoi cristallini talenti per calibri quali: Keith Emerson (ELP), Gary Richrath (REO), Howard Leese (Heart), Carmine Appice (Vanilla Fudge), Spencer Davis, Steve Priest (Sweet), Craig Goldy (Giuffria, Dio, Budgie), Stuart Smith (Heaven and Earth, Sweet), Richie Onori (Rick Derringer, ELP Heaven and Earth), Kelly Keeling (Blue Murder, Lynch Mob), insomma, cotanto catalogo penso che possa bastare come credenziale aurea nel biz.

Si parte da una copertina assai suggestiva, che rimane sempre un ottimo biglietto da visita, per poi dare fuoco alle polveri con l’opener Rockin the Road, bella fiondata di rock saturo, dove la voce e le chitarre impediscono infiltrazioni, rendendo roccioso l’andamento, pregno di melodie e di svisate chitarristiche che consegnano all’ascoltatore una track perfetta in stile Giant; pare un outtake estratta direttamente da Last Of The Runaways. Tutto detto, vero? Stars in the Night è spedita come un bulldozer con una voce che fa godere, Love Can saccagna per bene senza lividi sui prigionieri e la seguente Fly On, oltre ad essere sparatissima nei riff, è infarcita di grandi cori aguzzi e una performance vocale che ricorda l’indimenticabile Ronnie James Dio; il solismo poi è eccezionale, con stop, rallentamenti e una barbecue di note tirate e ansimanti che laureano Lynn come un nome da circolettare con filo spinato. Giusto così, per non dimenticarselo. Heaven to Earth si materializza come un singolo perfetto, una title-track che sciorina tutte le grandi qualità del nostro, perizia tecnica, scelta di atmosfere setose per una semi ballad che brilla come un fuoco d’artificio nel cuore di una notte d’estate: tastiere, chitarre, armonie extralusso con il solo di Craig Goldy, vecchia conoscenza di tutti noi, che aggiunge pinoli metallici sulla ricetta esalata da questo pentagramma. Pezzo numero 6, Ordinary Man, la miscela eufonica scaturita è a stelle e strisce al 110% con gusto, cori, incastri e sapienza musicale, mentre la produzione e il suono sussistono in maniera corposa e senza alcuna smagliatura, anzi mostrano facce diverse di una stessa gemma lavorata finemente. Mama Said si incentra su cori e armonizzazioni da paradiso AOR e risulta commovente, lasciando dietro di se un vento profumato, la ballad acida di Cry No More scopre le carte e l’intonazione si fa più rauca ma ugualmente espressiva, su un sentiero a metà tra la speranza e le delusioni della quotidianità, solismo perfetto di Billy Liesegang che da il “kick ass” in più: inutile citare le coralità che sostengono anche questa spirale in maniera magistrale, facendo spiccare al meglio la composizione, mentre I Thought I Saw Heaven ritorna a sferragliare alzando il volume dei Marshall e macinando un solo-guitar infuocato come sentieri nel deserto del Mojave. Siamo quasi alla fine della track list, ordunque. Se Cryin si presenta come un bel 4/4 con tanto di armonica e sorsi blues, tipico archetipo americano ancora tanto di moda e che non morirà mai, sia come proposta radiofonica che sulle assi di uno stage yankee, arriva a chiudere il platter You Got Me Runnin, sigillo finale, lento, con un rullante a sparo, key lamentosa e andamento strappa-ventricoli amoroso.

Se amate il genere prettamente statunitense, se cercate un vero disco che diviene colonna sonora assoluta in auto, viaggiando tra villaggi indiani e cittadine con un unico, isolato, bar sulla strada che fa anche da centro commerciale, siete approdati nella provincia americana: quella che porta sempre verso il sole della California, lungo polverose strade interminabili. Gregory Lynn Hall dimostra chiaramente, con i fatti, di possedere idee e attributi da vendere, una vita spesa al servizio del hard rock di gusto e spessore. Un disco da ascoltare, assaporare, e degustare, sognando la costa pacifica.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
30.5 su 2 voti [ VOTA]
Abbadon87
Mercoledì 30 Luglio 2014, 2.59.39
1
È da un po che non mi prendo Album HR sembra promettente da come ne parlate vedro di ascoltarlo
INFORMAZIONI
2014
AOR Heaven Records
Hard Rock
Tracklist
1. Rockin the Road
2. Stars in the Night
3. Love can
4. Fly on
5. Heaven to Earth
6. Ordinary Man
7. Mama said
8. Cry no More
9. I Thought I Saw Heaven
10. Cryin
11. You got me Runnin
Line Up
Gregory Lynn Hall (Voce, Chitarra, Basso, Batteria, Tastiere, Armonica)
Bandit Bellamia (Batteria)

Musicisti ospiti
Jeff Duncan (Chitarra nelle trace 1, 2 e 10)
Craig Goldy (Chitarra nella traccia 5)
Billy Liesegang (Chitarra nella traccia 8)
Mike Turner (Chitarra nella traccia 11)
 
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