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Falconer - Black Moon Rising
( 2305 letture )
Ritorno in grande stile quello dei Falconer, una band che nell’arco di una carriera cominciata circa quindici anni fa ha pubblicato otto album compreso quello qui analizzato, incontrando soltanto una vera battuta a vuoto, ossia quella di Grime Vs. Grandeur del 2005. Oscillando tra power e folk e spostandosi più verso l’uno o verso l’altro lungo lo svolgersi della loro storia, i Falconer hanno quasi sempre ottenuto buoni risultati, pur restando fondamentalmente un progetto da studio. Il loro ritorno sulle scene con Black Moon Rising a tre anni di distanza dal lavoro precedente, mostra un gruppo per nulla appagato, per nulla imborghesito dal successo, ma anzi connotato da una discreta freschezza nella scrittura al servizio di un certo indurimento del suono che rende più che interessante l’ascolto del disco.

Black Moon Rising si presenta infatti come album decisamente coriaceo per gli standard dei Falconer, evidenziando il maggiore spazio lasciato ad un riffing molto pesante ed arrangiamenti più vari che toccano una molteplicità di stili, rendendo il tutto maggiormente accattivante. Sul consueto tappeto power-folk vengono adagiati con una fluidità che solo di tanto in tanto mostra di essere leggermente forzata elementi heavy, hard rock, thrash e persino ritmiche simil-black, con la voce garbata di Mathias Blad a fare da contraltare costante. Il timbro del cantante è come sempre assolutamente peculiare. Misurato, pulito, interpretativo e sempre nel pezzo, ben amalgamato con i riff macinati da Stefan Weinerhall (compositore del tutto) e Jimmy Hedlund col supporto di Magnus Linhardt, ma è la prova massiccia del batterista Karsten Larsson a dare spessore metallico ai vari brani, con un ricorso frequente alla doppia cassa e un “gustoso” senso del filler. Danze che si aprono con Locust Swarm, all’insegna della potenza mista alla facilità con cui i Falconer trovano linee vocali seducenti e ritornelli che funzionano bene. Già questo brano è un Bignami di tutte le caratteristiche prima enucleate, col suo power tiratissimo con palesi richiami al folk che si fondono con passaggi blackeggianti; intrigante ed in parte inaspettato. Più heavy e vagamente maideniano il riff di base di Halls and Chambers, brano godibile che poi lascia spazio a Black Moon Rising, cavalcatona power teoricamente destinata a spopolare dal vivo per quanto, come detto, i Falconer siano da considerare tutto meno che una live band. La canzone comunque è coinvolgente e cantata ancora con grande classe da Mathias Blad. Intermezzo medievaleggiante quello rappresentato dai tre minuti scarsi di Scoundrel and the Squire, nella quale spicca ancora l’interpretazione del cantante impegnato senza sforzo sulle tonalità più alte e senza ricorrere al facile escamotage del falsetto. Wasteland riporta molto in alto i bpm, sconfinando a tratti oltre il power/heavy. Grande carica ed ancora un bel ritornello per un pezzo rocciosissimo. Più solenne In Ruins, anche se i ritmi restano complessivamente molto alti a dispetto di un intermezzo lento ad introdurre l’assolo di chitarra, per un brano però più scontato. Si tratta comunque di un heavy/power/folk di buon livello. Meno valido come scrittura, ma sempre all’interno di confini qualitativi buoni At the Jester’s Ball, cui segue un’altra corsa power come There’s a Crow on the Barrow nel tipico stile attuale dei Falconer, ossia tiratissima e con un ritornello di classe. Siamo nella parte finale del disco, introdotta dalla cadenzata Dawning of a Sombre Age, altra canzone piacevole, ma non memorabile. Più oscura Age of Runes, basata su un altro riffone power/heavy con batteria a manetta che porta alla fine del CD in cui troviamo The Priory, col lato folk della band molto più in evidenza.

Black Moon Rising non è certo un album perfetto, con qualche inciampo nell’arrangiare in maniera scorrevole alcuni passaggi e soprattutto bloccato nella reiterazione della stessa formula per tutta la sua durata, a parte l’episodio di Scoundrel and the Squire. Questo fa sì che pur non mostrando più di tanto il fianco alle critiche in relazione alla qualità media delle canzoni, il disco tenda leggermente ad annoiare nella parte finale nonostante non sia particolarmente lungo, trasmettendo la sensazione che il meglio sia concentrato nella prima metà. Nonostante ciò i Falconer confezionano un lavoro più che positivo, impetuoso, a tratti violento, ma sempre contraddistinto dallo stile raffinato di Mathias Blad al servizio della chitarra di Stefan Weinerhall. Completano il quadro il lavoro come di consueto affidabile svolto in fase di registrazione da Andy LaRocque ed una bella copertina. Con Black Moon Rising i Falconer dimostrano di essere un gruppo vitale, forse non in grado di produrre capolavori veri e propri, ma capace di fare buona musica in maniera costante; non è da tutti.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
88.14 su 14 voti [ VOTA]
Maurizio
Martedì 23 Giugno 2020, 17.00.20
11
Un disco sorprendente, più duro degli altri. Per me un pregio. Voto 80
Maurilio
Lunedì 15 Settembre 2014, 20.27.00
10
Album molto bello: potente, veloce e di gran classe. In effetti le tracce che convincono meno sono la 6 e la 7, mentre le altre sono tutte molto belle. Interessante l´indurimento dei suoni che in alcune canzoni mi ha particolarmente colpito. Degli album precedenti il primo è un capolavoro del genere mentre il secondo, pur contenendo 4 ottimi brani, mi aveva un pó deluso perché molto piú lento e meno power rispetto al primo. Ottima come sempre la prova di Blad che dá qualcosa di diverso a questa band rispetto ad altri gruppi power. Da non dimenticare il batterista che anche con i King of Asgard ha dimostrato la sua bravura.
Giacomo
Martedì 5 Agosto 2014, 11.22.14
9
A tratti i riff e gli sporadici blast beat mi hanno ricordato davvero molto i Mithotyn, un bell'album.
Le Marquis de Fremont
Martedì 29 Luglio 2014, 10.47.18
8
Well, si sono ripresi dai livelli un po' bassini degli ultimi dischi, soprattutto Armod che non mi era proprio piaciuto. E' vero, danno il senso di una certa ripetitività, ma qui almeno sono saliti nel livello del songwriting, più aggressivo e anche più power che folk. La voce di Mathias Blad è inconfondibile e da il marchio Falconer a tutti i brani. Non un capolavoro e non paragonabile ai loro primi due album ma questo si ascolta volentieri ed è piacevole. Direi positivo, nel complesso. Au revoir.
Sandro70
Lunedì 28 Luglio 2014, 20.39.31
7
Questo disco è il miglior epic power folk uscito negli ultimi anni, hai livelli del primo omonimo e di Among Beggars and Thieves. I Falconer sono un gruppo che ha raccolto un decimo del suo valore. Immensi, uno dei miei gruppi preferiti in assoluto ( esclusi i 2 album senza Mathias Blad ).
Raven
Lunedì 28 Luglio 2014, 16.02.44
6
Grazie per la segnalazione, provvederemo.
sonny73
Lunedì 28 Luglio 2014, 15.58.45
5
Chiedo scusa volevo dire sotto la line up e non nella recensione. Sorry.
sonny73
Lunedì 28 Luglio 2014, 15.55.36
4
Volevo, a proposito dell'altro cantante segnalare che nella recensione di Grime vs. Grandeur viene indicato Blad al posto di Göbel.
Raven
Lunedì 28 Luglio 2014, 15.47.23
3
Grazie
sonny73
Lunedì 28 Luglio 2014, 15.41.44
2
Dimenticavo...bella recensione, complimenti.
sonny73
Lunedì 28 Luglio 2014, 15.40.32
1
Mi sono sempre piaciuti tranne la parentesi con l'altro cantante.
INFORMAZIONI
2014
Metal Blade Records
Power
Tracklist
1. Locust Swarm
2. Halls and Chambers
3. Black Moon Rising
4. Scoundrel and the Squire
5. Wasteland
6. In Ruins
7. At The Jester’s Ball
8. There’s A Crow on the Barrow
9. Dawning of a Sombre Age
10. Age of Runes
11. The Priory
Line Up
Mathias Blad (Voce)
Stefan Weinerhall (Chitarra)
Jimmy Hedlund (Chitarra)
Magnus Linhardt (Basso)
Karsten Larsson (Batteria)
 
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