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Crowbar - Sonic Excess In Its Purest Form
( 3728 letture )
Immaginate di trovarvi in uno stato d'animo di depressione e angoscia, avete una rabbia incredibilmente forte che cova dentro di voi ma siete impossibilitati a sfogarvi come vorreste, siete intrappolati in un'apatia invincibile che vi opprime e vi manca l'aria tanto è il malessere che provate... benvenuti nel mondo dei Crowbar. Ci si può esaltare per delle canzoni lente e soffocanti, pregne di atmosfere malsane e di una negatività che raggiunge livelli allarmanti? Certamente, se dette composizioni sono quelle che vanno a costituire la tracklist di Sonic Excess in Its Purest Form, settimo album della band di New Orleans e una delle pietre miliari della loro discografia. Il titolo del platter dice tutto, qui veramente troviamo l'espressione sonora più pura della band, il sunto di quel sound pesantissimo a cui gli statunitensi ci avevano abituati portato all'eccesso; ma non c'è nulla di esagerato in questa perla musicale se non la qualità dei brani: niente filler, solo grandissime canzoni che meritano di essere prese ad esempio da chiunque voglia cimentarsi nello sludge, sia esso musicista o semplice ascoltatore.

Un sound che viene fuori dalle putride e umide paludi della Louisiana e che ci lascia impantanati nel suo intrinseco livore, ecco cosa rappresenta Sonic Excess in Its Purest Form. La disperazione prende immediatamente il sopravvento e il dolore ci offusca la psiche; il testo dell'opener The Lasting Dose non lascia spazio a fraintendimenti di sorta, l'autolesionismo è evidente:

"Sometimes I need the fuel I drain from you
That lasting dose turns cold and blue
I've died before so many times
In time reborn, in time I'll find

That everlasting glow that blinds my view
My apathy turns thru and thru
This war inside has drained my will
Those things I've done were overkill

I've felt the pain of a brutal war
I feel the pain of a lasting war"


Parole di grandissimo impatto, di quelle che lasciano il segno, e la successiva To Build a Mountain non è da meno quanto ad efficacia: col suo drumming tellurico e le chitarre magistralmente sincronizzate di Kirk Windstein e Sammy Pierre Duet, i riff di questa song sembrano in grado di sgretolare la roccia in maniera lenta ma inesorabile. Come detto qui ogni singola traccia è importante e degna di essere ricordata, persino la strumentale In Times of Sorrow si rivela come un break necessario, malinconico e di grande atmosfera: la mancanza delle lyrics viene compensata da note ispiratissime e un lungo assolo che dicono più di mille parole, specie se ascoltate nella notte fissando la luna e sorseggiando una birra mentre i pensieri vagano tornando sempre su ciò che più ci occupa la mente. Ma non solo sonorità pachidermiche: i Crowbar alla bisogna non rinunciano nemmeno a pestare sull'acceleratore come ad esempio in Awakening e Failure to Delay Gratification; specie in quest'ultima possiamo apprezzare l'ottima prestazione di Tony Costanza, il quale dimostra di essere in grado di cambiare marcia in maniera precisa e puntuale a seconda della situazione. La sezione ritmica è fondamentale in questo album e anche il buon Okie ha la possibiltà di mettersi in mostra (Suffering Brings Wisdom, Counting Daze), oltre a riempire ogni possibile buco con le sue linee di basso grasse e corpose come lo sludge vuole; dei chitarristi si è già detto, ogni plettrata è lì per far male e colpisce nel segno non tralasciando spiragli di una melodia malata che non guasta mai, come nella magnifica traccia conclusiva Empty Room. Ovviamente il sound della band è completato dalla prestazione al microfono sentita e sinceramente sofferta del leader Kirk Windstein, che aggiunge quel tocco disperato in più alle claustrofobiche composizioni.

Sonic Excess in Its Purest Form è un macigno di una pesantezza immane, un capolavoro decadente che inchioda a terra l'ascoltatore privandolo della forza necessaria per risollevarsi e cercare un qualsiasi appiglio, un'ancora di salvezza dal proprio disagio.
Qualcuno potrebbe magari raccomandarvi di non ascoltare questo album se siete tristi o abbattuti, ma io invece consiglio esattamente l'opposto: capirete così che non siete soli, che non sempre le cose possono andare come vorreste, che comunque dentro voi stessi troverete la forza per reagire a tutta questa sofferenza; ma non oggi.



VOTO RECENSORE
91
VOTO LETTORI
84.55 su 18 voti [ VOTA]
Doom
Domenica 7 Maggio 2017, 14.21.16
5
Macigno clamoroso. Insieme all'omonimo, Odd few rest e Broken glass 4 album micidiale nella loro lentezza e pesantezza.
DëZ
Venerdì 26 Febbraio 2016, 23.11.44
4
Volendo sintetizzare si potrebbe descriverlo come pachidermico, sofferente e lento. Uno dei dischi metal migliori del nuovo millennio.
VomitSelf
Mercoledì 6 Agosto 2014, 21.29.21
3
Micidiali. Grandissimi.
brainfucker
Martedì 5 Agosto 2014, 17.31.24
2
semplicemente uno dei gruppi migliori di sempre, capace di creare mille emozioni diverse usando gli stessi suoni e dal vivo sono semplicemente disumani, purtroppo sono anche tra i meno compresi.. immensi
MiltonKeef
Sabato 2 Agosto 2014, 12.10.17
1
Non avresti potuto descrivere meglio la decadenza claustrofobica propria del quartetto statunitense! L'album è goduria per il corpo, Windstein non sbaglia un colpo neanche volendolo!
INFORMAZIONI
2001
Spitfire Records
Sludge
Tracklist
1. The Lasting Dose
2. To Build a Mountain
3. Thru the Ashes (I've Watched You Burn)
4. Awakening
5. Repulsive in Its Splendid Beauty
6. Counting Daze
7. In Times of Sorrow
8. It Pours from Me
9. Suffering Brings Wisdom
10. Failure to Delay Gratification
11. Empty Room
Line Up
Kirk Windstein (Voce, Chitarra)
Sammy Pierre Duet (Chitarra)
Jeff "Okie" Okoneski (Basso)
Tony Costanza (Batteria)
 
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