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Cannabis Corpse - From Wisdom to Baked
( 2341 letture )
L’erba del vicino è sempre più verde.
Essere originali nel panorama metal è difficilissimo; spesso e volentieri si tenta la strada del "facciamoci riconoscere" volontariamente per lasciare il raschio in gola a tutti i possibili fruitori. La storia dei Cannabis Corpse si ramifica su queste basi: l’essere riconosciuti non tanto per la canzoni composte e nemmeno per i componenti della band (anche se abbastanza conosciuti nel panorama), ma più che altro per quel nome che ricorda qualche act di altro spessore… ora mi sfugge il nome però, scusate.

Quarta piantagione per il trio statunitense che, nello specifico, ha innaffiato e cresciuto un disco che prende ispirazione da e offre omaggi a band del calibro dei Gorguts, Death e Cannibal Corpse. I primi due servono per titolo dell’album e i nomi delle diverse canzoni (modificati a dovere, come possibile notare nella tracklist, rimanendo sempre "in tema"), i terzi invece possono essere visti semplicemente come il gruppo che dona la maggior parte dell’ispirazione necessaria alla creazione dei singoli brani; ovviamente non sono gli unici, ma in buona compagnia di un qualsiasi nome della scena floridiana degli anni '80 al quale possiate pensare. Phil non é uno sprovveduto e, a differenza di quanto accade coi Municipal Waste, lascia uscire le sue passioni per la vecchia scuola statunitense, per quel periodo dove la zona di Tampa era il fuoco del mondo metal che ogni ragazzino era intento a venerare e setacciare chirurgicamente, in cerca di nuovi stimoli, l’area delle Midlands; il periodo in cui i leggendari Morrisound Studios sfornavano dischi irripetibili e leggendari, essendo la Mecca per ogni band che si rispettasse (R.I.P.). Quello è il periodo che rivive con ogni ascolto di From Wisdom to Baked attraverso la produzione ed il reticolo di passaggi più o meno tecnici che creano canzoni piacevoli senza mai annoiare terribilmente. A conti fatti, comunque, c’è nuovo rispetto al passato? Sostanzialmente no, perché la piantagione é sempre quella, i clienti sono oramai degli habitué ed ai "gestori" piace andare sul sicuro, perché il prodotto é di largo consumo. Da piccola industria fuorilegge creata in garage, oggigiorno si può parlare definitivamente di un traffico illegale su scala internazionale. Forse é anche questo il motivo per cui all'interno del disco è possibile incontrare soluzioni spesso utilizzate in passato, che scivolano un po’ sull’autoreferenzialismo che porta a non inventare sostanzialmente nulla ad ogni nuova uscita; è però quel nulla di nuovo che, fatto con passione e goliardia, riesce a regalare soddisfazioni. Il non volersi prendere troppo sul serio rende il tutto molto più credibile, dato che la maggior parte degli act in circolazione spesso e volentieri è troppo concentrata nel volere fare la gara a chi ha l'erba più verde.

Non c’è nulla che non vada all’interno di From Wisdom to Baked: le canzoni sono godibili, il taglio è quanto di più di vintage si possa creare oggigiorno senza scadere e l’approccio stilistico è lodevole. La più grande pecca, se così possiamo considerarla, è dunque quella di prendere di peso riff e partiture già trite e ritrite del passato, cambiando solamente la posizione della sequenza compositiva e, come si suol dire, cambiando l’ordine delle piantagioni la serra non cambia. Ogni secondo suonato è ritrovabile in vecchi dischi del passato. Possiamo spaziare dai primi Malevolent Creation, passare attraverso i Deicide di un tempo, per andare lungo i sentieri solcati dai Monstrosity e arrivare sino agli embrionali Six feet Under, il vaporoso cantante dei quali , Chris Barnes, fa comparsa in questo album. La sua prestazione all’interno di Individual Pot Patterns è riuscitissima e si amalgama alla perfezione con la parte strumentale; come dire, si "rolla" alla perfezione all’interno della parte. Detto ciò, ovviamente, non c’è nulla di male in tutto questo, anche perché la sensazione generale (a cui contribuisce per esempio anche la brevità delle canzoni) è quella di un’operazione nostalgia fatta prettamente per diversi piuttosto che per diventare un act vero e proprio. Peccato che ci sia quel sentore di fumo passivo che non si toglie dai vestiti: perché i Cannabis Corpse vengono costantemente prodotti e pubblicizzati, se si tratta di una parodia di se stessi? Non è che tutta questa goliardia poi alla fine sia solamente un espediente per offrire un ennesimo prodotto di basso profilo, confidando nella "stupidità" dei metallari? Spero proprio di no! Dopo quattro album ed anni di stupidate a tout court la band avrebbe pure potuto smettere prima, dunque il tutto porta ad una conclusione: questi non ci fanno, ci sono dentro pesantemente. E forse è anche bello così.

Dedicato e rollato prettamente per i romantici, i cultori della vecchia scuola floridiana e tutti coloro che pensano ancora che il death sia fatto di semplici accordi, un 4/4 standard e tanto divertimento tra amici. Legalizzati, scarcerati si, ma con obbligo di firma.



VOTO RECENSORE
61
VOTO LETTORI
79.4 su 5 voti [ VOTA]
Doom
Domenica 18 Dicembre 2016, 21.42.15
3
Musicalmente il loro Death non mi fa' impazzire, ma in quanto a fantasia sui titoli e testi sono i numeri 1.
AlinoSky
Martedì 12 Agosto 2014, 8.15.19
2
ed ecco a voi il cosi detto merdal , per colpa di questa musica veniamo etichettati come satanici o cazzate del genere
Followthecheater
Venerdì 8 Agosto 2014, 18.20.14
1
Non ho ascoltato l'album, ma do 99 per il nome... Non ho mai riso così tanto
INFORMAZIONI
2014
Season of Mist
Death
Tracklist
1. Baptized In Bud
2. Zero Weed Tolerance
3. Weedless Ones
4. Individual Pot Patterns
5. Pull The Carb
6. Considered Dank
7. Voice Of The Bowl
8. THC Crystal Mountain
9. With Their Hash He Will Create
10. From Wisdom To Baked
11. Medicinal Healing
Line Up
Phil 'Landphil' Hall (Voce,Chitarra, Basso)
Brent Legion (Chitarra)
Josh 'HallHammer' Hall (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Chris Banes (Voce su Individual Pot Patterns)
 
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