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Stream of Passion - A War Of Our Own
( 1965 letture )
Dopo il divorzio per una divergenza di vedute con la Napalm Records, gli Stream Of Passion sono riusciti a terminare soltanto grazie ad una fortunata campagna di crowd funding la loro ultima fatica, A War Of Our Own, disco in cui viene toccata con estrema delicatezza la difficile situazione del Messico, la madrepatria della vocalist e autrice della maggior parte dei testi Marcela Bovio, oltre a ciò il punto focale delle lyrics sono le battaglie che ognuno deve affrontare, ed è proprio a questo che il titolo si riferisce; ma A War Of Our Own è anche l'album in cui la stessa band si domanda fin dove si è disposti ad arrivare per la musica e l'arte, vediamo dunque a quale limite si sono spinti gli Stream Of Passion per far sì che il suono diventi l'unico linguaggio da condividere.

Distant caller
Gift and burden
Let your curse fall down on me

Say, if it takes you
far away from home
Will you follow?


Le tastiere sono le protagoniste dell'album, le melodie create dagli archi avvolgono infatti tutte le tracce senza però essere mai troppo eccessive o magniloquenti, anche le parti di pianoforte compaiono come delle costanti e non solo nella dolce e malinconica ballad For You, nel complesso sono proprio i passaggi di Jeffrey Revet a restituirci una sfumatura quasi spagnoleggiante, che viene ulteriormente esaltata dal cantato in madrelingua della talentuosa artista messicana come sentiamo in Delirio in cui non c'è solo qualche parola ma è l'intero testo ad essere in spagnolo.
La Bovio si rivela in ottima forma: la sua voce è calda e passionale nelle parti più gravi ed esplosiva e potente nei frammenti più acuti, in più la musicista imbraccia il suo violino arricchendo ulteriormente il sound con melodie al limite dello struggente.
Un buon lavoro risulta anche dalla combinazione delle due chitarre, il cui suono saturo sostiene i riff più accattivanti e aggressivi di tracce come Earthquake o ancora Exile canzone in cui viene messo a nudo il sentimento di chi ha vissuto in prima persona la dura esperienza dell'emigrazione; sono invece limitati i momenti di vero e proprio solismo, per cui bisogna aspettare fino a Don't Let Go dove viene concentrata in un lungo assolo tutta la tecnica posseduta.
Nonostante il suono gonfio delle chitarre Johan Van Stratum riesce ad emergere con passaggi virtuosi dal suono penetrante e (talvolta leggermente distorto come nella titletrack); per rimanere sempre nel “reparto” ritmico Peters non esce mai dal seminato, reggendo i riff delle sei corde senza eccessi e concedendosi di tanto in tanto qualche scarica di doppio pedale che rende brani come Out Of The Darkness ancora più coinvolgenti.

Insomma gli Stream Of Passion con A War Of Our Own si inseriscono a pieno titolo nella scena symphonic senza darle troppi scossoni, l'album infatti risulta nella norma, un buon prodotto, merito anche di una produzione già convalidata -diretta da Joost Van Den Broek per intenderci- che non poteva dare risultati negativi vista anche la professionalità dei musicisti; comunque nessun elemento caratterizzante è in grado di far distaccare questo album dalle innumerevoli uscite che rientrano nel genere della band olandese.
La creatività non manca, le canzoni sono ben costruite e coinvolgenti, ciò che scarseggia è quella “marcia in più” che potrebbe renderli un gruppo di spicco, nonostante tutto A War Of Our Own non deluderà i fan più fedeli e accaniti degli Stream Of Passion per quanto la band non sia riuscita ancora una volta ad andare oltre, non rispondendo alla chiamata dell'arte e non lasciandosi andare nella sperimentazione e restando nell'alveo sicuro del symphonic più tradizionale.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
67.4 su 5 voti [ VOTA]
legalizedrugsandmurder
Lunedì 24 Giugno 2019, 14.08.58
3
ennesima band di inutili cloni. Meno male che si sono sciolti, non li rimpiangerò di certo.
Prometheus
Domenica 17 Agosto 2014, 18.04.56
2
*quasi del tutto abbandonate certe intuizioni
Prometheus
Domenica 17 Agosto 2014, 18.04.14
1
Con Darker Days, gli Stream of Passion avevano sperimentato un'interessante e originale fusione tra il Symphonic metal e il folk messicano (tango, flamenco... ). In A War Of Our Own è stato fatto un passo indietro e sono state quasi del tutto abbandonate, con l'unica eccezione di "Delirio". Il risultato è un album ibrido tra i precedente: c'è la passionalità e il suono synth-oriented di The Flame Within, ci sono le eleganti influenze progressive di Embrance the Storm e ci sono sfumature latino-americane vicine a Darker Days. Purtroppo, più che una sintesi riuscita, l'album sembra un tentativo di scendere a compromessi per accontentare tutti, e quindi risulta poco coraggioso. Dopo aver sperimentato, perché non si è andati avanti osando ancora? Perché si è tornati indietro senza uscire dal seminato? Ciò nonostante, la voce di Marcela è così sublime da nascondere molti difetti di song-writing. Inoltre, sorvolando su qualche filler (la brutte "The Curse" e "Burning Star"), ci sono canzoni meravigliose come "Don't Let Go", "Autophobia", "Monster" e "Delirio", ma anche "Exile", "Earthquake" e la title-track non sono affatto male. Per quanto riguarda il settore ballad, "For You" non è minimamente paragonabile a "Spark" o "Nadie Lo Ve". Concludendo, A War of Our Own è un buon album, ma inferiore a Darker Days in quanto meno coraggioso. Voto: 78
INFORMAZIONI
2014
Pias/Rough Trade
Symphonic Metal
Tracklist
1. Monster
2. A War Of Our Own
3. The Curse
4. Autophobia
5.Burning Star
6. For You
7. Exile
8. Delirio
9. Earthquake
10. Secret
11. Don't Let Go
12. Out Of Darkness
13. The Distance Between Us (Versione DigiPack)
Line Up
Marcela Bovio (Voce, Violino)
Stephan Schultz (Chitarra)
Eric Hazebroek (Chitarra)
Jeffrey Revet (Tastiera)
Johan Van Stratum (Basso)
Martijn Peters (Batteria)
 
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