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Accept - Russian Roulette
( 5030 letture )
Tetralogia... e canonicamente un manuale di storia della musica spedisce il lettore a Wagner e al suo Anello del Nibelungo. Ma se indubbiamente le quindici ore de l’Oro del Reno/La Valchiria/Sigfrido e Il Crepuscolo degli Dei hanno segnato il destino del teatro musicale, poco più di un secolo dopo, a meno di 500 km di distanza, un altro miracolo in quattro atti lasciava tracce indelebili a ridefinire confini e prospettive di un genere musicale.
L’anno era il 1982 e, da un brodo primordialmente hard rock ancora spesso indistinto su scala europea, un gruppo di geniali apprendisti stregoni faceva emergere prepotentemente una miscela esplosiva di potenza, accelerazioni, riff devastanti e squarci melodici, su cui planava un cantato tra il granitico e l’abrasivo, a sconvolgere certezze e aspettative nelle orde all’epoca non troppo nutrite dei metal fans (la tastiera in realtà stava virando su “kids”, vista l’età di chi scrive, al tempo). Il nuovo Oro del Reno (che la collocazione geografica di Solingen non sia un caso?) era ovviamente Restless and Wild, album a cui non si finirà mai di tributare onori e riconoscimenti e non certo solo per le celebrate primogeniture power, speed e thrash. Poi sarebbero arrivati i monumenti della consacrazione definitiva, Balls to the Walls e Metal Heart, concepiti in una sorta di furia creativa che garantiva quasi un capolavoro all’anno, cosa oltretutto ancor più sorprendente se si pensa che i Nostri erano di fatto in tour permanente ai quattro angoli del globo. Si arriva così al 1986 e tutti aspettano il seguito di quell’album in cui “un chitarrista aveva osato violare il sacro tempio della musica classica riprendendo Beethoven” (commento canonico di altri “kids”, molto più prevenuti rispetto al metal universo). Ancora una volta, la risposta renana non delude le attese, regalando forse il gioiello più caleidoscopicamente accattivante della serie, Russian Roulette.

Preceduto da interminabili (e, del pari, sterili) dibattiti su una presunta deriva artistica della band verso sonorità più ammiccanti al mercato americano a scapito delle radici più genuinamente power, l’album mette in chiaro già dall’opener Tv War che nulla del marchio di fabbrica Accept si era annacquato tra viaggi, palchi e successo (peraltro molto meno consistente di quanto ritenesse la vulgata comune, almeno in termini di vendite). Pezzo essenziale dal minutaggio contenuto, regala un distillato purissimo dell’incrocio magico tra l’ugola di Udo Dirkschneider e il lavoro alla sei corde di Wolf Hoffmann, perennemente in bilico tra cavalcate evocatrici di headbanging selvaggio e stacchi improvvisi a smorzare la tensione. Si cambia subito registro con la successiva Monsterman, dove l’atmosfera si incupisce giocando sull’uso dei cori in controcanto sullo scream, approdando a esiti non lontani da suggestioni epic. Il primo carico da 90 arriva però con la titletrack, forse il vero manifesto dell’album, a racchiudere tutte le suggestioni del brand Accept, ancora i cori in primo piano (a disegnare tra l’altro un ritornello in equilibrio mirabile tra orecchiabilità e potenza), Udo che alterna alla perfezione tutti i registri vocali di cui è dotato (splendida la risata nella seconda strofa, a separare un passaggio vocalmente meditativo dal rientro in territorio scream, un piccolo dettaglio che però fa la differenza, gestito da un maestro), e riff pulitissimi a profusione. Il tributo alla ballad (inutile strapparsi ideologicamente le vesti sull’opportunità o meno di inserirne almeno una ad album, anche il metal va contestualizzato e negli anni ’80 era diventato praticamente un obbligo cimentarsi con le sonorità più soft) viene saldato con It’s Hard to Find a Way, sicuramente non un capolavoro ma nemmeno da disprezzare, cogliendo il tentativo di Udo e soci di tenersi comunque lontano da derive troppo glam che non sono nelle corde di una band evolutasi negli anni in macchina da guerra corazzata.
Il tutto comunque riprende subito quota con Aiming High (pezzo mordi e fuggi tutto ritornello e assolo) e soprattutto con Heaven is Hell, forse il brano più coraggioso, e alla fine moderno, del lotto. Inequivocabilmente, si sentono qui gli echi di una Balls to the Walls con dosi ridotte di marzialità, sostituita nella seconda metà da un andamento più a spirale, con le tastiere a suggerire rintocchi quasi gothic, intonati perfettamente al testo che attacca la follia dell’intolleranza religiosa. Raggiunto il culmine della tensione con il grido straziante ”heaven is there where hell is, and hell is down on earth”, era praticamente inevitabile riportare l’ascoltatore su canoni più tradizionali e a questo provvede la (troppo spesso) bistrattata triade Another Second to Be/Walking in the Shadows/Man Enough to Cry, in cui comunque, se pure è vero che i Nostri ricorrono più al mestiere che a soluzioni geniali, è innegabile riconoscere che si tratti di ottima musica e ben suonata, dieci minuti oltretutto perfettamente funzionali alla preparazione dell’ultimo fuoco d’artificio. Il compito, peraltro, non era di quelli più agevoli, trattandosi di dare un’erede a quella strepitosamente pirotecnica Bound to Fail che aveva chiuso Metal Heart in un tripudio di cori, quasi a marcare indelebilmente il rapporto di simbiosi tra il quintetto e quei palchi da cui la loro carica inondava gli anni ’80. Ma anche in questo caso i Nostri non sbagliano il colpo e pescano dal cilindro un anthem in cui la struttura melodica finisce per perdersi in sussulti oscuri, sottolineati da un gracchiato da altoparlante che ricorda più che vagamente Roger Waters quando imbraccia il megafono in Waiting for the Worms.

Un colpo di genio, l’ultimo purtroppo, perché a meno di un anno di distanza dall’uscita di Russian Roulette i dissidi tra Udo e il resto della band diventeranno insanabili e lo porteranno a lasciare i compagni di viaggio per avventurarsi in una carriera solista con nuovi interpreti al fianco. Senza lasciarsi andare a improbabili e antistorici “chissà cosa sarebbe potuto essere se non....” ed evitando di infierire sul successivo Eat the Heat, con il povero David Reece immolato sull’altare di un’insostenibile eredità, credo si possa dire che in quel 1987 a uscire sconfitto fu il Metal intero, rimasto improvvisamente (tanto per citare il poeta) “orbo di tanto spiro”. Certo, altri capitoli si sono riaperti, altri ritorni e altri addii hanno marchiato la storia degli Accept, ma le vette raggiunte da questi “fab four” album non sono più state calcate e allora, forse, non stupisce che Russian Roulette risplenda di una luce supplementare come tutti i canti del cigno concepiti da giganti che lasciano la scena ancora da protagonisti.

Imperdibile, immancabile in una metal discografia, da recuperare nel caso lo si fosse colpevolmente relegato in qualche cantina, da scoprire per chi non aveva l’età per viverlo in presa diretta.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
92.51 su 33 voti [ VOTA]
ELIO MARRACINY
Sabato 13 Aprile 2019, 9.57.17
34
MONSTERMAN FAREBBE VENIRE IL CAZZO DURO ANCHE A NAPOLEONE! ALBUM MAGNIFICO!
Maurizio
Mercoledì 13 Marzo 2019, 17.22.27
33
Boh. È sempre stato quello che mi piace meno della tetralogia. E non so il perché.... La mia classifica personale è Metal Heart, Balls to the Wall, Restless and Wild, Breaker e infine questo. Ciononostante, voto alto.
jaw
Giovedì 6 Settembre 2018, 14.36.06
32
Preciso e molto corretto, poi sui gusti personali ovviamente nessuno può disquisire , in quanto un voto va sempre bene ma quando si parla di musica negli anni cambia, infatti ho letto che alcune recensioni sono state giustamente rifatte, buon lavoro, se per te è tale, io torno al mio
Red Rainbow
Giovedì 6 Settembre 2018, 14.24.32
31
@ jaw: risposte articolate, adunque... 1) ti svelerò il retroscena legato alla rece di questo RR, a cui avevo originariamente assegnato 94 (per me è l'album migliore degli Accept e tra gli imperdibili di tutti gli 80ies) e che dopo un confronto redazionale abbiamo portato a 84 proprio per coerenza rispetto alle valutazioni degli altri album degli Accept presenti in archivio. Il discorso, come già sottolineato in altre occasioni, ruota attorno alla nostra "linea editoriale", che non prevede un "tribunale di ultima istanza" (leggasi longa manus suprema) che metta un ordine ossessivamente certosino nei numerini in basso a sinistra delle rece. Ci rendiamo conto che sensibilità di "penne" diverse (oltre che "momenti di composizione" diversi, soprattutto come in questo caso, trattandosi di un rispolverato) fanno correre il rischio di qualche sfasatura, ma personalmente credo che una linea di coerenza tra eccellenza/ottimo lavoro/buon disco/sufficienza stiracchiata/disastro sia sostanzialmente rispettata nei quasi 15.500 scritti che annoveriamo in archivio. 2) Sui Dokken, a parte la valutazione personale squisitamente "di gusto" (il mio cartellino li vede complessivamente qualche linea sotto Udo & soci), posso solo dirti come dato "biografico" che nel 1986 ero al concerto di Milano con gli Accept headliner e i Dokken "sottoclou" e me li sono goduti entrambi alla grandissima, gli show, in barba alla contestazione circostante per il tasso "glam" di Don e compagni... ed ebbene sì, ULAK è un discone anche per me...
jaw
Giovedì 6 Settembre 2018, 13.41.01
30
Voglio chiedere, ma la votazione degli albums - in questo caso Zolfo, un bel cognome quasi diabolico, per il nick preferisco sempre gli originali, meglio Red Canzian di caro me stesso mio- verrà dato sulla scorta minimo con gli altri albums degli Accept, perche'dare un voto senza paragonare una cosa ad un altra non sta in piedi. Visto che nessuno mi ha risposto per Balls to the wall, che per me è superiore a questo perché comunque più Accept, vorrei capire come mai ad uno che piace questo disco non riconosca il valore oggettivo piu' alto dei Dokken di ulak , anche tecnicamente parlando, Udo e' un Halford di serie b, per non parlare del chitarrista. Sezione ritmica? Pendi lighting strikes again, e sembrano delle fucilate di Winchester . Pero' ai fans degli Accept i Dokken solitamente fanno schifo, manco facessero ambient
Andre72
Giovedì 25 Gennaio 2018, 15.40.35
29
Grande album,al pari degli altri con Udo.
jaw
Venerdì 15 Dicembre 2017, 10.19.47
28
Per me e' giusta la valutazione, visto l influenza degli accept sui gruppi teutonici anni 90, resta il fatto che qualcuno, anzi piu' di qualcuno, cririco' album. Ovviamente cose da gente che vuole che l heavy non abbia cori ammiccanti
Sandro70
Venerdì 15 Dicembre 2017, 9.52.20
27
Parole sante, io l'avrò ascoltato migliaia di volte in questi 31 anni e ancora adesso mi da emozioni.
Aceshigh
Venerdì 15 Dicembre 2017, 9.42.15
26
Grande album, forse di un soffio inferiore alle precedenti prove, ma comunque siamo sempre su livelli altissimi. Monsterman, Heaven is Hell e la sparatissima opener T.V. War gli apici di questo lp; non mi stancherei mai di ascoltarle. Voto 88
NomeEcognome
Domenica 20 Novembre 2016, 20.08.14
25
L'album è buono ma il ritornello della title track è palese un plagio di What Do You Do For Money Honey degli AC/DC... senza possederne il tiro ovviamente
Philosopher3185
Domenica 1 Febbraio 2015, 17.38.00
24
Ennessimo capolavoro..dopo aver contribuito alla nascita dello speed(Thrash),con Restless and wild,con questo disco si gettano anche alcune basi per il power metal(basta ascoltare aimin High,molto helloweiana).
Breaker89
Domenica 26 Ottobre 2014, 14.41.03
23
Grande album, come secondo me tutti quelli degli Accept e non perchè è una delle mie band preferite, ma per il semplice motivo che è la verità... ho apprezzato col tempo anche la loro parentesi fra "" glam di Eat The Heat e che dire del ritorno di Udo nel 1993 con OO? Grandi album e se devo essere sincero adoro anche questi nuovi Accept con alla voce Tornillo, che a parer mio ha sfornato solo capolavori, con un sound micidiale e brani da capogiro e per dirla tutta bravo anche dal vivo... ha avuto la sua occasione con una grande band e l'ha presa non al volo, ma al volissimo ihihih... + CHIARO QUESTO SECONDO IL MIO PARERE!!!
matteo38
Giovedì 9 Ottobre 2014, 16.29.16
22
accept fonte di ispirazione per molta gente. su restless nientemeno che gli iron maiden diedero qualche orecchiata furtiva , su russian roulette basta sentire l'arpeggio messo all'inizio di its hard to find a way ripreso uguale (non simile) dai def leppard di hysteria, canzone uscita fino a prova contraria nell'87.fossi wolf avrei chiesto i (milionari) diritti ,si vede che non ne ha avuto bisogno. per quanto riguarda l'album ,molto bello! più americano dei precedenti ma a differenza di altre americanizzazioni piuttosto note questa fu proprio ispirata e artisticamente ineccepibile. gran band
Canyon
Venerdì 29 Agosto 2014, 12.23.56
21
Album notevole da scoprire per chi all'epoca non aveva la testa "per viverlo in presa diretta". Interessante ed esaustiva recensione. Sarei più generoso con il voto....
sadwings
Giovedì 28 Agosto 2014, 19.50.00
20
Comunque animal house era un album degli accept che poi è stato regalato di fatto a Udo diventando il suo primo album solista. A me piace anche eat the heat però.
N.I.B.
Lunedì 25 Agosto 2014, 15.32.56
19
Album IMMENSO...!!!
Galilee
Lunedì 25 Agosto 2014, 10.32.25
18
Mi manca, prima o poi...
lux chaos
Domenica 24 Agosto 2014, 23.04.32
17
Concordo con te anche sul primo album solista di Udo, che custodisco gelosamente. grandissimo disco
Sandro70
Domenica 24 Agosto 2014, 21.26.13
16
Quoto e straquoto CYNIC ( compreso quanto detto per eat the heat, hellhammer è una delle loro migliori canzoni ). Mi sbilancio ,dicendo che gli Accept ( con UDO ) sono il mio gruppo preferito e aggiungo che Animal house, album di debutto degli U.D.O. è un capolavoro degno degli Accept.
Sadwings
Domenica 24 Agosto 2014, 21.14.35
15
Un capolavoro sottovalutato! 90
jek
Domenica 24 Agosto 2014, 20.09.20
14
@CYNIC niente scuse, mica mi sono offeso @Red Rainbow ricordo anch'io le discussioni epocali su questi argomenti pensa che ne ho aperta una anche sui Quiet Riot ultimamente a proposito complimenti per la rece. @Rada, no Lemmy, no Udo mica ti piacerà la voce dei Bronsky Beat
CYNIC
Domenica 24 Agosto 2014, 17.59.15
13
@ jek !! ok scusa per il ''pazzo'' , si quello che dici è giusto una vena marcatamente più commerciale per vendere di più e conquistare più pubblico ---> però che tiro micidiale che ha Russian Roulette!!!!!! io sono un fan accanito degli ACCEPT, tu pensa che piace pure a me ( Breaker 1981 ) e non solo, ti dirò che vado matto pure per ( Eat the Heat "CapolavorO incompreso da tutti" 1989 ) ( Objection Overruled 1993 ) ( Blood of the Nations 2010 ).
HeroOfSand_14
Domenica 24 Agosto 2014, 16.57.10
12
@rada: uguale! le linee di chitarra poi sono grandiose, ma quando canta Udo proprio non riesco a farmelo piacere, purtroppo. Dirò di più: quello che ho ascoltato dei dischi con il nuovo singer mi piace molto di più delle canzoni dell'era Udo, è proprio la sua timbrica che mai mi è andata a genio, pur riconoscendo il valore del gruppo. Per dire, preferisco di gran lunga Fast As A Shark fatta dai Rage che la versione originale..
Red Rainbow
Domenica 24 Agosto 2014, 14.47.08
11
@ jek : non fosse altro che per autodifesa (pensando alla "stagionatura" del sottoscritto, intendo ) mi sento di escludere un eventuale rincoglionimento legato all'età Già nei metal cenacoli dell'epoca la tua posizione era pienamente rappresentata e i tafferugli pentagrammatici tra le due fazioni erano all'ordine del giorno. Quello che personalmente non ho mai colto è una presunta deriva commerciale e ruffiana dopo la triade Restless/Balls/Metal Heart, ma se il tuo top è Breaker capisco perfettamente a cosa ti riferisci... pur continuando a preferirli dall'82 in poi...
Radamanthis
Domenica 24 Agosto 2014, 14.06.09
10
E' pazzesco di come la sola voce di un cantante può influire su un mio giudizio su una band o un'intera discografia di una band. Non piacendomi per nulla la voce di Udo nmon riesco ad apprezzare in pieno alcun disco degli Accept con lui dietro al micorfono. Le sezioni strumentali sono notevoli ed anche le linee vocali (in generale molti dischi degli Accept sono di alto livello) sono gradevoli ma per me e per il mio strettissimo gusto personale la voce di Dirkschneider rovina tutto (mi scuseranno i suoi estimatori, parlo solo di un gusto strettamente personale). A differenza dei Motorhead (anche in quel caso la voce di Lemmy è una cosa per me difficile da digerire) è che almeno qui le musiche sono notevoli (sempre secondo i miei gusti e sempre tenendo conto di alcune eccezioni...)
jek
Domenica 24 Agosto 2014, 13.57.31
9
@CYNIC impazzito non proprio, rincoglionito abbastanza, sai l'età . A parte gli scherzi come ho scritto l'impressione di allora (confermata ora) è di un passo deciso verso un sound più ruffiano e commerciale, come accennato nella rece "un'americanata". Per il voto se a breaker hanno dato 78 (per me 100) a sto qua che devo dare
lux chaos
Domenica 24 Agosto 2014, 12.34.32
8
Grande disco, come i precedenti 3, concordo con sandro70
doomale
Sabato 23 Agosto 2014, 23.24.49
7
...concordo con il commento di Sandro70...grande album al pari dei precedenti Metal Hearth e Balls to the wall!
spiderman
Sabato 23 Agosto 2014, 23.07.15
6
Album stupendo, contiene delle canzoni molto belle Tv War, Monsterman, Heaven is Hell, Man Enough to Cry, It's hard to Find a Way,una delle ultimi e convincenti performance con la caratteristica ugola di Udo, voto 91.
CYNIC
Sabato 23 Agosto 2014, 22.22.47
5
news of the world '''''jek è impazzito'''''' Voto 70
Sandro70
Sabato 23 Agosto 2014, 21.53.40
4
L'ultimo dei grandi capolavori degli Accept. Voto 99.
jek
Sabato 23 Agosto 2014, 20.36.46
3
Non me lo ricordavo più, l'ho dovuto riesumare e confermo il giudizio di allora, nettamente inferiore Metal Hert un paio di pezzi validi TV War su tutti per il resto decisamente poco graffianti e un po' troppo commerciali e troppi coretti ruffiani. Voto 70.
hj
Sabato 23 Agosto 2014, 13.41.35
2
uno dei miei preferiti di questa band...tv war e monsterman su tutte
CYNIC
Sabato 23 Agosto 2014, 11.21.00
1
C-A-P-O-L-A-V-O-R-O -------> ASSOLUTO, voto:99/100.
INFORMAZIONI
1986
Portrait
Heavy
Tracklist
1. TV War
2. Monsterman
3. Russian Roulette
4. It’s Hard to Find a Way
5. Aiming High
6. Heaven is Hell
7. Another Second to Be
8. Walking in the Shadow
9. Man Enough to Cry
10. Stand Tight
Line Up
Udo Dirkschneider (Voce)
Wolf Hoffmann (Chitarra)
Jörg Fischer (Chitarra)
Peter Baltes (Basso)
Stefan Kaufmann (Batteria)
 
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