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Burzum - The Ways Of Yore
( 7938 letture )
Con una cadenza oramai stancamente annuale, arriva puntuale la dodicesima disamina dell'ultimo lavoro del Conte. Ironia della sorte mi accingo ad iniziare la stesura di questo pezzo il 10 agosto, notte delle stelle cadenti ed anniversario ventennale esatto della morte di Aarseth, 23 coltellate in corpo in piena notte.
In generale, metto le mani avanti. Come tutti ho una mia opinione, ma le vicissitudini dell'uomo, per il sottoscritto, non meritano (più) alcun tipo di commento. Tra il precedente
Sôl Austan, Mâni Vestan ed i tempi oggi ricorrenti all'autarchico Uruk-Hai tolkeniano gliene sono successe parecchie: supposti progetti di nuovi attentati in quel di Salon-la-Tour, perquisizioni in casa all'alba da parte della SWAT, messaggi (deliranti) su massonerie ebree globali, il suo cambio di nome in Louis Cachet, dichiarazioni ostili del governo francese, un'altra condanna, questa volta a sei mesi di carcere, e per chiudere il recente ban da Ebay.
Insomma, un anno impegnativo per chiunque. Ma forse non per lui, Varg Vikernes, un uomo che da sempre nella sua vita, nel bene come nel male, lotta contro l'ordine costituito per affermare spiccatamente la propria individualità e per appropriarsi di una libertà totale che nessuno, in effetti, vorrebbe mai perdere dentro le gabbie della società. "Se tutto è assurdo, allora tutto è permesso" sentenzia Ivan Karamazov, e probabilmente nessun aforisma potrebbe meglio condensare il tormentato vivere del norvegese fino ad ora.

E così si arriva al presente The Ways of Yore, secondo album ambient nel giro di dodici mesi. Come premessa, va fatto subito presente come il background speculativo del presente disco sia stato sicuramente influenzato dalle esperienze culturali e spirituali di Marie Cachet, moglie francese ventiseienne di Varg, appassionata di antropologia e di culture neolitiche e pre-indoeuropee, le quali vengono (non senza un certo coraggio) esposte in un modo sicuramente eterodosso sul proprio sito web, lasciando trasparire un certo sentore di maggior "compiutezza" dell'etnia bianca. Tali idee in qualche modo rientrano nel concept di The Ways of Yore, non a caso preceduto dal documentario ForeBears, la visione del quale (che per solo dovere d'informazione, ho visto tutto) in tutta sincerità non consiglio a nessuno, rivelandosi, pur con qualche buono spunto, di una pesantezza non indifferente per la modica durata di due ore, fra mitologia egizia, le montagne della Francia centrale e uomini di Neanderthal.
L'artwork del disco, da ultimo, è provocatoriamente arricchito da un utilizzo alquanto discutibile del simbolo della svastica.

Passando al versante musicale dell'opera, il canovaccio stilistico del disco, ad onor del vero, non si discosta più di tanto dal precedente Sôl Austan, Mâni Vestan, pur risultando sicuramente più compiuto concettualmente e nel songwriting rispetto al full-length predecessore. Per altro, i problemi di scarsa incisività e di staticità del disco si ripresentano tutti, soprattutto per la lunghezza, a volte veramente eccessiva, di alcune tracce (The Reckoning Of Man, To Hel and Back Again). Il contesto sonoro, tuttavia, si rivela nuovamente molto caldo, figlio di corde pizzicate riverberate un po' dovunque, metallofoni (The Portal), bassi acustici, sintetizzatori cosmici (per lo meno questa volta i Tangerine Dream non sono stati scomodati) ed anche inserti dal sapore neofolk, soprattutto sulle percussioni dal sapore tribale.
Le linee canore del disco, molto più enfatizzate rispetto al precedente full-length, meritano una trattazione a parte. Pur spesso risolvendosi in liriche sussurrate, ritualistiche, persino messianiche, a volte quasi a cappella (Heill Odinn), le capacità vocali da arcano cantore di Burzum risultano nella media, a voler essere generosi. Un qualunque ricordo musicale di artisti accostabili a questa tecnica di canto (Dead Can Dance, Irfan o Daemonia Nymphe, ad esempio) rivelano facilmente quanto siano timidi i tentativi di Varg in questo ambito.
Per altro verso, qualche episodio accattivante in questo sali e scendi di emozioni (e di attenzione) si scopre, in particolare sui cambi di dinamica strumentale di Hall Of The Fallen, nella rivisitazione di Tomhet tramite Emptiness, piuttosto che grazie alle chitarre elettriche di Autumn Leaves.
Tirando le somme, si può affermare come nel giro ambient degli ultimi sei mesi di opere ben più valevoli di The Ways of Yore ne siano uscite (Pjusk, Phaeleh, Wolves in the Throne Room e The Flashbulb), mentre con riferimento alle opere ambient carcerarie del Bardo norvegese viene da pensare come le stesse, pur ben più minimali, portassero con loro un'ispirazione ed un impulso più avvolgente, più cosmico, e paradossalmente più primitivo di queste ultime uscite musicali (soprattutto
Hliðskjálf).

La recensione può essere chiusa con una provocazione sufficientemente acida: Burzum ha posto le fondamenta di uno fra i generi più innovativi della storia della musica ed ha regalato al mondo dischi enormi. Ma una volta che si è ripetutamente parlato senza fine del personaggio, ci si è schierati pro o contro, si è tentato di scindere la sfera musicale da quella umana, si ha commentato ogni suo vagito, mi chiedo quanto abbia senso continuare ad alimentare tutto questo hype intorno a Varg Vikernes pure a fronte di album mediocri.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
72.40 su 22 voti [ VOTA]
tino
Giovedì 24 Ottobre 2019, 20.22.00
14
4x2 8 poi 4x2 8 uguale 88 uguale hh tradotto beh lo sappiamo...ovviamente è una stupidaggine
Anonimo
Giovedì 24 Ottobre 2019, 20.03.13
13
*la voce di un suo ritorno.
Anonimo
Giovedì 24 Ottobre 2019, 20.01.45
12
Nessuno ha notato un particolare della discografia dei Burzum? Varg ha registrato 4 album Black Metal e poi 2 Ambient. Poi la "carriera" si é inrerrotta temporaneamente. Quando é tornato ha registrato nuovamente 4 album Black Metal e poi 2 Ambient. E ha nuovamente interrotto la propria "carriera". Poi, a distanza di un certo periodo, ha cominciato a girare nuovamente di un suo ritorno...
Floriano_91
Domenica 13 Novembre 2016, 18.09.41
11
Ho ascoltato proprio oggi questo disco regalatomi di recente da una persona che ovviamente conosce i miei gusti. Secondo me non è certo l'album migliore del Conte, però non lo reputo nemmeno mediocre. Si lascia ascoltare ed è una buona colonna sonora per i giorni freddi e piovosi come quello di oggi. Anche io preferisco il Varg True-Black-Norwegian a quello Ambient ma come ha detto giustamente Attila, lo ha definitivamente abbandonato. Peccato...
Falkenbach
Lunedì 7 Marzo 2016, 15.42.44
10
L'album precedente l'ho trovato davvero piatto. Questo a livello di songwriting è più ispirato e alcuni pezzi come Heil odin ed Ek feller si lasciano ascoltare. Come colonna sonora mentre si legge un libro o si fa una passeggiata nel bosco è davvero ottimo. Peccato non voglia più tornare a suonare blackmetal, Umskiptar e Fallen (soprattutto) erano dei lavori molto piacevoli. Concordo con la recensione ma arrivo anche a dare un 70/100. PS: giusti i paragoni ma citare mostri sacri come i dead can dance per il "sussurro" di Vikernes lo trovo esagerato, Brendan Perry è proprio su altro pianeta. PPS: condivido la provocazione.
Anonimo
Venerdì 15 Gennaio 2016, 19.43.51
9
Cagata
Nick
Martedì 28 Ottobre 2014, 14.18.24
8
Decisamente troppo piatto. Discreto ma c'è di meglio, ho l'album nel mio catalogo multimediale solamente perchè riporta il nome Burzum, stessa cosa per Sol Austan, Mani Vestan. Tuttavia credo sia un po' fuori luogo tornare a sonorità di 20 e passa anni fa, eg Hvis Lyset Tar Oss. Già qualcosa come Umskiptar l'apprezzerei molto
VomitSelf
Domenica 31 Agosto 2014, 12.20.54
7
@metal maniac Non lo sapevo
Metal Maniac
Sabato 30 Agosto 2014, 20.31.45
6
sì ma sta storia del nome è vecchia... l'ha cambiato quando ha sposato l'attuale moglie marie cachet nel 2008... tuttavia continua ad usare il nome varg vikernes praticamente sempre, e quello nuovo lo utilizza solo in circostanze del tipo firmare documenti legali ecc. (fonte: metal archives)
VomitSelf
Sabato 30 Agosto 2014, 19.40.46
5
Louis Cachet?? Oh my God... come ha cambiato nome? Infermieri!!
Attila Csihar
Giovedì 28 Agosto 2014, 20.26.35
4
Sono discreti album di Ambient, ma c'è di meglio in giro. Preferirei tornasse al black, purtroppo ha detto di averlo definitivamente abbandonato. Peccato.
Akira
Mercoledì 27 Agosto 2014, 14.08.32
3
dovrebbe tornare a fare quel misto di black atmosferico e ambient che l'ha reso celebre. secondo me potrebbe ancora dire qualcosa..
d.r.i.
Mercoledì 27 Agosto 2014, 13.34.11
2
Orchite pura
Masterburner
Mercoledì 27 Agosto 2014, 8.57.02
1
Mi spiace Varg, album inutile, fatto in fretta con suoni MIDI per ragranellare i soldi per difendersi in tribunale. Peccato, perchè c'è la sensazione che Varg se si sforzasse e si concentrasse potrebbe anche cambiare marcia e costruire qualcosa di musicalmente più compiuto. Il pezzo migliore rimane la rivisitazione di Tomhet.
INFORMAZIONI
2014
Byelobog Productions
Ambient
Tracklist
1. God from the Machine
2. The Portal
3. Heill Óðinn
4. The Lady in the Lake
5. The Coming of Ettins
6. The Reckoning of Man
7. Heil Freyja
8. The Ways of Yore
9. Ek Fellr (I Am Falling)
10. Hall of the Fallen
11. Autumn Leaves
12. Emptiness
13. To Hel and Back Again
Line Up
Varg Vikernes (tutti gli strumenti)
 
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