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Monsterworks - Overhaul
( 1985 letture )
Cercate un posto nel quale Soundgarden, Mastodon e Tool si incontrano e decidono di suonare prog death metal con echi di Edge of Sanity, Green Carnation e Opeth? Benissimo, allora state cercando Overhaul e i precedenti album dei Monsterworks. La sensazione di straniamento che si prova dopo neanche un minuto dall’inizio di Educate the Masses è paragonabile a quella provata anni or sono per il debut album dei Bokor, se qualcuno li ricorda ancora. Un qualcosa che potrebbe accostarsi alla sensazione che si prova aprendo una porta, perfettamente sobri e tranquilli, e trovandosi di fronte un party selvaggio al quale partecipano minotauri e alieni, assieme a spaventapasseri e pinguini, finché non ti domandi se in effetti quello strano non sia tu. Non è Star Trek e nemmeno Star Wars, ma l’idea è quella. Dei tanti gruppi che escono in questi anni, pochi resisteranno all’usura del tempo in realtà e ancora meno saranno gli album ricordati da qui a due o più lustri. Sarebbe davvero un peccato però se tra questi non ci fossero quelli dei Monsterworks, un gruppo che non sembra davvero intenzionato a farsi crescere l’erba sotto i piedi e che esce col quarto disco in due anni. Un ritmo che spezzerebbe il fiato a chiunque e che rischia, per paradosso, di mettere in seria difficoltà chi volesse avvicinarsi alla band. Da dove iniziare? Quale album privilegiare? Ebbene, se la descrizione del party selvaggio a cui accennavamo prima ha un minimo senso, allora l’album da cui partire è del tutto indifferente: sarete comunque in ritardo, rispetto a quanto la band sta facendo. Qui siamo davvero da un’altra parte, spazialmente quanto temporalmente e questo fa dei Monsterworks una delle poche band odierne ad avere una propria identità specifica e irriducibile a modelli e categorie. Si può parlare senz’altro di death metal, come di alternative, progressive, djent, post metal, perfino gothic e qualunque altra categoria vi venga in mente, ma alla fine ci si deve arrendere all’evidenza che il risultato non è catalogabile in maniera convincente e risolutiva. Non resta allora che lasciar perdere questo tipo di approccio e limitarsi ad apprezzare la musica, così com’è.

Il bello, in tutto questo, è che la musica è bella. Proprio così. Superato lo shock culturale che ci divide da quanto va in riproduzione, è innegabile riconoscere al gruppo non solo di avere costruito dei brani con un senso, per quanto spesso privi di una struttura canonica, ma che questi veri e propri percorsi musicali sanno creare, dipingere e riflettere delle emozioni o, per meglio dire, degli stati emotivi, anche forti. Difficile, molto difficile penetrare Overhaul, tanto a causa delle molteplici ispirazioni accostate tra loro con irriverente semplicità dalla band, quanto a causa della mancanza di strutture riconoscibili nello sviluppo dei brani, che iniziano e finiscono quasi sempre in modo lineare piuttosto che con costruzioni a sezioni che si ripetono e concatenano, come invece avviene normalmente. In questo senso, la band è puramente prog, al di là di quella che può essere la mera maestria tecnica o lo sfoggio di tempi dispari, sincopi e quant’altro. Non è di masturbazione strumentale fatta passare per progressive che parliamo, ma di una libertà compositiva vera, che non rinuncia però a comunicare emozioni. I Monsterworks hanno trovato la pietra filosofale? Non esageriamo e cerchiamo intanto di non perderci nei meandri di queste architetture folli, anche perché, qua e là, i riferimenti appaiono ed è il modo in cui sono utilizzati ad essere del tutto personale. Innanzitutto, Overhaul come i dischi che lo hanno preceduto, è un concept album. Il presupposto di partenza è filosofico ed economico al tempo stesso: il modello di crescita che ci siamo dati è inadatto allo sviluppo dell’umanità, perché non tiene conto della finitezza delle risorse sul pianeta Terra. La crescita indefinita e continua è un paradigma che non può più funzionare e che, giorno dopo giorno, sta mettendo seriamente in pericolo la nostra stessa sopravvivenza sul pianeta. Da questo presupposto discende la necessità di trovare un nuovo modello che ci consenta di continuare il nostro sviluppo e la crescita sicura dell’Umanità. Un modello che diventa necessario anche alla luce di una nostra possibile ed eventuale espansione all’interno dell’Universo al fine di proseguire il nostro viaggio verso le stelle. Le implicazioni di questo concept sono infinite e dimostrano la profondità del messaggio che i Monsterworks stanno veicolando attraverso i loro album, uscita dopo uscita. Musicalmente parlando la scelta del gruppo per questo album ricade in buona parte su tempi non esasperati e piuttosto cadenzati, con accelerazioni e quant’altro, ma sempre in una ottica di contrasto tra pieni e vuoti, con una costante immersione in un universo sonoro molto ampio e di impatto. Non si resta a lungo soli nella musica dei Monsterworks, perché la loro resta una proposta piuttosto aggressiva, tanto nel cantato che alterna scream e growl a parti pulite, quanto nelle soluzioni musicali e nelle distorsioni utilizzate. I momenti di relativa quiete si tingono sempre di arpeggi elettrici o crescendo nervosi ed inquieti, accompagnati da numerose sovrapposizioni vocali pulite, volutamente tinte di gothic, come ad esempio tutta la lunga sezione centrale di Resolution, brano capolavoro, che chiude il disco con i suoi oltre dodici minuti densi e ricchissimi che sono la summa del percorso musicale esplorato in Overhaul. E’ innegabile che in questa loro opera i Monsterworks si siano molto appoggiati a influenze alternative o a quanto realizzato dai Mastodon, o in ambito diverso, dai Gojira, ma la loro impronta resta fortissima e unica. Il passaggio ad esempio tra gli splendidi arpeggi di To Do What Must Be Done accompagnati dalla voce pulita di Jon, alla distorsione catartica e oppressiva e al growl, è un classico dell’heavy metal e delle cosiddette power ballad, ma nella coniugazione dei Monsterworks il tutto assume un aspetto decisamente più particolare e lo sviluppo del brano con un bell’assolo di chitarra che riconduce poi ad una lunga parte strumentale e al finale pesantissimo ancora gestito dal growl, conferma come anche ciò che sembra inizialmente riconoscibile, finisce poi per essere rimasticato e trasformato dal gruppo. Come detto, echi degli Edge of Sanity di Crimson sono riconoscibili ovunque, così come ritroviamo atmosfere care ai Green Carnation ad esempio in un brano come Overhaul, ma per i Monsterworks il confronto con questi veri e propri giganti del prog death, non è affatto mortificante, anzi. Inutile cercare di descrivere tutti i brani, ognuno risulta congegnato e “sviluppato” in maniera cosciente ed esatta, eppure mantiene quel quid di indecifrabile che sembra quasi figlio dell’improvvisazione, come il lungo finale di Penultimate o l’inizio di Resolution, che sembrano uscire da un disco dei Soundgarden, per poi cambiare ancora pelle e lasciarci nuovamente stupiti e rapiti, costretti a farsi condurre per mano dal gruppo e dalla sua ispirazione. Forse è proprio dall’ultima traccia, come detto la più lunga del disco, che converrebbe partire per capire l’universo creativo della band e i diversi aspetti di cui si nutre.

In conclusione, Overhaul conferma l’eccellenza del gruppo e la sua verve creativa davvero invidiabile sotto ogni punto di vista. I concept ideati in questo come nei dischi precedenti sono di livello assoluto e rivelano una intelligenza, una cultura e una curiosità del tutto peculiari e meritevoli di apprezzamento, al pari della musica, che mai è puro veicolo schiacciato dal testo. Sono le particolari costruzioni e le splendide architetture sonore a rappresentare il meglio di questo album, la capacità di coniugare una musica che resta decisamente aggressiva e indubbiamente metal con notevoli cambi di atmosfera, alla creazione di stati emotivi forti che si innalzano spontaneamente dai contrasti e dai chiaroscuri. L’abilità tecnica dei quattro è indubbia, eppure resta sempre in sottofondo, svolgendo appieno il suo compito di strumento al servizio dei brani. Come detto, i riferimenti ad altre band si colgono qua e là, inutile negarlo, ma l’identità e il modo nel quale il gruppo coniuga la propria ispirazione restano del tutto personali e non catalogabili. Il difetto, se vogliamo trovarne uno, è ancora in una certa spigolosità della proposta e in alcuni passaggi in scream non sempre piacevolissimi all’orecchio. Sono particolari, ma in un connubio di così alto livello, finiscono per farsi notare e pesare sul giudizio finale. Ad ogni modo, vista la prolificità tenuta per adesso dai Monsterworks, non si può che lodare un lavoro davvero denso e di altissimo valore come Overhaul. Siamo al cospetto di uno dei gruppi di maggior talento emersi negli ultimi venti anni e il fatto di non riuscire in alcun modo ad immaginare cosa avverrà nei brani da un momento all’altro deve essere valutato da tutti come un dato di imprescindibile valore, nel piattume citazionista odierno, specialmente se questo non resta come valore ultimo della musica, ma è anch’esso un mezzo per veicolare emozioni e pensieri di assoluto spessore. Dategli una chance, è un favore che fate a voi stessi.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
88.5 su 4 voti [ VOTA]
Macca
Giovedì 18 Giugno 2015, 17.23.55
5
Una piccola grande band, pian piano recupererò tutti i loro lavori. E cmq si, i Bokor io me li ricordo: recensire tra i rispolverati quel capolavoro di "Anomia 1"?
Monky
Giovedì 28 Agosto 2014, 19.56.01
4
Non perdono un colpo. Grandiosi.
Graziano
Giovedì 28 Agosto 2014, 11.59.57
3
Grazie a te che fai conoscere questa band stupenda. Un mistero del perchè quasi nessuno ne parli. Loro scelgono di non andare con etichette blasonate, nonostante abbiano più volte subito il corteggiamneto dalle metal labels europee. Da una parte gli fa onore, dall'altra c'è il rischio che rimangano per sempre nell'ombra.
Lizard
Mercoledì 27 Agosto 2014, 19.32.41
2
Ciao Graziano, grazie per l'opportuno appunto. Ho provveduto a correggere
Graziano
Mercoledì 27 Agosto 2014, 19.18.04
1
Ottima recensione, ogni tanto mi sento con loro via mail, e ordino da loro direttamente i dischi. Incredibile qualità media, nonostante le uscite continue. Sempre auto-prodotti, forse una delle poche band che ancora riesce ad esprimersi al 100%. Nota per il recensore: I membri della band son Kiwi trapiantati (non resistevo alla battuta) e vivono tra Nuova Zelanda e Inghilterra.
INFORMAZIONI
2014
Eat Lead and Die
Inclassificabile
Tracklist
1. Educate the Masses
2. To Do What Must Be Done
3. Overhaul
4. Trial of the Sentient
5. Penultimate
6. Resolution
Line Up
Jon (Voce, Chitarra)
Marcus (Chitarra)
Hugo (Basso)
James (Batteria)
 
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