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Voivod - Phobos
( 3215 letture )
Per una serie di ragioni, Phobos rappresenta un capitolo irripetibile nella carriera di una delle band più straordinarie e insolite che la storia del metal abbia mai partorito.
I motivi risiedono anzitutto nel particolare periodo in cui quest'opera così bizzarra e avvincente è stata data alle stampe, ossia allorquando, a causa dell'allontanamento di due dei suoi membri fondatori, i Voivod si erano trasformati in un trio.
Erano infatti i tempi successivi all'abbandono dello storico bassista Blacky, ormai parzialmente superati con l'uscita di due album nei primi anni '90, ma soprattutto era il periodo in cui Snake, a causa di gravi problemi personali, decideva di lasciare (perlomeno temporaneamente, oggi lo possiamo dire), salvo poi tentare di aprire la strada ad un nuovo progetto, Union Made.
Tali risvolti avrebbero potuto decretare la fine di qualsiasi band, quasi riuscendoci, specie se si considera che perfino la loro casa discografica di allora, la MCA Records, decise di non rinnovare loro il contratto.
Rimanevano per fortuna le due migliori armi a disposizione del monicker canadese: l'estro creativo di Michel Langevin, in arte Away, sia nelle arti grafiche che nella scrittura dei testi, e la maestria di Denis D'Amour, altrimenti noto con lo pseudonimo Piggy, tanto formidabile sotto l'aspetto compositivo quanto assolutamente non convenzionale e ingegnoso nel suo stile chitarristico.
Oramai era giunto il momento di lasciarsi alle spalle il glorioso passato e di ripartire su binari assolutamente inediti, ma per far ciò bisognava trovare qualcuno che potesse rimpiazzare degnamente chi, per un motivo o per un altro, si era perso per strada; fortuna volle che, sul loro percorso, trovarono Eric Forrest, ribattezzato in E-Force, tanto abile con le quattro corde quanto versatile, visto che a lui fu affidato anche il compito di sostituire Snake al microfono.

Phobos moon
Dying Star
Phobos doom
Lying Star…


Phobos fu il secondo album realizzato da questo inedito trio, a due anni di distanza da Negatron, e ad oggi è anche l'ultimo con la partecipazione di E-Force. A differenza del suo predecessore, creato senza particolari sovrastrutture o articolati intenti, ciò che rende intanto questo album molto particolare è la ritrovata voglia di costruire scenari immaginifici, in un connubio perfetto tra immagini, testi e soprattutto atmosfere e sonorità che hanno pochi eguali, specie in questa ambientazione, ispirata a visioni apocalittiche proiettate nei più oscuri anfratti del cosmo. Dal titolo ispirato al nome della maggiore delle due lune del pianeta Marte (un nome che peraltro ha anche tetre origini mitologiche), Phobos rappresenta infatti il ritorno alla composizione di un concept album dopo diversi anni e la ritrovata capacità di rendere magnificamente in suoni gli intenti veicolati dai testi.
Fin dalle prime battute, tutto ciò diventa presto tangibile, prende corpo e si materializza idealmente dinnanzi ai nostri occhi con Catalepsy I, intro strumentale infarcita di suoni elettronici talmente estranianti che, se non si sapesse che siano stati prodotti grazie all'impiego di intricati artifici tecnologici, potrebbero facilmente essere interpretati come suoni di origine aliena. Del resto questo aspetto ha spesso rappresentato uno dei tratti distintivi del loro sound, vale a dire il ricorso a suoni inorganici ispirati all'immaginario extraterrestre, una caratteristica che, date le premesse, non può che essere imprescindibile anche in Phobos. Pulsazioni elettroniche e suoni sintetici appaiono e scompaiono di continuo, sono fondamentali per costruire l'ambientazione dei brani, possono perfino assumere tratti funerei, come nella strumentale Temps Mort, ma spesso sono semplicemente il preludio per introdurre splendidamente brani in grado di offrire un saggio della potenza di cui questo storico gruppo, unico nel suo genere, è pienamente capace.
Difatti, è in cornici come questa che gli strumenti fanno il loro ingresso con estrema veemenza e, mentre la sezione ritmica trita meccanicamente i secondi, le chitarre sventagliano riff taglienti come lame affilate. In più, il principale punto di forza di questo album è senz'altro da ricercarsi in un songwriting eccezionale che si poggia su partiture inusuali e assolutamente imprevedibili nel loro svolgimento, in un continuum di progressioni, accelerazioni e rallentamenti che hanno quasi dell'inumano.
A questo si combinano una violenza sonora ed una tossicità che niente hanno da meno rispetto alle manifestazioni più aggressive del thrash più estremo (qui citato in quanto rimane comunque il genere di origine), elementi questi che sono stati ripresi e riacuiti durante il periodo di permanenza di Eric Forrest in line up.
La furia devastatrice dei cordofoni, condotti dal compianto Piggy (da sempre vera anima della band) e dallo stesso E-Force al basso, unita al lavoro impressionante di Away alle percussioni, viene letteralmente squarciata dalle corde vocali dello stesso Forrest, la cui prestazione, strano a dirsi, riesce nell'ardito compito di non lasciare eccessivamente spazio ai rimpianti nei confronti del grande assente di quegli anni, vale a dire Snake. È chiaro che le linee vocali dei Voivod sono state e verranno sempre associate alla sua inconfondibile timbrica, decisamente meno sporca, alla sua cadenza ed alla sua figura carismatica, ma proprio per questo il compito di E-Force era ancora più complesso ed a lui va quantomeno dato atto di essere riuscito a svolgere degnamente il suo compito anche nel ruolo di vocalist durante la sua nient'affatto breve permanenza (per la precisione, dal 1994 al 2001).
I flussi elettrici scorrono come pioggia su un terreno reso accidentato dalle asperità ritmiche, in un'alternanza di seppur lievi rallentamenti o fugaci break e repentine ripartenze strumentali. Le parti vocali si adattano perfettamente ai tempi ed ai livelli di saturazione di quelle strumentali strumentali, spesso abbastanza spinti, inserendosi dalle retrovie ma imprimendo comunque le loro indispensabili sferzate, alternando squarci acidi e corrosivi a sezioni allucinate e asettiche, rese ancor più impersonali dall'effettistica, di cui a tratti si finisce persino per abusare (non con accezione negativa).
Un esempio è offerto da Quantum, che è forse uno dei brani meno elaborati del lotto, ma che risulta comunque alquanto coinvolgente anche grazie al ricorso a tecniche di distorsione che trasmutano la voce del cantante in quella di un cyborg.
Ma le principali testimonianze di tale "abuso" sono soprattutto riscontrabili nel guitar work di Piggy, nel suo sapiente ricorso all'effettistica, ma anche nella sua capacità cambiare passo, di accelerare vorticosamente, fino ad esplodere turbinii di flussi elettrici distorti dalla portata assolutamente devastante. Dal canto suo alle quattro corde E-Force mostra personalità, prestando sovente anche il fianco a dialoghi tra cordofoni, dettando i tempi in maniera grandiosa e riuscendo quasi a tener testa al suo incontenibile avversario, come accade ad esempio tra i "vapori tossici" di Mercury, mentre Away alle percussioni svaria in maniera grandiosa regalando anche alcuni pregevoli assoli, come avviene nel bel mezzo delle "infezioni chimiche" veicolate da Bacteria, in cui, come peraltro il titolo suggerisce, la virulenza del sound dei canadesi trova una delle sue massime forme di espressione.

Citare un brano piuttosto che un altro è in questa sede semplicemente funzionale ad evidenziare un aspetto piuttosto che un altro, magari perché esso si manifesta con maggiore chiarezza in un particolare frangente durante oltre un'ora di ascolto ma, come talvolta accade, nel caso specifico risulta quanto mai impresa ardua riuscire a scorporare dal contesto un episodio in particolare, giacché ci si trova di fronte in realtà ad un unicum, ad un inalterabile ed inscindibile flusso magnetico che, se sperimentato con la giusta predisposizione mentale, è in grado di attrarre tanto intensamente da far rimanere col fiato sospeso dal primo all'ultimo nanosecondo.
Ciononostante, anche se le premesse rimangono invariate, non si ha comunque difficoltà ad affermare che questo sia uno di quei casi in cui l'intero platter può essere rappresentato al meglio, persino incarnato dalla sua title track; per citarne un segmento, ad esempio, quando ad un certo punto le corde di Piggy sembrano aver ormai intrapreso delle progressioni inarrestabili, accade l'imprevedibile, ovverosia i tempi si dilatano improvvisamente e, in un sottofondo ricco di strani effetti artificiali, tuonano riff possenti e corposi, che segnano uno dei momenti più entusiasmanti in assoluto.
Risulta altresì alquanto ostico racchiudere l'essenza di un'opera così atipica entro confini ben precisi e, tutto considerato, anche questo aspetto contribuisce ad ingigantirne la portata ed accrescerne la longevità.
Volendo però inquadrarla nel contesto della variegata discografia della band nordamericana, di cui tra l'altro costituisce il nono capitolo, probabilmente il modo migliore per definirla è collocarla stilisticamente in una perfetta via di mezzo tra due album specifici che l'hanno preceduta.
Il primo rimane inarrivabile, non solo per i Voivod stessi, ma per chiunque: si tratta di Dimension Hatröss, che quasi un decennio prima aveva rappresentato lo stravolgimento totale dei canoni stilistici del thrash, rivestendolo di effetti cibernetici, estremizzandone gli aspetti sperimentali ed il grado di aggressività. A tal proposito è d'uopo citare Neutrino che, dopo essersi dischiusa con l'eco di veri e propri bombardamenti sonori in down tempo attorno a cui si costruisce l'impalcatura del brano, evolve in una di quelle spirali vorticose tipiche del cyber-thrash voivodiano di quegli anni, riprendendone perfino l'atmosfera e l'ambientazione.
Naturalmente il secondo tra questi è invece il suo diretto predecessore, Negatron, di cui questo album rappresenta non solo la naturale prosecuzione, soprattutto per la sua meccanica impetuosità, ma anche un considerevole passo in avanti sia sotto l'aspetto meramente compositivo, sia per una più elaborata costruzione dell'architettura e dell'atmosfera dei brani. The Tower è una di quelle tracce in cui maggiormente si avvertono rimandi a Negatron ma non solo, dato che in essa viene esasperato il contrasto di sezioni estremamente serrate, dannatamente rabbiose anche nel cantato, con pause strumentali, acustiche ed essenzialmente psichedeliche. Del resto, si ritrovano anche qui come in Negatron influenze tipicamente industrial, evidenti ad esempio nella penultima traccia, M-Body, un concentrato di riff che si ripetono ciclicamente con meccanicità ed in modo asfissiante.
Chiude il disco 21th Century Schizoid Man, a cui va dedicato un discorso a parte: si tratta chiaramente della cover di un noto brano dei King Crimson, maestri del prog rock che qui furono alle prese con una delle canzoni più "heavy" composte in quell'ambito negli anni in cui il metal iniziava ad emettere i suoi primi vagiti. Il ritmo è velocizzato, i suoni sono potenziati e moderni, ma l'idea non era quella di rivoluzionare il brano, bensì di riproporlo con le vesti rispolverate mantenendone le caratteristiche peculiari, ossia la schizofrenia e le trame distintive del prog anni '70. Si tratta di un brano quasi intoccabile, che solo una band del calibro dei Voivod poteva essere in grado di riproporre con tanta destrezza, quasi a voler ancora una volta sottolineare la matrice prog del loro sound, come già fatto in passato con i Pink Floyd.
Si può dunque affermare che corpo originale dell'album si chiuda realmente con M-Body; questo brano, insolitamente aperto da un chorus di voci in primo piano, corpose e fameliche, a tratti al limite dello scream, offre lo spunto anche per introdurre la partecipazione straordinaria, anche ai microfoni, di un illustre ospite, vale a dire Jason Newsted. Non è l'unica, anche Karyn Crisis ha dato il suo contributo a rendere ancor più minacciose le parti canore di un altro brano, Forlon, specie in concomitanza con le accelerazioni claustrofobiche contenute al suo interno. Ma quella del bassista dei Metallica rappresenta qualcosa di più, segna l'ennesima svolta nella carriera della band canadese.

Qualche anno dopo questo album Snake decise di tornare, questa partecipazione apparentemente estemporanea di Jason Newsted (presto ribattezzato in Jasonic) si tramutò in un suo ingresso effettivo in line up, mentre Eric Forrest fu costretto a lasciare.
Non sapremo mai cosa ne sarebbe stato dei Voivod negli anni a venire se quel trio fosse rimasto in pianta stabile e magari se Piggy non fosse scomparso tragicamente a soli quarantacinque anni. Di certo in parte Negatron, ma soprattutto Phobos, rappresentano un lascito straordinario di questo eccentrico trio, al punto che Phobos stesso venga da più parti annoverato tra i capolavori dell'intera storia della band. Del resto riuscire a produrre un tale composto avanguardistico di sonorità futuristiche, cibernetiche, meccatroniche, psichedeliche, ma al contempo oscure, acide ed inumane nella loro spasmodica ossessività, è un'impresa che solo i grandi sono in grado di compiere.
Non resta che viaggiare attraverso questo tunnel spazio-temporale, perdersi nelle macabre tenebre dello spazio siderale oppure accontentarsi di lasciarsi schiacciare dalle forze gravitazionali mantenendo i piedi (e la mente) inchiodati al suolo terrestre.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
91.06 su 16 voti [ VOTA]
Doomale
Martedì 31 Maggio 2016, 12.15.18
17
Grande album...prosegue il percorso iniziato con Negatron. Ammetto che la parentesi con Eric Forrest mi è piaciuta davvero molto...Inutile pure continuare a dire che geni erano. Ma soprattutto che rabbia che mi viene quando penso che 'sti qua rispetto a quanto dato non hanno raccolto nulla o comunque poco...poi penso a qualche gruppettino pseudo-metal che oggi sento dire che hanno fatto la gavetta e quindi meritano il moderato successo che hanno..ma va la...Comunque mio voto 8,75. Gran disco
BrinkoBronko
Martedì 1 Marzo 2016, 0.21.29
16
E' il primo disco che ho ascoltato dei Voivod. Stile diverso da quello della formazione storica, ma si tratta di una vera e propria space opera psichedelica con i controcoglioni!
robby
Domenica 29 Novembre 2015, 12.00.17
15
insuperabile
Free Jazz
Martedì 3 Novembre 2015, 15.52.54
14
per chi non riuscisse ad apprezzare il disco in questione, consiglio di farsi una passata su Post e Sludge Metal, il sound è fortemente ispirato da suddetti
Enzo
Domenica 9 Agosto 2015, 15.39.58
13
Quest'album qua é un cartone in faccia! Pesantezza e potenza in stile Voivodiano...uno dei piu bei album degli anni 90'...semplicemente sensazionale...
Necrolust
Sabato 15 Novembre 2014, 14.45.47
12
Mi accodo al commento di Er Trucido. A me l'era Forrest è sempre piaciuta un casino e reputo questo uno splendido disco. Ostico vero, ma dannatamente affascinante, come solo i grandi lavori sanno essere.
Galilee
Lunedì 1 Settembre 2014, 11.27.18
11
Nettamente, in realtà no, perchè sono decisamente due dischi molto diversi, però secondo me Katorz è uno dei loro dischi migliori. Poi vabbè, io son di parte parlando di Voivod, adoro veramente tutto quello che hanno fatto.
Galilee
Lunedì 1 Settembre 2014, 10.55.47
10
Per me katorz è nettamente superiore.
Er Trucido
Lunedì 1 Settembre 2014, 10.45.40
9
Beh Galilee, i successivi sono bei dischi ma non sono a questo livello
Galilee
Lunedì 1 Settembre 2014, 9.48.07
8
L'ultimo capolavoro dei Voivod non direi proprio... Comunque disco favoloso.
krok
Domenica 31 Agosto 2014, 19.55.21
7
finalmente qualcuno rende giustizia a questo disco! Er trucido al commento 3 ha centrato la questione...l'ultimo capolavoro dei Voivod...
Er Trucido
Domenica 31 Agosto 2014, 12.27.10
6
Sì è un disco ostico ed uno dei più lunghi, quindi capisco che si faccia fatica a digerirlo, è alienante ed oppressivo però una volta capito entra dentro
Nikolas
Domenica 31 Agosto 2014, 12.23.07
5
Io dovrei riascoltarlo perché è uno dei dischi con cui ho fatto più fatica dei Voivod, ricordo un paio di gran pezzi ma in generale l'ho mezzo abbandonato per altri dischi... ci riproverò
CYNIC
Domenica 31 Agosto 2014, 12.13.05
4
Copio il commento di Er Trucido parola per parola, sperando che Er Trucido & Metallized non mi denuncino per violazione di Copyright TUTTE killer songs in particolare Phobos & Forlon, album da avere.
Er Trucido
Domenica 31 Agosto 2014, 11.10.43
3
Disco stupendo, l'ultimo capolavoro della carriera dei Voivod, ancora avanti oggi figuriamoci 17 anni fa.
Resurrection
Domenica 31 Agosto 2014, 2.09.07
2
Mai piaciuto.
entropy
Sabato 30 Agosto 2014, 13.23.18
1
Non sono un grande amante dell'epoca "forrest", questa versione della band è un po' troppo feroce per i miei gusti. Preferisco i loro fantastici dischi precedenti un po' più "melodici" (nothing face, Killing tecnology e anche angel rat). Per me quest'album merita un 70/75, in linea con negatron.
INFORMAZIONI
1997
Hypnotic Records
Prog/Thrash
Tracklist
1. Catalepsy I
2. Rise
3. Mercury
4. Phobos
5. Bacteria
6. Temps Mort
7. The Tower
8. Quantum
9. Neutrino
10. Forlon
11. Catalepsy II
12. M-Body
13. 21st Century Schizoid Man
Line Up
Eric Forrest "E-Force" (Voce, Basso)
Denis D'Amour "Piggy" (Chitarre)
Michel Langevin "Away" (Batteria, Elettronica, Fisarmonica)

Musicisti Ospiti
Karyn Crisis (Cori nella traccia 10)
Jason Newsted (Basso, Cori nella traccia 12)
Ivan Doroschuk (Elettronica)
James Cavalluzzo (Elettronica)
 
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