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Enslaved - Isa
( 2530 letture )
Il ghiaccio è da sempre considerato simbolo di solida immutabilità: duro a frattura, ma al contempo trasparente e candido, rappresenta alla perfezione l'animo solido e forgiato dai valori, ma al contempo semplice, del guerriero. Non è un caso che proprio al ghiaccio sia intitolata una runa, Isaz, raffigurata con un solo tratto verticale, un algido pilastro di cristallo a sorreggere il palazzo del nord; eppure questo elemento è meno scontato di quanto voglia dare a vedere. Pochi sanno che, a seconda delle condizioni di temperatura e pressione, il ghiaccio può cristallizzare in una decina di forme diverse, basti anche solo pensare ai fiocchi di neve e a tutte le geometrie perfette che questi possono assumere.
Ripensando a questo ossimorico contrasto di unità e polimorfismo, non può non venire in mente chi, forse ispirato da questo pensiero, è riuscito a mettere in musica un lavoro solido e compatto, semplice ma al contempo sfaccettato e ricco di sfumature.

Corre il 2004 quando gli Enslaved danno alla luce Isa, un disco che fa della ricerca il proprio punto forte e coniuga l'anima più nera dei norvegesi con un approccio eclettico, fatto di dilatazioni armoniche e melodie sempre ricercate, di incastri e scansioni ritmiche cadenzate. Un'alternanza di sezioni nere come la pece e aperture oniriche compone il platter, sviluppando un continuum in cui i brani si susseguono in un turbinio di caleidoscopiche sensazioni, disorientando l'ascoltatore e non lasciandogli il tempo di adeguarsi alla proposta della band.
L'impasto percussivo predilige i mid-tempos alle velocità elevate, optando per un generale lavoro di fino sulle ritmiche (Bounded By Allegiance) più che sull'impatto, seppure non manchi qualche passaggio in cui Cato Bekkevold fa uso di pattern cari ai generi estremi (Violet Dawning, Neogenesis). Alle pelli, finalmente valorizzate da dei suoni curati, si miscelano le basse frequenze di Grutle Kjellson, che riesce a trovare uno spazio tra le due asce irrobustendone il suono e inspessendo l'atmosfera nei passaggi più dilatati.
Ma sono le sei corde della coppia Bjørnson/Isdal le vere protagoniste, in grado di passare da un riffing tirato (ultimo rimasuglio insieme alle vocals di Grutle Kjellson di una matrice black che nel corso degli anni andrà sempre più dissolvendosi nell'Enslaved sound) a ritmiche massicce care al viking (Isa, che tra l'altro ospita Nocturno Culto dietro al microfono) e ancora lambire con classe lidi prog con aperture di accordi mai scontati, plasmando i brani con passaggi di umori diversi: la feralità lascia spazio all'epicità, il delirio alla malinconia, la tradizione alla sperimentalità, eppure il tutto riesce a convivere in modo fluido consentendo alla band anche qualche esperimento come in Secrets of the Flesh, in cui è ospite Dennis Reksten, la mente dietro agli Elektrisk Regn , ai synth.
Non indifferente è il contributo di Herbrand Larsen: da un lato bilanciamento candido alle urla di Grutle, dall'altro tessitore di luce in grado di ampliare gli spazi con il proprio lavoro alla tastiera, come nel break di Lunar Force, impreziosita anche dalle vocals di Abbath.
La tracklist è articolata in dieci episodi, comprensivi di intro e outro, per una cinquantina di minuti in cui il quintetto esplora diverse forme, tendendo verso le nuvole in Ascension, preferendo le atmosfere più intime con le aperture acustiche di Return to Yggdrasil e lasciandosi andare a lunghi vagheggi in Neogenesis, suite che racchiude in sé tutto il desiderio della band di esplorare territori musicali oltre i confini dei generi, vedasi i magnifici assoli.
La grandezza di questo lavoro risiede nella sua ricchezza e nell'equilibrio con cui tutti i contributi sono dosati, riuscendo a sorprendere di brano in brano e risollevandosi anche laddove qualche traccia sembra mostrare il fianco (Bounded By Allegiance, Secrets of the Flesh), senza mai perdere in brillantezza od originalità.

È ironico come gli Enslaved siano riusciti a trovare proprio nel cambiamento una stabilità: a partire da Isa infatti la band ha mantenuto la formazione inalterata, completando lo sviluppo intrapreso con il corso del nuovo millennio e riuscendo a coniare una formula compositiva unica, destinata a conoscere delle evoluzioni ad ogni uscita. Come il ghiaccio, che anche se rimane celato per secoli sotto una coltre di strati assume forme diverse, è una cosa sola, così lo sono gli Enslaved e la loro storia passa anche per Isa, definitiva conferma del nuovo cambio di pelle dei norvegesi.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
96.2 su 15 voti [ VOTA]
Jack Sabbath
Venerdì 25 Marzo 2016, 16.17.16
5
82? É uno scherzo? Questo disco è un capolavoro. É la storia della musica a prescindere da generi e sottogeneri dai gusti personali e dalle impressioni soggettive. Ha profondamente lasciato il segno nell'evoluzione della musica. Dopo aver ascoltato questo disco quando uscì nel 2004 ho avuto difficoltà enormi ad ascoltare altro per diversi mesi. É magia pura. Voto 100
VomitSelf
Venerdì 19 Settembre 2014, 12.48.48
4
Un capolavoro.
hj
Sabato 13 Settembre 2014, 15.41.11
3
sicuramente uno dei migliori di Grutle e compagnia. Videoclip della titletrack splendido.
Ad astra
Sabato 13 Settembre 2014, 13.01.50
2
Bello bello bello.... Mi ricordo quando lo presi all'epoca... Non sapevo bene cosa portarmi a casa dal negozio dei dischi.. Conoscevo gli enslaved ma mi ero fermato a eld. Era un po che non li ascoltavo...tornai a casa lo nisi sul player e fu magia.... Bravo gio bravo!
Resurrection
Sabato 13 Settembre 2014, 11.45.15
1
Per me non ne hanno mai sbagliato uno, questo è un ottimo disco ma gli preferisco Ruun e gli ultimi due (limitandomi al "nuovo" periodo).
INFORMAZIONI
2004
Tabu Records
Black
Tracklist
1. Intro: Green Reflection
2. Lunar Force
3. Isa
4. Ascension
5. Bounded By Allegiance
6. Violet Dawning
7. Return To Yggdrasil
8. Secrets Of The Flesh
9. Neogenesis
10. Outro: Communion
Line Up
Grutle Kjellson (Voce, Basso)
Herbrand Larsen (Voce, Tastiere)
Ivar Bjørnson (Chitarre)
Arve Isdal (Chitarre)
Cato Bekkevold (Batteria)
 
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