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Reciprocal - New Order of Ages
( 1039 letture )
Seconda uscita per gli statunitensi Reciprocal, che si presentano al grande pubblico in formato fisico dopo aver prima rilasciato questo New Order of Ages in versione digitale nel Novembre del 2013. L’etichetta indipendente Lacerated Enemy Records ha deciso di includerli nel proprio roster e oggi possiamo decisamente notare quanto un minimo di pubblicità giovi alla "fama" di un gruppo. Questo lo dico perché indubbiamente, se non ci fosse stato il contratto con l’etichetta discografica, in pochi, pochissimi avrebbero saputo dell’uscita di questo album. Potrei raccontarvi tutte le storie soprannaturali del caso: per esempio che chi conosce Jeff Hughell per i suoi trascorsi nei Six Feet under o nei Brain Drill avrebbe ascoltato il nuovo parto di questo suo ennesimo progetto, ma si parlerebbe comunque di una ristretta cerchia di affezionati. Lungi da me mancare di rispetto alla band; in fin dei conti vivo di label piccole che portano alla luce delle realtà spesso e volentieri dimenticate nell’oblio, ma la verità è che questa uscita è la pura dimostrazione che ancora oggi, un minimo, l’essere sotto etichetta serve a qualcosa.

A conti fatti, musicalmente parlando, questo New Order of Ages porta ben poco all’ascoltatore e non ha molte frecce al suo arco, per così dire; da un altro punto di vista, potremmo affermare però che di frecce ne abbia fin troppe. Veniamo al dunque: la band propone technical death di stampo statunitense e lo si percepisce dopo venti secondi (anche meno per chi ha l’orecchio fino). Si tratta di un technical che prende spunto da gruppi oramai noti anche alle cerchie meno avvezze a questo genere, quali Spawn of Possession, Hate Eternal, Cannibal Corpse, Arsis e quel pizzico di Carcass di epoca Heartwork che non guasta mai, anzi. Il problema è che questi prendono spunto da questo calderone ampissimo, aggiungono alla ricetta millecinquecento note al macrosecondo come la legge vuole e tuttavia falliscono nel lasciare trasparire un carattere ben definito. L’impressione che si ha ascoltando l’album è che le canzoni siano state composte lungo un arco di tempo molto ampio soffrendone in organicità, che in questo caso è fondamentale; quelle influenze che inevitabilmente vengono prese da gruppi esterni non sono riscontrabili in ogni canzone. Mi spiego: norma vorrebbe che la personalità (se così vogliamo chiamarla) si manifesti concretizzando idee in passato diametralmente opposte tra loro in canzoni uniche, che insieme diventano un possente titano. In questo caso le idee vengono prese e proposte singolarmente, una dopo l’altra, brano dopo brano, lasciando una certa disomogeneità stilistica palpabile anche ad un neofita; questa è la pecca maggiore del disco, o per meglio dire la seconda più grande. La pecca più evidente è in effetti la durata: sessantanove minuti, di cui almeno una ventina trascurabili, spalmati attraverso undici canzoni. Partendo dal presupposto che questo album dura più o meno venticinque/trenta minuti in più della media del genere, infastidisce ancora di più che ad ogni traccia, nel finale, vengano aggiunti due o tre minuti di scenette e samplers che portano il tutto a voler saltare tutto, pari pari. Che questi ragazzi abbiano voluto estrapolare le situazioni e le tematiche e contestualizzare il soggetto delle singole tracce è positivo, ma che tutti i sample, se presi insieme, abbiano una durata di oltre venticinque minuti diventa discretamente esagerato. Questo smorza l’aggressività, l’adrenalina e la possibilità di sentirsi di filato un album che musicalmente parlando conta poco più di quaranta minuti di musica effettiva. Magari agli occhi di qualcuno questo può essere una sciocchezza, ma provate voi a sorbirvi questi filler per tutte quegli ascolti necessari alla realizzazione di una recensione e capirete quanto fastidioso possa essere.

Detto ciò i Reciprocal sono bravini, hanno studiato tutto a menadito per essere all’altezza degli standard moderni e sono diversi gli spunti di interesse che si susseguono lungo l’ascolto. Non vi propongo nessuna traccia in particolare: preferisco lasciarvi, qualora voleste, il piacere di ascoltare in prima persona e farvi una vostra idea personale, come del resto dovrebbe essere. I quattro sanno suonare e la produzione ha il pregio di far capire quanto non vi sia nulla di artificiale qui dentro, perché tutto è stato creato dalle loro reali capacità e nulla è automatizzato. Ottimo anche l’aver scelto di proporre un album che negli ultimi tempi affronta avversari iperprodotti ed "adulterati" dalle mirabolanti capacità dei marchingegni computeristici: si sentono la naturalezza e la pesantezza del plettro e della batteria e il cantato è reale, una volta tanto. Consiglio l’album agli amanti del genere, è sempre e comunque un prodotto per certi versi appetibile che potrebbe fare felici diversi sostenitori, ma purtroppo oggi offro la bastardata quotidiana e, non riuscendo proprio ad andare al di là di errori macroscopici, per la finalizzazione del prodotto bypasso il tutto con un: "Next time will be better".



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
56 su 2 voti [ VOTA]
Kriegsphilosophie
Giovedì 18 Settembre 2014, 15.06.24
1
Pienamente d'accordo! Album troppo lungo e di una noia assurda, a differenza del precedente che ascolto tutt'ora. Han voluto strafare senza motivo e questi sono i risultati.
INFORMAZIONI
2014
Lacerated Enemy Records
Technical Death Metal
Tracklist
1. New American Century
2. Esoteric Agenda
3. Profit Before Protocol
4. Guilty Until Proven Innocent
5. Illuminati
6. New Order Of The Ages
7. Saintan
8. Mystery, Babylon The Great, Mother Of All Harlots And Abominations Of The Earth
9. Tyrannicide
10. Oblivion
11. RIP (Memento Mori)
Line Up
Jacob Enfinger (Voce)
Andy Mcleod (Chitarra)
Jeff Hughell (Basso)
Dustin Perle (Batteria)
 
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