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Winds of Plague - Resistance
( 937 letture )
Ho sentito parlare più volte dei Winds of Plague, ma non li ho mai ascoltati.
Vuoi perché i pareri arrivati non sono mai stati del tutto convincenti né entusiasti, vuoi perché l’euforia l’ho sempre trovata nei commenti alla tastierista del gruppo e a me personalmente poco importa, fatt’è che mi ritrovo ad oggi ad accostarmi a loro per la prima volta.
I Winds of Plague, corposo gruppo californiano, si formano nel 2002 con il nome di Bleak December.
Tre anni dopo il nome cambia in Winds of Plague prendendo spunto dal testo del brano Endless degli Unearth. Il gruppo lancia la sua proposta deathcore amalgamata a moduli fortemente symphonic metal.
E così anche quest’album non smentisce la matrice stilistica dei Winds of Plague.

L’album scivola bene durante l’ascolto, lo trovo piacevole e ben strutturato.
Niente di eclatante, niente di innovativo ma gradevole e godibile.
L’unica differenza la fanno i suoni sinfonici che caratterizzano l’atmosfera di tutto il rilascio e che rendono il lavoro un po’ più caratterizzante rispetto ad altre uscite della scena deathcore. Purtroppo però, a parte quest’aspetto forte del loro stile, i Winds of Plague non si assumono troppi rischi e preferiscono camminare sui sentieri sicuri delle composizioni con poca identità che si confondono nel grande pentolone death.
Questa insufficiente definizione di originalità nell’album non incide però sulla tela ben congegnata del lavoro: non ci troviamo di fronte a un lavoro pastoso e melmoso, nel quale sono difficilmente distinguibili anche solo i riff. Tutt’altro, ci troviamo all’ascolto di un album preciso e senza sbavature, il pattern hardcore è potente e feroce, il confezionamento generale intreccia dual guitars, synth, passaggi sinfonici e un vocalism assolutamente coerente con l’amalgama complessiva.

Nello specifico: le chitarre sono efficaci sia nelle riffature che negli assoli, ben descritti e suonati con una buona tecnica. Il muro di corde costruito è fitto seppur accessibile all’ascolto, i ritmi sono sostenuti e scanditi lucidamente; i synth sono usati in modo sapiente e mai raffazzonato (forse un po’ pacchiani solo in alcuni transiti), non prendono la parte dei protagonisti e non coprono gli altri strumenti.
Il vocalism è caustico e come scrivevo prima aderisce perfettamente al sound dell’intero lavoro.
Le liriche sono cantate con ferocia e passione; una sola cosa mi fa storcere un po’ il naso: perché chiudere l’album con un featuring (quello con Chris Fronzak)? Voglio dire, se fossi un’appassionata dei Winds of Plague, non condividerei affatto questa scelta. La voce di Chris fa calare il sipario su questo lavoro, decisione discutibile, anche perché a mio parere il nostro Johnny Plague è nettamente superiore in efficacia vocale rispetto al collega Chris. Io avrei apprezzato di più che a chiudere l’album fosse la voce del frontman dei Winds of Plague. Ma tant’è.
La batteria è dinamica pur avendo un suono piuttosto cupo. Certo, non soffoca il resto della costruzione e sebbene non spicchi per eccellenza tecnica rimane comunque un mestiere ben governato.
La produzione è decente, senza ambizioni né superbie di alcun tipo. L’ho trovata un po’ secca e granulosa in alcuni punti, ma tutto sommato gli strumenti rispondono bene a questo mixaggio semplice e mai macchinoso.
Come ho scritto nell’introduzione, le note dolenti rimangono sicuramente la penuria di originalità, la mancanza di arditezza e una voglia di innovazione latente.
Ma c’è un altro aspetto che mal tollero: i testi. Carcass, Cannibal Corpse e colleghi vari avrebbero dovuto farmi scuola, e invece mi ritrovo spiazzata leggendo testi da adolescente che vuole fare il duro, pieni zeppi di banalità maschiliste, volgari e apparentemente (me lo auguro) senza alcuna consapevolezza di ciò che si sta scrivendo.
You spent your whole life sucking dick
Blood sucking scum leach on to anyone for life
E via dicendo. E la mia non è questione di fare la bigotta o la finto impressionata. Macchè. È questione che li ho trovati forzatamente violenti e volgari, troppo finti e spinti artificiosamente verso ciò che per loro è il limite dell’accettabilità, per dimostrare chissà quale brutalità di intenti.
Al di là di questo, in definitiva, un album presentabile, orecchiabile, piacevole.
Vero è che non ritroveremo quest’album nella classifica dei migliori album 2013, ed è altrettanto vero che non rientrerà a far parte dei peggiori rilasci del 2013.

Insomma, i Winds of Plague non contribuiranno di certo con questo rilascio a far risplendere il nome “death” nell’olimpo del metal, ma se si vuole ascoltare un discreto album death-core sinfonico, senza troppi impegni e a basse pretese, direi che questo sia un lavoro fortemente consigliabile.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2013
Century Media
Death Core
Tracklist
1. Open the Gates of Hell
2. Say Hello to the Undertaker
3. Sewer Mouth
4. Left for Dead
5. One Foot in the Grave
6. Time to Reap
7. United Through Hatred
8. Good Ol' Fashion Bloodbath
9. No Man Is My Master
10. Snake Eyes
Line Up
Jonathan "Johnny Plague" Cooke (voce)
Nick Piunno (chitarra)
Nick Eash (chitarra)
Andrew Glover (basso)
Alana Potocnik (tastiera)
Brandon Galindo (batteria)

Musicisti Ospiti:

Chris "Fronz" Fronzak of Attila (voce)
John Mishima of ex-As Blood Runs Black (voce)
Jay Pepito of Reign Supreme (voce)
Vincent Bennett of The Acacia Strain (voce)
 
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