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Monster Magnet - Dopes to Infinity
( 2875 letture )
DAL NEW JERSEY ALLA CONQUISTA DELLO SPAZIO….
Sono anni particolari quelli nei quali nacque Dopes to Infinity. Anni che non finiremo mai di raccontare e che ancora oggi, dopo vent’anni, continuano a dividere le opinioni e gli stati d’animo dei molti che ascoltano musica. Chi non riesce a calarsi in quel periodo con la dovuta immedesimazione, rischia seriamente di non capire niente di quanto stava accadendo. Da un lato, case discografiche e mass media pompano senza fine la scena alternative, che a questo punto sarebbe giusto definire mainstream, tanto nel metal quanto nel rock, le vecchie glorie degli anni Ottanta sono tutte in decadenza, tranne quelle che riusciranno a trasformarsi e accreditarsi come icone (vedasi i vari Metallica, Guns N Roses, Iron Maiden, e i già consolidati Ozzy Osbourne con e senza i Black Sabbath, AC/DC, Kiss e pochi altri), l’heavy metal sembra abbandonare gli Stati Uniti per arrivare in Europa e trovare qui la consolazione dei nostalgici attraverso il power metal teutonico/svedese, l’hard rock viene spazzato via dalle classifiche mondiali, resistendo strenuamente solo in Giappone, mentre si affermano generi decisamente più estremi come death e black. Per assurdo, in questo calderone, si fa strada sempre più un potentissimo fenomeno di revival delle sonorità settantiane, che conosceranno un recupero totale nella scena doom, finalmente protagonista dopo un decennio di ostracismo edonistico glam grazie al successo degli inglesi Cathedral e al nuovo giocattolo nato nella decade: lo stoner. Genere iperderivativo, al pari del doom, vedrà una sua consacrazione sempre più forte grazie ad alcune band che ne faranno un vero e proprio vessillo, ciascuna con la propria personalità: i primi della lista sono indubbiamente Monster Magnet, Kyuss e Sleep. Tutto questo, senza considerare le ulteriori diramazioni della famiglia doom, con l’altrettanto neonato sludge, il death/doom, il black/doom e, infine, il gothic/doom.

La storia dei Monster Magnet comincia in New Jersey alla fine degli anni ottanta e trova un suo continuo sviluppo e una sua crescita costante nei primi anni novanta. Dalla psichedelia/garage pura di Spine of God, il gruppo troverà già col successivo Superjudge uno sviluppo nuovo, che fonde doom, musica psichedelica, space rock, retaggi garage/punk e le più disparate influenze hard rock settantiane, unite ad una smodata e sfacciata esaltazione del consumo di droga come forma di ribellione ed esaltazione personale. L’influenza dei padri nobili del genere è evidente e sarà infatti pesantemente criticata dai contemporanei, salvo poi trovare una propria consacrazione, dando vita ad una vera e propria ondata di band retrò che tutt’oggi non sembra arrestarsi. Sarebbe fuorviante e assurdo non riconoscere che queste band tanto dovessero ai maestri ispiratori, eppure, altrettanto ingiusto sarebbe non riconoscere la personalità, la capacità di scrittura e la profonda ispirazione che ne animava i passi. Forse i successori saranno meno capaci di infondere una propria identità all’interno della corrente stoner, ma è indubbio che Monster Magnet, Kyuss e Sleep godessero ciascuno di una propria dimensione e di una immediata riconoscibilità.
Successivamente all’approdo del contratto major con la A&M e alla pubblicazione del grandioso Superjudge, per Dave Wyndorf e soci si apriva la necessità di raggiungere l’ambita consacrazione, tanto a livello commerciale, quanto a livello artistico. Specialmente negli Stati Uniti, queste due cose viaggiano a braccetto, almeno in un senso: senza successo economico, non c’è riconoscimento dello status e del valore artistico, c’è poco da fare. Ma per il master mind del gruppo, il problema non è solo e neanche tanto quello: le critiche ricevute bruciano sotto lo strato di strafottenza e sicurezza in se stesso. Il nuovo album dovrà quindi mettere tutti zitti, confermare la solidità della band e della sua proposta e, al tempo stesso, raggiungere la consacrazione economica. Il tutto, conservando il più possibile la propria dignità artistica e le proprie peculiarità. La band del New Jersey si apprestava a spiccare il volo alla conquista dello spazio sulle spalle del Bull God a propulsione atomica, ma all’epoca ancora tutto era ancora in gioco.

…OVVERO, LE DROGHE VERSO L’INFINITO
Quanto proposto dal gruppo nel proprio terzo album da studio è la versione da colossal cinematografico di quanto fatto fino a quel punto. Il suono si asciuga ulteriormente, perdendo in buona parte la preponderante deriva di fuzz, riverberi e caleidoscopi sonori e lasciando spazio a riff giganteschi, pantagruelici, capaci di evocare le immensità siderali e fredde galassie lontane, come enormi vulcani in eruzione o supernove pronte all’esplosione. Wyndorf riesce credibilmente a creare dodici brani maestosi, potenti, carichi di groove, rimembranti tanto lo space rock quanto il doom e la psichedelia, uniti ad un feeling sì settantiano, ma anche carico di intensità, di una formidabile capacità di evocazione e tutto sommato affatto nostalgici. Ancora una volta, è la personalità del gruppo ad emergere fortissima, con la caratteristica voce roca, potente e carismatica di Wyndorf che trova nuove qualità espressive, lo splendido e torrenziale stile chitarristico di Ed Mundell che puntella le cavalcate spaziali, il marziale e fantasioso lavoro della sezione ritmica a sorreggere costruzioni musicali immanenti e tremendamente affascinanti. Già la titletrack che apre il lavoro col suo riff spaventoso, potentissimo e al tempo stesso capace di proiettare l’ascoltatore nel vuoto spaziale, ci parla di un album semplicemente definitivo. Il suono ha perso lo spettro rumoristico infinito dell’album precedente, rinunciando al fuzz in cambio di una distorsione grande come un monolite spaziale. Se di antipasto vogliamo parlare è solo perché le portate successive saranno tali da raggiungere il gotha del genere, ma già da questa prima canzone il livello è altissimo. La successiva Negasonic Teenage Warhead, grazie al suo andamento ancheggiante e divertente, insinuante e al tempo stesso ruffiano e ruvido, costituiva il singolo perfetto e infatti sarà il primo successo per la band statunitense. Non un grande successo, ma certo un sasso era stato lanciato nello stagno dell’attenzione mondiale. E’ tempo del capolavoro, del brano immortale, ed ecco Look to Your Orb for the Warning: atmosfera onirica e siderale da mellotron, e poi sbam, il riff monumentale, devastante, irresistibile come la forza di gravità di un buco nero, intervallato da un bridge onirico e spaziale che ne amplifica l’immanenza primordiale e crea la tensione totale per l’esplosione orgiastica dell’assolo e per la caduta nel vortice spaziale del roboante finale. Un brano che vale una discografia, anche se è evidente come rispetto a Superjudge il gruppo, pur avvalendosi di mellotron e riverberi vari, tenga maggiormente sotto controllo la propria naturale furia espressiva, riducendo il minutaggio di un finale che poteva dilatarsi ben oltre il limite imposto. Basti in questo senso confrontare questa canzone con l’analoga titletrack del disco precedente, nel quale il finale assumeva davvero l’aspetto di una corsa a rotta di collo per le stelle, senza controllo e senza bussola. Sazi? Macché, è già tempo di una nuova perla estratta da uno scrigno traboccante. All Friends and Kingdom Come è semplicemente onirica, un sogno messo in musica, le ricchezze di un Oriente perso nello spazio aprono le loro porte come la sconosciuta, meravigliosa, misteriosa e terribile India si presentava ad Alessandro Magno oltre duemila e trecento anni fa. Splendida la melodia, splendido il lavoro delle chitarre, incredibili l’atmosfera e la capacità evocatrice della penna di Wyndorf in quegli anni. Abbiamo parlato di sogni e capacità evocative? Benissimo, è tempo di incontrare gli incubi e il lato oscuro di ciascuno di noi: Ego, the Living Planet è uno strumentale ossessivo e a suo modo davvero inquietante, che vi terrà inchiodati all’ascolto, grazie ad un nuovo riff incredibile e alla sua trama annichilente. Rifiatiamo subito dopo, con l’acustica Blow ‘em Off, che introduce una gran quantità di strumenti acustici e ad arco, per una delle tracce più ispirate e coinvolgenti, grazie anche all’ottimo lavoro di basso sottostante.
Inutile continuare un track by track troppo lungo e tedioso, anche perché ciascun brano di Dopes sto Infinity possiede il crisma del capolavoro. Che sia l’apocalittica e ancora incredibilmente potente ed evocativa Third Alternative, un brano che andrebbe considerato nell’ipotesi dell’abbattimento di un palazzo a suon di riff, o la scapestrata e furibonda I Control, I Fly, garage punk al suo massimo o la splendida King of Mars, altro punto di livello assoluto di un disco senza difetti. Bellissime ancora la semiacustica, apparentemente leggera e invece inquietante Dead Christmas e il nuovo brano strumentale, Theme from “Masterburner”, stavolta dichiaratamente di stampo cinematografico, splendida colonna sonora di un film mai esistito. Chiude il maelstrom senza fine di Vertigo, altro diadema di una ricchissima corona.

APOTEOSI DI UNA ISPIRAZIONE COSMICA
Dopes to Infinity è, in conclusione, un disco splendido, perfettamente riuscito e dotato di dodici brani molto diversi tra loro, eppure tutti palesemente marchiati a fuoco dalla personalità dei Monster Magnet e di Dave Wyndorf. Il compito iniziale è, a livello artistico, pienamente perseguito. Il disco è decisamente più avvicinabile del predecessore anche per un pubblico meno avvezzo a sonorità space e psichedeliche, più vicino al doom e all’’hard rock, non per questo svenduto o easy listening. Anzi, a livello di densità di ispirazione, si può dire che sia anche superiore al precedente o almeno di pari livello qualitativo, riuscendo nell’intento di elevare il gruppo a entità a se stante (nessuna cover viene infatti inclusa nella tracklist definitiva, a differenza di quanto fatto in Superjudge) grazie ad una maggiore definizione della sua identità propria. Il successo commerciale, per quanto inferiore al preventivato, comincerà ad arridere alla band del New Jersey grazie all’heavy rotation del singolo Negasonic Teenage Warhead, che sarà utilizzato anche nella colonna sonora di un film statunitense, mentre una versione ridotta di Look to Your Orb for the Warning andrà addirittura nella colonna sonora di The Matrix. Purtroppo, non tutto procedeva al meglio in seno alla band: la line up da qui in avanti diventerà sempre più instabile, lasciando il solo Wyndorf come membro fisso assieme al fido Ed Mundell (anche lui però lascerà la nave nel 2010) e lo stesso capitano e master mind comincerà da ora in avanti la propria discesa nell’Inferno della dipendenza. Dopes to Infinity resta l’apoteosi dell’ispirazione “cosmica” della band, che col successivo Power Trip (altro album imprescindibile) traslerà la propria proposta ulteriormente verso una dimensione più puramente rock’n’roll, che sarà baciata finalmente dal grande successo commerciale e caratterizzerà i dischi successivi del gruppo, fino al ritorno “spaziale” dell’ultimo, ottimo, The Last Patrol.
Vero e proprio capolavoro di quella decade, Dopes to Infinity conferma tutto il proprio valore anche a distanza di quasi vent’anni. Fuori dal tempo come lo era allora, apice di un genere e di un’epoca che forse alla luce anche di dischi di tale livello meriterebbe oggi una ben diversa considerazione.



VOTO RECENSORE
91
VOTO LETTORI
92.31 su 16 voti [ VOTA]
matthew hamnett
Sabato 14 Maggio 2016, 21.57.23
8
Insieme a blues For the red sun ,welcome the sky Valley e ad astra questo dopes non può mancare nelle collezioni di chi ama lo stoner .concordo con i voti.
InvictuSteele
Sabato 9 Aprile 2016, 14.17.23
7
Il capolavoro assoluto della band, dopo i primi due eccellenti lavori ecco la perfezione. Dopo di questo purtroppo hanno tolto tutta la componente psichedelica e sono diventati super tamarri, sempre bravi ma a me hanno stancato, per poi ritornare allo stoner con l'ultimo grande album... ma i primi tre sono gemme. Voto 93
Rob Fleming
Domenica 31 Gennaio 2016, 15.59.47
6
Il loro vertice assoluto. Ogni nota è perfetta
Witchcraft
Venerdì 3 Ottobre 2014, 20.52.47
5
IMMENSO!!!!
Arrraya
Lunedì 29 Settembre 2014, 22.01.57
4
10 pieno e totale. Epocale è un termine che per DTI si può abusare, ma anche classico senza tempo. Uno dei primi dieci album degli anni '90, ma potrebbe incastrarsi benissimo in qualsiasi decennio. Wyndorf fece la classica ciambella con il buco.
spiderman
Domenica 28 Settembre 2014, 17.16.17
3
Discone stupendo ed epocale, che fonde perfettamente assieme le piu'svariate influenze musicali quali hawkind, Cream, Aerosmith, Black Sabbath, kiuss, ecc.Semplicemente stupende tutte le canzoni, ognuna a suo modo coinvolgente, ma a mio parere la titletrack, Nagasonic Teenage Warhead , Third Alternative, Look to your Orb for the Warning, I control I fly, Them of Masterbarner e Vertigo sono semplicemente immense.Un oper al di la del tempo, un opera metafisica e "spaziale".Voto: 96.
Masterburner
Sabato 27 Settembre 2014, 20.46.26
2
Probabilmente il più grande disco rock di tutti i tempi, almeno per me. Lo ascolto senza mai stancarmi da 20 anni. Dave è stato toccato dagli Dei nel 1995.
Galilee
Sabato 27 Settembre 2014, 9.48.26
1
Ottima recensione, disco epocale. Il disco stoner per antonomasia, almeno per me. 95/100
INFORMAZIONI
1995
A&M Records
Stoner
Tracklist
1. Dopes to Infinity
2. Negasonic Teenage Warhead
3. Look to Your Orb for the Warning
4. All Friends and Kingdom Come
5. Ego, the Living Planet
6. Blow 'em Off
7. Third Alternative
8. I Control, I Fly
9. King of Mars
10. Dead Christmas
11. Theme from "Masterburner"
12. Vertigo
Line Up
Dave Wyndorf (Voce, Chitarra, Basso, Percussioni, Theremin, Organo, Campane, Mellotron, Produttore)
Ed Mundell (Chitarra, Basso, Cori)
Joe Calandra (Basso, Chitarra, Cori)
Jon Kleiman (Batteria)
 
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