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Ace Frehley - Space Invader
( 2595 letture )
Prima Recensione di: Franco Leonetti "Frankiss"

Space Ace is back!! Sì, ne è passato di tempo dall'ottimo Anomaly, ben cinque anni, e con gioia ritroviamo finalmente i fraseggi dell’uomo delle stelle, impegnato in una nuova prova solistica. Ormai il discorso Kiss e relativi contratti sono acqua passata, e non torneranno più dopo dieci anni di lontananze, ripicche, dichiarazioni roboanti, libri, verità di parte, premiazioni alla Hall Of Fame e spaccature totali. Così Ace, rimpinzato e satollo di soldini provenienti dalle ultime fatiche con i mascherati, ha svoltato e si è creato una sua ennesima carriera, ripulendosi dopo una vita di eccessi inauditi, che più volte ne hanno messo in discussione la stessa sopravvivenza. A sessantatré anni suonati (27 aprile 1951) l’Asso mantiene ispirazione e volontà di sfornare album, promuovendoli con tour che non possono e non potranno mai avere un respiro internazionale tipico della band madre, dalla quale ha preso vigorose distanze, sia in ambito compositivo che di promozione e marketing.

Space Invader raffigura il sesto capitolo e la decisione di autoprodursi è già sintomatica, dodici tracce di hard settantiano a più non posso, registrate presso gli studi Creation Lab di Turlock, California, avvalendosi del coadiuvo dell’ex batterista dei Beautiful Creatures, Matt Starr, e del bassista dei Cult, Chris Wyse; Frehley si è addossato tutto il lavoro mettendo su nastro voce, tutte le chitarre, ovviamente ritmiche e soliste e suonando pure il basso. Insomma tutto fatto in casa. La copertina del cd merita un discorso peculiare:nonostante a me personalmente non faccia impazzire, ricalca alcuni stilemi dell’epoca d’oro dei Kiss come gusto impattante. Illustrata da Ken Kelly, autore del leggendario passato di cover epiche quali Destroyer e Love Gun, vere e proprie icone artistiche e simboli imprescindibili per la band più calda del mondo, l’immagine paga fortemente dazio a un’epoca che non esiste più e il ripescaggio vintage può sembrare di buon auspicio, ma personalmente non mi appare una mossa stupenda. Al netto di tutto, è la miscela musicale che si sprigiona a dover esser presa in analisi, e sin dall’apertura il power chord che fa schioccare la title-track si dimostra vivo e focoso, l’andamento è al 100% Ace music, con tutti i pregi e difetti che il nostro si porta sul groppone da secoli. La chitarra spara ritmiche incessanti, la voce cantilenante è sempre caratterizzante, la batteria picchia e la Gibson Les Paul, mitologica, sforna scintille a raffica, causando un incendio che ha alcune attinenze, come sound ed atmosfere con l’epocale Rock Soldiers, singolo che lanciò il suo esordio assoluto senza cerone e zeppe, datato 1987, con i Frehley’s Comet. Gimme A Feelin' scheggia qualche nota libera che sa di assolo settantiano live, poi parte un rock selvaggio, manco a dirlo impregnato di sapore seventies che richiama il suo primo episodio solista ma con la maschera, così come I Wanna Hold You che, anche a stereo spento, puzza lontano un miliardo di chilometri della sua firma e delle plettrate, anche se il solo in puro rock n roll sa diventare anche veloce, con svisate varie e colorate. Change differenzia la stesura e si appiglia a un monumento come Genghis Khan, pezzo contenuto nel precedente platter, le chitarre si trasformano in ghisa pressofusa, il bridge è arioso, il cantato meno lamentoso, giochi di delay e un solo decisamente cangiante, mantenendo il timbro di fabbrica, scaturiscono uno spontaneo apprezzamento da pollice alto, a seguire Toys, in puro Jimi Hendrix style, groove oceanico che produce una franosità chitarristica da gustarsi in camera propria con tanto di casse a palla, mimando riff galattici e assolo in ginocchio sul tappeto. Song caliginosa, cori dilatati, cavernosi e rimbalzanti, tutto tremendamente affascinante. Se Immortal Pleasures è la classica ballad alla Ace, un po’ trascinata senza emettere gridolini di piacere, Inside The Vortex sfodera la brillantezza fangosa e sporca della sei corde che il nostro eroe inaugurò nel 1973, una song tipicissima della sua penna, che avrebbe potuto far parte di numerosi album dei Kiss epoca Destroyer-Rock N’ Roll Over-Love Gun, un brandello di leggenda insomma, fortificato da intrecci poderosi e un solismo che solo Ace poteva coniare, intanto che What Every Girl Wants applica la regola del mid tempo e delle schitarrate intense al servizio di un singing party-oriented e un assolo aureo a cascata con note tirate e filate. Eccoci ad un momento topico del disco, si giunge alla biografia vera e propria dello Space-Man con uno scampolo come Past The Milky Way, ove Ace espone il suo passato burrascoso infarcendolo di chitarrismo delicato e al tempo stesso elettrificato ed elettrizzante, accompagnato da un cantato ispirato, forse un po’ troppo simile, in alcuni frangenti, alle melodie della celeberrima Cant’ Find My Way Home, scritta da Steve Winwood, e ripresa da migliaia di artisti tra i quali Clapton, House Of Lords, Styx e Black Label Society. In ogni caso un bel ritaglio da ascoltarsi con orecchie aguzze. Reckless appare come l’ennesimo segmento auto-cucitosi addosso da Ace e somiglia ad altre sue composizioni non proprio da strapparsi le falangi dall’esaltazione, l’eterna The Joker della Steve Miller Band, viene rilanciata in una versione assai fedele all’originale, ma il fascino dell’incontro tra la cover celeberrima e la sapienza frehleyana rigurgita una perla nera da custodire in una vetrinetta blindata, con tanto di luci soffuse e violacee. Siamo alla fine, il match viene piombato dalla usuale ultima traccia strumentale, una costante consuetudine sin dal primo solo album del 1978, quello pubblicato sotto l’egida della maschera da Space Man Spaced Out: e allora eccovi scodellata Starship, con un basso egemone che si accoppia brutalmente ad un’ascia debordante, dando vita a peripezie strumentali che superano i sette minuti, nei quali spiccano le diverse tonalità della Gibson, gli intarsi acustici e le improvvise pennate tipiche dello stile di questo pezzo di storia vivente. Ennesimo instrumental che segue la saga dei Fractured Mirror di lontana memoria, a tal proposito il mio preferito è Fractured III, contenuto in Trouble Walkin, dove Ace sa come far vibrare l’anima di ogni rocker che si rispetti e scuote le articolazioni, tutte insieme contemporaneamente, della sua audience in fibrillazione.

Ace ormai è un vecchio amico di tutti e la sua combinazione musicale la si conosce nei minimi dettagli, l’attesa spasmodica per questa sua nuova release gli ha fruttato una eccezionale entrata nelle chart americane di Billboard, che lo ha addirittura collocato al nono posto, un successo incredibile e imprevedibile. Ace è e sarà sempre il benvenuto, un vecchio compare con il quale, tantissime persone come me, hanno condiviso trentacinque anni e più di vita quotidiana. L’album in questione non è una sorpresa e non può esserlo, ormai la sua carriera ha imboccato questo senso di marcia: lustrarsi le medaglie accumulate nei decenni, facendo ciò che meglio sa fare, al servizio del proprio gusto personale spiccato e di uno stile universalmente riconosciuto. Genuflessione generale davanti ad un chitarrista seminale che ha influenzato eserciti di rockstar degli eighties che continuano ad amarlo, incensarlo e stimarlo come gli compete. Ace is back, Space Invader è il suo verbo nel 2014!



VOTO Prima Recensione: 80


Seconda Recensione di: Lorenzo Cardellini "The Spaceman"

Space invader. He comes from a distant galaxies!

Ed ecco che nel ritornello della titletrack del disco, Space Invader per l’appunto, il nostro Ace riassume la sua personalità; perché per il buon vecchio Spaceman questo non è solo un costume, una maschera di cerone indossata per anni, questa è la sua natura. Mr. Ace Frehley proviene davvero da una galassia lontana, probabilmente futura e ci fa il dono, ogni volta, di tornare sulla Terra e lasciare a noi comuni mortali un meraviglioso monolite di puro Rock ‘N’ Roll come monito della sua venuta. Ed ecco che Space Invader fa la sue entrata in scena, spazzando via ogni dubbio sul fatto che il buon Ace sia ancora in grado sfornare dischi di altissima qualità e, nonostante l’età, di dare piste a chiunque osi sfidarlo.
A ben cinque anni dal precedente -e a mio avviso mastodontico- Anomaly, dopo l’introduzione nella tanto meritata Rock ‘N’ Roll Hall Of Fame e in mezzo a tante chiacchiere sterili, quali quelle dell’ultimo periodo che comprendono Gene, Paul e lo stesso Frehley, Ace torna a far parlare di sé nella giusta ed unica maniera possibile, ovvero quella musicale, pubblicando un nuovo, fresco full-length di 12 tracce. Lo Spaceman non vuole inventare nulla di nuovo -anche giustamente a 63 anni suonati- ma preferisce portare avanti qualcosa che sicuramente ha contribuito a creare sin dal lontano 1972, ovvero quell’hard rock pesante basato su meravigliosi riff, ritornelli accattivanti e soli strabilianti, e in cui risulta essere ancora uno dei più grandi esponenti che ci si possano trovare.

L’apertura è lasciata alla titletrack che ha il merito di mettere immediatamente le cose in chiaro. Space Invader propone 4 minuti di puro hard rock nudo e crudo, con versi dalle rime accattivanti e chorus evocativi, il tutto impreziosito dalla magica Les Paul del nostro Ace che risulta essere in grandissima forma, regalandoci un solo articolato in due parti: la prima più veloce e spedita stupisce sia per la realizzazione che per l’energia sprigionata mentre la seconda, introdotta da un ottimo stacco di batteria, risulta più canonica e vicina al classico stile del chitarrista newyorkese. Primo brano che già vale l’intero album, lasciando davvero meravigliati. Passiamo così al pezzo rilasciato come anteprima nei mesi precedenti all’uscita del disco, ovvero Gimme A Feelin’, brano catchy dallo stile più classico, fenomenale per la scalata nelle classifiche! Il pezzo cattura fin dal primo ascolto, stampandosi in mente come un buon singolo dovrebbe fare; forse, l’unica piccola pecca risulta essere la voce troppo ripulita in fase di post-produzione, un sound maggiormente sporco sarebbe risultato molto più il linea con il brano. L’intrigante linea di batteria di Matt Starr, che fa un lavoro impeccabile su tutto il disco, e un esplosivo solo, aprono I Wanna Hold You che con il suo incidere martellante ci regala un brano fenomenale senza nessun tipo di sbavatura, impreziosita da soli fantastici e ancora una volta con dei verse e dei chorus a dir poco micidiali, che farebbero scatenare anche il più impassibile degli ascoltatori. In fondo è questo che Ace riesce a fare, non importa quanto tu possa essere avverso, depresso o svogliato, la sua musica risulta essere un rimedio naturale; riesce ad entrarti dentro, infilandosi sottopelle per poi scuoterti fin dalle fondamenta. Non c’è giornata nera che la musica di Ace non riesca a risollevare. Change arresta la cavalcata sfrenata del nostro uomo dello spazio, che questa volta si cimenta in una riuscitissima mid-tempo con riff più cadenzati e che cerca ancora una volta di mandare un messaggio, di far capire il suo cambiamento come aveva già fatto con la meravigliosa A Little Below The Angel. Ormai Paul Daniel Frehley è un altro uomo, nuovo, lontano da tutto ciò che in passato ha rischiato di strappargli la vita dalle le mani e ci tiene a sottolinearlo. Toys è qualcosa che ai KISS degli 80/90s sarebbe piaciuto davvero molto, avrebbe fatto la sua gran figura in dischi del calibro di Lick It Up o ancora meglio Revenge. Con un ritornello che sarebbe stato molto bene nelle corde dell’ugola d’oro, al secolo Stanley Harvey Eisen. L’”uomo dello spazio” crea un brano molto divertente e serrato che riporta nuovamente le ritmiche dell’album a vette molto veloci. Come se tutto ciò non bastasse Ace spinge la sua amata Gibson in ogni direzione, carpendo note su note, con incursioni soliste possenti che si armonizzano perfettamente con il lavoro generale, ovvero quello di un brano costruito con solide basi chitarristiche. Immortal Pleasure è un’altra mid-tempo di matrice semi acustica che, nonostante tutto, convince meno rispetto alla precedente -che rispetto a questa risulta molto più veloce- Change. Un episodio comunque godibile ma leggermente sottotono rispetto al resto del platter, come il solo che presenta, il quale nonostante risulti ben costruito rimane più in disparte rispetto a ciò che fin’ora è stato proposto. Rimandi al 1998 si hanno con i primissimi secondi di Inside The Vortex che sembra fare eco all’ultima traccia completamente kissiana, ovvero Into The Void; rimandi che vengono prontamente spazzati via dopo pochissimo per lasciare spazio ad una composizione ipnotica, che si classifica oltre che come una delle maggiormente fantasiose, anche come una delle più ispirate. Con diversi cambi di tempo ed una parte centrale a dir poco fondamentale viene spiegato chi è davvero il protagonista indiscusso di questo brano, di questo album e in generale della vita del nostro caro Ace, si tratta della sua sei corde che sprigiona pura poesia chitarristica e ci regala uno dei soli migliori dell’intero album. Se poco fa sottolineavamo come Toys si potesse adattare, magari in qualche altra linea temporale in cui le cose sono andate diversamente, alle corde di Paul è d’obbligo invece far presente come What Every Girl Wants sembri scritta in tutto e per tutto per il buon vecchio e linguacciuto -in tutti i sensi- Gene. Sia titolo che testo si sposerebbero perfettamente allo spirito di Simmons e i cori presenti sul chorus sono più kissiani di quanto ci si possa mai aspettare. Un brano che punta alla spensieratezza e che da una parte trasuda puro rock anni settanta, mentre dall’altra fa l’eco ai Whitesnake degli anni ottanta e alla loro Slide It In. Con Past The Milky Way abbiamo finalmente un bellissimo connubio tra parte acustica ed elettrica, che ripaga del piccolo episodio sottotono sopracitato, il quale seguiva lo stesso stile; con questo pezzo Ace omaggia ulteriormente il suo amore per lo spazio e per la sua chitarra -con una frase ben distinguibile ed individuabile che fa passare non pochi brividi. Reckless, brano diretto e senza troppi fronzoli arriva diretto al dunque, trovando un punto di forza nelle ritmiche dei vari verse e nel solo. Una traccia che fa da buon filo conduttore per la scoppiettante portata finale formata dalle due tracce rimanenti.

Some people call me the space cowboy, yeah, some call me the gangster of love

Con versi del genere era più che ovvio che lo Spaceman coverizzasse la Steve Miller Band, si trattava solamente di tempo, ed alla fine il nostro uomo dello spazio l’ha fatto. E così ecco l’immancabile cover presente in ogni disco solista del buon newyorkese! Incisa come se fosse una sua creatura Frehley riesce a renderla perfettamente nelle sue corde, con la quella voce “scanzonata” e giovanile che sembra non invecchiare mai, nonostante gli anni passino inesorabilmente. Perfetta è l’unico aggettivo attribuibile a The Joker ed anche alla successiva e finale Starship. Ormai lo sappiamo, non sarebbe un disco di Space-Ace senza una cover ed almeno un pezzo strumentale! Stavolta non si tratta della serie Fractured -nonostante la omaggi riproponendone l’arpeggio portante-, conclusasi con Fractured Quantum nel precedente Anomaly. La traccia con il suo excursus sonoro e chitarristico sembra quasi voler ripercorrere una vita intera, fatta di momenti gloriosi e scivoloni clamorosi, di grandissime gioie e cadute rovinose, una vita vissuta tra musica, felicità, vizi ed errori ma senza rimpianti, come dice lo stesso Ace nella sua biografia intitolata No Regrets. Un cammino sicuramente non semplice ma che ha formato il nostro amato chitarrista fino ad essere la persona che è oggi, ovvero un uomo di sessantatre anni, finalmente pulito, che può camminare a testa alta e che riesce ancora a fare ciò che ama: suonare la propria musica, e vi posso garantire che da fan sfegatato di Ace -lo reputo come uno dei miei più grandi mentori- sentire il disco chiudersi con la sua fragorosa risata è un regalo davvero immenso.

Quindi eccoci qui, a trentasei anni dal quel lontano 1978 quando il buon Spaceman dimostrò a tutti che le sue capacità compositive erano ineguagliabili e che gran parte del sound della band newyorkese era dovuto alla farina del suo sacco; dopo cinque anni da quel mirabolante ritorno che è stato Anomaly, che ha avuto il grande merito di riportare il nostro Frehley sulla terra dopo ben vent’anni di assenza, eccoci alla fine di un nuovo meraviglioso lavoro che si pone per ciò che è, ovvero puro Rock ‘N’ Roll vecchio stampo, come non se ne sentiva da tempo. Niente di più, niente di meno. Questo è Ace Frehley, questa è la sua musica, questa è classe. Potessi scegliere personalmente farei ascoltare quest’album a tutte le band attualmente in circolazione, vecchie e nuove che siano, per far capire come si fa davvero, come si può suonare con il cuore oltre che con la testa e soprattutto con le tasche. Lo farei ascoltare anche a Paul e Gene -nonostante credo lo abbiano già fatto, inutile negare- in modo far mettere a tacere tante spiacevoli voci che girano ultimamente. Ace dal lato umano è ampiamente criticabile, questo è certo, ma dal lato compositivo, ora più che mai, risulta inattaccabile e questo va riconosciuto. Fossi in loro attualmente cercherei di capire come mai al loro tanto bistrattato ex-compagno le cose riescono così bene perché, volente o nolente, Space Invader -la cui copertina è stata realizzata da un pezzo della storia dei KISS, ovvero Ken Kelly, autore delle indimenticabili copertine di Destroyer e Love Gun, che ha realizzato uno splendido artwork- è un album stupendo e fa mangiare la polvere sotto ogni punto di vista a qualsiasi cosa contenuta in Monster, fatto che tenevo a sottolineare. Detto ciò non posso far altro che invitarvi caldamente all’ascolto, non rimarrete affatto delusi.

ACK! –qualche KISSomane capirà!-

VOTO Seconda Recensione: 88



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
77.55 su 20 voti [ VOTA]
Mauroe20
Domenica 5 Aprile 2015, 20.53.05
15
che disco ha tirato fuori il buon vecchio Ace.Rock on
Enrico
Domenica 9 Novembre 2014, 9.36.52
14
Ace sobrio è uno spettacolo album veramente bello....peccato che per anni si sia autodistrutto e non abbia mai creduto troppo in se stesso
hj
Sabato 4 Ottobre 2014, 12.43.37
13
Ace è un mio idolo, il mio kiss preferito, sono cresciuto con la sua musica, adoro la sua voce particolare, unica, inimitabile, il suo tocco semplice ed efficace di chitarra, le kiss songs con lui alla voce sono le mie preferite...2000men, hard times, talk to me, two sides of the coin, torpedo girl...da lui mi aspetto quello che sa fare bene e che ha fatto bene in questo disco, rock'n'roll semplice, genuino, schietto, che ti mette in pace con il mondo, che non ti fa necessariamente pensare. Un mito che ancora vive
Frankiss
Venerdì 3 Ottobre 2014, 3.16.14
12
Grazie Vandalo per l'apprezzamento alla recensione...sui Kiss e sulla maschera di Ace credo ci sia poco da aggiungere, le maschere sono copyright in possesso del duo denaro-Simmons-Stanley e ci fanno quel che vogliono, per rastrellare ancora qualche spicciolo a sei zeri...visto che ne hanno ancora tanto bisogno per mantenere a peso d'oro le prossime 9 generazione della loro famiglia..c'est la vie...lo spettacolo deve continuare in barba a tutto e a tutti..anche se a me Thayer piace come esecutore, per non parlare del grandissimo Eric Singer...
LORIN
Giovedì 2 Ottobre 2014, 18.29.43
11
@Vandalo. Personalmente ti do pienamente ragione e la penso come te, ci vorrebbe un pò di rispetto ma credo che la volontà della coppia Simmons/Stanley non si possa nemmeno pensare di mettere in discussione all'interno della band e quindi, per far continuare lo spettacolo......
Vandalo
Giovedì 2 Ottobre 2014, 18.24.51
10
Bravi Spaceman e Frankiss per la recensione e bravo Space Ace, che nonostante tutto ha mantenuto una certa integrità. Non inventerà nulla, questo è certo, ma a giudicare dall'esercito di chitarristi che lo citano come influenza, direi che il suo contributo al variegato mondo della sei corde l'ha dato eccome! E l'album si fa ascoltare liscio liscio. Insomma, un grande, come sempre, anche se passa (probabilmente a ragione) per il più scoppiato dei Kiss, è un gran piacere saperlo sobrio e..rockeggiante! Ma perchè Tommy Thayer non si disegna la sua mascherina e non smette di cantare i pezzi di Ace? Un po' di rispetto non guasterebbe!
LORIN
Giovedì 2 Ottobre 2014, 14.19.09
9
A me sinceramente piace molto questo disco, ha proprio il suono, il modo di suonare e di cantare che prediligo. Sarà anche dovuto al fatto che ho sempre apprezzato moltissimo i Kiss ed in particolar modo Ace Frehley. Album settantiano ? Sì, credo sia il suo bello!
The Spaceman
Mercoledì 1 Ottobre 2014, 15.33.01
8
ACK era una battuta di Ace nel film dei KISS del '78 (KISS Meets the Panthom of the Park) e negli anni tra i kissomani più accaniti è "gag" virale. Ace la ripropone anche nel video commercial di Anomaly nel 2009 una piccola chicca insomma ahahah!
zorro61
Mercoledì 1 Ottobre 2014, 14.52.17
7
buon dischetto, con pochi alti e molti episodi normali, però fa piacere ritrovare un vecchio amico come Ace.
gianmarco
Mercoledì 1 Ottobre 2014, 14.45.32
6
che vuol dire ACK !
gianmarco
Mercoledì 1 Ottobre 2014, 14.45.32
5
che vuol dire ACK !
Frah D.
Mercoledì 1 Ottobre 2014, 13.28.19
4
@Tado: forse dovresti leggere la recensione invece di soffermanti su un nickname, mi sa che vorresti predicare bene ma razzoli male. Non credo proprio che avresti sprecato qualche secondo della tua esistenza per lasciare un banale commento se prima avessi letto quanto The Spaceman avesse da dire. Ammirare un personaggio vuol dire saper riconoscerne anche gli errori, non mi sembra minimamente che questo sia un elegio o qualcosa di simile.
sadwings
Mercoledì 1 Ottobre 2014, 12.40.42
3
Secondo è un buon album non un capolavoro ma molto più convincente dell'ultimo dei kiss. 77
The Spaceman
Mercoledì 1 Ottobre 2014, 12.31.29
2
@Tado ti posso garantire sinceramente la mia totale imparzialità. Non negherei mai che i KISS siamo una delle mie band preferite, ma questo non significa che venga influenzato nel giudizio finale in alcun modo. Credo di aver ampiamente dimostrato di essere il primo a muovere critiche contro i quattro newyorkesi e contro Ace stesso quando il caso lo richiede, quindi posso affermare con sicurezza che tale recensione è frutto di ciò che il disco mi ha suscitato e di come lo reputi nel complesso e in confronto con il resto delle pubblicazioni di Ace (e dei KISS inevitabilmente). Poi, ovviamente, ognuno ha il proprio parere ma ci tenevo molto a sottolineare la mia imparzialità.
Tado
Mercoledì 1 Ottobre 2014, 11.34.36
1
Il nickname del secondo recensore già la dice lunga sull'imparzialità...Album che non eccelle in niente, Ace che fa il compitino. Voto 60 senza infamia e senza lode
INFORMAZIONI
2014
eOne Music
Hard Rock
Tracklist
1. Space Invader
2. Gimme A Feelin'
3. I Wanna Hold You
4. Change
5. Toys
6. Immortal Pleasures
7. Inside The Vortex
8. What Every Girl Wants
9. Past The Milky Way
10. Reckless
11. The Joker (Steve Miller Band cover)
12. Starship
Line Up
Ace Frehley (Voce, Chitarra, Basso)
Chrys Wise (Basso)
Matt Starr (Batteria)
 
RECENSIONI
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